Cisco Cloud Control, una cabina di regia condivisa tra operatori e agenti IA
di Vittorio Manti pubblicata il 07 Luglio 2026, alle 17:11 nel canale IA business
Presentata a Cisco Live e ripresa in un incontro con la stampa italiana, la piattaforma è il cuore del modello operativo AgenticOps. Attorno ruotano gli annunci di sicurezza per l’era dei modelli di frontiera e il percorso verso un’infrastruttura quantum-safe
Il passaggio dai chatbot all’IA agentica ha già una conseguenza concreta sulle reti aziendali: il traffico generato dagli agenti software supera di molto quello prodotto dagli esseri umani, e secondo le stime di Cisco è destinato a triplicare nell’arco di tre anni, man mano che gli agenti si moltiplicano fino a comparire sui singoli computer. È la premessa con cui l’azienda ha costruito gli annunci di Cisco Live, l’evento tecnologico che si è tenuto negli Stati Uniti a inizio giugno, ripresi poi in un incontro con la stampa italiana per inquadrarli nella strategia complessiva. La tesi di fondo è che la rete è la fondazione su cui poggiano i grandi sistemi di IA: senza un’infrastruttura performante e capace di reggere il carico degli agenti, quei sistemi non funzionano.

Al centro del quadro c’è Cisco Cloud Control, che l’azienda ha presentato come l’annuncio principale di Cisco Live e come base del proprio modello operativo, battezzato AgenticOps. L’idea è far lavorare nello stesso ambiente operatori umani e agenti di IA sulla gestione delle infrastrutture IT critiche: un unico accesso e una vista sola che riunisce networking, sicurezza, risorse di calcolo, osservabilità e collaboration, con il controllo che resta sempre nelle mani delle persone.
“Gli agenti IA ragionano e agiscono di continuo alla velocità del software, e questo cambia radicalmente il modo di scalare, gestire e proteggere le infrastrutture critiche”, aveva dichiarato dal palco di Cisco Live, negli Stati Uniti, Jeetu Patel, President e Chief Product Officer di Cisco, descrivendo Cloud Control come un centro di comando in cui team umani e agenti lavorano nello stesso ambiente, con le stesse informazioni e con le persone sempre alla guida.
Una piattaforma, non un prodotto
Nell’incontro italiano è stato Fabrizio Gergely, Cloud & AI Sales Leader di Cisco South Europe, a inquadrare la direzione dell’azienda: un’integrazione verticale profonda, dai chip alle ottiche fino al software, accompagnata però da una piattaforma aperta verso il resto dell’ecosistema per evitare ogni forma di lock-in. La parola d’ordine è ripensare il modo in cui i clienti utilizzano le tecnologie, spostando il baricentro sul modello operativo più che sul singolo apparato.

Su questo terreno Luca De Fazio, Account Executive Enterprise Networking di Cisco Italia, ha insistito su un punto: Cloud Control non è un prodotto ma una piattaforma. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’ambizione dell’IA agentica, oggi spesso ferma a progetti pilota isolati e a interfacce separate, in qualcosa di utilizzabile in un ambiente di produzione. La piattaforma poggia su tre pilastri. Il primo è una telemetria multidominio, in cui i dati dei prodotti Cisco confluiscono in un unico data lake arricchibile con integrazioni di partner e personalizzazioni del cliente. Il secondo è un insieme di modelli specializzati che lavorano su quei dati, tra cui il Deep Network Model, addestrato sulla documentazione proprietaria e su 40 anni di dati operativi di rete dell’azienda. Il terzo sono gli agenti che, su quella base, seguono un percorso strutturato dall’individuazione del problema fino alla verifica della soluzione.
Sopra questa base Cisco ha costruito ambienti di lavoro distinti. AI Canvas è lo spazio condiviso in cui operatori e agenti affrontano insieme un problema mantenendo lo stesso contesto, mentre Cloud Control Studio consente di costruire agenti e applicazioni su misura, con connettori nativi o tramite lo standard aperto MCP, da pubblicare poi su un marketplace che conta già oltre 50 tra piattaforme e strumenti di terze parti. A sostegno del modello l’azienda porta un dato sulla propria esperienza diretta, essendo il primo cliente di sé stessa: il tempo medio per risolvere un problema sarebbe sceso da sette a due giorni. Il controllo resta agli operatori umani, chiamati a decidere, mentre gli agenti si occupano delle attività ripetitive.
La sicurezza si sposta dentro la rete
Il secondo blocco di annunci riguarda la sicurezza, illustrata da Renzo Ghizzoni, Country Leader Sales Security di Cisco Italia. Lo scenario è cambiato con l’arrivo dei modelli di frontiera, capaci di scoprire vulnerabilità e concatenarle in attacchi a una velocità inedita: la finestra tra la scoperta di una falla e il suo sfruttamento si è ridotta da settimane a pochi minuti. Cisco rivendica di aver scansionato circa 1,8 miliardi di righe di codice in otto settimane, un lavoro che con i metodi tradizionali avrebbe richiesto otto anni. La risposta passa da Live Protect, una protezione che agisce in fase di esecuzione senza riavvii né interruzioni, già disponibile sugli switch della serie N9000 e in arrivo su altri prodotti, e da un approccio Zero Trust applicato agli agenti, con il controllo non solo degli accessi ma anche dei comportamenti.

