6G, da rete che trasporta dati a rete intelligente: Qualcomm accelera al MWC 2026
di Vittorio Manti pubblicato il 03 Marzo 2026 nel canale TLC e Mobile
Al MWC Qualcomm annuncia una coalizione industriale per lanciare il 6G entro il 2029 e introduce agenti IA per la gestione autonoma della RAN. Ericsson, presente sul palco, conferma la direzione: le reti del futuro saranno IA-native fin dalla progettazione
Il 6G è ancora un cantiere aperto negli organismi di standardizzazione, ma la corsa al posizionamento industriale è già iniziata. Edge9 è al MWC 2026 di Barcellona con Qualcomm, che coglie l'occasione per fissare una data: commercializzazione del 6G a partire dal 2029, con dispositivi pre-commerciali già nel 2028. Non è un annuncio isolato ma il risultato di una nuova coalizione strategica che coinvolge operatori, vendor di infrastruttura e aziende di diversi settori industriali, dall'automotive all'IoT, il cui obiettivo dichiarato è definire una roadmap condivisa per accelerare il percorso dalla ricerca al mercato. Sul palco, accanto ai dirigenti Qualcomm, è salita anche Ericsson, a segnalare che la partita del 6G si gioca anzitutto sull'asse tra chi progetta i chip e chi costruisce le infrastrutture di rete.
"Il 6G è più del prossimo passo nell’evoluzione wireless. È la base per un futuro IA-nativo che distribuisce l’intelligenza tra dispositivi, edge e cloud, e trasforma i fornitori di rete in imprese guidate dall’IA", ha dichiarato Cristiano Amon, CEO di Qualcomm. La dichiarazione inquadra il 6G non come semplice evoluzione della connettività ma come piattaforma abilitante per nuovi modelli di business delle telco, un tema che attraversa l'intero annuncio e che si inserisce nella visione Hybrid AI dell'azienda: un'architettura in cui il training dei modelli avviene nel cloud e l'inferenza si sposta progressivamente verso i dispositivi all'edge, con la rete che deve evolvere per tenere insieme i due mondi.
Edge9 ha approfondito i temi principali proposti da Qualcomm al MWC in un'intervista a Enrico Salvatori, SVP e presidente di Qualcomm Europe.
Connettività, sensing e compute distribuito
Qualcomm descrive il 6G come un sistema IA-nativo costruito su tre pilastri. Il primo è la connettività: più capacità, copertura migliore e un’efficienza nell’uso dello spettro radio che l’azienda stima superiore del 50% rispetto al 5G, con conseguente riduzione dei costi operativi per gli operatori. Il secondo è il wide-area sensing, una capacità completamente nuova: le reti 6G potranno mappare l’ambiente tridimensionale circostante sfruttando le radiofrequenze, abilitando servizi come l’identificazione di droni, il tracciamento di veicoli e il rilevamento di intrusioni. Il terzo è il compute distribuito, con i siti cellulari che si trasformano in nodi di edge computing, permettendo agli operatori di offrire servizi di IA e calcolo come servizio.
A confermare che questa visione non è solo di Qualcomm è intervenuta sul palco Marie Hogan, responsabile delle operazioni 6G di Ericsson, che ha sintetizzato il salto generazionale con una formula efficace: con il 5G abbiamo reti che trasportano intelligenza, con il 6G avremo reti che sono intelligenti. Una distinzione che non è solo retorica: significa che l'IA sarà integrata in ogni livello dell’architettura di rete, dallo strato fisico fino all’orchestrazione dei servizi, fin dalla fase di progettazione. In termini concreti, ha spiegato Hogan, non basta aggiungere capacità di calcolo alle reti esistenti: serve ripensare l’infrastruttura per supportare dispositivi intelligenti, veicoli connessi, centinaia di milioni di edifici e imprese, e miliardi di sensori.
