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L'Europa conta nella tecnologia e può essere autonoma. Cosa si è detto al Nextcloud Summit 2026

di pubblicato il nel canale Innovazione L'Europa conta nella tecnologia e può essere autonoma. Cosa si è detto al Nextcloud Summit 2026

La parola d'ordine al Nextcloud Summit 2026, che si è tenuto a Monaco, è stata "sovranità". Non come è spesso usato questo termine in politica ma, al contrario, come capacità positiva di decidere il proprio destino tecnologico, con modalità collaborative e aperte. L'Europa dice già molto nel mondo open source, che viene visto come mezzo per ottenere la tanto agognata autonomia digitale

 

Sovranità, autonomia, indipendenza. Sono molti i modi in cui si può parlare dello stesso tema, ovvero il liberarsi dalla dipendenza eccessiva dagli Stati Uniti e dalle sue aziende tecnologiche. Un argomento che viene sostenuto da decenni dal mondo open source. Non è dunque un caso che al Nextcloud Summit 2026 questi punti siano andati a toccarsi e che si sia parlato moltissimo di come l'open source può aiutare l'Europa a diventare maggiormente indipendente e in grado di camminare sulle sue gambe nel mondo della tecnologia. Ma non solo: si è parlato di possibilità di scelta nel mondo software, di ottemperanza normativa, e di implementazioni reali che mostrano che, come esclamava enfaticamente Gene Hackman in Frankenstein Junior, "SI PUÒ FARE!".

Dieci anni di open source

Nextcloud nasce dieci anni fa, nel 2016, come fork di ownCloud. Differenze di vedute sulla gestione del progetto hanno portato l'ala più intransigente riguardo i principi dell'open source a staccarsi e a fondare un'azienda, Nextcloud appunto, che nel tempo ha visto un successo notevole. Sono ora circa 150 persone a lavorare in Nextcloud, distribuite in tutta Europa ma prevalentemente in Germania. L'azienda si è imposta nel tempo come lapiattaforma di cloud storage open source e si è poi espansa oltre, diventando una piattaforma completa di collaborazione che include email, videochiamate, lavagne kanban, calendari e integrazioni con numerosi servizi.

La filosofia alla base è rimasta, viene da dire "sorprendentemente", la stessa: garantire il totale controllo sulla piattaforma ai suoi utenti, che siano paganti o meno. Nextcloud è infatti disponibile gratuitamente a tutti, tanto utenti privati (l'autore la usa da oltre un lustro sul proprio server personale) quanto aziende ed enti pubblici; come sovente avviene nel mondo open source, è possibile acquistare servizi di supporto per sviluppare nuove funzionalità, correggere errori o ricevere assistenza in caso di problemi.

Il modello funziona piuttosto bene, tanto che l'azienda continua a crescere velocemente e, nonostante le sue dimensioni ridotte, al Nextcloud Summit 2026 è riuscita a raccogliere 600 partecipanti da letteralmente tutto il mondo: oltre all'Europa, che era preponderante, c'erano anche partecipanti dalla Corea del Sud e dall'Australia, e c'era perfino il segretario alla digitalizzazione presso l'ufficio del primo ministro dell'Etiopia. L'aspetto forse più interessante era che non era il solo membro di un governo, per quanto fosse quello più distante e probabilmente più inatteso.

Il motivo è che, come ci ha detto lo stesso rappresentante del governo etiope, i governi si rendono conto dell'importanza della sovranità tecnologica e vedono in Nextcloud, e nell'open source più in generale, una possibile risposta.

Il problema della sovranità tecnologica europea

Un dato fornito durante la conferenza ci ha molto colpito: ogni anno, l'Unione Europea vede 260 miliardi di euro uscire dalla propria economia nella forma di pagamenti a società tecnologiche extra-europee. Si tratta di una cifra enorme, pari a circa il 10% del PIL italiano. Si tratta anche di un dato largamente evitabile: l'Europa possiede le capacità che le consentirebbero di fare a meno di una fetta consistente di questa spesa, almeno per quanto riguarda l'ambito software.

Tuttavia, spesso in Europa ci si è affidati ad aziende statunitensi e ai loro formati e servizi proprietari, spesso per convenienza (basti pensare al problema dei formati proprietari in uso presso le pubbliche amministrazioni, tema che tiene banco da oltre due decenni e ancora oggi scatena accesi dibattiti) e per poter poter esternalizzare molte responsabilità.

