I ritardi nell'adozione dell'IA preoccupano i CEO italiani. L'analisi di PwC
di Alberto Falchi pubblicata il 04 Marzo 2026, alle 12:34 nel canale IA business
La principale barriera all’integrazione dell’IA è la mancanza di competenze, seguita da difficoltà nel trasferimento delle conoscenze, incertezza sui ritorni dell’investimento e preoccupazioni per cybersecurity e resistenza al cambiamento
La principale preoccupazione per i CEO italiani è il cambiamento tecnologico. Un approccio in controtendenza con il resto del mondo, dove tendenzialmente il rischio di incidenti informatici è al primo posto, seguito dalla volatilità macroeconomica. Nel Bel Paese, invece, è l'IA che spaventa, seguita da dazi, cybersecurity e scarsità di competenze. È il quadro delineato da PwC nella più recente edizione del Global CEO Survey.
IA e innovazione tecnologica spaventano i CEO italiani: il timore è quello di non riuscire

Nonostante gli amministratori delegati siano ottimisti per il futuro (il 62% prevede un periodo di crescita economica nei prossimi 12 mesi) non mancano preoccupazioni. In particolare, più della metà dei CEO di aziende italiane (53%) non è certo che la realtà che guida sia in grado di reggere il passo dell'evoluzione tecnologica. Un dato che a livello globale si ferma al 42%.
Curiosamente, non preoccupano più di tanto le tensioni geopolitiche: solo il 13% degli AD italiani le considera una minaccia, contro il 23% del resto del mondo.
Ma perché l'innovazione spaventa? Per comprenderlo bisogna guardare al tasso di adozione dell'IA, che secondo l'analisi di PwC è molto basso in Italia.
Il 62% dei CEO italiani afferma infatti di non aver ancora adottato l’IA, a fronte del 59% della media globale. Dati che evidenziano come le strategie di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane si trovano ancora in una fase iniziale rispetto ai principali benchmark internazionali.
I motivi di questo ritardo sono facilmente intuibili, a partire dalla scarsità di competenze specifiche (46%) per arrivare alla difficoltà di trasferire le conoscenze (37%) e, aspetto da non trascurare, la resistenza al cambiamento (27%).
Andando più nello specifico, il 27% del campione lamenta la mancanza di una cultura aziendale favorevole all’IA (un dato superiore di tre volte alla media globale del 9%), mentre il 40% cita carenze nell’attrazione di talenti tecnici e nell’aver definito una roadmap chiara per le iniziative di IA.
Come spiega Alessandro Caridi, Partner e Digital Innovation Leader di PwC Italia, "il gap di adozione dell’IA in Italia rappresenta un’opportunità per ripensare come le aziende costruiscono valore: trasformando il potenziale in risultati misurabili attraverso investimenti in competenze, processi, governance solida e strategie chiare. Le organizzazioni hanno la necessità di accelerare l’adozione dell’IA in maniera responsabile sfruttando gli strumenti già a disposizione per generare valore per il mercato”.













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