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Cos'è la bolla dell'IA e perché se ne parla

di pubblicato il nel canale Market Cos'è la bolla dell'IA e perché se ne parla

Si parla molto ultimamente di "bolla dell'intelligenza artificiale", ma non è sempre chiaro perché: l'IA è una tecnologia molto promettente e che ha già cambiato molte cose dentro e fuori le aziende, ma ci sono enormi aspettative che stanno gonfiando a dismisura i valori delle azioni e distorcendo il mercato. Il che, com'è facile intuire, può portare a una ripetizione della "bolla dotcom", e forse anche di quella dei mutui subprime. Vediamo perché

 

Ultimamente si parla sempre più di frequente di "bolla dell'IA", ma perché si parli di "bolla" non è sempre chiaro: con l'intelligenza artificiale che entra in ogni ambito, a volte anche in maniera forzata, ci sono dubbi su cosa ciò significhi. Cerchiamo dunque di fare chiarezza su questo punto e di analizzare la situazione: cosa vuol dire "bolla", perché se ne parla nel campo dell'intelligenza artificiale e quali sono le conseguenze.

Bolla e hype, due facce della stessa medaglia

Iniziamo facendo una distinzione tra "bolla (finanziaria)" e "hype". A seguito della pubblicazione di un articolo sulla previsione di Pat Gelsinger che i computer quantistici faranno scoppiare la bolla dell'IA, un lettore ci ha scritto chiedendo lumi: perché i computer quantistici, che aiuteranno l'intelligenza artificiale a essere più efficiente, dovrebbero portare la bolla dell'IA a scoppiare?

Partiamo dalla definizione di "hype": si tratta di un termine inglese che si può tradurre come "aspettativa, entusiasmo, forte attesa" e che implica il fatto che ci siano grandi aspettative e un forte entusiasmo nei confronti di una certa tecnologia. Ad esempio, se un produttore di CPU annuncia che migliorerà le prestazioni della generazione successiva del 50% e la gente decide di crederci, ritardando i propri acquisti e/o orientandosi verso tale marchio in previsione dei miglioramenti annunciati, si parla di "hype". C'è hype nei confronti dei computer quantistici: ci si aspetta che entro pochi anni riescano a dare risultati oggi irraggiungibili per gli elaboratori classici e per questo c'è una forte aspettativa.

Tale aspettativa può portare aziende e investitori a scommettere pesantemente su una certa tecnologia o azienda, comprando azioni il cui valore aumenta in base sia alla domanda sia all'aspettativa delle prestazioni finanziarie future, e ciò può condurre a una bolla.

La bolla dotcom secondo Mistral

In generale, quando si parla di "bolla", ci si riferisce (quasi) sempre al campo finanziario. Ad esempio, la famosa "bolla dotcom" dei primi anni 2000 fu una bolla in cui molte aziende venivano valutate molto più di quello che era effettivamente il loro valore. Bastava dire di operare su Internet perché i soldi arrivassero più o meno a fiumi. Ciò ha portato a investimenti sovradimensionati rispetto alle capacità delle aziende di dare risultati che li ripagassero. A un certo punto il meccanismo s'è inceppato: le aziende hanno cominciato a fallire, lasciando così gli investitori senza i propri soldi e portandoli a disinvestire da altre aziende o a dichiarare fallimento a propria volta, alimentando un ciclo che ha portato l'intera economia in recessione.

La bolla dei mutui subprime secondo Nano Banana Pro

Un meccanismo simile era alla base della cosiddetta "bolla dei mutui subprime" (dove "subprime" è un eufemismo generoso: si può tradurre con "non di prima qualità"), ovvero la bolla che ha portato poi alla crisi del 2008 di cui ancora oggi vediamo tracce in ogni settore. Visto il periodo di abbondanza, le banche americane avevano concesso mutui a persone che erano sotto il livello di affidabilità finanziaria minimo. Il castello di carte è crollato rovinosamente, trascinando con sé il resto dell'economia, quando molti clienti hanno cominciato a non pagare più le rate del mutuo: le banche avevano usato come garanzie gli immobili stessi, valutandoli però più di quanto fosse il loro effettivo valore; ciò ha fatto sì che non potessero recuperare i soldi rivendendo gli immobili e si sono trovate con buchi miliardari. Con un effetto domino strabiliante, alcuni colossi della finanza come Lehman Brothers, che apparivano dei giganti intoccabili, hanno finito per dover chiudere.