Emerge dunque un tema che va oltre Nextcloud e riguarda tutto il mondo open source, di cui l'azienda tedesca è forte sostenitrice per ragioni sia di principio, sia di strategia geopolitica: quello della sovranità tecnologica, ovvero la capacità di controllare le piattaforme su cui è costruita la nostra società - i servizi pubblici, le infrastrutture digitali, i sistemi per gestire i dati dei cittadini e delle imprese. E l'open source è la risposta alla necessità ormai evidente dell'Europa di riguadagnarsi la propria sovranità digitale.

L'open source consente infatti di essere indipendenti rispetto a qualunque fornitore o Paese terzo, perché il possesso del codice fa sì che non sia possibile revocare licenze o accessi, né imporre limiti artificiali. Se si ha il codice, si ha il controllo, e si può continuare ad aggiornare il software o crearne dei derivati senza dover chiedere alcun permesso. Basta vedere i numerosi casi in cui varie aziende hanno acquisito progetti open source e cercato d'imporvi limitazioni: un esempio su tutti è LibreOffice, nato dopo che Oracle cercò prendere il totale controllo di OpenOffice; la comunità prese il codice e creò la nuova suite di applicazioni senza che Oracle potesse intervenire.

E proprio questo è il punto. Frank Karlitschek, CEO di Nextcloud, ci dice in maniera molto schietta e diretta che "c'è un grande problema di comunicazione e di malintesi; spesso ci si domanda se la gente non capisca o non voglia capire. Si dice che sì, si può abbandonare Microsoft e passare a Nextcloud, ma poi si dipende da Nextcloud. Ma non è così che funziona l'open source: con l'open source semplicemente non si hanno più fenomeni di dipendenza. Per quella che è la mia esperienza, talvolta è qualcosa che non si vuole capire perché è anche molto comodo non fare nulla e poi trovare una ragione per non aver fatto nulla."

Spesso si sente infatti che le piattaforme open source non siano sufficientemente affidabili o collaudate e che adottarle sia un salto nel vuoto, ma nemmeno i risultati delle piattaforme proprietarie sono incoraggianti: basti pensare ai costi associati alla migrazione del sistema ERP del Comune di Birmingham da SAP a Oracle, che è in ritardo di cinque anni ed è di oltre sette volte sopra il budget stanziato inizialmente, per avere un'idea di quanto sia tutto molto relativo. Lars Neumann, SVP di T Cloud, ci dice che "è qualcosa che può succedere tanto ai progetti con software proprietario quanto a quelli con software open source, uno non è necessariamente meglio o peggio dell'altro."

E in effetti, a riprova di ciò, ci sono molteplici storie di successo nell'open source, a partire proprio da Nextcloud. Un esempio è stato dato sul palco della conferenza: il Ministero dell'Educazione francese sta progressivamente migrando da servizi proprietari di cloud storage (in particolare Microsoft OneDrive) a Nextcloud. Al momento sono 400.000 gli utenti che usano mensilmente la piattaforma e l'intenzione è di arrivare a coprire tutti gli utenti, che sono 1,2 milioni, entro il prossimo anno. La transizione prosegue senza problemi e con la soddisfazione di tutte le parti in causa. Un ulteriore esempio viene da Magenta Cloud, servizio di Deutsche Telecom che si basa su Nextcloud e ha all'attivo quattro milioni di utenti.

Questi sono esempi di come l'open source non sia appannaggio di pochi smanettoni chiusi nei propri stanzini, ma prodotti e servizi usati da un pubblico molto ampio e non specialistico con la possibilità di restituire il controllo a chi ne fa uso, anziché mantenerlo nelle mani di poche aziende (oltretutto non europee). La conferenza ha cercato proprio di evidenziare proprio come l'uso di piattaforme open source aiuti ad aumentare il controllo di aziende ed enti pubblici sui loro strumenti, e di come il tema della sovranità di cui spesso si sente parlare sia monco se non si include nel discorso l'open source, poiché altrimenti si passa semplicemente da una dipendenza a un'altra. Per dare un'idea di quanto il tema della sovranità fosse centrale, erano presenti tre differenti palchi per le presentazioni e uno era dedicato esclusivamente alla sovranità digitale, con interventi da parte di enti pubblici, di accademici e di rappresentanti di varie aziende europee.

