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OVHcloud Summit 2025: le novità del cloud europeo tra sovranità, IA e quantum

di pubblicato il nel canale Cloud OVHcloud Summit 2025: le novità del cloud europeo tra sovranità, IA e quantum

Abbiamo partecipato all'OVHcloud Summit 2025, conferenza annuale in cui l'azienda francese presenta le sue ultime novità. Abbiamo parlato di cloud pubblico e privato, d'intelligenza artificiale, di computer quantistici e di sovranità. Che forse, però, dovremmo chiamare solo "sicurezza"

 

Si sente spesso dire che l'Europa è indietro, che non innova, che non regge il confronto con gli Stati Uniti e la Cina. Per questo è importante sentire, invece, delle tante aziende europee che ogni giorno vanno contro questo pregiudizio. OVHcloud è il più grande operatore di cloud europeo e un motore d'innovazione su molteplici fronti. L'azienda ha organizzato a Parigi la sua conferenza annuale, OVHcloud Summit, alla quale abbiamo partecipato per vedere le ultime novità e per capire quale direzione stia prendendo il cloud europeo.

OVHcloud Summit: le novità tra Availability Zone e OPCP

L'OVHcloud Summit 2025 è stato una conferenza estremamente densa di novità e concetti. Partiamo con quella più rilevante per l'Italia: Milano sarà la seconda al mondo, dopo Parigi, a vedere l'arrivo di una regione 3AZ, ovvero una regione divisa su tre data center distanti fra loro per garantire la massima disponibilità, anche in caso di disastri naturali. OVHcloud continua la sua espansione su tutti i fronti, incluso quello dell'IA, ed è proprio su questo punto che sono emerse considerazioni interessanti riguardo la sostenibilità (o, meglio, la sua assenza) dell'approccio all'IA generativa che una larga parte del settore sembra avere.

L'azienda ha annunciato un'espansione significativa a livello internazionale che la vedrà sbarcare a Dubai, in Nuova Zelanda, Brasile, Argentina, Messico, Cile e Costa d'Avorio; ulteriori data center in India e Stati Uniti si aggiungeranno a quelli già presenti nei due Paesi.

Non mancano novità per l'offerta "bare metal", con l'arrivo dei processori AMD Ryzen 9800X3D e 9950X3D per i server di gioco, e i processori AMD EPYC Turin e Genoa per le applicazioni ad alte prestazioni. Saranno inoltre disponibili SSD NVMe QLC fino a 120 TB di capacità per unità. Sul fronte della sicurezza, vengono introdotte la cifratura dei dati a riposo, la gestione del firmware e la possibilità di gestire le chiavi di cifratura della fase di avvio.

Arrivano anche gli agenti per il backup di file system e applicazioni, con la possibilità di definire criteri separati per ciascun server, e con l'archiviazione dei dati in una regione differente così da dare maggiore certezza che i dati non vadano persi in caso di problemi (un punto particolarmente importante, che dimostra come OVHcloud abbia imparato dall'incendio al suo data center di Strasburgo). L'azienda ha annunciato anche novità per l'hosting di siti Web: un'ottimizzazione del database MySQL ha portato a miglioramenti medi nelle prestazioni di due volte.

OVHcloud ha anche annunciato novità per quanto riguarda le sue collaborazioni con i fornitori di piattaforme di virtualizzazione: sia Nutanix, sia VMware vedono infatti un'espansione dei servizi disponibili. I Nutanix Cloud Clusters (o NC2 in breve) sono disponibili come offerta bare metal che include CPU, archiviazione a oggetti e servizi d'IA per costruire cloud privati; come parte dei piani troviamo fino a 32 nodi per cluster, la possibilità d'effettuare istantanee verso l'archiviazione a oggetti, la disponibilità in più regioni e la possibilità di usare le regioni 3AZ.

Sul fronte VMware, invece, troviamo Public VCF as a service, che consente di usare VCF su un'infrastruttura condivisa a prezzi "ultra-competitivi", nonché due novità in arrivo: a breve saranno disponibili Managed VMware vSphere e Private VCF as a service, che consentono di usare infrastrutture dedicate nelle regioni 3AZ per applicazioni mission critical, mentre nel 2026 arriverà Dedicated VCF che permetterà di creare cloud privati con infrastrutture dedicate.

Una delle novità più inattese, e anche più significative, è OPCP: la sigla sta per On-Prem Cloud Platform ed è un'offerta che consiste in un rack di server e software già configurato e pronto all'uso, per offrire ai clienti un'esperienza simile a quella di un cloud pubblico pur mantenendo il pieno controllo su tutta l'infrastruttura. OVHcloud vede OPCP come un'offerta orientata prevalentemente alle aziende che hanno necessità stringenti di sovranità e sicurezza (due termini su cui torneremo più avanti), nonché ai fornitori di servizi che possono così semplificare l'implementazione della propria infrastruttura.