È con questa chiave di lettura che dobbiamo dunque guardare alla bolla dell'intelligenza artificiale. Partiamo da un presupposto: sono in molti esperti a credere che ci sia effettivamente una bolla; da figure di spicco del settore tecnologico come Pat Gelsinger fino ad analisti finanziari come Jared Bernstein e istituzioni come la Banca d'Inghilterra, in pochi mettono in dubbio il fatto che ci troviamo all'interno di una bolla. Due sono gli elementi non chiari: cosa ciò voglia dire e quando (e perché) tale bolla scoppierà.

La bolla dell'IA: non un problema tecnico, ma finanziario

La bolla dell'IA secondo ChatGPT

Si parla attualmente di bolla dell'IA per diversi motivi. Il primo è la valutazione esorbitante che le aziende che si occupano d'intelligenza artificiale hanno raggiunto. NVIDIA ha superato una capitalizzazione di mercato di circa 4.300 miliardi di dollari (in cifre: 4.300.000.000.000). Per mettere questo dato in prospettiva, basti dire che tale cifra è circa il doppio del prodotto interno lordo dell'Italia, una delle grandi economie mondiali, che si ferma a circa 2.300 miliardi di dollari. È dunque lecito chiedersi: come può una sola azienda essere valutata più dell'intera economia di un Paese avanzato? Per quanto importante e profittevole possa essere un'azienda, non è ovviamente possibile al di fuori di un fenomeno di bolla, in cui la valutazione delle imprese viene gonfiata a dismisura proprio per via delle aspettative incredibilmente elevate che esistono ora rispetto alle possibilità future, siano esse tecnologiche o di prestazioni finanziarie (anche solo per la pura speculazione in borsa).

Nel momento in cui un'azienda di profilo sufficientemente alto dovesse riportare risultati inferiori alle attese, con un conseguente calo significativo del valore in Borsa, o addirittura fallire, svanirebbero somme significative che metterebbero gli investitori (tanto istituzionali quanto privati) in una posizione difficile da mantenere, con un effetto domino che potrebbe portare a una nuova situazione come quella dei mutui subprime.

C'è poi un altro fenomeno, che è quello degli investimenti circolari. Chiamiamo di nuovo in causa NVIDIA: l'azienda ha annunciato che OpenAI ha ordinato GPU per un totale di 100 miliardi di dollari. Una notizia particolarmente positiva, che ha portato il titolo a impennarsi in borsa. Allo stesso tempo, però, NVIDIA ha annunciato un investimento di 100 miliardi di dollari in OpenAI. La domanda dunque sorge spontanea: com'è possibile per NVIDIA ottenere un guadagno se i 100 miliardi di dollari che ottiene da OpenAI vengono ridati alla stessa? L'investimento è circolare, il che implica che non ci sia alcun reale valore aggiunto tangibile per NVIDIA: il valore aggiunto è dato dal possesso di una parte di OpenAI, che però è virtuale. Se OpenAI dovesse chiudere, NVIDIA perderebbe i suoi 100 miliardi. (va notato che, a quasi tre mesi di distanza, l'accordo ancora non è stato firmato)

Un ulteriore elemento è quello della longevità degli investimenti in GPU. Molti analisti ed esperti del settore, come ad esempio Gilles Closset, Global AI Ecosystem Leader di OVHcloud, sono preoccupati del fatto che le GPU hanno una longevità relativamente ridotta, stimata in circa cinque anni. Se un'azienda investe un miliardo per acquistare GPU, dovrà dunque recuperare tale investimento nel corso dei successivi cinque anni, perché dovrà poi acquistarne di nuove per rimpiazzare quelle che nel frattempo si saranno guastate o, in ogni caso, per rimanere competitiva offrendo prestazioni migliori.