Il punto di partenza è un ecosistema 5G ormai maturo, con 2,9 miliardi di sottoscrizioni globali, circa 370 reti attive e una novantina in configurazione standalone o 5G advanced. Ma il vero driver del cambiamento, secondo Ericsson, è lo spostamento del traffico verso l'uplink, una conseguenza diretta della diffusione dell'IA distribuita: i dispositivi non si limitano più a ricevere contenuti, ma generano e trasmettono dati in continuazione verso il cloud e verso altri dispositivi. Le stime di Ericsson indicano un incremento di tre volte del traffico uplink entro il 2031, e un ulteriore fattore tre entro il 2036. Le reti attuali, ottimizzate storicamente per il downlink fin dai tempi del 2G, non sono progettate per reggere questo scenario. È un cambiamento strutturale che giustifica, nella visione di Ericsson, la necessità di un’architettura di rete radicalmente diversa.
A questo si aggiunge la domanda dal lato utente. Secondo una ricerca dell'Ericsson ConsumerLab condotta su 43.000 persone in 27 mercati, il 40% degli intervistati si aspetta di utilizzare servizi di IA agentica quotidianamente entro il 2030, un consumatore su quattro prevede un utilizzo multi-device con interazione trasparente tra smartphone, wearable e assistenti domestici, e quasi la metà si aspetta di poter usare l'IA fuori casa. Dato particolarmente significativo per i fornitori di infrastruttura, perché implica reti ad ampia copertura capaci di garantire bassa latenza, connettività intelligente e capacità di uplink adeguata anche in mobilità. Non è più solo una questione di banda, ma di qualità del servizio percepita dall’utente finale.
La transizione dal 5G al 6G, secondo Qualcomm, terrà conto delle lezioni apprese nella generazione precedente. Il passaggio in due fasi dal 5G NSA al 5G SA si è rivelato subottimale per molti operatori. Con il 6G, la transizione sarà diretta, con modifiche hardware minimali e un'enfasi sugli aggiornamenti software, un percorso che sul fronte dei dispositivi passa già dal modem X105 con supporto Release 19 5G, presentato al MWC come piattaforma di riferimento per il ponte verso il 6G. L'interesse iniziale si concentra su Stati Uniti e Cina, con l'India come mercato emergente.
Agenti IA per la gestione autonoma delle reti
Se il 6G è la destinazione, la DragonWing RAN Automation Suite è ciò che Qualcomm propone agli operatori per il percorso. Non a caso Enrico Salvatori ha presentato nel suo keynote al MWC i due annunci come parte di un’unica strategia: la visione Hybrid AI dell'azienda richiede non solo dispositivi intelligenti all'edge e modelli nel cloud, ma anche un’infrastruttura di rete capace di evolvere in parallelo. La novità presentata al MWC è l'introduzione di un servizio di gestione agentica della RAN: agenti IA che lavorano in modo coordinato per monitorare le condizioni di rete, analizzare problemi, generare piani d’azione e, in ultima istanza, eseguire modifiche alla configurazione in modo autonomo, in un loop chiuso senza intervento umano.
La distinzione che Qualcomm traccia è tra automazione e autonomia. L'automazione tradizionale, adottata dagli operatori da quasi vent’anni, esegue compiti predefiniti ma lascia agli ingegneri umani tutto il lavoro a monte: analisi, correlazione dei dati, decisioni strategiche. La gestione autonoma sposta l'intelligenza a monte del processo, e questo è ciò che può generare risparmi operativi significativi. Qualcomm stima che al livello più avanzato di autonomia si possa arrivare a una riduzione rilevante degli opex, nell'ordine del 40%, un obiettivo ambizioso che richiederà non solo evoluzione tecnologica ma anche trasformazione organizzativa degli operatori stessi.
La suite opera già in produzione presso operatori Tier-1 a livello globale, gestendo configurazioni di rete su oltre un milione di celle radio, ed è offerta in modello SaaS. È progettata per essere vendor-neutral, compatibile con infrastrutture RAN tradizionali, virtualizzate e Open RAN. Un aspetto rilevante per gli operatori che non possono permettersi di sostituire l'infrastruttura esistente ma vogliono iniziare a costruire le competenze e le fondamenta operative che il 6G richiederà. Chi ritarda nell'adozione di framework di rete autonoma, avverte Qualcomm, rischia di accumulare un ritardo non solo nell'efficienza operativa di oggi ma nella competitività del 6G di domani.








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