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Da VMware a Proxmox, come AXOL ha supportato l'ammodernamento del data center di Silga

di pubblicata il , alle 11:31 nel canale Edge Da VMware a Proxmox, come AXOL ha supportato l'ammodernamento del data center di Silga

Silga ha ridisegnato il proprio data center con AXOL Server passando da un’infrastruttura eterogenea a una piattaforma iperconvergente basata su Proxmox, con più potenza di calcolo, disaster recovery e costi di implementazione stimati fino al 50% in meno

 

Nel 2024 Silga S.p.A., azienda marchigiana attiva da oltre 50 anni specializzata in lavorazioni galvaniche e soluzioni per l’elettronica con più di 250 dipendenti, ha avuto l’esigenza di ripensare il proprio data center. I motivi sono stati prevalentemente tre: la necessità di integrare una soluzione di disaster recovery, precedentemente inesistente; potenziare la potenza di calcolo; farsi trovare pronti per le nuove certificazioni internazionali sulla sicurezza, come la ISO 27001. L’azienda aveva un data center basato su architettura VMware e ha scelto di affidarsi ad AXOL Server per l’aggiornamento delle macchine. Parlare di aggiornamento, però, sarebbe riduttivo: non ci si è limitati a cambiare l’hardware, ma è stata ripensata l’intera architettura, passando da VMware a una soluzione iperconvergente basata su Proxmox VE.

Così AXOL Server ha supportato il passaggio a Proxmox di Silga

L’infrastruttura del data center di Silga era una soluzione eterogenea basata su VMware, Hyper-V e XenServer e necessitava di essere ammodernata. L’hardware aveva ormai parecchi anni alle spalle e non era più in grado di reggere i moderni carichi di lavoro. Non solo: la precedente implementazione non supportava la migrazione in tempo reale dei dati né prevedeva un sistema di disaster recovery, mettendo così a rischio la continuità del business in caso di imprevisti.

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Questo non significa che non fossero presenti sistemi di backup, ma semplicemente che in caso di problemi, le prestazioni sarebbero crollate: la precedente infrastruttura principale era infatti basata su due nodi VMware ESXi e se uno fosse venuto meno, sarebbe intervenuto il secondo. Lo storage era un HPE MSA centralizzato. Se inizialmente questa soluzione è stata efficace, col tempo le prestazioni non erano più sufficienti, e in caso di problemi a uno dei due nodi, il rimanente avrebbe faticato a reggere il carico di lavoro, obbligando quindi i tecnici a decidere in tempi rapidissimi a quali servizi dare la priorità.

Di qui la scelta di cambiare approccio e puntare su un’infrastruttura iperconvergente. L’azienda si è affidata ad AXOL Server, una realtà italiana con sedi a Ivrea e Como specializzata in cluster in alta affidabilità con Proxmox VE. L’operazione non è stata banale: non si è infatti trattato di spostare dei server o delle macchine virtuali su hardware più potente, ma è stato ripensato interamente il sistema, così da poter puntare su una soluzione iperconvergente. La scelta di abbandonare VMware è stata influenzata anche dalle politiche di Broadcom, che dopo l’acquisizione di VMware ha assunto un approccio piuttosto aggressivo, eliminando le licenze più economiche e di fatto obbligando i propri clienti a passare a VFC 9, una piattaforma evoluta, ma anche molto costosa e dotata di molte funzionalità che non necessariamente sarebbero state sfruttate. L’incertezza sulle politiche commerciali ha quindi contribuito a spingere Silga a orientarsi verso una soluzione open source come Proxmox VE, piattaforma ormai matura e affidabile, ampiamente adottata anche in contesti enterprise.

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Il contributo di AXOL è stato fondamentale sia in fase di progettazione del nuovo data center, sia in fase di implementazione. La decisione è ricaduta su un’infrastruttura a 5 nodi in grado di garantire prestazioni elevatissime pur contenendo i costi. Silga, affidandosi a Proxmox VE, ha infatti stimato un costo di implementazione inferiore del 50% rispetto alle altre proposte sul mercato.