La strategia si muove su due fronti: proteggere gli agenti dal mondo esterno e proteggere il mondo dagli agenti, che possono diventare a loro volta strumenti di attacco. Su questo si innestano AI Defense, che valida i modelli e impone guardrail estendendoli ai server MCP e ai framework agentici, e l’integrazione, prevista da luglio, di capacità di protezione degli agenti direttamente nel Cisco Secure Client sui dispositivi degli utenti. Sul fronte dell’identità delle entità non umane Cisco ha confermato l’intenzione di acquisire Astrix Security, mentre l’Hybrid Mesh Firewall punta a limitare i movimenti laterali in caso di violazione attraverso una segmentazione fine.
All’analisi dei dati provvede Splunk, ormai integrata nell’offerta Cisco attraverso la Cisco Data Fabric e un SOC sempre più agentico, capace di rilevare e rispondere agli attacchi a velocità macchina, come ha spiegato Michele Apa, a capo del team di Solution Engineer di Splunk per l’Italia. Lo stesso impianto, applicato a dati di tipo diverso, è stato mostrato in una demo con un simulatore di Formula 1 al Cisco Innovation Center di Milano, dove le soluzioni presentate sono disponibili per clienti e partner.
Lo sguardo a lungo termine: dal quantum alla sovranità
Un terzo filone guarda più avanti, all’informatica quantistica. Cisco stima che i primi computer quantistici su larga scala possano arrivare nel giro di tre o quattro anni e mette in guardia dagli attacchi cosiddetti harvest now, decrypt later, in cui i dati cifrati vengono raccolti oggi per essere decifrati domani. L’azienda punta a portare comunicazioni quantum-safe sulla maggior parte del proprio portafoglio core entro dicembre 2026 e introduce i Quantum Ready Assessments, disponibili tramite Cisco IQ, per individuare gli asset più esposti e definire le priorità d’intervento. Cisco IQ, integrato in Cloud Control, raccoglie 40 anni di know-how dell’azienda e offrirà anche opzioni di installazione on-premise per rispondere alle esigenze di sovranità dei dati.
Il posizionamento che Cisco rivendica è quello di azienda capace di coprire l’intera infrastruttura, dal campus al data center fino alla sicurezza e alla collaboration, e di farlo con una piattaforma verticale sulle proprie tecnologie ma aperta verso il resto dell’ecosistema. Interpellato da Edge9 sulla gestione di ambienti non esclusivamente Cisco, De Fazio ha riconosciuto che l’integrazione tra prodotti diversi resta in capo al cliente e rappresenta uno spazio di lavoro per i partner system integrator, reso possibile dall’esposizione di server MCP. Resta da distinguere ciò che è già disponibile da ciò che è ancora promessa: Cisco Cloud Control è in fase di Controlled Availability negli Stati Uniti, con disponibilità globale successiva, e diverse funzionalità di sicurezza e di Cisco IQ sono attese nei mesi a venire. La scommessa è che l’apertura della piattaforma, più della singola funzione, sia la leva con cui l’azienda intende presidiare la gestione delle infrastrutture nell’era degli agenti.











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