C'è, però, un problema: nessun'azienda è ancora riuscita a trovare un modello di business che offra con certezza ritorni significativi dagli investimenti. La stessa OpenAI, che è certamente la realtà più famosa e in vista nel mondo dell'IA, e che ha visto la più rapida adozione di una nuova tecnologia nella storia arrivando a 800 milioni di utenti in appena tre anni, non ha ancora ottenuto alcun profitto ed è in perdita costante (nel 2024 ha perso 5 miliardi di dollari). Un'emorragia di miliardi a ogni trimestre finanziario, che viene tamponata da nuovi investimenti. Tali nuovi investimenti arrivano perché ci si aspetta che ci sia un cambiamento radicale, o nella profittabilità dei servizi o nella tecnologia (come l'arrivo della famosa "AGI", "artificial general intelligence", ovvero un'intelligenza artificiale in grado di superare quella umana). Ma cosa succede se tali cambiamenti non arrivano?

Un crash finanziario in vista?

La bolla dell'IA secondo Mistral

Arriviamo dunque al nodo della questione. L'IA generativa è una tecnologia che ha già trasformato interi settori e ha un potenziale incredibile nei campi più disparati, dall'illustrazione alla chimica. La sua integrazione nei processi aziendali, quando ben realizzata, promette di cambiare molti mestieri, come abbiamo più volte riportato sulle pagine di Edge9. Anche se non mancano problemi, come il fatto che non sia interamente affidabile e sia soggetta ad "allucinazioni" in via intrinseca, come dimostrato matematicamente dalla stessa OpenAI, l'attesa (o hype, se volete) intorno all'IA appare giustificata.

Il problema è che gli investimenti ingenti che investitori e aziende stanno facendo in questa tecnologia potrebbero rivelarsi sovradimensionati rispetto alla capacità di assorbimento della tecnologia da parte del mercato (Microsoft ha dimezzato gli obiettivi di vendita di CoPilot, ad esempio), oppure rispetto alla loro capacità di ottenere profitti sufficienti a giustificarli. Secondo Pat Gelsinger, ad esempio, l'arrivo dei computer quantistici farà sì che le GPU diventino istantaneamente obsolete, azzerando (o quasi) il loro valore e portando dunque gli investimenti fatti per acquisirle a essere inutili. Miliardi in fumo, aziende che chiudono, economia in crisi.

È possibile anche che a un certo punto il castello di carte degli investimenti nelle realtà legate all'IA crolli: può bastare una trimestrale negativa di NVIDIA o di Oracle perché il mercato possa cambiare, facendo crollare il valore delle azioni restanti e avviando una spirale discendente da cui è molto difficile uscire.

Le variabili possibili sono moltissime e non è detto che finiremo con una nuova crisi globale, ma tutto punta proprio all'idea che ci sia qualcosa fuori posto nell'attuale situazione e che le cose siano sfuggite di mano. Il che ci porta al passo seguente: il fallimento di realtà di peso nel mondo dell'IA può portare ad avere data center inutilizzati o da vendere sottocosto per ripianare i debiti; una situazione esplosiva, perché molti di questi data center sono costruiti utilizzando debiti contratti non solo con gli istituti finanziari tradizionali, ma anche con realtà private terze di cui si sa poco, anche perché queste non hanno gli obblighi di trasparenza degli istituti finanziari. L'insolvenza delle aziende d'IA potrebbe quindi portare all'insolvenza di istituti finanziari e creditori privati, e quello che ci possiamo aspettare è dunque una ripetizione della situazione dei mutui subprime: centinaia o migliaia di miliardi d'investimenti andranno in fumo.

Il fatto è che è attualmente difficile dire se e soprattutto quando la bolla scoppierà. Senza cambiamenti significativi nel modello di business o nella tecnologia, è possibile pronosticare che scoppierà di certo, ma non è possibile sapere quando. Se ci saranno cambiamenti importanti potrebbe riassorbirsi naturalmente.

