Nokia Innovation Day 2025: l’Europa ha bisogno di campioni nelle telecomunicazioni
di Vittorio Manti pubblicato il 18 Settembre 2025 nel canale TLC e Mobile
Dal richiamo di Enrico Letta alla necessità di completare il mercato unico entro il 2028 alla visione di Nokia sul ruolo dell’IA e delle reti intelligenti, il Nokia Innovation Day 2025 ha intrecciato geopolitica e tecnologia, mostrando a Vimercate come la ricerca italiana contribuisca alle sfide globali delle telecomunicazioni
Dal Nokia Innovation Day arriva un messaggio chiaro: senza un’accelerazione verso il completamento del mercato unico e la nascita di veri campioni europei, il settore delle telecomunicazioni rischia di restare troppo frammentato per competere a livello globale. L’ha sottolineato con forza l’ex premier Enrico Letta, ricordando che oggi in Cina un operatore conta in media 400 milioni di utenti, negli Stati Uniti circa 100 milioni, mentre in Europa non si superano i 5 milioni. Una sproporzione che fotografa l’urgenza di scelte politiche e industriali decisive.
L’urgenza del mercato unico e il ruolo delle reti
Nel suo intervento, Letta ha rilanciato i contenuti del suo rapporto sul completamento del mercato unico, recentemente ripresi dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con una scadenza precisa: il 2028. Telecomunicazioni, energia e servizi finanziari sono i tre settori prioritari per colmare un ritardo che pesa sulla competitività del continente. “Se perdiamo questa occasione – ha avvertito – non ci sarà un’altra finestra utile tra dieci anni: la distanza con Stati Uniti e Cina diventerebbe incolmabile”.

La forza del suo messaggio sta proprio nella chiarezza dei numeri. Oggi il mercato europeo è frammentato in ventisette operatori nazionali, ognuno dei quali deve confrontarsi con vincoli regolatori e concorrenza interna che ne limitano la crescita. È una condizione che impedisce di costruire economie di scala e di sostenere gli enormi investimenti necessari per lo sviluppo delle nuove reti, dal 5G al futuro 6G. Da qui l’urgenza di un’integrazione che non è più solo un’opzione auspicabile, ma una necessità per la sopravvivenza industriale.
Il quadro tracciato da Letta ha trovato un naturale proseguimento nelle parole di Stefano Grieco, Amministratore Delegato di Nokia Italia, che ha richiamato il ruolo cruciale delle reti intelligenti come fattore abilitante per la crescita. Grieco ha sottolineato come le infrastrutture non possano più essere pensate come semplici canali di transito, ma debbano diventare piattaforme programmabili, sicure e sostenibili. L’integrazione dell’intelligenza artificiale, in questo scenario, rappresenta la leva decisiva per automatizzare i processi, ridurre i costi e aumentare la resilienza. “Non parliamo di futuro remoto – ha spiegato – ma di una trasformazione già in corso, che definisce la competitività delle imprese e dei Paesi”.
La rete, insomma, è il motore invisibile che consente all’economia digitale di funzionare, e l’IA ne rappresenta il nuovo acceleratore. Un binomio che conferma come il settore delle telecomunicazioni debba essere considerato non solo una commodity, ma un asset strategico per l’Europa.

