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HP Imagine 2026: abbiamo visto HP IQ all’opera, ecco cosa può (e non può) fare

di pubblicato il nel canale IA business HP Imagine 2026: abbiamo visto HP IQ all’opera, ecco cosa può (e non può) fare

A New York HP ha messo al centro della scena HP IQ, la piattaforma di IA locale da 20 miliardi di parametri. L’abbiamo vista in funzione: è uno strumento che funziona, pensato per un target specifico, con vantaggi reali e limiti altrettanto evidenti

 

HP Imagine 2026 si è tenuto a New York in un momento particolare per l’azienda: Bruce Broussard è CEO interim da sessanta giorni, e il messaggio che HP ha voluto trasmettere è quello di un’azienda che non si vede più come produttore di dispositivi ma come piattaforma per integrare l’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro. Annunci di prodotto ce ne sono stati molti, dai 31 notebook commerciali rinnovati alle workstation fino alle stampanti LaserJet con crittografia quantum-resistant, e li abbiamo raccontati nel dettaglio nelle news già pubblicate su Edge9. Ma il centro di gravità dell’intero evento è stato uno solo: HP IQ, la piattaforma di intelligenza artificiale locale che HP vuole rendere il collante di tutto il suo ecosistema. E allo showcase dell’evento, per la prima volta, l’abbiamo vista funzionare.

Cosa abbiamo visto (e cosa ci hanno raccontato)

HP IQ si presenta con un’interfaccia conversazionale, ma non è solo un chatbot. È un layer software che si colloca tra il sistema operativo e l’utente, progettato per ridurre l’attrito nelle operazioni quotidiane senza costringere a cambiare applicazione. Si accede con una singola combinazione di tasti attraverso Visor, un’interfaccia contestuale che adatta alla situazione le informazioni mostrate: conversazioni con l’IA al centro, note e azioni rapide a lato, dispositivi e colleghi nelle vicinanze rilevati via NearSense. Le funzionalità previste al lancio sono quattro: Ask IQ per query vocali e testuali, Analyze per interagire con file locali e ottenere sintesi, Notes & Knowledge per mantenere uno storico ricercabile delle interazioni, e infine Meeting Agent per catturare e sintetizzare le riunioni.

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L’architettura di HP IQ, però, è più articolata di quanto il messaggio di marketing lasci intendere. Imran Chaudhri, SVP Design & Innovation di HP, e Bethany Bongiorno, SVP HP IQ, hanno descritto un sistema con più modelli coordinati, non un singolo modello monolitico. Al centro c’è un llm open-source da 20 miliardi di parametri, compresso con tecniche proprietarie per girare interamente sul dispositivo. Sopra il modello opera un orchestratore che decide dove instradare le query: non tutto passa dal modello da 20B. Le domande relative al PC (ottimizzazione delle prestazioni, configurazione, gestione della batteria) vengono gestite da un modello linguistico più piccolo, domain-specific per l’hardware. Se l’utente ha bisogno di dati in tempo reale, e l’IT lo consente, l’orchestratore può instradare la query verso il cloud: ma la scelta è sempre dell’organizzazione, non del sistema.

Il giudizio su quello che abbiamo visto è positivo, con una premessa necessaria: un modello da 20 miliardi di parametri in locale non può rivaleggiare con i sistemi di IA più evoluti, che per definizione girano in cloud e hanno ordini di grandezza superiori. Non è questo il punto, e il team di HP non cerca di nasconderlo: HP IQ non nasce per competere con ChatGPT o Copilot sul piano delle capacità pure, ma per portare l’intelligenza artificiale a chi oggi non può usare quei servizi.

Chi ha davvero bisogno di HP IQ, dunque? Due scenari, entrambi concreti. Il primo è il più immediato: ci sono grandi organizzazioni, nella sanità, nella finanza, nella pubblica amministrazione, negli studi legali, dove l’accesso ai servizi di IA in cloud è semplicemente precluso da policy interne. Non è una questione di preferenza, ma di vincolo normativo o regolamentare. Per questi utenti, HP IQ diventa uno strumento prezioso perché è di fatto l’unica opzione praticabile per avere intelligenza artificiale sul dispositivo di lavoro. Il secondo scenario è più sfumato: riguarda organizzazioni che possono accedere al cloud ma vogliono contenere la spesa. Il costo dei token cresce con l’adozione, e un modello locale da 20 miliardi di parametri che non genera costi incrementali per ogni interazione rappresenta un’alternativa concreta per i workload più ripetitivi. Come ha osservato Chaudhri, l’attenzione al costo dei token è in crescita: un AI PC con HP IQ offre la possibilità di eseguire operazioni di IA senza generare spese ricorrenti.

Una piattaforma in evoluzione, non un prodotto finito

HP presenta HP IQ come una fondazione strategica, non come un prodotto finito. Questa è dichiaratamente la prima iterazione. La roadmap prevede aggiornamento e sostituzione del modello, aggiunta di nuovi modelli, possibilità di tuning specifico per cliente e scoring tra modelli diversi. Prima di ampliare il rollout, HP passerà attraverso una fase pilota di alcuni mesi con clienti chiave per raccogliere feedback diretti. Secondo Bongiorno, l’infrastruttura è stata progettata fin dall’inizio per essere modulare: il modello può essere aggiornato, affiancato da altri modelli, calibrato sulle esigenze specifiche del cliente. In concreto, questo significa che HP potrà aggiornare HP IQ via software senza dover intervenire sull’hardware, un aspetto che sarà decisivo per tenere il passo con l’evoluzione dei modelli.