Tornando alle regioni 3AZ, si tratta di soluzioni particolari che sono divise fra tre data center ad almeno 30 km di distanza l'uno dall'altro; in questo modo problemi a uno (incendi, allagamenti, problemi ai cavi, ecc) non hanno teoricamente un impatto sugli altri. L'obiettivo è garantire la massima disponibilità dei servizi, qualunque cosa accada. Ad aprile 2024 OVHcloud aveva annunciato il lancio della regione 3AZ di Parigi, mentre ora ha annunciato l'espansione di questo modello anche a Milano. Prossimamente lo vedremo anche a Berlino.

Da ultimo, OVHcloud ha annunciato la nuova generazione di Object Storage, che migliora significativamente le prestazioni dell'archiviazione a oggetti: si parla di un miglioramento di 20 volte nelle richieste al secondo e nel "time to first byte".

Verso il futuro con l'IA e il primo computer quantistico

OVHcloud non sta rimanendo a guardare mentre l'IA diventa rapidamente uno dei punti principali dell'offerta di qualunque piattaforma tecnologica. La novità forse più interessante, perché inattesa, è però la combinazione della Cloud Shell e di SHAI. La Cloud Shell è un'interfaccia testuale che consente di accedere ai servizi di OVHcloud direttamente da un terminale; con pochi comandi è possibile creare, gestire e dismettere macchine virtuali e altri servizi; attualmente è possibile accedervi dai client, ma sarà presto disponibile anche nell'interfaccia Web di OVHcloud. SHAI è invece un assistente d'intelligenza artificiale integrabile in qualunque terminale di Linux ("SH" sta per "shell"). Grazie a SHAI è possibile accedere a un assistente in grado di produrre codice ed effettuarne il debug, nonché di rispondere a varie domande legate alla programmazione. Per funzionare ha bisogno di essere collegato a un servizio d'inferenza; OVHcloud offre il proprio, ma è possibile anche collegarlo a Mistral, OpenAI, Anthropic e altri. In futuro sarà possibile combinarle e ottenere assistenza dall'IA per effettuare operazioni sul cloud.

L'intelligenza artificiale è già ora uno strumento d'importanza strategica. OVHcloud sta investendo molto per offrire l'infrastruttura necessaria e lo sta facendo in due modi: da un lato con nuove GPU, con le NVIDIA H200, B200 e B300 che andranno ad aggiungersi alle già esistenti H100; dall'altro con un accordo con SambaNova, azienda californiana che produce acceleratori specificamente pensati per l'inferenza.

Resta aperto il punto della posizione europea rispetto all'IA. "Non crediamo che serva un campione nazionale; vogliamo un campione europeo. Il nostro obiettivo non è avere un grande data center da qualche parte, ma distribuire la capacità di calcolo nei vari Paesi. Abbiamo data center in Regno Unito, Germania e Francia, e vogliamo aggiungerne altri, sparpagliati in Europa, perché così facendo si ha migliore latenza", ci dice Gilles Closset, Global AI Ecosystem Leader. Che afferma che l'Europa non ha necessariamente bisogno di realtà enormi come OpenAI: "la Cina ha laboratori piccoli, come DeepSeek, che possono sfidare i colossi americani. Hanno dimostrato che non serve davvero essere laboratori giganteschi per avere prestazioni elevate. Abbiamo una possibilità [come Europa] tramite la ricerca: nei laboratori americani, spesso le posizioni apicali sono ricoperte da europei, quindi abbiamo le capacità. OVHcloud è un membro della European Sovereign Tech Industry Alliance, da poco fondata, e ci sono già progetti in corso lì."

Closset punta poi l'attenzione su un altro problema: "il modello di business [del settore dell'IA generativa] non è molto chiaro. Chi paga per tutto? Bisogna guardare al costo delle GPU in sé, dell'energia per alimentarle, del software. Non ha senso. E bisogna poi tenere conto anche della vita utile dell'hardware, decisamente meno di 10 anni; in effetti, parliamo più di cinque anni. Il che significa che tutte queste centinaia di miliardi d'investimenti devono essere ammortizzate nel giro di cinque anni. Onestamente, non vedo come sia possibile. L'unico modo che vedo è che raggiungano l'AGI [intelligenza artificiale generale, ovvero un'IA con capacità di ragionamento pari o superiori a quelle umane, NdR]. C'è quest'idea che chi la raggiungerà per primo vincerà tutto, ma è solo un'ipotesi che sia raggiungibile. Magari la risposta risiede nell'IA agentica e negli agenti, ma non è ovvio."