Non poteva mancare una citazione della recente Cloud and AI Development Act(o CADA in breve), legge europea ancora in fase di proposta, che punta a definire paletti sullo sviluppo di cloud e intelligenza artificiale e, almeno nelle bozze pubblicate prima di giugno, conteneva forti spinte all'adozione dell'open source come misura di supporto alla sovranità: ad esempio, imponeva che gli enti pubblici adottassero soluzioni open source e potessero adottarne di proprietarie solo nel caso in cui ciò non fosse assolutamente possibile. L'uso del passato è dovuto a un cambiamento sopraggiunto nel frattempo, per cui attualmente si tratta solo di un suggerimento ad adottare soluzioni aperte. La proposta di legge contiene però anche proposte per finanziare lo sviluppo di software open source con fondi pubblici. Va detto che ci vorrà ancora del tempo prima che la legge venga approvata e potrebbero dunque esserci ulteriori cambiamenti.

Assieme alla CADA c'è anche quella che viene chiamata "EU Open Source Strategy", in cui l'Unione Europea individua nel software open source uno strumento primario per ottenere autonomia digitale e lo vede non solo come una modalità di sviluppo, ma come uno strumento di governance e come politica industriale che può aiutare a ridurre i costi, accelerare l'innovazione e ridurre la dipendenza da fornitori stranieri. Come parte della Strategia ci sono non solo la promozione e il rafforzamento di software e standard open source, ma anche l'impiego di ecosistemi aperti e interoperabili per la pubblica amministrazione secondo la logica del "public money, public code" ("fondi pubblici, codice pubblico").

Le sfide sono ancora molte, in particolare se guardiamo ad ambiti in cui l'Europa sembra essere rimasta indietro, come quello dell'intelligenza artificiale. Tuttavia, c'è motivo per essere ottimisti: il vento sembra cambiare direzione e sembra esserci un risveglio delle coscienze europee circa il fatto che è necessario fare di più e usare strumenti aperti. Come ha dimostrato la Cina nel mondo dell'IA, d'altronde, non è necessario essere chiusi e proprietari per avere successo: la Cina sta puntando tutto sui modelli open source e, nonostante ciò o forse grazie a ciò, questi sono in grado di competere con quelli americani. Anche l'Europa può fare lo stesso.

Le novità di Nextcloud 26 Spring e l'arrivo di Euro-Office

Il festeggiamento dei primi dieci anni di attività di Nextcloud arriva con nuove funzionalità della piattaforma: oltre a un'interfaccia grafica rivista e più facile da usare, arrivano anche strumenti per gestire i permessi e gli accessi in grandi organizzazioni. Ma le novità forse più significative sono due: gli agenti di IA ed Euro-Office.

Con Nextcloud Hub 26 Spring, che è stato annunciato in occasione del Summit 2026, arrivano miglioramenti in Nextcloud Assistant, l'assistente di IA integrato nella piattaforma, che può ora effettuare ricerche in tutti i documenti presenti, nelle email, nei moduli e nelle varie altre applicazioni e componenti. Ciò è possibile grazie alla funzionalità "Context Agent", che mette a disposizione degli agenti gli strumenti per interagire con la piattaforma e compiere azioni secondo le istruzioni degli utenti, come ad esempio inviare email o creare eventi nel calendario. È possibile usare sia modelli di IA ospitati sulla propria infrastruttura, sia affidarsi a quelli di aziende terze come Anthropic, Mistral od OpenAI; Nextcloud lascia la scelta ai suoi utenti su quale fornitore di IA impiegare senza imporre limitazioni, per quanto impiegare i modelli proprietari di aziende americane possa essere visto come in contrasto con gli obiettivi di sovranità o con lo spirito open source (ma, va ricordato, Nextcloud è una piattaforma utilizzabile anche dagli utenti privati, che hanno meno limitazioni rispetto ad aziende ed enti pubblici, e che non hanno sempre la possibilità di ospitare un proprio modello open source). L'interazione avviene sia dall'interfaccia Web di Nextcloud, sia tramite l'applicazione per smartphone Android e iOS.

