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Nutanix: innovazione, semplicità e IA al centro della strategia hybrid multicloud

di pubblicato il nel canale IA business Nutanix: innovazione, semplicità e IA al centro della strategia hybrid multicloud

Al Museo Alfa Romeo di Arese, Nutanix ha riunito clienti, partner ed esperti per .Next On Tour Italia e per mostrare come l’infrastruttura hybrid multicloud possa diventare il fondamento dell’innovazione, con una piattaforma capace di unificare applicazioni tradizionali, moderne architetture cloud-native e nuovi scenari basati sull’intelligenza artificiale

 

Portare ovunque l’esperienza del cloud, senza compromessi e senza imporre vincoli tecnologici: è questa la promessa che ha accompagnato la tappa italiana di Nutanix .Next On Tour, ospitata al Museo Alfa Romeo di Arese, luogo iconico che racconta decenni di innovazione, progettazione ingegneristica e prestazioni elevate. Una cornice che non è stata scelta a caso, ma che ha rappresentato il parallelismo più efficace per comprendere l’approccio Nutanix alla trasformazione digitale: serve una piattaforma solida, ma al tempo stesso flessibile; servono componenti interoperabili, ma orchestrate in modo coerente; serve velocità, ma mantenendo sempre controllo e sicurezza.

La giornata ha confermato come Nutanix non si ponga più semplicemente come abilitatrice di infrastrutture convergenti, ma come punto di riferimento per un modello operativo che vuole estendere la semplicità del cloud a qualunque ambiente, dal data center all’edge, fino alle piattaforme hyperscaler. In questa prospettiva, Nutanix .Next On Tour non è stato un evento commerciale né una rassegna di novità tecniche, ma un momento di analisi sul futuro dell’ecosistema IT e sulle implicazioni che intelligenza artificiale, modernizzazione applicativa e hybrid multicloud stanno avendo su processi, competenze e governance.

L’IA come piattaforma di produzione, non come esercizio di stile

Durante l’evento, uno dei temi più discussi è stato il ruolo sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale nelle strategie aziendali. La maggior parte delle imprese ha compreso che l’IA non si limita più a casi d’uso sperimentali o a servizi di front-end, ma che il suo reale potenziale si rivela quando diventa parte integrante dei processi decisionali e dell’infrastruttura tecnologica. Tuttavia, l’impatto dell’IA rischia di rimanere confinato alla fase di entusiasmo se non viene affrontato il problema a monte: gestire i modelli e i flussi di dati, comprendere dove risiedono le informazioni critiche, valutare i costi di elaborazione e garantire la conformità normativa.

È un punto che Manosiz Bhattacharyya, CTO di Nutanix, ha chiarito senza ambiguità. L’IA non può essere trattata come un semplice componente software, ma come una disciplina infrastrutturale che richiede risorse specifiche, competenze nuove e un’architettura adatta a sostenere carichi imprevedibili. “I clienti vogliono l’esperienza del cloud ovunque, ma non sempre possono spostare dati e applicazioni. Serve una piattaforma che garantisca elasticità, automazione e self-service, indipendentemente dalla location”, ha precisato Bhattacharyya. La frase non rappresenta uno slogan, ma una sintesi tecnica del problema reale: per funzionare, l’intelligenza artificiale deve essere eseguita vicino ai dati, non viceversa. 

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Nel corso del suo intervento, il CTO ha evidenziato un aspetto che spesso viene ignorato nelle discussioni sull’intelligenza artificiale generativa: ciò che farà davvero la differenza non sarà la disponibilità di modelli sempre più grandi, ma la capacità delle aziende di integrarli nel proprio patrimonio informativo e operativo. La prossima frontiera non riguarda più solo il modello o l’inferenza, ma la gestione degli agenti, la loro orchestrazione, la sicurezza delle interazioni e l’affidabilità delle decisioni prese dall’algoritmo. Da questo punto di vista, Nutanix non punta a costruire modelli proprietari, ma a fornire la piattaforma sulla quale i modelli possano essere addestrati, personalizzati, gestiti e portati in produzione in contesti che rispettano i vincoli locali su dati, energia e compliance.

La piattaforma Nutanix e l’evoluzione dell’infrastruttura

Per comprendere come Nutanix interpreti questa trasformazione, occorre guardare all’evoluzione della sua piattaforma. L’azienda ha iniziato semplificando la gestione del data center grazie a un modello iperconvergente che ha reso disponibili capacità di calcolo, storage e networking come servizi unificati. Negli anni, questo approccio si è esteso fino a includere i servizi dati, la gestione delle applicazioni cloud-native, Kubernetes e, più recentemente, l’abilitazione di workload di intelligenza artificiale. La piattaforma non è più solo uno strato di virtualizzazione, ma un insieme coerente di servizi destinati a supportare qualsiasi carico applicativo, dai sistemi monolitici alle architetture distribuite.

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Il tratto distintivo della strategia Nutanix è la consapevolezza che l’evoluzione tecnologica non procede per sostituzioni improvvise, ma per stratificazioni. Le applicazioni tradizionali continueranno a esistere per anni e coesisteranno con servizi containerizzati, microservizi e agenti di IA. Una piattaforma realmente moderna non può imporre un nuovo paradigma cancellando il precedente, ma deve offrire un unico modello operativo per entrambi. Questo principio emerge con chiarezza nel modo in cui Nutanix tratta la virtualizzazione: non come componente obsoleta, ma come fondamento per mantenere resilienza, continuità operativa e mobilità dei workload anche in scenari cloud-native. Dal discorso del CTO è emerso che la virtualizzazione non è destinata a scomparire, bensì a integrarsi con modelli sempre più agili, rendendo possibile l’esecuzione di container, database distribuiti e componenti di intelligenza artificiale con gli stessi livelli di controllo e sicurezza degli ambienti tradizionali.