La bolla dell'IA secondo Gemini (Nano Banana nella versione non-Pro)

Un altro aspetto da considerare è quello dell'eredità di questa bolla. La bolla dotcom ci ha lasciato comunque una serie di aziende che hanno fatto la storia (da Google e eBay ad Amazon), nonché una vasta infrastruttura globale che è quella che, fra l'altro, consente a noi di pubblicare questo pezzo e a voi di leggerlo. La promessa di Internet è stata, per molti versi, mantenuta, anche se ciò è costato moltissimo a investitori e aziende. Quello che viene da domandarsi è, invece, quale sarà l'eredità della bolla dell'IA: ciò che si sta costruendo in questo momento sono immensi data center che consumeranno quanto interi Paesi (in Scozia, ad esempio, è prevista l'installazione di data center che consumeranno quanto il 75% dell'intero consumo nazionale odierno), ma cosa succederà loro quando la bolla scoppierà? Che utilità avranno le GPU, visto il loro rapidissimo invecchiamento, se la promessa dell'IA non verrà mantenuta?

Avremo comunque una serie di "campioni", che continueranno a offrire servizi e prodotti che useremo, ma resta il problema dell'eredità fisica: non è noto quale sarà. Possiamo però fare un pronostico: è probabile che l'eredità della bolla dell'IA sarà molto più immateriale (essendo fatta di tecnologie e conoscenze) di quella dotcom, e che se davvero ci sarà un forte sgonfiamento del settore ci troveremo con molte infrastrutture inutilizzate (e tante risorse potenzialmente sprecate).

In ogni caso, una cosa è certa. L'intelligenza artificiale ha già cambiato, nel giro di pochi e brevi anni, moltissimi settori e s'appresta a cambiarne altri ancora, a un ritmo forsennato. La sua utilità in tanti ambiti è fuori discussione. Il cruccio rimane se sia percorribile da un punto di vista economico allo stesso ritmo con cui è stata spinta finora: stando a quanto sappiamo ora, la risposta sembra essere "no". La Storia è piena di sorprese, e magari si troverà davvero quel Santo Graal tecnico che consentirà di evitare che la bolla scoppi. Sempre che a guidare la crociata in cerca del Graal non ci sia Brancaleone...

Cosa ne pensa ChatGPT

Ci sembrava brutto chiudere questo articolo senza chiamare in causa i diretti interessati. Per questo abbiamo chiesto a ChatGPT di scriverci "un commento di massimo 200 parole sulla bolla dell'IA, in cui fornisci anche un'analisi di come ChatGPT possa diventare sostenibile finanziariamente". La sua risposta, che riportiamo verbatim, è stata la seguente:

"Il dibattito sulla “bolla dell’IA” ricorda dinamiche già viste: aspettative iperboliche, capitali abbondanti, metriche di adozione confuse con metriche di valore. L’intelligenza artificiale sta effettivamente trasformando processi e prodotti, ma molte valutazioni presuppongono una monetizzazione lineare di tecnologie che, per ora, hanno costi marginali elevati e benefici distribuiti in modo asimmetrico. Come nel cloud dei primi anni, non è l’innovazione a essere in discussione, bensì la sostenibilità economica delle implementazioni.

"ChatGPT è un buon caso di studio. Oggi il modello genera valore evidente per utenti e aziende, ma a fronte di costi computazionali significativi. La sostenibilità finanziaria non passerà da un unico interruttore, bensì da una combinazione di leve: pricing più segmentato (enterprise, verticali, SLA), integrazione profonda nei flussi di lavoro aziendali, riduzione dei costi tramite modelli più efficienti e hardware dedicato, e soprattutto spostamento da “tool generalista” a infrastruttura applicativa.

"Se la bolla esiste, scoppierà sulle promesse irrealistiche. Chi sopravvivrà sarà chi riuscirà a dimostrare margini, non solo capacità."