Guardando ancora più in là, OVHcloud è molto attiva nel campo quantistico. A guidare questo impegno c'è Fanny Bouton, che ci ha spiegato come l'azienda abbia deciso di partire offrendo degli emulatori per consentire a sviluppatori e ricercatori di prendere familiarità con i calcolatori quantistici. L'obiettivo è di avere un computer quantistico prodotto dalla startup europea Pasqal disponibile entro breve, con altri in arrivo più avanti. Bouton ci dice che OVHcloud punta a supportare le molte startup europee che producono computer quantistici per aiutarle a svilupparsi e a decollare.

Attualmente i clienti sono prevalentemente istituti di ricerca, università e startup. "C'è una startup farmaceutica che lavora con l'IA, ma sta preparando tutti gli algoritmi per i computer quantistici per essere pronti quando arriveranno, un po' come allenarsi coi kart per poi guidare un'auto di Formula 1", ci dice Bouton. "L'obiettivo, per il momento, è far sì che la gente prenda confidenza con i computer quantistici, che capisca come scrivere gli algoritmi, perché se si comincia ora non si è poi in ritardo quando inizia la vera gara."

Sovranità o sicurezza? Non solo una questione di termini

"Sovranità", "autonomia strategica" o semplicemente "sicurezza"? Qual è il termine migliore per descrivere un concetto particolarmente ricco di sfumature e diversi significati? Il problema è meno filosofico e teoretico di quanto possa sembrare. Se si parla di "sovranità", come abbiamo fatto sovente sulle pagine di Edge9, si rischia di parlare solo a chi si occupa di IT per i governi e di escludere invece le aziende, a cui la sovranità pare un concetto riservato, per l'appunto, alla politica (e usato, almeno in tempi recenti, in maniera estremamente differente in quell'ambito). Dall'altro lato, "autonomia strategica" pare un termine meno divisivo, ma comunque orientato maggiormente verso i governi, l'apparato della difesa e così via. "Sicurezza" è invece un termine più generico e maggiormente comprensibile anche alle aziende, che di sovranità e di autonomia parlano ben poco.

È importante però che ne parlino e che si trovi un termine che renda i concetti comprensibili e "tangibili" anche a chi guarda all'orizzonte della propria azienda e non necessariamente allo scacchiere geopolitico. Non si tratta tanto di voler dar ragione a Foucault e Derrida riguardo il primato della lingua sulla realtà, ma più di una questione pratica: se non ci s'intende, non si va da nessuna parte.

"L'errore che si vede sul mercato è che usiamo una parola per due bisogni differenti, che in realtà sono lo stesso bisogno perché è semplicemente sicurezza, con diverse varianti. Parlando con le banche, la sovranità non è un tema particolarmente sentito. La sicurezza è invece un punto che conoscono e capiscono", ci dice Octave Klaba, CEO di OVHcloud (in foto qui sopra). "Vediamo comunque un cambiamento, anche se lento, ma la direzione è molto chiara. Bisogna controllare ciò che rende l'economia sostenibile: l'energia, il cibo, ma anche il cloud. Se non lo controlli, se arriva da un altro posto, non controlli l'economia."

È proprio la richiesta di maggiore sicurezza e controllo sull'infrastruttura che ha portato OVHcloud a presentare OPCP. Klaba ha fatto riferimento al fatto che OPCP si differenzia rispetto alle proposte di cloud tradizionali perché è possibile condurre audit completi e garantire il ciclo di vita dei dati, contrariamente a quanto avviene con gli hyperscaler americani.

Klaba ci ha detto anche che l'azienda sta lavorando a una soluzione per rendere possibile la condivisione di dati e file, un po' come avviene con soluzioni con Dropbox o Nextcloud, mantenendo però un livello di sicurezza elevatissimo grazie a un uso avanzato della cifratura, nonché grazie a una gestione capillare dei permessi. È una soluzione che attualmente nessuno offre, almeno non al livello richiesto da governi, banche e altre realtà strettamente regolamentate.

OVHcloud guarda dunque al futuro con ottimismo. L'impressione che abbiamo avuto è che ci sia molta energia positiva nell'azienda, nonché competenze che non hanno nulla da invidiare ai colossi americani. OVHcloud sta diventando una realtà di portata mondiale, i cui servizi (e il cui approccio che punta all'autonomia) sono apprezzati anche negli Stati Uniti. Con lo sviluppo di soluzioni interne come il raffreddamento a liquido dei server, l'approccio bilanciato all'IA e lo sguardo al futuro tramite i computer quantistici, OVHcloud sembra avere tutte le carte in tavola per poter dire la sua non solo in Francia, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Il che, in un momento in cui sembra si faccia a gara per dire quanto l'Europa sia indietro, è una gran bella notizia.

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