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Per far girare HP IQ con tutte le sue funzionalità, gli AI PC di HP devono avere almeno 24 GB di RAM, un requisito che non si applica a tutti i nuovi PC dell’azienda ma che condiziona l’esperienza completa della piattaforma. Bongiorno ha confermato che HP sta già lavorando per adattare HP IQ a configurazioni con meno memoria, anche se con funzionalità ridotte rispetto alla versione completa. I tempi, secondo Bongiorno, potrebbero essere brevi. È un dato rilevante sia per il costo dei dispositivi sia in relazione allo shortage di componenti che caratterizza il mercato attuale.

La direzione a medio termine è ancora più ambiziosa: l’IA agentica. L’obiettivo dichiarato da Chaudhri è far lavorare la macchina in autonomia, anche quando l’utente non è davanti allo schermo. HP punta a un input multimodale su tutti i dispositivi del proprio ecosistema, con o senza display, con agenti locali capaci di eseguire compiti senza supervisione continua. Nella seconda metà del 2026, HP IQ si integrerà anche con le stampanti tramite NearSense, a partire dal segmento small business e commercial, con l’obiettivo di eliminare la configurazione manuale dei driver e semplificare stampa e scansione.

Dallo showcase: crittografia quantum-resistant e inferenza fino a mille miliardi di parametri

Oltre ad HP IQ, lo showcase dell’evento ha permesso di toccare con mano altri due annunci significativi. Sul fronte stampa, le nuove LaserJet Pro 4000/4100 e LaserJet Enterprise 5000/6000 portano la crittografia quantum-resistant di serie su tutta la gamma, dalle macchine per le PMI a quelle enterprise. La Pro 4000, secondo HP la prima stampante per PMI con questo livello di protezione, sarà disponibile da maggio 2026.

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Sul fronte workstation, la novità più rilevante è la ZGX Fury, basata su NVIDIA GB300 e progettata per l’inferenza locale su modelli fino a mille miliardi di parametri: un salto di scala rispetto alla Nano, presentata l’anno precedente, che si fermava a 200 miliardi. Allo showcase, il team workstation ci ha mostrato una demo con OpenClaw: sei telecamere puntate su un magazzino, un agente autonomo che ogni dieci-quindici minuti analizza le immagini, valuta il livello di attività e genera un report. Tutto in locale, senza passare dal cloud: i dati restano sul dispositivo, con vantaggi sia in termini di sicurezza sia di costi operativi.

Quello che emerge da HP Imagine 2026 è una direzione strategica chiara: HP sta costruendo un ecosistema dove l’IA locale è il collante tra PC, stampanti, sale riunioni e gestione IT, con WXP come piattaforma di controllo e NearSense come infrastruttura di connettività tra dispositivi. L’esecuzione è concreta e la roadmap è esplicita. Il limite è altrettanto evidente: l’IA locale oggi è uno strumento utile per scenari d’uso definiti, non un sostituto dell’IA in cloud. Ma HP ha scelto di partire da qui, con un prodotto dichiaratamente in evoluzione, puntando sulla velocità di iterazione e sulla capacità di aggiornare il modello senza toccare l’hardware. La partita si giocherà su quanto rapidamente HP riuscirà a rendere HP IQ più capace mantenendo l’esecuzione locale, e su quanto il mercato enterprise premierà un approccio che mette la privacy e il controllo dei costi davanti alle capacità pure.

2 Commenti
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alexfri27 Marzo 2026, 15:47 #1
E chi mi garantisce che NON SONO LORO a fare incetta dei miei dati? Ci vorrebbe una "cauzione", appena si scopre, denuncia e immediata indennizzazione Milionaria verso il proprietario dei dati, nell'ordine delle centinaiai/migliaia di milioni a botta.
lollo928 Marzo 2026, 08:52 #2
Originariamente inviato da: alexfri
E chi mi garantisce che NON SONO LORO a fare incetta dei miei dati? Ci vorrebbe una "cauzione", appena si scopre, denuncia e immediata indennizzazione Milionaria verso il proprietario dei dati, nell'ordine delle centinaiai/migliaia di milioni a botta.


nessuno
la garanzia non ce l’avrai mai
metti un wireshark sul gateway e guardi che transita verso dove

ad ogni modo, è local first, non local only.
il locale è la priorità, il cloud è l’opzionale — e si attiva solo se l’IT lo consente esplicitamente. non il contrario
se blocchi l’accesso a internet, funziona lo stesso, si autolimita a quel che riesce a fare col modello locale, e amen

è giusto un agentino IA locale come ce ne sono tanti, magari ben integrato nel sistema, buona UX e che fa leva su tutto lo stack HP stampanti riunioni nearsense ecc.
niente di particolarmente rivoluzionario di per sé, ha giusto il pregio di semplificare a qualcuno l’accesso a questa roba

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