Una novità importante è Euro-Office, suite di strumenti per gestire documenti, fogli di calcolo e presentazioni che ricalca Microsoft Office e offre compatibilità elevatissima con i formati di quest'ultima. Facciamo, però, un passo indietro: una suite office era già presente in Nextcloud ed era fornita da Calligra, che l'ha sviluppata sulla base di LibreOffice. La sua compatibilità con i formati di Microsoft era però relativamente ridotta e ciò era indicato come un problema da molti utenti. Nextcloud ha dunque scelto di creare Euro-Office assieme ad altre realtà come IONOS per aggirare questo problema.

Euro-Office nasce come fork di ONLYOFFICE e ha scatenato non poco dibattito: inizialmente per via della licenza applicata da ONLYOFFICE, che sembrava impedire la creazione di un progetto derivato come Euro-Office ma si è poi rivelata non valida; successivamente, proprio durante la presentazione ufficiale al Nextcloud Summit, con un comunicato molto aggressivo lanciato dalla Document Foundation, fondazione che sovrintende lo sviluppo di LibreOffice.

Nel comunicato, la Document Foundation accusava Euro-Office di non essere la prima suite open source europea e di mettere in discussione gli ideali dell'open source per via del supporto prioritario ai formati di Microsoft. La fondazione ha dovuto fare successivamente un passo indietro, ammettendo che "leggendo l'annuncio attentamente, non abbiamo letto che la coalizione [dietro Euro-Office] abbia fatto tale affermazione [che fosse la prima suite open source europea]" e riconoscendo che Nextcloud si è impegnata a supportare il formato OpenDocument, creato e sostenuto dalla Document Foundation.

C'è, insomma, del lavoro da fare sul fronte della comunicazione, come dicevamo con Frank Karlitschek. Su un punto, però, la Document Foundation ha ragione: "l'unica destinazione coerente con la sovranità che Euro-Office invoca è ODF [il formato OpenDocument, NdR] come formato nativo per i documenti. Una suite genuinamente europea e genuinamente sovrana non può trattare lo standard aperto come una concessione verso degli esterni, deve parlare ODF come lingua madre." Perché, d'altronde, che senso avrebbe passare tutto questo tempo a parlare di sovranità e di controllo e d'indipendenza tecnologica per poi continuare a usare formati controllati da un'entità privata che risponde solo a se stessa?

Uno sguardo al futuro

Nextcloud ha deciso di essere ambiziosa e vuole decuplicare il numero di applicazioni per la sua piattaforma nel corso del prossimo anno. Per questo ha lanciato il suo programma per gli sviluppatori terzi (ISV): Nextcloud si occuperà di promuovere le applicazioni sul suo marketplace e gestirà la vendita degli abbonamenti, oltre a fornire documentazione e supporto tecnico per lo sviluppo. Decuplicare il numero di applicazioni in un anno è un obiettivo che appare molto ottimistico, ma l'azienda crede fermamente nella sua piattaforma e nella sua crescita.

Proprio l'ottimismo è stato un punto centrale. Il Nextcloud Summit 2026 ci ha lasciato molto colpiti per via dell'energia positiva che è emersa da ogni presentazione, da ogni intervista, da ogni interazione. Le sfide sono molte e c'è preoccupazione per il controllo sempre più serrato che le grandi aziende statunitensi, o Big Tech se preferite, sembrano avere su ambiti sempre più estesi. Ma c'è anche speranza che le cose cambino, e c'è la volontà che lo facciano. L'aspetto più interessante è quanto forte sia la sensazione che, in questa conferenza, si cerchi un cambiamento che sia positivo per tutti, e non solo per pochi.

5 Commenti
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lollo923 Giugno 2026, 09:44 #1
tanto sovereignty washing, in una conferenza di un vendor che un po' se la canta e se la suona, ecco che mi sembra. ci sta, per carità

in ordine sparso:

i fatti di Birmingham, reali e noti quanto si vuole, ma restano aneddotica. se facciamo cherry picking possiamo spingere qualunque narrazione
uno potrebbe tirare fuori ad esempio il flop più grosso in EU di LiMux, proprio a Monaco. e poi? che abbiamo dimostrato? niente. con gli aneddoti non si va da nessuna parte. questi discorsi si portano avanti in analisi comparata, l'aneddotica è solo rumore

