Dreamforce 2026: Salesforce punta sulla rivoluzione delle interfacce con AIforce
di Vittorio Manti pubblicata il 16 Settembre 2026, alle 03:37 nel canale IA business
Con AIforce ogni utente può costruirsi con l'IA la propria interfaccia su Salesforce, in Claude, Slack o Lightning. Le risposte restano ancorate a dati, regole e permessi della piattaforma, che per Salesforce rappresentano il riferimento unico e certo di ogni azienda
Durante il keynote di apertura di Dreamforce 2026, a San Francisco, Patrick Stokes, President, Applications and Marketing di Salesforce, ha mostrato il suo modo di lavorare con il CRM. Si trattava di un centro di comando con la pipeline commerciale di tutto il mondo, i casi di assistenza aperti e le interazioni di marketing in un'unica vista. Nessun product manager lo aveva progettato. Stokes lo aveva ottenuto interagendo con Claude di Anthropic, e poi rifinito in qualche giorno di conversazione. Da quella vista ha individuato una trattativa da 4,8 milioni di dollari bloccata da una verifica di sicurezza e ha avvisato il team con un messaggio su Slack, senza mai aprire l'applicazione Salesforce tradizionale.

La dimostrazione riassume il messaggio centrale dell'evento. Per oltre vent'anni usare un CRM ha significato adattarsi a schermate, menu e campi uguali per tutti. Con l'IA ogni utente può costruirsi la propria interfaccia descrivendola a parole, e secondo Marc Benioff, Chair e CEO di Salesforce, si tratta di un passaggio paragonabile a quelli dal DOS alle interfacce grafiche, dalle interfacce grafiche al web e dal web al mobile. Nell'incontro con la stampa che ha seguito il keynote, Benioff è stato ancora più diretto e ha definito il 2026 l'anno delle interfacce.

Il contesto spiega l'insistenza sul tema. Da mesi il mercato si chiede se gli agenti di IA metteranno in crisi il modello del software as a service, e Benioff ha risposto che l'IA non segna la fine del software, ma "la fine del software che costringe le persone a fare tutto il lavoro". Lo ha fatto in un keynote dall'impronta fortemente identitaria, tra i richiami alla community dei Trailblazer (23 milioni di persone nel mondo, secondo l'azienda), ai valori fondanti e ai programmi di volontariato. L'ultimo trimestre fiscale si è chiuso a luglio con ricavi per 11,3 miliardi di dollari (+11%) e un fatturato ricorrente annuo di Agentforce e Data 360 vicino a 3,9 miliardi, in crescita di oltre il 210%.

Una piattaforma di metadati che si ricompone con l'IA
Il cambiamento, secondo Benioff, è possibile per il modo in cui Salesforce è stata costruita fin dall'inizio. Chi sviluppa sulla piattaforma non disegna schermate ma descrive oggetti, campi, relazioni, permessi e logica di business sotto forma di metadati, che vengono poi ricomposti a video, finora nel browser o nelle app per smartphone. Quando l'azienda ha presentato la sua architettura "headless", molti hanno pensato che avesse tolto la testa alle proprie applicazioni. Benioff ha ribaltato la lettura, spiegando che "le nostre applicazioni non hanno mai avuto una testa, tutto è sempre stato nei metadati". Le stesse definizioni possono quindi essere ricomposte da un'interfaccia di IA, che genera al momento la vista di cui l'utente ha bisogno.

AIforce è lo strato che rende concreta questa idea. Porta dati, processi, regole di business, permessi e governance di Salesforce su qualunque interfaccia di IA e permette a chiunque di creare viste, agenti e applicazioni descrivendoli. Il debutto avviene in tre forme. Claudeforce porta Salesforce dentro Claude con un server MCP già configurato (il protocollo aperto con cui i modelli si collegano a dati e strumenti esterni), 37 skill dedicate alle vendite e un plug-in per Claude Code con oltre 40 skill per gli sviluppatori. Dopo la sperimentazione con Deloitte, GitLab e Legora è in beta per tutti i clienti, e l'amministratore di Claude Enterprise deve solo attivarlo e scegliere gli utenti. Slackforce consente di generare in Slack dashboard, report e presentazioni collegati ai dati aggiornati, su cui il team lavora insieme, e introduce Slack Code, canali in cui sviluppatori e colleghi seguono e approvano il lavoro di un agente di programmazione. Agentforce Coworker porta un assistente dentro Lightning, l'interfaccia classica di Salesforce, attivato da 100.000 utenti nei primi 35 giorni. Un kit di sviluppo permetterà ai clienti di costruire altre interfacce, e Benioff si aspetta che nel giro di un anno ce ne siano decine. L'azienda ha anche annunciato AIforce Max, un'edizione unica che raccoglie tutte le funzionalità, i cui prezzi non sono ancora stati comunicati.
Il prodotto non è l'interfaccia, è la fiducia
C'è però una domanda che Stokes stesso ha posto sul palco, introducendo un video in cui il cofondatore Parker Harris, che ha costruito l'interfaccia Lightning, si chiedeva perché mai un utente dovrebbe accedere di nuovo a Salesforce. Per qualunque altra azienda di software sarebbe una prospettiva inquietante. Nella risposta di Stokes c'è la seconda chiave del keynote. "Le altre aziende di software pensano che il loro prodotto sia l'interfaccia, per noi il prodotto è la fiducia che i clienti ci accordano quando ci affidano dati, processi, permessi e regole di sicurezza".

