Huawei riposiziona lo storage come fondamento dell'IA enterprise
di Vittorio Manti pubblicata il 26 Maggio 2026, alle 12:11 nel canale IA business
Al quinto IDI Forum, ospitato a Parigi, l'azienda cinese presenta uno stack completo per i data center IA: dal data lake al framework per gli agenti, con memoria condivisa e resilienza dei dati al centro
L'idea che il vero collo di bottiglia delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale non siano più le GPU ma il modo in cui i dati vengono conservati, recuperati e protetti è la tesi che Huawei ha portato a Parigi il 21 maggio 2026, in occasione del quinto Innovative Data Infrastructure Forum (IDI Forum). Lo slogan dell'evento, “Data Awakening, Infra Evolving”, riassume la traiettoria che il vendor cinese intende imprimere alla propria divisione storage, che ha l'ambizione di trasformarsi da produttore di sistemi di archiviazione a fornitore di infrastrutture dati specializzate per l'IA.
L'appuntamento, seguito da Edge9 in presenza alla tappa parigina, ha riunito clienti europei di peso, partner di canale, analisti e stampa internazionale per uno dei lanci di prodotto più articolati degli ultimi anni nella categoria. Sul palco si sono alternati executive di Huawei, ricercatori, clienti finali, fra cui Auchan, Orange Business e la Biblioteca Nazionale di Norvegia, e analisti indipendenti, in particolare Andy Buss, Senior Research Director di IDC, che ha incorniciato la giornata nel passaggio in corso da una IA generativa sperimentale a una fase di adozione massiva basata su agenti.

I numeri citati da Buss e ripresi dai relatori Huawei lasciano poco spazio all'ambiguità sulla scala del fenomeno. Gli agenti IA attivi nel mondo sono oggi circa 30 milioni e dovrebbero superare i 2,2 miliardi entro il 2030; il consumo di token, indicatore approssimativo del carico inferenziale, è passato da circa 6 a 15 miliardi al minuto nell'arco di pochi mesi e l'investimento delle imprese europee in IA dovrebbe quintuplicarsi fra il 2023 e il 2029, avvicinando i 100 miliardi di dollari. È in questo scenario che, secondo IDC, le architetture IT tradizionali mostrano i limiti: i dati di alta qualità sono dispersi fra silos, le pipeline di training non riescono a sostenere i ritmi imposti dall'inferenza distribuita e l'assenza di una data governance unitaria si traduce in una stima del 15% di perdita di produttività per le aziende non pronte.
Cinque pilastri per il data center IA
Sul piano tecnologico, durante il keynote Yuan Yuan, Vice President di Huawei e President della Data Storage Product Line, ha presentato la riorganizzazione dell'offerta intorno a cinque pilastri, presentati come strati sovrapposti di uno stack unico per il data center IA: data lake, piattaforma di conoscenza e memoria, model engineering, framework per gli agenti e resilienza dei dati. Ciascuno strato ha visto un annuncio puntuale.