Karlitschek, "con l'open source semplicemente non si hanno più fenomeni di dipendenza", no, è fattualmente falso.
la dipendenza corre su almeno 3 binari: legale, tecnica ed economica. l'open source risolve la prima, ma le altre restano in piedi tali e quali nella migliore delle ipotesi.
qua si fomenta tanto wishful thinking da ragazzini
un fornitore è un fornitore, in una qualche misura una certa interdipendenza tra le parti si crea giocoforza. e le PA non sono solo grosse aziende

e poi quei 260 miliardi che "escono dall'Europa", sbattuti lì, "il numerone che fa indignare il web". suona bene sul palco, si vende bene, ma da solo non dice niente. senza contesto è scenografia, non un argomento. sono tanti, sì, ma con quel denaro un controvalore ce l'hai. parliamo magari se efficienza, R&D, supporto e, soprattutto, dipendenza da fornitori extra-EU valgono la candela. in ogni caso non è che domani ti ritroveresti 260mld in cassa, nemmeno la metà della metà. le cose le paghi comunque.
e poi, l'industria software europea avrebbe la capacità di assorbire quella domanda a parità di costo/qualità? chi? come? nextcloud? dai su. ok le frasi ad effetto, ma poi le cose vanno anche affrontate con un piano serio che qua non si vede nemmeno con un telescopio

Eurooffice/ODF: è un po' una zuffa tra galline
dalla vicenda se ne trae, al più, che il "fronte europeo della sovranità" non è un blocco, ma un mercato con attori in competizione che usano il linguaggio dei principi per posizionarsi commercialmente.
assieme a Nextcloud c'è IONOS (a proposito di interdipendenza...), ed a loro vendere una compatibilità MS Office serve e fa gioco. priorità completamente diverse da quelle, chessò, della PA francese che invece ha bisogno di staccarsi, anche per questioni puramente politiche. la leva politica Parigi ce l'ha, ed il problema della disomogeneità e dei silos interni potrebbe essere un buon propellente al cambiamento.
ma poi si entra nella speculazione, ed è comunque un discorso che trascende il mero formato. qua tutti cercano un posto al sole, legittimo, ma una PA, specie quelle fortemente centralizzate come quella francese, le scelte devono farle su un'enormità di parametri, tra i quali il formato files è tanto certamente importante quanto altrettanto certamente non IL parametro focale

tutti gli altri interventi, SUSE, MariaDB, Deutsche Telekom, IONOS, Collabora e via dicendo, ogni singolo speaker che parla di "sovranità" sta anche vendendo un prodotto che si chiama sovranità
non c'è niente di male, ma magari mettiamo i claim nella giusta prospettiva

sovranità è una parola d'ordine, come lo è green o resilienza, ammiccante, fumosa quanto basta per metterci dentro qualunque narrativa



P.S.: sono 100% convinto che staccarsi un poco, anche solo per mandare un segnale, dalla poppa a stelle strisce vada fatto. così come sono convinto che FOSS sia il modello giusto. e pure che NextCloud ed altri siano positivi per la causa
sono solo allergico alle sparate retoriche tanto in voga ultimamente tra chi vende cose. roba da influencer social proprio
Slater9123 Giugno 2026, 17:49 #2
Originariamente inviato da: lollo9
i fatti di Birmingham, reali e noti quanto si vuole, ma restano aneddotica. se facciamo cherry picking possiamo spingere qualunque narrazione
uno potrebbe tirare fuori ad esempio il flop più grosso in EU di LiMux, proprio a Monaco. e poi? che abbiamo dimostrato? niente. con gli aneddoti non si va da nessuna parte. questi discorsi si portano avanti in analisi comparata, l'aneddotica è solo rumore

Sono d'accordo, ma è importante anche avere sotto mano esempi pratici che dimostrano come ci siano problemi da entrambe le parti e non solo da un lato come spesso si sente. Aggiungo che è un esempio che ho portato io, non uno che è stato dato alla conferenza.

Originariamente inviato da: lollo9
Karlitschek, "con l'open source semplicemente non si hanno più fenomeni di dipendenza", no, è fattualmente falso.
la dipendenza corre su almeno 3 binari: legale, tecnica ed economica. l'open source risolve la prima, ma le altre restano in piedi tali e quali nella migliore delle ipotesi.
qua si fomenta tanto wishful thinking da ragazzini
un fornitore è un fornitore, in una qualche misura una certa interdipendenza tra le parti si crea giocoforza. e le PA non sono solo grosse aziende

Certo, ma la differenza è che se Broadcom dice che non puoi più usare VMware (tanto per fare un esempio), tu VMware non lo usi più. Fine del discorso. Se Red Hat ti dice che non puoi più usare OpenShift, tu continui a usarlo. Certo, ci sono ostacoli anche molto significativi (devi trovare le competenze per tenere tu in piedi il sistema oppure trovare qualcun altro che lo faccia per te, ad esempio), ma non sono insormontabili come nel caso di VMware.