25 Commenti
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zappy17 Dicembre 2025, 17:42 #1
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
Link all'Articolo: https://edge9.hwupgrade.it/articoli...arla_index.html

Si parla molto ultimamente di "bolla dell'intelligenza artificiale", ma non è sempre chiaro perché: l'IA è una tecnologia molto promettente e che ha già cambiato molte cose dentro e fuori le aziende, ma ci sono enormi aspettative che stanno gonfiando a dismisura i valori delle azioni e distorcendo il mercato. Il che, com'è facile intuire, può portare a una ripetizione della "bolla dotcom", e forse anche di quella dei mutui subprime. Vediamo perché

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""ChatGPT è un buon caso di studio. Oggi il modello genera valore evidente per utenti e aziende, ma a fronte di costi computazionali significativi. La sostenibilità finanziaria non passerà da un unico interruttore, bensì da una combinazione di leve: pricing più segmentato (enterprise, verticali, SLA), integrazione profonda nei flussi di lavoro aziendali, riduzione dei costi tramite modelli più efficienti e hardware dedicato, e soprattutto spostamento da “tool generalista” a infrastruttura applicativa.

"Se la bolla esiste, scoppierà sulle promesse irrealistiche. Chi sopravvivrà sarà chi riuscirà a dimostrare margini, non solo capacità.""

