Wolters Kluwer Tax and Accounting Italia Intelligenza Artificiale
Cloud in crescita, ma l’adozione dell’IA resta lenta. L’identikit delle PMI italiane secondo Wolters Kluwer Italia
di Redazione pubblicata il 26 Marzo 2026, alle 17:27 nel canale IA business
Il nuovo report di Wolters Kluwer fotografa una trasformazione digitale ancora prudente. Costi e competenze frenano, mentre l’outsourcing si conferma leva strategica
Le PMI italiane stanno evolvendo sul piano digitale, ma senza accelerazioni significative. È questo il quadro che emerge dal report “Future Ready Business” di Wolters Kluwer, che analizza lo stato di adozione tecnologica in Europa e mette in luce un’Italia ancora in fase di transizione.
Sul fronte infrastrutturale, il cloud continua a guadagnare terreno. Il 30% delle PMI italiane è oggi completamente cloud-based, mentre il 40% adotta un modello ibrido. Tuttavia, resta rilevante il dato del 16% di aziende ancora totalmente on-premise, una delle percentuali più alte in Europa.

È un segnale chiaro, la modernizzazione è in corso, ma il peso dei sistemi legacy è ancora significativo e rappresenta un freno alla piena efficienza digitale.
L’IA si utilizza diffusamente, ma gli investimenti sono cauti
L’intelligenza artificiale è già presente nei processi di molte PMI, soprattutto in ambiti come customer care automatizzato, raccolta dati e analisi predittiva. Il 29% delle imprese la utilizza quotidianamente, mentre il 37% su base settimanale.
Nonostante questo, solo il 48% prevede nuovi investimenti in IA nei prossimi 12 mesi. A pesare sono soprattutto costi, sicurezza dei dati e mancanza di competenze tecniche, indicata dal 47% delle aziende come barriera critica.

Ma c’è un vero ostacolo? Si, e sono i costi. Il fattore che accomuna gran parte delle PMI italiane è il tema economico. Il 61% indica il costo come principale barriera all’adozione tecnologica, mentre il 33% considera la situazione economica generale il primo ostacolo alla crescita.
A questo si aggiungono tensioni sul cash flow (29%) e la difficoltà di bilanciare qualità e sviluppo (46%). Un contesto che spinge molte imprese a rimandare investimenti strutturali, inclusi quelli digitali.
La risposta italiana alla carenza di competenze si chiama outsourcing
Se sul fronte tecnologico la crescita è graduale, le PMI italiane si distinguono invece per un forte ricorso all’outsourcing. Payroll (41%), servizi legali (38%) e contabilità (31%) sono le funzioni più esternalizzate.
Colpisce soprattutto il livello di fiducia nei consulenti. Ben l’81% delle imprese dichiara una fedeltà elevata o molto elevata. Un modello che consente di accedere a competenze specialistiche senza aumentare la complessità interna, e che diventa sempre più centrale anche per la trasformazione digitale.
Ma l’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei. Nel confronto internazionale, il nostro Paese appare più prudente rispetto a mercati come Spagna, Belgio e Paesi Bassi, dove gli investimenti in digitale sono più decisi.
Il rischio è quello di un gap crescente, soprattutto in aree chiave come automazione, cybersecurity e IA. Proprio questi ambiti rappresentano oggi le leve principali per migliorare produttività e competitività.
Tra prudenza e opportunità

Il messaggio che emerge dallo studio di Wolters Kluwer “Future Ready Business” è molto chiaro. Le PMI italiane non sono ferme, ma si muovono con cautela. Cloud e outsourcing rappresentano già oggi due pilastri su cui costruire, mentre IA e automazione restano opportunità ancora parzialmente inesplorate. Per accelerare davvero, servirà superare le barriere economiche e investire in competenze. Solo così la trasformazione digitale potrà diventare un reale vantaggio competitivo e non solo un percorso a tappe.











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