Originariamente inviato da: lollo9
e poi quei 260 miliardi che "escono dall'Europa", sbattuti lì, "il numerone che fa indignare il web". suona bene sul palco, si vende bene, ma da solo non dice niente. senza contesto è scenografia, non un argomento. sono tanti, sì, ma con quel denaro un controvalore ce l'hai. parliamo magari se efficienza, R&D, supporto e, soprattutto, dipendenza da fornitori extra-EU valgono la candela. in ogni caso non è che domani ti ritroveresti 260mld in cassa, nemmeno la metà della metà. le cose le paghi comunque.
e poi, l'industria software europea avrebbe la capacità di assorbire quella domanda a parità di costo/qualità? chi? come? nextcloud? dai su. ok le frasi ad effetto, ma poi le cose vanno anche affrontate con un piano serio che qua non si vede nemmeno con un telescopio

Forse non mi sono spiegato bene nel pezzo. Il punto non è che non li spendi più, è che escono dall'Europa. Abbiamo passato decenni a legarci mani e piedi a società americane, oppure a vendere a loro i nostri gioielli di famiglia, col risultato che ora la nostra industria tecnologica non tiene il passo. Se cominciassimo a destinare almeno una parte di questa spesa alla nostra industria locale, forse avremmo meno problemi di dipendenza e di parità in termini di costo/qualità. Sono d'accordo che il piano serio non ci sia, ma almeno sembra che ci si stia rendendo conto che non si può continuare come s'è fatto finora.

Originariamente inviato da: lollo9
tutti gli altri interventi, SUSE, MariaDB, Deutsche Telekom, IONOS, Collabora e via dicendo, ogni singolo speaker che parla di "sovranità" sta anche vendendo un prodotto che si chiama sovranità
non c'è niente di male, ma magari mettiamo i claim nella giusta prospettiva

sovranità è una parola d'ordine, come lo è green o resilienza, ammiccante, fumosa quanto basta per metterci dentro qualunque narrativa

D'accordissimo. Ma, come scrivi poi:

Originariamente inviato da: lollo9
P.S.: sono 100% convinto che staccarsi un poco, anche solo per mandare un segnale, dalla poppa a stelle strisce vada fatto. così come sono convinto che FOSS sia il modello giusto. e pure che NextCloud ed altri siano positivi per la causa
sono solo allergico alle sparate retoriche tanto in voga ultimamente tra chi vende cose. roba da influencer social proprio


E quelle che citi sono aziende che operano al 100% secondo un modello FOSS (escludendo magari IONOS e DT). Certo, vendono un prodotto, ma credo che in questo momento serva anche vendere un modello, una visione, una retorica. Perché queste realtà stanno dimostrando che quel modello funziona non solo tecnicamente, ma anche economicamente. Trovo dunque che non siano solo sparate commerciali, che sono del tutto alla pari di quelle che leggiamo ogni giorno dalle tante aziende che propongono prodotti proprietari, ma anche proclami di un intento, di una volontà di andare in una certa direzione. È sempre stato così: si proclama molto e poi si segue con i fatti (ed è vero da Marx fino alla Thatcher, e fino ai giorni nostri: le idee viaggiano più velocemente della realtà.
lollo923 Giugno 2026, 20:04 #3
intanto ti ringrazio per la bella risposta


Originariamente inviato da: Slater91
Certo, ma la differenza è che se Broadcom dice che non puoi più usare VMware (tanto per fare un esempio), tu VMware non lo usi più. Fine del discorso. Se Red Hat ti dice che non puoi più usare OpenShift, tu continui a usarlo. Certo, ci sono ostacoli anche molto significativi (devi trovare le competenze per tenere tu in piedi il sistema oppure trovare qualcun altro che lo faccia per te, ad esempio), ma non sono insormontabili come nel caso di VMware.