Silga rinnova il data center puntando su Proxmox VE e server AXOL SMART. L’approccio di AXOL per la modernizzazione del data center di Silga è stato decisamente originale. Non tanto per la scelta di Proxmox VE, una soluzione open source che si pone in competizione diretta con alternative commerciali quali VMware, Nutanix e Red Hat Openshift, quanto per l’hardware. Invece di utilizzare esclusivamente componentistica di fascia enterprise o server già assemblati dai soliti noti, Silga ha preferito optare per la linea di server chiamata “SMART” di AXOL Server, che affianca a componenti più tradizionali, come gli alimentatori ridondati hot-swap e le schede di controllo remoto IPMI, alcune componenti da gamer, come le CPU Intel Core 9 Ultra. Che, come assicura l’azienda, garantiscono prestazioni di altissimo livello a un costo decisamente inferiore. Esattamente come per le altre gamme di server AXOL, i sistemi non escono dalla fabbrica prima di uno stress test di 72 ore che ne certifichi l’affidabilità.

Un approccio sartoriale alla modernizzazione del data center

Il successo della migrazione tecnologica di Silga non è stato il frutto di una semplice fornitura hardware, ma l'esito di un percorso di accompagnamento personalizzato durato circa due anni. Sin dai primi contatti, la collaborazione con AXOL Server si è distinta per un approccio sartoriale, lontano dai pacchetti standardizzati dei grandi vendor: le due realtà hanno lavorato fianco a fianco per “cucire" l'infrastruttura sulle specifiche esigenze di performance e budget dell'azienda di Castelfidardo.

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Questo supporto "passo passo" si è concretizzato in un confronto tecnico costante, che ha permesso di realizzare il progetto iniziale con i componenti più recenti e di supportare l'IT nella validazione professionale delle scelte architetturali, evitando qualsiasi forma di improvvisazione. Oltre alla consulenza specialistica su Proxmox, AXOL Server ha fornito un supporto operativo a 360 gradi, gestendo l'istruttoria per il leasing finanziario e inviando i propri tecnici direttamente in sede per l'installazione fisica nel rack.

Abbiamo valutato anche altre proposte, per esempio su Nutanix, e alla fine abbiamo deciso di appoggiarci ad AXOL”, spiega Alessio Giusti, IT Manager di Silga. “Abbiamo apprezzato l'approccio che hanno avuto loro nei nostri confronti quando ci siamo confrontati. Volevamo mettere in piedi una soluzione iperconvergente: era un pilastro fondamentale. Altri player proponevano soluzioni sovradimensionate per quelle che erano le nostre esigenze”.

La sinergia tra le due aziende prosegue anche nel post-installazione, con la pianificazione del revamping del vecchio hardware per la creazione di un sito di Disaster Recovery remoto, confermando come l'infrastruttura sia stata concepita come un'entità "viva" e scalabile nel tempo.

I vantaggi della nuova infrastruttura basata su Proxmox

Il risultato del lavoro di potenziamento, durato circa due anni, è un’infrastruttura moderna, robusta e sicura e in grado di offrire prestazioni molto elevate: il software ERP (Enterprise Resource Planning) ora reagisce in maniera più pronta ed è molto più veloce che sul vecchio sistema, ma è soprattutto sul remote desktop che si sono visti i maggiori incrementi prestazionali. I circa 25 utenti che utilizzano il desktop remoto ora possono infatti aprire le applicazioni in maniera quasi istantanea, quando in passato era necessario aspettare diversi secondi. Merito anche della scelta di appoggiarsi a un sistema di storage full flash NVMe, in grado di offrire prestazioni significativamente superiori ai dischi rigidi tradizionali.

Silga

Come già detto, poi, la nuova architettura 5 nodi (più uno di backup) ha consentito di avere una maggiore sicurezza in termini di continuità del business e ha posto le basi per poter ottenere le certificazioni internazionali ISO 27001 e TISAX, che richiedono alti standard di continuità operativa e sicurezza, irraggiungibili con il precedente data center.

L’elevata potenza di calcolo e la flessibilità della nuova infrastruttura hanno infine permesso di virtualizzare anche le macchine che precedentemente controllavano gli impianti galvanici. Parliamo di macchine basate su PLC Siemens, sulle quali girano vecchie versioni di Windows e che richiedevano di avere fisicamente dei computer con il sistema operativo installato. Ora è stato possibile eliminare l’hardware virtualizzandole sulla nuova infrastruttura, assicurando anche maggiore stabilità in caso di eventi imprevisti.

Il vecchio hardware, invece, non è stato dismesso. Sarà utilizzato per realizzare un sito di disaster recovery remoto, situato a circa 6 km di distanza, e collegato tramite una rete MPLS ad elevate prestazioni, consentendo così a Silga di gestire qualsiasi emergenza, anche in caso di catastrofi naturali.

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