Il primo è AI Data Lake 2.0, una piattaforma di storage unificata per il consolidamento dei dati di addestramento e di alimentazione dei modelli. Il sistema OceanStor Pacific Scale-Out dichiara una densità di 11 petabyte in 2 unità rack con consumo medio di 0,25 watt per terabyte, valori che Huawei rivendica come record di categoria. Sopra al livello hardware si colloca DME Omni-Dataverse, lo spazio dati unificato che secondo l'azienda permette di mantenere visibilità in tempo reale su un massimo di 16 data center, di importare dati multimodali e di eseguire ricerche vettoriali su cataloghi da oltre cento miliardi di file in pochi secondi. La promessa, sviluppata in modo concreto nel caso d'uso della Biblioteca Nazionale di Norvegia illustrato da Marius Cusnes, responsabile della piattaforma IT dell'istituto, è di abbattere la latenza fra archivio di preservazione e ambiente di addestramento. La biblioteca, custode di circa 20 petabyte di oggetti digitali unici, conservati su 60 petabyte effettivi grazie alle copie ridondate, è stata incaricata dal governo norvegese di realizzare grandi modelli linguistici nazionali e oggi alimenta le proprie pipeline IA con sistemi all-flash OceanStor Dorado.
Il secondo pilastro è la piattaforma di conoscenza e memoria, area in cui Huawei colloca le novità più rilevanti dal punto di vista architetturale. Il Context Memory Storage (CMS), presentato come prima soluzione di categoria pensata per il calcolo eterogeneo, espone una memoria condivisa a livello di petabyte alle GPU di terze parti e ai SuperPoD Atlas di Huawei tramite passaggio semantico diretto delle coppie chiave-valore. L'obiettivo, ha spiegato Yuan, è ridurre il TTFT, ossia il tempo di generazione del primo token, di un ordine di grandezza e abbattere del 30% il costo per token nei carichi inferenziali di larga scala. Per i clienti enterprise, dove la priorità è l'accuratezza prima ancora del costo, Huawei propone invece la 3+1 AI Data Platform e il sistema OceanStor A800, che combinano accelerazione della KV cache, una base di conoscenza con accuratezza di recupero dichiarata oltre il 95% e una memory bank persistente per gli agenti. Il modulo Unified Cache Manager (UCM), che orchestra la gerarchia di memoria fra HBM, DRAM e SSD, viene presentato come la leva che permette di portare l'accuratezza inferenziale al 30% in più rispetto a un'architettura priva di gestione semantica della cache.
Modelli, agenti e resilienza dei dati
Sul terzo pilastro, dedicato all'engineering dei modelli, Huawei propone ModelEngine, una soluzione presentata come pronta all'uso che integra adattamento zero-code di nuovi modelli, rilascio con un solo clic e un meccanismo di partizionamento delle xPU con ratio fino a 1:10. L'idea è quella di consentire al singolo acceleratore di servire più carichi contemporaneamente, in particolare in scenari in cui modelli di dimensioni diverse, dai pochi miliardi di parametri ai 671 miliardi del caso clinico citato sul palco, devono convivere sullo stesso parco hardware. Sopra a ModelEngine si colloca Nexent, il nuovo framework per gli agenti che, secondo l'azienda, genera agenti partendo da una descrizione in linguaggio naturale e abbatte dell'80% i tempi di rilascio, evolvendoli in autonomia grazie all'ottimizzazione automatica di skill, prompt e memoria.
Il quinto strato, la resilienza dei dati, ha un peso che il forum di Parigi ha amplificato in modo non casuale. Benoit Heats, CTO della divisione Data Center Solutions di Huawei in Francia, ha articolato la nuova proposta dell'azienda in una piattaforma a sette livelli che integra rilevazione collaborativa con i firewall, protezione attiva tramite OceanCyber con accuratezza dichiarata del 99,99% sui ransomware, un'evoluzione Air Gap 2.0 per la copia clean room e una clean recovery con test del backup in ambiente isolato. La nuova generazione di appliance OceanProtect, le serie X8100 e X9100, dichiara un rapporto di riduzione dei dati di 90 a 1 e tempi di recovery di un terabyte al secondo, con l'obiettivo di rendere il backup all-flash una scelta predefinita per le imprese che adottano carichi IA in produzione.
Virtualizzazione, sovranità dei dati e ambizione europea
La presenza di clienti come Auchan e Orange Business non è stata di cornice. La catena della grande distribuzione francese, raccontata da Pierre-François Rougan, CTO del gruppo, ha completato negli ultimi mesi una migrazione di oltre 5.000 macchine virtuali dall'hypervisor precedente verso la piattaforma DCS di Huawei, una full-stack di virtualizzazione che il vendor cinese propone come alternativa nella fase post-VMware. Il progetto, basato su un'architettura a tre data center per la disaster recovery, ha dichiarato una riduzione del TCO del 50% su un orizzonte di cinque anni. Orange Business, attraverso Christoph Lavan, responsabile dell'infrastruttura cloud per il delivery globale, ha invece illustrato un consolidamento di oltre 20.000 macchine virtuali e 10 petabyte di storage SAN flash su sistemi Dorado 8000 in configurazione HyperMetro attiva-attiva fra due siti, con un'ulteriore offerta verticale per la videosorveglianza basata sulla famiglia OceanStor 5500.

La domanda di quanta priorità Huawei intenda attribuire alla virtualizzazione, in un contesto di mercato segnato dalle incertezze sulla piattaforma di Broadcom, è stata posta alla tavola rotonda con la stampa. Jeff Wu, Chief Marketing Officer della Data Storage Product Line, ha confermato che DCS è ormai considerato un prodotto strategico, parte di una visione full-stack che si estende dallo storage primario alla gestione del ciclo di vita del dato attraverso il motore di gestione DME e l'engine operativo BME. I target dichiarati sono trasversali: produzione, finance e banking, settore pubblico, telco. Sull'obiezione che la quota europea di Huawei nello storage enterprise resti sotto pressione rispetto ai vendor occidentali, Wu ha rivendicato la posizione di leader nel Magic Quadrant Gartner per le piattaforme di enterprise storage, la base installata di circa 30.000 clienti in 150 paesi e la presenza di 53 fra le prime 100 banche mondiali nel proprio portafoglio.
Più che sui numeri di quota di mercato, l'offensiva europea di Huawei poggia su tre leve. La prima è il consolidamento del messaggio “in Europe, for Europe”, sostenuto da Wei Song, President of Huawei European Enterprise Business, attraverso i 29 centri di ricerca dell'azienda nel continente. La seconda è l'aggancio al piano europeo per l'intelligenza artificiale, che prevede 19 infrastrutture nazionali dedicate all'IA e cinque centri di scala superiore in costruzione, aprendo uno spazio politico per architetture private e sovrane. La terza, meno enfatizzata ma probabilmente decisiva, è il tentativo di occupare lo spazio della virtualizzazione e della resilienza nel momento in cui molti clienti enterprise stanno ridiscutendo lo stack su cui hanno costruito gli ultimi dieci anni. Su queste tre leve si misurerà, nei prossimi mesi, la capacità di Huawei di tradurre l'ambizione di Parigi in una quota concreta nei budget IT delle imprese europee.









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