capisco bene, ma qui dipende da con chi si ha a che fare, quanto ad utilizzatori di prodotto.
se RH mi relicenzia OpenShift, tempo una settimana stai certo che non continuiamo ad usarlo (parlo da francese qui). e non solo, stai certo che tipo su RH si fa una croce e si molla per intero, su tutto, per tipo sempre o quasi. è quello che è accaduto con MongoDB, Akka, Terraform, Redis e chissà quanti ne dimentico. e pure l'affare MySQL/MariaDB fu mal capito, e fu tutto mollato in blocco (MySQL e basta di fatto all'epoca)

ipotizzo che molto abbia a che fare con la dimensione media delle aziende.
in francia e germania tu hai spesso dei grossi committenti dietro, manco come consulente esterno riesci a mantenere quella fluidità di forkare o comunque appoggiarti sulle versioni community delle cose, pur quando esistono e con reputazione consolidata.
in italia c'è molta più fluidità, puoi spesso lavorare pure per un big, ma i progetti sono spesso silos autocontenuti, in cui ci metti dentro più o meno quello che vuoi, licenze permettendo. e forse, c'è anche più una cultura che lo permette, che lo trova accettabile (nessun giudizio qui)... non so


Originariamente inviato da: Slater91
Forse non mi sono spiegato bene nel pezzo. Il punto non è che non li spendi più, è che escono dall'Europa. Abbiamo passato decenni a legarci mani e piedi a società americane, oppure a vendere a loro i nostri gioielli di famiglia, col risultato che ora la nostra industria tecnologica non tiene il passo. Se cominciassimo a destinare almeno una parte di questa spesa alla nostra industria locale, forse avremmo meno problemi di dipendenza e di parità in termini di costo/qualità. Sono d'accordo che il piano serio non ci sia, ma almeno sembra che ci si stia rendendo conto che non si può continuare come s'è fatto finora.

nono avevo capito, sono io che facevo lo str....
sono completamente d'accordo su questo.
e ti dirò, sebbene non riesca ad applicarsi del tutto al al software, essendo io anche francese, questo è un aspetto ipersentito da queste parti. non tanto per problemi ideologici a rifornirsi presso lo zio Sam o chiunque altro, quanto per una preservazione della catena del valore in loco, ed una certa immunità ai venti del momento (tipo il ciclone Donald o guerre random). che poi qua si predichi in un modo e si razzoli in un altro beh... tutto il mondo è paese. c'è un cinismo fuori scala per gli standard italiani. è quel vasto impianto di cultura sociale e dottrina politica che spesso da fuori viene etichettato come "nazionalismo francese".
l'italia è stata molto più passiva, e per tanti anni. e parecchi buoi ormai sono scappati dalla stalla, pure. passivamente liberale in un certo senso.

Banque des Territoires, Docaposte, Dassault Systèmes e Bouygues Telecom (Numspot), per esempio, sono tutti su infra 100% francese, hyperscaler compresi. trovi al più qualche linux e qualche postgres qua e là, il grosso è fatto in house. ma pure FranceTV, Banca di Francia, Mistral, HuggingFace, Adobe, MAIF, la BCE, LVMH... tutta gente su infra Iliad/Scaleway
ma tu ce li vedi i francesi a mettere infra a disposizione senza mantenere il controllo totale, inclusi kill switch? io no. ed è il motivo per cui 3DS Outscale non ingrana oltre confine, così come OVH o Scaleway (OVH un po sì via... giusto nei low tier, un po come Aruba).
e dico questo perché questo è uno dei problemi da affrontare. si parla di sovranità EU, sacrosanta, ma alcuni attori forti (francia ok, ma pure polonia o germania) non mollano un mm sul controllo. sull'affare SecNumCloud, Thales è riuscita a piegare Google ed Orange/Capgemini a piegare Microsoft. sul serio fanno sul serio, ma è soltanto il modello controllo-operativo a far muovere le cose, almeno qua. FOSS o non FOSS non gliene frega assolutamente nulla, zero totale (e su questa rigidità estrema un po sbagliano, imho)




Originariamente inviato da: Slater91
[...](ed è vero da Marx fino alla Thatcher, e fino ai giorni nostri: le idee viaggiano più velocemente della realtà.

