Area Science Park

Deep Tech Revolution: così Area Science Park apre i laboratori alle startup

di pubblicato il nel canale Startup Deep Tech Revolution: così Area Science Park apre i laboratori alle startup

Siamo tornati nel parco tecnologico di Trieste per il kick-off del programma che mette a disposizione di cinque startup le infrastrutture di ricerca, dal sincrotrone Elettra ai laboratori di genomica e HPC. Roberto Pillon racconta il modello e la visione

 

Trieste, campus di Padriciano. Siamo nei corridoi di Area Science Park per il kick-off di Deep Tech Revolution, il programma con cui il primo e più grande parco tecnologico italiano ha deciso di aprire i propri laboratori a cinque startup selezionate tra quasi duecento candidature. Un milione di euro complessivo, metà in finanziamento diretto e metà in accesso a infrastrutture di ricerca che normalmente restano fuori dalla portata di una startup nelle fasi iniziali.

Del programma e dei cinque progetti vincitori abbiamo già raccontato in una news dedicata. Ma essere fisicamente qui, camminare tra i laboratori e parlare con chi questo programma lo ha costruito, aggiunge una prospettiva diversa. Roberto Pillon, responsabile dell’ufficio generazione d’impresa di Area Science Park e di fatto il responsabile di Deep Tech Revolution, ci accompagna in un percorso che parte dalla storia dell’ente e arriva fino alla visione che ha dato forma al programma.

Un ente di ricerca con il DNA del trasferimento tecnologico

Per capire Deep Tech Revolution bisogna partire da Area Science Park, e Pillon lo fa con una sintesi che dice molto sulla natura dell’ente. “Area Science Park è un ente nazionale di ricerca controllato dal MUR, nasce nel 1978 con l’obiettivo di creare quello che è stato il primo, e ancora oggi è il più grande, parco tecnologico italiano, un luogo dove lavorare sulla ricerca con una logica di supporto ai processi di innovazione, trasferimento tecnologico e creazione di nuove imprese innovative”.

Quasi cinquant’anni di attività, dunque, con una missione che fin dall’origine non si è limitata alla ricerca pura ma ha incluso esplicitamente il ponte verso il mercato. È un dettaglio rilevante, perché definisce il perimetro culturale dentro cui nasce Deep Tech Revolution: non un’iniziativa estemporanea, ma l’evoluzione naturale di un mandato che l’ente porta avanti da decenni.

Elettra 2.0: il sincrotrone si rinnova

L’intervista avviene proprio negli spazi del sincrotrone Elettra, che in questo periodo è in piena fase di rinnovamento, un dettaglio che aggiunge concretezza al racconto. “Questa è la luce nazionale, nasce nel 1991 come primo sincrotrone in Italia”, spiega Pillon. “In questa fase tutte le linee di luce verranno sostituite e rinnovate, e dal prossimo anno avremo l’avvio di Elettra 2.0, la rinnovata luce di sincrotrone nazionale”.

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Non è un aggiornamento cosmetico. Un sincrotrone è un’infrastruttura di ricerca che produce fasci di luce ad altissima intensità, utilizzati per studiare la struttura della materia a livello atomico e molecolare, con applicazioni che vanno dalla scienza dei materiali alla biologia strutturale, dalla farmaceutica alla microelettronica. Avere un sincrotrone di nuova generazione significa disporre di uno strumento più potente e versatile, in grado di attrarre ricercatori e progetti da tutto il mondo, ma anche, ed è il punto che interessa Pillon, di offrire capacità analitiche avanzate alle imprese che lavorano su tecnologie di frontiera.

Laboratori aperti: competenze che non si trovano sotto casa

Camminando tra i laboratori di Area Science Park si percepisce qualcosa che va oltre la dotazione strumentale. I ricercatori con cui ci confrontiamo non hanno l’atteggiamento di chi lavora chiuso nel proprio ambito: si avverte un’abitudine consolidata al dialogo con il mondo esterno, una predisposizione al confronto con realtà imprenditoriali che hanno esigenze e tempi diversi da quelli accademici.

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Per Pillon questo è il cuore del modello. “Il ruolo del trasferimento tecnologico è riuscire a prendere tutte le potenzialità che sono nelle competenze, nelle infrastrutture e nei laboratori e metterle a disposizione del mondo delle imprese. Questo prevede anche la capacità di avere un dialogo con i soggetti privati, che hanno una mentalità diversa”.

Ed è qui che emerge l’elemento distintivo di Deep Tech Revolution rispetto ai molti programmi di supporto alle startup che esistono in Italia. “Le startup che partecipano possono trovare nei laboratori di Area Science Park e di Elettra competenze molto avanzate, di difficile reperibilità, che non si trovano sotto casa, e che possono essere veramente utili per lavorare insieme nell’R&D e fare quel salto tecnologico importante per avvicinarsi al mercato”.

Il punto merita attenzione. Molti programmi di accelerazione offrono mentoring, spazi di coworking e connessioni con investitori, tutti elementi utili ma replicabili. Quello che un ente come Area Science Park può mettere sul tavolo è diverso per natura: strumentazione scientifica, competenze di laboratorio e capacità analitiche che una startup nelle fasi iniziali non potrebbe permettersi né trovare altrove. È un asset strutturale, non un servizio di contorno.

Il percorso: un anno di lavoro, dai laboratori agli ecosistemi internazionali

Il programma ha richiesto mesi di preparazione. La call, lanciata l’anno scorso e aperta a startup da tutta Italia, ha raccolto quasi duecento candidature, un numero che ha sorpreso gli stessi organizzatori e che racconta quanto sia diffusa la domanda di supporto nel deep tech italiano. Una commissione internazionale, presieduta dal responsabile sviluppo progetti del CERN, ha completato la selezione a fine anno, e ora le cinque startup vincitrici hanno davanti dodici mesi di lavoro.

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Il kick-off, la giornata a cui assistiamo, è anche il momento in cui le startup incontrano fisicamente i referenti dei laboratori con cui lavoreranno. “Siamo in sede presso i nostri laboratori perché è stato anche il momento in cui le startup insieme ai referenti dei vari laboratori hanno iniziato a lavorare, a conoscersi e a mettere le basi del lavoro tecnico che faranno insieme”, spiega Pillon.

Ma il programma non si esaurisce nel lavoro di laboratorio. Pillon descrive un accompagnamento a 360 gradi che include la crescita imprenditoriale. “Accompagneremo le startup nel corretto svolgimento del progetto ma anche nello sviluppo imprenditoriale, attraverso bootcamp formativi su tematiche come il modello di business, la proprietà intellettuale, l’internazionalizzazione. Sono previsti anche momenti di study visit internazionali in cui le accompagneremo a visitare ecosistemi tra i più rilevanti a livello globale”.

Il riferimento all’internazionalizzazione non è casuale. Le startup deep tech, per definizione, nascono con un’ambizione globale: le tecnologie su cui lavorano, dagli ultrasuoni focalizzati per la chirurgia ai supercondensatori strutturali per i veicoli elettrici, non hanno un mercato domestico sufficiente a giustificare gli investimenti necessari. Area Science Park, con Deep Tech Revolution, ha creato un programma originale e per certi versi unico. Le competenze scientifiche del parco tecnologico di Trieste e i laboratori a cui avranno accesso le 5 startup vincitrici non sono replicabili e questo, unito alla rete di relazioni internazionali, darà una concreta possibilità di sviluppare le attività delle startup, anche a livello internazionale. Un esempio virtuoso di come il pubblico può dare un contributo concreto allo sviluppo dell’imprenditoria italiana.

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