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Data repatriation: cos'è e come Synology aiuta le aziende nel percorso di rimpatrio dei dati
di Redazione pubblicata il 29 Settembre 2026, alle 17:41 nel canale data
Il fenomeno del "rimpatrio dei dati", o "data repatriation", vede un ritorno a infrastrutture IT di proprietà delle aziende: un modo per aumentare il controllo e ridurre i costi. I NAS e le appliance di backup di Synology sono alleati fondamentali
A vent'anni dalla nascita del cloud, il modello sta cambiando ancora una volta. Se, negli anni passati, c'è stata una corsa da parte delle aziende verso il cloud, oggi la situazione è mutata e il cloud pubblico non è più necessariamente la destinazione di ogni trasformazione dell'IT aziendale. Sempre più aziende stanno infatti rivedendo il modello con quello che viene chiamato "data repatriation", ovvero il "rimpatrio dei dati", e adottando dunque un approccio ibrido in cui i dati vengono riportati nei sistemi aziendali. Synology si posiziona come un partner fondamentale all'interno di una strategia che mette al centro un maggiore controllo dei dati su un'infrastruttura di proprietà.
Il fenomeno del data repatriation e le nuove strategie per il cloud: cosa dicono i dati

Sono oramai diversi anni che si parla di "data repatriation" e di ritorno delle aziende verso infrastrutture proprie. La conseguenza più intuitiva di tale fenomeno potrebbe sembrare un abbandono del cloud, ma non è così: lo studio Capacity Trends and Cloud Survey 2024: Cloud repatriation is overstated dell'Uptime Institute, per quanto risalente a oltre un anno fa, dice esplicitamente già dal titolo che il rimpatrio dal cloud è sovrastimato e che le aziende non abbandonano il cloud, ma tendono ad avere un approccio ibrido. L'aumento dei costi del cloud pubblico è il principale incentivo a rivedere l'approccio "cloud first" (e, a maggior ragione, quello in cui si usa solo il cloud pubblico).
Tuttavia, c'è comunque da notare che il fenomeno esiste ed è rilevante, per più ragioni. A darne conferma è il 2026 State of the Cloud Report di Flexera, che afferma che nell'ultimo anno c'è stato un aumento di due punti percentuali nelle applicazioni che le aziende hanno riportato in infrastrutture proprie; il rapporto dice che ciò "potrebbe indicare che organizzazioni stanno cercando di sfruttare i propri ambienti cloud ibridi inserendo le applicazioni dove ha più senso eseguirle." Parliamo comunque di una quota di mercato minoritaria: il 23% del totale.
Le ragioni che spingono le aziende a riportare i dati sulle proprie infrastrutture sono più interessanti da analizzare. Sicuramente i costi sono in cima alla lista, ma non mancano preoccupazioni legate alla sovranità e alla geopolitica. È il Kyndryl Readiness Report 2025 che punta l'attenzione su questi due aspetti: secondo l'azienda di consulenza, il 65% delle organizzazioni intervistate ha modificato la propria strategia cloud in funzione del mutato contesto geopolitico, e il 41% ha affermato di aver investito nel rimpatrio dei dati.
Una ricerca del 2025 commissionata da Node4 su un campione di 601 dirigenti di aziende di medie dimensioni nel Regno Unito svela come il 97% del campione prevedesse di spostare applicazioni e dati al di fuori del cloud pubblico nell'anno seguente, di cui il 49% parlava di "alcune applicazioni" e il 43% di "un numero significativo"; tra le motivazioni addotte, la principale è la sovranità sui dati (30%), seguita dalla gestione del rischio (29%) e dalle limitazioni tecniche (27%).
Non manca poi l'incentivo derivante dal quadro normativo: GDPR, NORA ed EU Data Act stanno facendo riflettere le aziende su dove applicazioni e dati debbano risiedere, così come il CLOUD Act statunitense che minaccia di far raggiungere al governo degli Stati Uniti i dati di qualunque azienda e di qualunque utente, anche al di fuori degli USA.
Riportare i dati sotto il proprio controllo