parole sante



sono d'accordo che ci sia lavoro da fare su tanti fronti, ma credo pure che tanti ambienti non li acchiappi con la retorica. poi oh, pure quella ha diritto di cittadinanza, non è un problema. ma quando qualcosa inizia a "puzzare di retorica", metti automaticamente tanti interlocutori sulla difensiva, e bisogna fare attenzione. la sensibilità che hai in spagna/italia/germania non ce l'hai in francia/polonia. e francamente non riesco ad immaginare un modo per "fare scopa" e metter tutti "ragionevolmente d'accordo", piu o meno, attorno ad un tavolo.
per carità, generalizzo parecchio eh, è giusto dire che ci sono differenze di visione molto profonde in certi ambienti. ad es. la PEC, non esiste proprio "vendere" una comunicazione diretta p2p certificata ad un francese. hanno le loro barriere non negoziabili. se si moltiplica la cosa per 27 paesi + un'altra bella manciata di partner stretti, a me pare evidente che un prodotto alla NextCloud non sia un grimaldello adatto, servono discussioni molto più fondamentali e player autorevoli che abbiano voglia di andare ad insozzarsi le mani molti livelli più in basso. imho, chiaramente
Slater9124 Giugno 2026, 13:38 #4
Perdonami, volevo scriverti ieri un ringraziamento per il bel commento, ma poi mi sono dimenticato d'includerlo nel messaggio. Ti ringrazio quindi doppiamente anche per la risposta.

Sono convinto da un sacco di tempo che la dottrina francese, se applicata in Europa e a livello europeo, ci farebbe molto bene. Se riuscissimo a guardare oltre agli stupidi e arbitrari confini tracciati due secoli fa che per qualche motivo ancora usiamo, riusciremmo finalmente a ingranare la marcia giusta...

Originariamente inviato da: lollo9
sono d'accordo che ci sia lavoro da fare su tanti fronti, ma credo pure che tanti ambienti non li acchiappi con la retorica. poi oh, pure quella ha diritto di cittadinanza, non è un problema. ma quando qualcosa inizia a "puzzare di retorica", metti automaticamente tanti interlocutori sulla difensiva, e bisogna fare attenzione. la sensibilità che hai in spagna/italia/germania non ce l'hai in francia/polonia. e francamente non riesco ad immaginare un modo per "fare scopa" e metter tutti "ragionevolmente d'accordo", piu o meno, attorno ad un tavolo.
per carità, generalizzo parecchio eh, è giusto dire che ci sono differenze di visione molto profonde in certi ambienti. ad es. la PEC, non esiste proprio "vendere" una comunicazione diretta p2p certificata ad un francese. hanno le loro barriere non negoziabili. se si moltiplica la cosa per 27 paesi + un'altra bella manciata di partner stretti, a me pare evidente che un prodotto alla NextCloud non sia un grimaldello adatto, servono discussioni molto più fondamentali e player autorevoli che abbiano voglia di andare ad insozzarsi le mani molti livelli più in basso. imho, chiaramente


Mi trovi d'accordo, nulla da dire se non che, secondo me, serve anche un po' di sano idealismo ogni tanto, nelle giuste dosi e nei momenti adatti. Serve sicuramente anche moltissimo pragmatismo e moltissimo "sporcarsi le mani", in particolare quando bisogna costruire qualcosa di fondamentale come lo stack tecnologico dei Paesi. Abbiamo, come europei, un sacco di lavoro davanti...
zappy24 Giugno 2026, 17:33 #5
Originariamente inviato da: lollo9
...
"con l'open source semplicemente non si hanno più fenomeni di dipendenza", no, è fattualmente falso.


al contrario: è fattualmente vero. Non ti va un fornitore, passi ad un altro usando lo stesso sw.
Se non vuoi "il fornitore", e sei capace, ti gestisci da solo le cose.
C'è una dipendenza enormemente minore al punto che non si può neanche chiamare dipendenza.

...non è che domani ti ritroveresti 260mld in cassa, nemmeno la metà della metà. le cose le paghi comunque....[/QUOTE]
primo, non devi pagare dei profitti a degli azionisti e (se sei capace) tagli i costi in modo molto significativo. Sia di licenze che di hw visto che non dipendi dalle specifiche dopate di certi fornitori.
Vuoi mettere su che hw DEVI far girare Windows 11 e MS365 rispetto a quello che può far girare un sistema diverso, basandosi su servizi cloud e sw diversi?
Su, dai, non c'è storia.

Quando qualcuno "torna indietro" è per motivi di mazzette

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