Da qui passa il superamento della contrapposizione tra IA e sistemi aziendali. I modelli linguistici sono probabilistici, ha ricordato Benioff, e da soli non possono far funzionare un'azienda. Ha raccontato di un amico che si è costruito un'applicazione con Claude Cowork e che, ogni volta che la mostra, indica un numero che sa essere sbagliato, perché i dati non poggiano sulla single source of truth (il riferimento unico e certo) dell'azienda. Salesforce rivendica proprio questo ruolo. Il suo livello deterministico, fatto di dati, regole e permessi, dà un fondamento alla flessibilità dell'IA, che può così generare interfacce e risposte senza perdere affidabilità. È il meglio dei due mondi, la creatività dei modelli ancorata alla certezza dei dati aziendali. Fanno parte della stessa promessa l'esecuzione di ogni richiesta nel rispetto dei permessi esistenti e la zero data retention (i dati usati per rispondere alle richieste non vengono conservati dai modelli), su cui Benioff ha insistito a lungo.
Gli agenti mostrati sul palco declinano lo stesso principio. Nel caso di Siemens, l'agente Piper, dedicato alla generazione di nuove opportunità commerciali, accoglie sul sito del gruppo tedesco un potenziale distributore, gli prepara una presentazione personalizzata e fissa un appuntamento con il venditore di riferimento. L'agente Marshall, pensato per i processi di back office, affronta invece l'inserimento dei fornitori. Impara la procedura in un ambiente di prova di SAP in circa 90 minuti, la trasforma in una libreria di azioni verificate e poi la esegue sempre allo stesso modo, tornando ad apprenderla se il sistema cambia. Roland Busch, President e CEO di Siemens AG, ha dato la sintesi più efficace del problema, spiegando che in fabbrica "le allucinazioni non funzionano". Ha aggiunto che i modelli non hanno ancora analizzato la gran parte dei dati industriali, e che l'unione tra i dati di prodotto di Teamcenter e quelli dei clienti in Salesforce serve ad affiancare a ogni venditore e tecnico un ingegnere virtuale.
Agenti, modelli e alleati
Attorno alle due tesi si collocano gli altri annunci. Agentforce, che conta 30.000 clienti, si arricchisce di agenti pronti all'uso definiti per ruolo, tra cui Hunter per la ricerca di nuovi clienti (disponibile da novembre), Casey per l'assistenza, Paige per le richieste IT e HR e Fin, arrivato con l'acquisizione dell'omonima società completata il 10 settembre. Rohan Kumar, President, Chief Platform and Engineering Officer, ha presentato Koa, il primo modello di ragionamento dedicato al CRM, sviluppato con NVIDIA partendo da Nemotron 3 Super e addestrato solo su scenari sintetici, senza dati dei clienti. Salesforce ne controlla i pesi e lo esegue all'interno della propria infrastruttura, un altro tassello del discorso sulla fiducia. Con AWS e Google Cloud sono stati annunciati accordi che portano Salesforce dentro Amazon Quick e Gemini Enterprise e i modelli dei due fornitori dentro Agentforce, mentre Hyperforce inizierà a migrare alcuni clienti statunitensi su Google Cloud dal quarto trimestre.
La scommessa di Salesforce è netta. L'azienda accetta di non controllare più l'interfaccia, a patto che dati, metadati e regole di accesso restino sulla sua piattaforma, qualunque sia lo strumento da cui vengono interrogati. Per i CIO il vantaggio potenziale è una governance coerente su più strumenti di IA, invece di una moltiplicazione di connettori difficili da controllare. Il rischio è che il rapporto quotidiano con l'utente si sposti verso chi fornisce i modelli, oggi partner e domani potenziali concorrenti. Molto deve ancora passare dalla dimostrazione alla produzione, tra la beta di Salesforce in Claude, gli agenti in arrivo nei prossimi mesi e prezzi e modalità di vendita di AIforce Max ancora da definire.










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