Geopolitica, collaborazione e autonomia strategica
Il tema della sovranità tecnologica è stato ripreso dall’ambasciatore finlandese in Italia, Matti Lassila, che ha offerto un’analisi lucida del contesto internazionale. La fine della stabilità garantita dalla Pax Americana, i conflitti in Ucraina e Medio Oriente, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina: tutto concorre a ridisegnare un mondo sempre più frammentato e multipolare. In questo scenario, la tecnologia non è solo un fattore economico, ma diventa strumento di potere geopolitico. “Chi guida lo sviluppo tecnologico guida anche il futuro geopolitico” ha ricordato Lassila, sottolineando come la collaborazione europea sia l’unica risposta possibile per garantire autonomia e sicurezza.
L’ambasciatore ha citato esempi concreti: i continui tentativi di cyberattacco ai confini della Finlandia, le interferenze GPS e i rischi legati alla vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine. Elementi che mostrano quanto le telecomunicazioni siano diventate parte integrante della sicurezza nazionale e continentale. Non si tratta quindi solo di innovazione tecnologica, ma di difesa di interessi strategici, senza i quali non è possibile immaginare un futuro stabile.
La stessa prospettiva è emersa nella tavola rotonda moderata da Alfonso Fuggetta, che ha visto confrontarsi esponenti del mondo accademico, delle associazioni e dell’industria. Antonio Capone, del Politecnico di Milano e della Fondazione Restart, ha insistito sulla difficoltà a trasformare la ricerca in valore economico, sottolineando la necessità di una vera “platformization” delle telecomunicazioni, capace di creare ecosistemi aperti come è avvenuto nel cloud. Paolo Boccardelli, rettore della Luiss, ha posto l’accento sulla centralità del capitale umano, evidenziando come l’attrazione e la formazione dei talenti siano il vero fattore critico per sostenere la transizione digitale.
Dal lato delle imprese, Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, ha ricordato la crescita del mercato digitale italiano, che nel 2024 ha superato gli 81 miliardi di euro con un incremento del 3,7%, ma ha anche denunciato la mancanza di un impegno strutturale in ricerca e sviluppo e nella proiezione internazionale. Stefano Venturi, special advisor di Assolombarda, ha invece sintetizzato i tre pilastri della competitività: infrastrutture di rete e calcolo allo stato dell’arte, capitale umano qualificato e una governance dei dati capace di garantire sicurezza e affidabilità.
A tirare le fila del confronto è stato John Harrington, SVP & Head of NI Europe, MEA & APAC di Nokia. La sua conclusione è stata netta: l’Europa non può limitarsi a fare da puro veicolo di traffico per gli hyperscaler americani. Per restare rilevante deve accelerare su regolamentazione, standardizzazione e capacità di esecuzione, trasformando le telco in vere “techco”.
Il filo conduttore emerso dalla discussione è chiaro: l’Europa ha bisogno di infrastrutture avanzate, regole certe e campioni industriali capaci di operare su scala continentale. Solo così sarà possibile recuperare il terreno perduto e garantire autonomia strategica in un mondo sempre più competitivo.
Dai panel ai laboratori: l’eccellenza tecnologica di Nokia Italia
Se gli interventi istituzionali hanno mostrato la necessità di una visione strategica europea, la visita ai laboratori di Vimercate ha reso evidente la forza dell’innovazione sviluppata in Italia. Qui si concentrano tre aree di ricerca che rappresentano un vero fiore all’occhiello a livello globale: i moduli ottici coerenti, i ponti radio e la fotonica integrata.
I moduli ottici coerenti sono il cuore invisibile delle telecomunicazioni moderne. Grazie a queste tecnologie è possibile trasmettere fino a 800 Gbps per canale e garantire collegamenti sottomarini di oltre 12.000 chilometri, raddoppiando la capacità delle infrastrutture esistenti senza doverle sostituire. È qui che passa la continuità dei nostri messaggi su WhatsApp, delle videochiamate o dello streaming: funzioni quotidiane che si appoggiano su componenti sviluppati anche in Italia.

Accanto a loro, i ponti radio continuano a dimostrarsi insostituibili. Spesso invisibili agli utenti finali, collegano più della metà delle base station nel mondo e garantiscono connettività in aree rurali, desertiche o insulari dove la fibra non arriva. La loro versatilità ed economicità li rendono una soluzione essenziale per portare internet ovunque, con un ruolo che resterà cruciale anche nell’era del 5G e del futuro 6G.
Ancora più sorprendente è la storia del laboratorio di fotonica integrata, nato da zero appena due anni fa e già riconosciuto come centro di eccellenza internazionale. Qui un team di giovani ricercatori provenienti da università come Columbia, ETH e Politecnico di Milano progetta chip capaci di processare segnali ottici su scala nanometrica, sfruttando la luce come veicolo per l’informazione. Si tratta di tecnologie che riducono consumi e aumentano la capacità trasmissiva, portando in Italia competenze uniche e strategiche per l’intero gruppo Nokia.
Questi tre esempi mostrano come Vimercate non sia solo una sede locale, ma un asset strategico per Nokia a livello globale. L’Italia, spesso vista come semplice mercato di destinazione, si conferma così un polo di innovazione capace di contribuire alle tecnologie che definiscono il futuro delle telecomunicazioni.
Il Nokia Innovation Day 2025 ha messo in luce due facce della stessa sfida. Da un lato, la pressione geopolitica e industriale che impone all’Europa di accelerare sull’integrazione, costruendo un mercato unico e campioni continentali capaci di competere con Stati Uniti e Cina. Dall’altro, l’eccellenza concreta della ricerca e sviluppo di Nokia Italia, che a Vimercate sviluppa tecnologie di frontiera nei moduli ottici, nei ponti radio e nella fotonica integrata.
Innovazione e autonomia strategica non sono più concetti astratti, ma condizioni indispensabili per assicurare al continente un futuro competitivo, sicuro e sostenibile. Se l’Europa saprà raccogliere la sfida, anche grazie a realtà come quella di Nokia Italia, sarà in grado non solo di difendere la propria sovranità tecnologica, ma di tornare protagonista nel disegnare le reti del futuro.








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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSi tante belle parole con tanto di intro di Letta, ma ... d'accordo sulla sovranità tecnologica, ma fino ad un certo punto. In tempi non sospetti Nokia ed Ericosson persero decine di appalti tra gli operatori per via dei costi spropositati rispetto alla concorrenza (Huawei)
Sicuramente lo stato cinese ci avrà messo lo zampino con un dumping per la conquista all'estero, però se SOVRANITà significa OLIGOPOLIO, allora anche no!
Altrimenti facciamo come il 5% del PIL per il riarmo... per poi essere costretti ad acquistare tank tedeschi da 290 milioni di euro.. CADAUNO...
insomma, parliamone
IMHO
Grazie al gaz. O si creano colossi o si frammenta, non si può avere entrambe le cose.
Grazie al gaz. O si creano colossi o si frammenta, non si può avere entrambe le cose.
Ci vuole una o pochi colossi che siano controllati e SOVVENZIONATI da vari stati europei.
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