Axitea, la sicurezza convergente al banco di prova tra robot e IA
di Vittorio Manti pubblicato il 12 Maggio 2026 nel canale Security
Dal pattugliamento robotico di Milanello al copilota IA nel SOC cyber: come un Global Security Provider sta integrando protezione fisica e digitale
Tenere insieme sicurezza fisica e sicurezza cyber dentro un’unica architettura operativa è il tratto distintivo che Axitea rivendica da tempo, e che Edge9 ha potuto osservare durante una giornata di approfondimento ospitata dall’azienda, dedicata alla presentazione di una soluzione di pattugliamento basata su robot mobili autonomi di terra. Global Security Provider con circa 1.000 dipendenti, una clientela di oltre 18.000 imprese e ricavi prossimi ai 100 milioni di euro a livello di Gruppo, Axitea ha aperto la mattinata con il robot e l’ha chiusa al SOC cyber, passando per le dichiarazioni dell’amministratore delegato e per la visita alla centrale operativa di sicurezza fisica. Quattro tappe che descrivono altrettanti livelli della stessa catena del valore.
Un robot di pattugliamento per i siti estesi
Il dispositivo presentato è un robot mobile autonomo di terra concepito per pattugliare aree di grandi dimensioni dove il presidio umano risulta poco efficiente o esposto a rischi, dai siti industriali ai campi fotovoltaici. La navigazione autonoma è sviluppata da InfoSolution, partner tecnologico che fornisce la piattaforma di guida sulla quale Axitea ha costruito la propria offerta. Il robot si muove combinando un LIDAR a 16 piani, che ricostruisce in 3D l’ambiente circostante e consente di evitare ostacoli non mappati, e la localizzazione satellitare GNSS, con GPS, Galileo, BeiDou e GLONASS per i contesti outdoor su grandi superfici. Una telecamera per l’odometria visuale aiuta a stimare lo spostamento quando i riferimenti laser scarseggiano. Tutto il calcolo è a bordo, su due piattaforme NVIDIA: una dedicata alla navigazione, l’altra a funzioni di più alto livello, come la rilevazione di intrusi tramite rete neurale e il dialogo con il SOC. La connettività è ridondata su 4G, 5G e Wi-Fi con doppia SIM, ma il robot è in grado di portare a termine la missione anche se la rete viene meno.

Il pattugliamento avviene per waypoint definiti su una mappa creata in fase di installazione, con la possibilità di pianificare missioni programmate o casuali. A ogni waypoint si possono associare azioni specifiche, come ruotarsi per inquadrare un cancello, scattare un fermo immagine, verificare la presenza di un estintore o di una porta chiusa. La sensoristica di base si appoggia a telecamere ottiche e termiche con visione a 360 gradi, ma la stessa base robotica può ospitare sensori ulteriori, dalla rilevazione di sostanze aerodisperse alle telecamere termiche per la prevenzione incendi. La famiglia comprende quattro modelli con capacità di carico dai 30 chili fino a 5 quintali, in modo da adattare il veicolo all’ambiente operativo. La certificazione IP66 ne consente l’uso in qualsiasi condizione meteo.
L’integrazione con la centrale operativa di Axitea consente all’operatore remoto di ricevere il fermo immagine di un’intrusione, prendere il controllo del robot via joypad, attivare luci di dissuasione e diffondere messaggi audio preregistrati. Il primo progetto pilota è il centro sportivo del Milan a Milanello, dove il robot pattuglia un perimetro che combina prato, vialetti e tratti di bosco. La scelta del progetto pilota chiarisce il posizionamento dichiarato dall’azienda: il robot non sostituisce il personale di vigilanza, ma copre intervalli in cui la presenza umana sarebbe difficile o inefficace, come le ronde notturne in aree estese o pericolose. La soluzione si appoggia anche a iVideoHub, la piattaforma di videoanalisi con intelligenza artificiale che Axitea utilizza già sui siti fissi.
L’evoluzione del Gruppo e la lettura del mercato
L’inserimento del robot nel catalogo dei servizi è uno dei segnali di una fase espansiva per Axitea. A maggio 2025 il fondo di private equity Argos è entrato nel capitale della società, e a febbraio 2026 il neonato Gruppo Axitea ha annunciato la prima operazione di consolidamento con l’acquisizione di Surveye, system integrator attivo da trent’anni sui sistemi di videosorveglianza, antintrusione, controllo accessi e rilevazione incendi. Surveye conserva il proprio amministratore delegato e la propria identità, mentre il perimetro complessivo del Gruppo raggiunge i 1.000 dipendenti, 18.500 clienti e ricavi intorno ai 100 milioni di euro. L’operazione viene descritta come il primo passo di una strategia buy-and-build orientata a rafforzare la system integration e a costruire un modello di sicurezza convergente, fisico e cyber, basato sui dati e sull’intelligenza artificiale.

