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AWS re:Invent 2025: inizia l'era dell'AI-as-a-Service con al centro gli agenti

di pubblicato il nel canale IA business AWS re:Invent 2025: inizia l'era dell'AI-as-a-Service con al centro gli agenti

A re:Invent 2025, AWS mostra un’evoluzione profonda della propria strategia: l’IA diventa una piattaforma di servizi sempre più pronta all’uso, con agenti e modelli preconfigurati che accelerano lo sviluppo, mentre il cloud resta la base imprescindibile per governare dati, complessità e lock-in in uno scenario sempre più orientato all’hybrid cloud

 

AWS re:Invent resta uno degli appuntamenti più rilevanti dell’industria tecnologica globale. Anche nel 2025, con oltre 60.000 partecipanti in presenza al Venetian Convention Center di Las Vegas, l’evento ha confermato il proprio ruolo di punto di riferimento per la comunità di sviluppatori, architetti e decision maker che ruotano attorno all’ecosistema AWS. Ma, rispetto al passato, il baricentro del racconto si è spostato in modo evidente: il cloud non è più il protagonista assoluto, bensì la piattaforma abilitante su cui si innesta una nuova fase dell’evoluzione tecnologica, dominata dall’intelligenza artificiale.

Non è una semplice questione di enfasi comunicativa. A re:Invent 2025 AWS ha mostrato con chiarezza come l’IA non sia più un insieme di strumenti da integrare, ma una vera e propria piattaforma di servizi, costruita per accelerare lo sviluppo, ridurre la complessità e rendere l’adozione dell’IA più accessibile a organizzazioni con livelli di maturità molto diversi.

Dall’IA come strumento all’IA come piattaforma

Il filo conduttore dell’edizione 2025 è stato il passaggio da un’IA fatta di “building block” a un’IA sempre più preconfezionata, orchestrabile e pronta per essere inserita direttamente nei processi aziendali. I frontier agent, l’evoluzione di Bedrock AgentCore, il rafforzamento delle capacità di osservabilità degli agenti e l’ampliamento delle opzioni per la creazione e la personalizzazione dei modelli (da Nova Forge fino a SageMaker per chi vuole partire da zero) raccontano tutti la stessa storia.

AWS ha messo a disposizione un set di componenti che non richiede più, necessariamente, competenze profonde di data science o di machine learning per creare applicazioni avanzate basate sull’IA. Le soluzioni scalano in funzione delle dimensioni aziendali, delle risorse disponibili e del livello di competenza interna, abbassando drasticamente la soglia di ingresso. È un’evoluzione che ricorda da vicino quanto avvenuto nel cloud pubblico: prima l’infrastruttura, poi le piattaforme gestite, infine i servizi sempre più astratti.

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Durante le interviste video realizzate a Las Vegas con Nandini Ramani, VP of Search, Observability & Cloud Ops di AWS, Deepak Singh, VP of Developer Agents and Experiences di AWS, ed Eric Brandwine, VP and Distinguished Engineer di AWS, questo concetto è emerso in modo trasversale. Pur ribadendo con forza che il cloud resta centrale, il messaggio di fondo è che oggi il valore non sta più nell’accesso alle risorse computazionali, ma nella capacità di costruire velocemente soluzioni utili, affidabili e scalabili partendo da servizi già pronti.

Il parallelo con l’evoluzione del cloud

Per capire davvero cosa stia accadendo, il parallelo con la storia del cloud è quasi inevitabile. In una prima fase, AWS ha costruito il proprio successo sull’IaaS, offrendo risorse infrastrutturali flessibili e on demand. Successivamente, l’attenzione si è spostata sul PaaS, con servizi gestiti in grado di semplificare lo sviluppo e la gestione delle applicazioni. In alcuni casi, AWS è arrivata anche a proporre soluzioni assimilabili al SaaS.

Oggi, in ambito IA, si osserva una dinamica sorprendentemente simile, ma con una velocità di esecuzione che comprime in pochi anni passaggi che nel cloud avevano richiesto molto più tempo. In poco più di due anni si è passati da strumenti relativamente grezzi – potenti ma complessi – a modelli pronti, ottimizzati e accessibili tramite API, fino ad agenti già configurabili per svolgere compiti specifici. Non più “legno e sega” per costruire tutto da zero, ma veri e propri mattoncini Lego, pronti per essere assemblati in applicazioni e workflow complessi.

