Verso la morte degli hard disk? No, si va verso la morte dell'archiviazione solo su flash, secondo VDURA
di Riccardo Robecchi pubblicata il 08 Maggio 2026, alle 09:01 nel canale data
Per anni si è pronosticata la morte degli hard disk come supporto d'archiviazione all'interno dei data center. Una previsione che appare oggi infondata, come fa notare il CEO di VDURA, Ken Claffey
Si potrebbe citare Mark Twain per parlare del mercato degli hard disk tradizionali: "le notizie della mia morte sono molto esagerate." Anzi: secondo il CEO di VDURA, Ken Claffey, siamo all'opposto, ovvero alla fine dei server di storage che sfruttano solo SSD. Quella che pareva un'evoluzione quasi scontata deve fare i conti con la crisi delle memorie a stato solido, che include anche le memorie NAND usate negli SSD.
Siamo alla fine dei server "all-flash"?

Noi citiamo Mark Twain, ma Claffey ha scelto invece di citare la famosa favola dei vestiti nuovi dell'imperatore in un articolo pubblicato sul blog dell'azienda. Claffey punta i riflettori su una lettera aperta pubblicata da Charles Giancarlo, CEO della recentemente rinominata Everpure, in cui Giancarlo spiega perché l'azienda sta aumentando i prezzi dei suoi prodotti; Claffey fa notare che "[Giancarlo] chiama questo il terzo sconvolgimento da 'una volta ogni dieci anni' nella catena di fornitura nel giro dei cinque anni passati".
Claffey continua affermando che i proclami di Everpure, VAST e di altre realtà sulla convenienza di costruire sistemi di archiviazione dei dati basati solo ed esclusivamente sulla memoria flash non sono mai stati veri. E aggiunge: "questa non è una critica alle memorie flash. Sono il supporto adatto per i dati 'caldi', per ottenere prestazioni, per i metadati, per i checkpoint, e lo saranno sempre. Questa è una critica a una proposta architetturale che scommette il tuo intero parco dati contro un bene che non sarebbe mai potuto rimanere economico e che la gente che faceva la proposta non ha mai controllato."
E proprio questo aspetto ha portato il prezzo degli SSD a essere ora oltre 20 volte quello degli hard disk tradizionali per terabyte di capacità e, di conseguenza, i sistemi che ne fanno uso ad aumentare vertiginosamente di prezzo. Il problema, afferma Claffey, è che spesso i produttori di sistemi all-flash avrebbero fatto affermazioni poco realistiche, ad esempio promettendo riduzioni nello spazio utilizzato di 4, 5 o anche 6 volte grazie ad algoritmi di deduplicazione e compressione, e le hanno impiegate per mostrare come il costo degli SSD in realtà non fosse, secondo loro, poi così superiore a quello degli hard disk. Dato che l'assunto di base non era realistico, però, non lo era nemmeno la conseguenza, e gli SSD sono sempre stati più cari delle controparti a piatti rotanti.
Un aspetto interessante segnalato da Claffey è quello che "la gente che costruisce le più grandi infrastrutture di dati al mondo non ha mai abboccato. Colossus di Google non è all-flash. La colonna portante dell'archiviazione di Meta non è all-flash. L'archiviazione di Microsoft Azure non è all-flash. Amazon S3 non è all-flash. Ciascuno di loro usa un'architettura con supporti misti e definita via software. Abbastanza flash NVMe per saturare i carichi di lavoro e poi HDD per tutto il resto che non ha bisogno delle velocità della memoria flash."
Il motivo è che "hanno fatto i conti. Hanno capito che la memoria flash è un supporto per le prestazioni, non per i grandi volumi, e che prezzare la tua infrastruttura in base a un singolo bene che non produci è un errore strategico che puoi commettere solo una volta."
La soluzione, secondo Claffey, è quella di usare sistemi come quello di VDURA che gestiscono nativamente diversi tipi di supporti in maniera unificata. In questo modo non si dipende da un solo tipo di componente.
Anche gli hard disk, però, aumentano di prezzo

C'è, però, da fare un appunto a questo discorso. Se è molto vero che il prezzo delle memorie flash è aumentato a dismisura tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, è altresì vero che è aumentato significativamente anche quello degli hard disk tradizionali. Proprio il fatto citato da Claffey che i grandi hyperscaler usano ancora gli HDD ha portato il prezzo di questi ultimi a salire vertiginosamente, perché la produzione è stata già prenotata: ad esempio, WD ha affermato che l'intera produzione per il 2026 è già stata venduta.
Se, dunque, i prezzi inferiori degli hard disk mettono effettivamente a riparo le aziende dagli scossoni del mercato degli SSD, dall'altro lato gli stessi hard disk sono soggetti a rincari significativi. A livello architetturale ed economico ha ragione Claffey (perché tenere tutti i dati, anche quelli poco usati, su supporti costosissimi?), ma nell'attuale situazione la scelta è tra aumenti assurdi e aumenti spropositati, se ci perdonate l'informalità. Difficile capire cosa sia meglio.










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6 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infosi chiamano cache, gli ssd nei sistemi ibridi, proprio la scorsa settimana, utilizzando lo storage che ho sul nas come dischi di sistema tramite iscsi, ho notato che era si utilizzabile però coi limiti dei dischi classici. E ho scoperto che posso metterci degli ssd come cache di lettura per i dati utilizzati più spesso.
Purtroppo per utilizzarli anche come cache di scrittura la cosa diventa molto più complicata,e per il mio uso, forse anche inutile.
Zfs ti permette di fare storage "ibrido", sui meccanici dati di un certo peso, sugli SSD file da pochi k.
Funzionano benissimo, ma se muore l'ssd perdi ( letteralmente) tutto il pool.
È comunque un ottimo sistema ( raidz2 almeno su entrambe le tipologie di dischi) per le risorse iscsi su fiberchannel
Dipende quanto spazio necessiti.
L'infrastruttura onpremise della mia azienda ad esempio ha unità storage con solo SSD.
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