Quello che emerge dalle ricerche, dunque, è che le aziende cercano di mantenere il controllo sulle proprie applicazioni e sui propri dati, nonché sui propri costi. Usare il cloud significa fare i conti con costi costanti e in aumento, mentre l'uso di una propria infrastruttura richiede un investimento iniziale più elevato ma promette un costo di esercizio più contenuto e prevedibile. Dato che l'infrastruttura è propria, poi, c'è il pieno controllo su di essa e su dati e applicazioni che contiene.
In questo contesto, dunque, è importante scegliere con cura la piattaforma dove vengono archiviati i dati, poiché da essa dipende la loro protezione. I sistemi Synology DiskStation e RackStation coniugano la facilità d'uso con un alto livello di protezione dei dati. Consentono di realizzare infrastrutture di archiviazione locali, con gestione di storage, condivisione dei file, autorizzazioni, sicurezza e protezione dei dati attraverso il sistema operativo DiskStation Manager (DSM), che permette di mantenere una parte dell'infrastruttura sotto il proprio controllo senza rinunciare alla possibilità di espansione e d'impiego di servizi esterni.
La protezione dei dati rappresenta un altro elemento centrale. La suite Active Backup permette di centralizzare il backup di server fisici, macchine virtuali e ambienti SaaS. Active Backup for Business copre server, VMware vSphere, Microsoft Hyper-V, PC e file server, mentre Active Backup for Microsoft 365 e Active Backup for Google Workspace consentono di mantenere copie locali indipendenti dei dati conservati nei servizi SaaS. Hyper Backup permette invece di proteggere i dati presenti sui sistemi Synology sia localmente sia verso destinazioni cloud.
Per chi vuole mantenere una componente cloud, Synology propone anche un approccio ibrido. Hybrid Share combina infrastruttura locale e archiviazione cloud, mentre Synology C2 offre servizi come C2 Storage e C2 Object Storage compatibile con S3. In questo modo è possibile utilizzare il cloud in maniera selettiva per attività come backup, disaster recovery, collaborazione o capacità aggiuntiva, mantenendo invece localmente i dati considerati più critici.
Un esempio reale: l'ospedale Saint Nikolaus di Eupen, in Belgio
Un esempio concreto arriva dall'ospedale Saint Nikolaus di Eupen, in Belgio. La struttura, che gestisce circa 160 macchine virtuali e 800 utenti, utilizzava Veeam con replica verso lo storage cloud Wasabi. Con la crescita dell'archivio di cartelle cliniche e l'avvicinarsi del rinnovo delle licenze, l'ospedale ha scelto di rivedere la propria infrastruttura di backup, puntando su una soluzione completamente locale per rispondere ai requisiti del GDPR e ridurre la dipendenza da fornitori esterni.
L'ospedale Saint Nikolaus ha adottato un'appliance Synology ActiveProtect DP7400 come piattaforma principale per backup e ripristino, affiancata da un sistema HD6500 per l'archiviazione a più livelli. La configurazione permette di gestire centinaia di terabyte, con possibilità di scalare fino ai petabyte, mentre ActiveProtect Manager centralizza piani di protezione, criteri di immutabilità, ripristino e disaster recovery. L'ospedale mantiene inoltre una replica dell'infrastruttura presso l'ospedale Saint Vith, in un secondo sito isolato in Belgio.
Un complemento al cloud, non un rimpiazzo
Il cloud continua e continuerà a rappresentare una componente importante dell'infrastruttura IT delle aziende. Tuttavia, l'epoca in cui sembrava fondamentale portare tutte le applicazioni e tutti i dati in cloud sembra essere definitivamente chiusa e prevale, invece, un approccio più razionale ed equilibrato: dati e applicazioni devono andare dove è più conveniente o dove è necessario, in base a un principio di scelta basata su costi, necessità di controllo e rispetto delle normative.
Usare dispositivi come i NAS di Synology può essere un valido aiuto nella definizione di una strategia di cloud repatriation, viste le numerose applicazioni e integrazioni offerti da DSM. Proprio queste sono il principale punto di forza del produttore taiwanese, dato che offrono una quantità impressionante di funzionalità e d'integrazioni pur essendo completamente gratuite.
Alcune applicazioni e alcuni dati continueranno, dunque, a rimanere nel cloud. Altri, però, hanno bisogno di rimanere sotto il controllo diretto delle organizzazioni ed è in questi casi che i NAS continuano a essere un metodo affidabile e sicuro per custodirli.








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