In questo senso, parlare di AI-as-a-Service non è solo una provocazione, ma una chiave di lettura efficace per interpretare quanto visto a re:Invent. AWS sta industrializzando l’IA, trasformandola in un servizio consumabile, integrabile e misurabile, con un impatto diretto sui tempi di sviluppo e sul ritorno dagli investimenti.

Le manette dorate del lock-in

Come spesso accade quando la tecnologia diventa più semplice da usare, l’altra faccia della medaglia è la dipendenza dalla piattaforma. Più AWS fornisce componenti pronti, agenti già orchestrati e modelli profondamente integrati con i propri servizi, più diventa complesso immaginare una migrazione verso altri ecosistemi.

È un lock-in sofisticato, fatto di “manette dorate”: difficili da percepire all’inizio, ma quasi impossibili da rimuovere quando l’IA entra nel cuore dei processi aziendali. Creare modelli con gli strumenti AWS, integrarli con agenti Bedrock, collegarli ai dati e alle applicazioni esistenti significa legarsi in modo profondo all’ecosistema. Non è necessariamente un male, ma è una scelta strategica che le aziende devono compiere in modo consapevole.

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Anche su questo punto, dalle interviste emerge una posizione chiara: AWS enfatizza la flessibilità e l’apertura, ma è evidente che il valore maggiore si ottiene quando si sfrutta l’intera catena di servizi in modo integrato. È lo stesso meccanismo che ha reso il cloud pubblico così efficace e, allo stesso tempo, così difficile da abbandonare una volta adottato su larga scala.

Il cloud non è in secondo piano, è più centrale che mai

A una prima lettura, la forte focalizzazione sull’IA potrebbe far pensare che il cloud stia passando in secondo piano. In realtà, è vero l’opposto. Il cloud è ormai un presupposto, non più un argomento da dimostrare. Tutto ciò che AWS ha presentato a re:Invent 2025 poggia su un’idea molto chiara: senza dati ben organizzati, governati e accessibili, l’IA non può essere efficace.

Che i dati risiedano on premise, all’edge o nel public cloud conta relativamente. Ciò che conta è che vengano gestiti con un approccio cloud, fatto di standardizzazione, automazione e scalabilità. Oggi esistono piattaforme che permettono di applicare questo modello anche ai dati on premise, estendendo di fatto il paradigma cloud oltre i confini del data center tradizionale.

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È qui che si innesta una delle convinzioni di fondo di Edge9, rafforzata proprio da quanto visto a Las Vegas: per la maggior parte delle aziende, la strada più realistica e sostenibile resta quella dell’hybrid cloud. Un modello che consente di combinare flessibilità, controllo e sovranità dei dati, senza rinunciare alla velocità di innovazione che il cloud pubblico rende possibile.

Un cambio di fase più che un insieme di annunci

AWS re:Invent 2025 non sarà ricordato solo per i singoli annunci, ma per il cambio di fase che ha reso evidente. Più che affiancarsi al cloud, l’IA ne rafforza il ruolo: è una tecnologia che può esistere ed evolvere in modo efficace solo se costruita sopra un’infrastruttura cloud. Gli agenti diventano l’interfaccia operativa dell’IA, i modelli si trasformano in servizi e l’infrastruttura resta il fondamento invisibile su cui tutto si regge.

Le tre interviste realizzate a Las Vegas contribuiscono a dare profondità a questo quadro: dietro l’entusiasmo per le nuove funzionalità c’è una strategia coerente, che punta a rendere l’IA sempre più pervasiva, ma anche sempre più “industriale”. È un’evoluzione che apre opportunità enormi, ma che richiede alle aziende una riflessione attenta su architetture, governance e dipendenza dai fornitori.

AWS re:Invent 2025 rende insomma chiaro che si sta già aprendo una nuova era, a distanza brevissima dall'arrivo dell'IA generativa: è l'era dell'AI-as-a-service, in cui l'IA diventa un componente standard e già pronto all'uso (o quasi). E, come già accaduto con il cloud, chi saprà comprenderne per tempo le implicazioni strategiche sarà in una posizione di netto vantaggio nei prossimi anni.

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