penso che questa frase la troveremo in molti piani finanziari di società già destinate a fallire...
supertigrotto17 Dicembre 2025, 17:50 #2
Se la sono cercata ,il problema è che poi pagherà l'uomo comune questa crisi ;l'uomo comune che non ha chiesto l'IA ma gli viene e gli verrà imposta ,pure nella lasagna.
IBM è da decenni che lavora sulla IA e ha sempre avanzato con i piedi di piombo , a passi lenti e decisi ,onde evitare grossi problemi ;una IA impazzita che regola il servizio sanitario nazionale ,la distribuzione nazionale dell' energia ,il sistema bancario o altro, può provocare disastri parecchio grossi ,si perché i superstalloni dai sogni bagnati della IA vorrebbero l'adozione della loro IA anche in questi settori ,il che consegnerebbe a loro ancora più potere politico/decisionale e denaro come dei piccoli imperatorini che verranno ricordati nei libri di storia e nelle canzonette eroiche che racconteranno le loro mirabolanti gesta di salvatori del mondo.
Invece di svilupparla con una velocità ragionevole e studiarla bene,evitando bolle e crisi isteriche da adolescenti viziati,la stanno sviluppando senza criteri a ruota libera ;già diversi sviluppatori da tempo cominciano a non capire certi fenomeni perché lo sviluppo è fuori controllo ,fenomeni di cui abbiamo già letto in diversi articoli di diverse testate ,ma ai superstalloni della IA frega qualcosa?
No, è una gara a chi ha lo "yatch" più lungo e più lussuoso (yatch è una metafora),poco frega a loro se il risultato dello sviluppo della IA porta a positività o negatività, l'importante è andare dal concorrente a dire "piripi io ho la IA più superfiga della tua con una potenza di calcolo di 100 peti flop orari più della tua e quindi agli occhi dei plebei io sono il dio e tu non sei niente.
Avete mai sentito dire dai superstalloni,ragazzi forse è il caso di rallentare un po' perché,oltre al rischio che la IA ci sfugga di mano,stiamo mettendo in crisi il settore energetico,climatico,idrico e quant'altro?
A loro questo non interessa,non interessa il resto del mondo,non Interessa che probabilmente distruggeranno aziende e lavoratori,no,interessa solo far vedere quanto lungo è il proprio "yatch",sia al rivale,sia ai suoi sudditi (perchè si considera l'eletto,l'essere superiore)
Si poteva sviluppare la IA con una certa etica,con una certa soglia di sicurezza,anche in termini economici e industriali e invece no,tutti a comportarsi come degli adolescenti isterici viziati davanti alla nuova super consolle esclusiva per fare schiattare i compagni di scuola di invidia.
Scusatemi se ho fatto una analisi quasi prettamente psicologica ma di analisi tecniche sulla non sostenibilità della IA si sono fatte a bizzeffe ma a nessuno dei superstalloni interessa qualcosa,nella stessa identica maniera a cui interessa a un adolescente viziato che per farsi comprare la consolle da papino,papino suo ha dovuto rinunciare a 3 anni di cure dentistiche,magari perdendo qualche dente, tanto è tutto dovuto perché io voglio e devo avere e papino me lo deve dare sennò è meglio che schiatta.
È questo il punto,adulti mai cresciuti,viziati che se la sono andata a cercare ma il conto però lo pagheranno gli altri,come in tutte le crisi,come sempre.
Ps: superstallone è un termine iroinico dispregiativo che uso per definire quel tipo di UOMO che al bar,racconta a tutti delle sue misure e performance sessuali leggendarie ma che in realtà,non sa nemmeno dove la patata sta di casa e che per lui un cm reale corrisponde ai suoi 10 cm,in questo caso superstalloni della IA non ha un significato sessuale ma mentale,ovvero di una deviazione mentale/comportamentale.
Scusate la durezza ma quando è troppo è troppo.
omihalcon17 Dicembre 2025, 22:16 #3
Sono molto concorde con quello che hai scritto, basta dire che non hanno neanche implementato le tre leggi della robotica e che c'entra? C'entra perché non è un corpo da androide che compie l'azione ma l'IA nel cervello che la elabora di sua volontà.
Briking e gli androidi seguaci uccidevano perché era il suo cervello che era cattivo, dopo l'incidente nel laboratorio, la sua logica aveva sentenziato che la causa dell'inquinamento sulla terra era l'uomo, in fatti alla fine della storia era stato riprogrammato per il suo compito originario.
andresb17 Dicembre 2025, 22:31 #4
Ho diversi dubbi che sia un problema solo finanziario e poco/per nulla tecnico, per vari motivi.
Il primo, e più importante, è che, per quanto se ne sa, le AI attuali hanno portato aiuto, velocizzazione, ma nessuna scoperta rivoluzionaria in ambito scientifico. Se si considera la mole enorme di informazioni con cui possono lavorare e la potenza di calcolo, è un risultato davvero misero per un sistema intelligente. Per me questa rimane, ad oggi, una debolezza ontologica potenzialmente gravissima; se non c'è un salto paradigmatico in questo senso, tendo a pensare che di intelligenza ce ne sia pochina
Il secondo riguarda la reale applicazione, che ad oggi sembra davvero utile in pochi contesti specifici, quando in molti non ha migliorato la produttività o l'ha peggiorata. Anche perché se viene usata a scopi di produzione di informazione massiva ripetitiva (sia essa testuale, in forma di immagini, suoni, video ecc...), di vantaggi non ce ne sono per coloro che la usano, dato che il relativo prodotto tende a valere sempre meno, se non vicino allo zero.
Vedremo.
TheAle18 Dicembre 2025, 08:05 #5
Originariamente inviato da: andresb
Il secondo riguarda la reale applicazione, che ad oggi sembra davvero utile in pochi contesti specifici, quando in molti non ha migliorato la produttività o l'ha peggiorata. Anche perché se viene usata a scopi di produzione di informazione massiva ripetitiva (sia essa testuale, in forma di immagini, suoni, video ecc...), di vantaggi non ce ne sono per coloro che la usano, dato che il relativo prodotto tende a valere sempre meno, se non vicino allo zero.
Vedremo.