Marco Bavazzano, CEO di Axitea, legge il momento con una preoccupazione concreta per il quadro macroeconomico, ma anche con una sostanziale tenuta della domanda, perché la sicurezza, ricorda, è un bisogno primario che ha mostrato di reggere anche nelle crisi precedenti, dalla pandemia in poi. Il passaggio più interessante della sua analisi riguarda la cybersecurity, dove il manager identifica un cambio di scenario non ancora metabolizzato dalle aziende italiane, ovvero la moltiplicazione delle identità non umane. La superficie di attacco, osserva, si è allargata enormemente proprio per la diffusione di queste identità. Le architetture multi-agentiche, integrandosi con sistemi informativi e applicazioni aziendali, generano nuovi punti di accesso possibili che vengono spesso trascurati. Mentre la consapevolezza sui rischi del dato passato a modelli pubblici è ormai diffusa, almeno a livello di principio, sull’aumento della superficie di attacco indotto dall’adozione veloce di agenti IA c’è secondo Bavazzano un vuoto da colmare.
L’altro fronte di attenzione è il manifatturiero italiano. Bavazzano individua quattro pilastri da cui dipende la competitività delle aziende del settore: sicurezza degli asset, performance, controllo qualità e safety del lavoratore. Su tutti questi temi, sostiene, la computer vision e l’IA possono offrire soluzioni anche personalizzate, ma la maggior parte delle imprese manifatturiere non sa ancora come coglierle in modo coerente. Industria 4.0 e 5.0 vengono lette come strumenti utili ma incompleti, perché hanno spinto la sostituzione di macchinari obsoleti senza portare fino in fondo l’integrazione dei dati di produzione con piattaforme di analisi capaci di tradursi in governance reale. Da qui l’invito a ripensare gli incentivi futuri in chiave meno burocratica e più orientata all’evoluzione digitale effettiva.
Una centrale operativa che correla allarmi e immagini
La traduzione operativa di questa visione si vede nella centrale operativa di sicurezza fisica, che gestisce oggi circa 110.000 allarmi al mese provenienti dagli impianti dei clienti. Negli ultimi due anni Axitea ha sviluppato uno strato applicativo proprietario sopra le piattaforme dei fornitori di hardware, con l’obiettivo di standardizzare il lavoro degli operatori e di alimentarlo con metriche di processo confrontabili tra clienti diversi. Il salto qualitativo riguarda la correlazione tra sensori di allarme e telecamere: anziché generare un allarme generico che spinge l’operatore a controllare l’intera batteria di telecamere su un sito, il sistema collega ciascun sensore al canale video corrispondente. Quando scatta una sirena sul lato destro di una Smart Tower, ad esempio, l’operatore vede subito solo quel canale e può lanciare la registrazione a cavallo dell’evento.

L’effetto sul ciclo di lavoro è significativo. Sui circa 110.000 allarmi mensili di sicurezza fisica, circa 20.000 vengono gestiti in automatico dalla nuova piattaforma, mentre 90.000 passano comunque sotto gli occhi degli operatori, presidiati da un team di 70 professionisti distribuiti su due sedi. La capacità di qualificare gli allarmi cambia anche la propensione all’intervento sul campo: per gli allarmi cosiddetti qualificati, dove il sistema fornisce un contesto preciso, le pattuglie vengono inviate in circa tre casi su 800. Quando l’allarme è cieco e non si riesce a capire cosa stia accadendo, la quota di interventi sale tra il 60% e il 70%. La differenza misura quanto la correlazione sensore-telecamera contribuisca a contenere l’effetto "al lupo al lupo" che storicamente affligge la videosorveglianza estesa.

