HPE al MWC 2026: la rete come spina dorsale dell'IA, dal data center all'edge
di Vittorio Manti pubblicata il 12 Marzo 2026, alle 11:31 nel canale IA business
Con la conclusione dell'acquisizione di Juniper, HPE porta al Mobile World Congress una visione integrata che unisce compute e networking per rispondere alle esigenze dell'IA distribuita. Ne abbiamo parlato con il responsabile della strategia di prodotto dell'area routing
C'è un tema che al Mobile World Congress 2026 di Barcellona ha attraversato ogni conversazione, ogni stand, ogni keynote: l'intelligenza artificiale non è più solo una questione di potenza di calcolo, ma di infrastruttura. Di rete. Di capacità di muovere dati tra cluster di GPU, data center distribuiti e nodi edge con latenze bassissime e affidabilità assoluta. Ed è esattamente su questo terreno che HPE si presenta al MWC con il portafoglio completo che include l'eredità di Juniper Networks, dopo la finalizzazione dell'acquisizione.
Abbiamo già raccontato nel dettaglio le novità di prodotto presentate a Barcellona: i router modulari Juniper PTX12000 e i fissi PTX10002 per le reti AI-native, i server edge ProLiant Compute EL9000 ed EL140 Gen12 per 5G e vRAN, l'integrazione del Juniper Cloud Native Router sui ProLiant e il nuovo stack Cloud Ops Software per la gestione multicloud (qui il link alla news per approfondire le specifiche). In questa intervista video con Julius Francis, Head of Product Marketing & Strategy di HPE per l'area routing, abbiamo voluto andare oltre gli annunci per capire la visione strategica che li tiene insieme.
Compute e rete convergono: il full stack di HPE
Il punto di partenza della conversazione è la trasformazione che l'acquisizione di Juniper porta nel posizionamento di HPE. Non si tratta semplicemente di aggiungere router a un catalogo di server e storage: la tesi di fondo è che i clienti enterprise e telco non cercano più singoli prodotti, ma soluzioni integrate capaci di produrre risultati concreti. "I clienti vogliono risultati concreti per il loro business, e il modo in cui li otteniamo è offrire uno stack completo: compute, storage, networking, sicurezza", spiega Francis, che ha trascorso tredici anni in Juniper ricoprendo ruoli nell'engineering e nel product management prima di trovarsi a guidare la strategia di prodotto nella nuova HPE.
È una dichiarazione d'intenti che va letta nel contesto di ciò che sta accadendo alle architetture di rete. Secondo le proiezioni di settore, nel giro di quattro anni il traffico generato dai carichi di lavoro legati all'IA supererà quello tradizionale. Ma non è solo una questione di volumi: cambiano i pattern. Le reti tradizionali sono state costruite con logiche di sovrallocazione della banda, assumendo che non tutti gli utenti la utilizzino contemporaneamente. Il traffico IA sovverte questo modello: è simmetrico, con volumi di uplink che crescono drasticamente rispetto al traffico convenzionale, si muove a burst e richiede latenze ultrabasse senza perdita di pacchetti. In altre parole, servono reti progettate con criteri radicalmente diversi.
Il doppio approccio al silicio e la sfida della scalabilità
Un aspetto interessante emerso dalla conversazione è la strategia a doppio silicio che HPE eredita da Juniper e che considera un vantaggio competitivo rispetto a chi, come Cisco, adotta un approccio a silicio unico. Francis articola il ragionamento in modo chiaro: il problema dell'interconnessione dei data center IA è bidimensionale. Da un lato serve throughput puro per spostare enormi volumi di dati tra data center, e per questo esiste il silicio Express, basato su un'architettura a pipeline ottimizzata per il throughput massimo. Dall'altro, nell’edge, servono scalabilità delle funzioni di rete, flessibilità e programmabilità, con supporto per un numero elevato di filtri firewall, utenti e politiche di qualità del servizio: qui entra in gioco il silicio Trio.

La tesi è che un silicio unico costringe a compromessi su entrambi i fronti, mentre la specializzazione consente di spingere l'innovazione più velocemente su ciascuna dimensione. È un argomento che ha una sua solidità tecnica, anche se va valutato tenendo conto che la concorrenza risponde con argomenti speculari sulla semplicità operativa di un'architettura unificata.
Sul fronte hardware, Francis sottolinea un aspetto progettuale del PTX12000 che merita attenzione: lo chassis è stato progettato per supportare nativamente la transizione da 800G a 1.6T senza riprogettazione, con un semplice cambio delle line card. In un mercato dove il traffico Data Center Interconnect è previsto in crescita del 140% nei prossimi quattro anni, la capacità di proteggere l'investimento iniziale è un argomento commerciale rilevante, soprattutto per gli operatori telco che ragionano su cicli di ammortamento lunghi.
Reti autonome: dall'automazione all'IA agentica
Il secondo grande tema della conversazione riguarda il ruolo dell'IA nella gestione delle reti stesse. Il concetto di self-driving network esiste da anni nel vocabolario del settore, ma secondo Francis è con i framework agentici che diventa realmente raggiungibile. Il passaggio chiave è da un'automazione che richiede ancora intervento umano a un modello in cui l'operatore interagisce con la rete in linguaggio naturale, i modelli linguistici ragionano sugli obiettivi da raggiungere e orchestrano workflow che accedono a strumenti e dati di rete.
L'annuncio concreto è l'integrazione del protocollo MCP (Model Context Protocol) in Routing Director, la piattaforma di gestione del ciclo di vita dell'infrastruttura di routing. MCP è lo standard aperto che consente ai modelli di IA di interagire con strumenti e sorgenti dati esterne, e il fatto che HPE lo adotti per aprire la gestione di rete ai framework agentici è un segnale significativo. Francis nota che molti operatori telco stanno già sviluppando i propri modelli e cercano un modo aperto e standardizzato per integrarli con la gestione dell'infrastruttura di rete.
Edge e 6G: l'infrastruttura si costruisce adesso
L'ultima parte della conversazione tocca il tema caldo del MWC 2026: il 6G. Francis non si avventura in previsioni sulle tempistiche di mercato o sulla monetizzazione, riconoscendo che non è il suo ambito diretto. Ma sulla dimensione infrastrutturale è più netto. L'evoluzione dei server edge di HPE, con la nuova generazione di chassis che raddoppia la capacità di compute, il 20% in più di capacità core e l'integrazione nativa del Cloud Native Router direttamente nel server ProLiant, punta a ridurre il numero di dispositivi necessari ai margini della rete, dove spazio e consumi energetici sono vincoli stringenti.
La convergenza di compute e routing in un unico dispositivo è particolarmente rilevante per le architetture di RAN distribuita e per gli scenari edge in generale. Il ragionamento di Francis è lineare: un operatore che oggi costruisce un'infrastruttura virtualizzata, con RAN e core network virtualizzati, sta di fatto posando le fondamenta per la transizione al 6G. Se l'architettura è software-defined e non verticalmente integrata con un singolo fornitore, l'aggiornamento sarà più rapido e meno oneroso.
È una visione che riflette un'evoluzione reale del settore. Dopo anni in cui le promesse del 5G hanno faticato a concretizzarsi, con i deployment standalone in Europa che solo negli ultimi mesi hanno iniziato a dare risultati concreti, la cautela sulle tempistiche del 6G è comprensibile. Ma è anche vero che l'infrastruttura per abilitare la prossima generazione si costruisce con anni di anticipo, e la scelta tra un approccio aperto e convergente o uno proprietario e verticale avrà conseguenze a lungo termine.











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