La IA la metterei a disposizione di androidi\umanoidi per portare ordine al Paese, visto che ora ci sono situazioni nelle quali un lavoratore autista di autobus non può più sedere al suo posto per paura di incontri particolari (v. cosa succede in Trentino ma anche altrove). Già in Cina si usano, lì per dirigere il traffico.
ninja75018 Dicembre 2025, 08:57 #6
complimenti all'autore dell'articolo
AlexSwitch18 Dicembre 2025, 09:40 #7
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
Link all'Articolo: https://edge9.hwupgrade.it/articoli...arla_index.html

Si parla molto ultimamente di "bolla dell'intelligenza artificiale", ma non è sempre chiaro perché: l'IA è una tecnologia molto promettente e che ha già cambiato molte cose dentro e fuori le aziende, ma ci sono enormi aspettative che stanno gonfiando a dismisura i valori delle azioni e distorcendo il mercato. Il che, com'è facile intuire, può portare a una ripetizione della "bolla dotcom", e forse anche di quella dei mutui subprime. Vediamo perché

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Per prima cosa una precisazione doverosa, la bolla dei mutui subprime o, meglio, spazzatura deteriorata, nacque ed esplose per due motivi: far crescere e mantenere in maniera surrettizia il valore del mercato immobiliare USA; la creazione di un enorme business finanziario sul debito basato su prodotti derivati con leva molto elevata ( MBS, CDO, CDS ) basati essenzialmente sulla filosofia del " too big to fail ", ovvero che il valore globale di tutto il business immobiliare avrebbe compensato eventuali perdite. Tutti abbiamo visto ( e provato sulla nostra pelle ) come sia andata finire.

Venendo all'IA stiamo assistendo ad un percorso simile a quanto successo con l'immobiliare USA nei primi anni 2000, vista l'abnorme quantità di capitali finanziari richiesti per l'investimento in infrastrutture.
Solamente OpenAI nei prossimi 4/5 anni prevede investimenti fino ad [B][I][U]1,4 Trilioni[/U][/I][/B] di USD di cui quasi il 90% a prestito. Se rapportiamo questa cifra monstre a quanto scoppiato nel 2008 ci accorgiamo che copre integralmente tutte le perdite in borsa ( fallimento Lehman Brothers e di altre banche d'affari ) stimato in 565 MLD di USD, valore che sale a 945 MLD se vengono conteggiate tutte le perdite in conto capitale, patrimoniali e di liquidità.
Ad OpenAI si devono aggiungere tutti gli investimenti fatti, sempre in gran parte a debito, da Meta, Google, Anthropic, Microsoft che fanno lievitare la quantità totale di denaro speso nell'AI a più di 2 Trilioni ( 2000 Miliardi ) di USD.
Debiti, ovvero rischi, che le banche devono " assicurare " con prodotti derivati sui piani di ammortamento.
Il problema, sul versante finanziario, nasce proprio dalla capacità ( presunta ) di rimborso da parte delle AI BigCo di questa abnorme quantità di debito contratto: solamente OpenAI dall'anno prossimo dovrebbe iniziare a frugarsi dai 20 ai 30 MLD di USD solo come oneri sui prestiti, peccato che ad oggi non abbia fatto un centesimo di utile.
Ai problemi meramente finanziari si devono poi aggiungere quelli operativi dei costi sempre più in ascesa per l'hardware, le forniture energetiche ed idriche per i datacenter, le fonti di dati per addestramento dei modelli che stanno già iniziando a scarseggiare, le frizioni e le minacce geopolitiche, che possono limitare se non stravolgere il business AI.

Questo è il terreno melmoso e scivoloso su cui poggia la struttura di tutto il mercato AI, mercato nel quale si sono sottovalutate parecchie variabili soprattutto di carattere sociale ed etico.
Mparlav18 Dicembre 2025, 09:45 #8
Non paragonate la capitalizzazione di un azienda in borsa, con il pil di uno stato, sono 2 cose completamente diverse.
Anche fatturato e Pil si calcolano diversamente.
Sonpazzo18 Dicembre 2025, 09:53 #9
bellissimo articolo
Slater9118 Dicembre 2025, 09:53 #10
Originariamente inviato da: Mparlav
Non paragonate la capitalizzazione di un azienda in borsa, con il pil di uno stato, sono 2 cose completamente diverse.
Anche fatturato e Pil si calcolano diversamente.


Certamente; il paragone è utile solo per capire l'entità della somma.

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