Questo approccio non nasce per caso. Nutanix ha osservato come il cloud abbia trasformato il modo in cui vengono progettate e distribuite le applicazioni, spostando l’intelligenza dal silicio al software e portando hardware avanzato — GPU, acceleratori, reti intelligenti — dentro server standard. È in questo passaggio che si comprende la logica della piattaforma: offrire agli sviluppatori e ai team infrastrutturali la possibilità di sfruttare queste innovazioni senza creare complessità aggiuntiva e senza dover presidiare tecnologie frammentate.

Hybrid multicloud come linguaggio operativo

Il cuore della narrativa Nutanix non ruota attorno al superamento del cloud pubblico o alla difesa del data center tradizionale, ma alla creazione di un modello ibrido in cui le aziende possono scegliere dove collocare i propri workload in base a criteri tecnici e non a vincoli infrastrutturali. L’adozione del cloud non è più una migrazione lineare da un punto A a un punto B, ma un processo iterativo in cui i dati e le applicazioni devono vivere in spazi diversi, sottoposti a regole differenti e con esigenze che cambiano nel tempo.

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È una visione che Marco Del Plato, Senior Systems Engineering Manager di Nutanix Italia, ha sintetizzato con chiarezza. Per Del Plato, la vera sfida non è scegliere tra cloud pubblico e on-premise, ma riuscire a mantenere coerenza, governance e prevedibilità mentre si passa da un contesto all’altro. La piattaforma deve diventare un linguaggio comune, non un insieme di tecnologie che richiede continue ricodifiche concettuali e un adeguamento delle competenze. Questa prospettiva spiega anche perché, durante l’evento, si sia insistito sul valore dell’integrazione con partner e service provider: la complessità non si combatte ampliando lo stack tecnologico, ma riducendolo a un modello operativo trasversale.

La discussione ha affrontato anche un aspetto spesso sottovalutato: l’energia. I modelli di IA richiedono una densità computazionale elevata, e nei data center tradizionali l’energia disponibile non è più sempre sufficiente. Il CTO ha sottolineato come alcuni operatori globali stiano iniziando a integrare fonti energetiche autonome nei propri campus tecnologici, a testimonianza del fatto che l’innovazione infrastrutturale non riguarda più solo software o hardware, ma l’intero stack energetico e di raffreddamento. Questo rende ancora più critico poter scegliere dove allocare i workload, valutando non solo la latenza o il costo, ma anche la sostenibilità e la disponibilità energetica locale. 

L’Italia tra tradizione e accelerazione 

Uno dei momenti più rilevanti dell’evento è stato dedicato al mercato italiano. L’impressione collettiva è che l’Italia abbia raggiunto un livello di maturità maggiore rispetto al passato, non solo in termini di adozione del cloud, ma anche di comprensione delle implicazioni operative dell’hybrid multicloud. La spinta del PNRR ha rappresentato un fattore decisivo: numerosi progetti, rimasti per anni in attesa di finanziamenti, hanno finalmente potuto concretizzarsi, in particolare nei settori della pubblica amministrazione, del trasporto pubblico e della sanità.

La tendenza non riguarda soltanto il settore pubblico. Anche le grandi imprese e il mid-market stanno rivedendo le proprie strategie. Le aziende iniziano a comprendere che il valore non deriva dal semplice trasferimento di workload in cloud, ma dalla capacità di orchestrare ambienti eterogenei con una piattaforma che riduce l’onere gestionale. Una parte importante di questa accelerazione deriva dalla crescente domanda di sicurezza, conformità normativa e sovranità digitale, fattori che hanno reso il modello hybrid multicloud più appetibile rispetto a quello totalmente delegato al cloud pubblico.

Una giornata di confronto e casi concreti

La tappa italiana di .Next On Tour non si è limitata a una sequenza di keynote tecnici. Una delle sessioni più attese è stata quella dedicata a EAV – Ente Autonomo Volturno, che ha illustrato una strategia di trasformazione digitale orientata alla modernizzazione del patrimonio applicativo e alla continuità dei servizi, senza snaturare l’infrastruttura esistente. L’intervento non ha avuto l’obiettivo di raccontare l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale, ma di testimoniare come la coerenza delle scelte tecnologiche e la governance dei dati possano costituire la base per progetti di trasformazione più estesi.

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I contributi dei partner e dei service provider hanno invece evidenziato il ruolo sempre più rilevante di chi è in grado di accompagnare le organizzazioni nella definizione di nuovi modelli operativi. Il valore non è più circoscritto alla soluzione tecnologica, ma alla capacità di integrarla, di mantenerla coerente con l’evoluzione normativa e di trasformare l’infrastruttura in una piattaforma su cui costruire servizi digitali reali e misurabili. 

La tappa italiana di Nutanix .Next On Tour ha confermato che il paradigma infrastrutturale sta cambiando. Non ci troviamo più davanti a una scelta tra vecchio e nuovo, tra cloud e data center, tra virtualizzazione e containerizzazione. L’unico modello in grado di sostenere il prossimo decennio di sviluppo digitale è quello che permette di far convivere tutte queste componenti senza generare complessità crescente.

Nutanix ha presentato una piattaforma pensata per governare questa convergenza, con un approccio pragmatico e non ideologico. La scelta non è tra modernizzare tutto o non modernizzare nulla, ma tra costruire una base solida oppure rincorrere tecnologie frammentate. In questa prospettiva, la promessa originale — rendere semplice la complessità — non suona più come uno slogan, ma come un percorso tecnologico coerente, misurabile e necessario.

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