Sulla centrale insistono casi come quello del Comune di Milano e di MediaWorld, parzialmente seguiti in modalità diretta. La piattaforma consente anche di attivare diffusione audio sui siti remoti, con messaggi preregistrati o luci di dissuasione, e introduce un sistema di taggature degli eventi pensato per ricavare informazioni strutturate dai falsi positivi. Una ragnatela davanti a una telecamera, ad esempio, viene taggata in modo univoco, alimentando un’indicazione di manutenzione che non dipende più dall’annotazione testuale dell’operatore. Lo stesso meccanismo aiuta a ridiscutere con i clienti le fasce orarie di attivazione degli impianti quando i dati mostrano che la realtà operativa non coincide con la configurazione iniziale.
SOC cyber, analista IA e modello locale
Il quarto tassello della giornata è il SOC cyber, che lavora in parallelo alla centrale di sicurezza fisica e gestisce circa 5.000 incidenti al mese sulle infrastrutture digitali dei clienti. Su questi numeri Axitea dichiara un tempo medio di gestione intorno ai 25 minuti, e ha concentrato negli ultimi mesi gran parte dello sforzo di sviluppo sul tema del copilota IA, un analista virtuale di primo livello che affianca gli operatori umani. La logica è quella dell’human-in-the-loop: ogni evento elaborato dall’IA viene comunque validato da un analista, e l’output del modello finisce in una dashboard dedicata che traccia copertura, precisione, livello di confidenza, frequenza dei fallback su modelli più potenti e tasso di falsi positivi confermati come tali.

Il rollout è organizzato in fasi. La fase zero, ormai conclusa, ha riguardato la scelta dei modelli e i primi test, con il bilanciamento tra costo, efficienza e precisione delle risposte. La fase uno, attuale, integra l’analista IA nei playbook di ciascuna categoria di incidente, dove il modello raccoglie i dati telemetrici, accede allo storico delle interazioni tra Axitea e il cliente, può andare in autonomia a recuperare informazioni esterne su nuovi malware o vulnerabilità, e arriva a una valutazione che viene comunque chiusa da un operatore umano. La fase due, in cantiere, prevede la chiusura automatica per la classe di falsi positivi più consolidata, una percentuale dichiarata intorno al 99% di casi noti, con un meccanismo di sovrascrittura tracciato a sua volta in dashboard.
I modelli oggi in uso sono quelli di Anthropic. La fase di planning, in cui vengono generate le query verso i sistemi di ticketing e telemetria, si appoggia a Claude. Claude Sonnet è il modello principale di analisi, mentre Claude Opus interviene come fallback nei casi in cui la confidenza non sia sufficiente. L’utilizzo avviene tramite API enterprise sotto policy di zero data retention, senza addestramento sui dati dei clienti e con residenza nei perimetri previsti dalla normativa europea sulla privacy. In parallelo Axitea sta sperimentando l’utilizzo di modelli più piccoli, quantizzati ed eseguiti localmente in azienda, con l’obiettivo di tenere i dati interamente all’interno del proprio perimetro. La base di addestramento è già consistente, con circa 60.000 incidenti gestiti ogni sei mesi, dotati di feedback degli analisti, che costituiscono un dataset utilizzabile per l’addestramento mirato di un modello base e per l’ipotesi di sviluppare agenti specializzati per singola tecnologia. In prospettiva, il management non esclude di portare a mercato modelli pre-addestrati per l’analisi degli incidenti, ma la roadmap dichiarata resta concentrata sul consolidamento interno.
Il filo che lega robot di terra, centrale operativa e SOC cyber è la stessa scelta architetturale: aggregare in una piattaforma proprietaria segnali che arrivano da fonti molto diverse, correlarli e tradurli in azione operativa, riducendo il rumore e portando in primo piano gli eventi che richiedono davvero attenzione. La convergenza tra sicurezza fisica e cyber, da slogan ricorrente nel settore, in Axitea prende la forma di una scelta industriale precisa: sviluppare in casa lo strato applicativo, anche al prezzo di un investimento prolungato in software ingegneristico. Il robot autonomo è il pezzo più visibile della giornata, ma in termini industriali pesa probabilmente meno della capacità di gestire oltre 100.000 segnalazioni al mese tra sicurezza fisica e incidenti cyber con un team relativamente contenuto, o di portare un analista IA in produzione dentro un servizio mission-critical.








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