IA: anche l'Italia passa dalla sperimentazione all'operatività. Lo studio di SAP
di Alberto Falchi pubblicata il 21 Luglio 2026, alle 12:27 nel canale IA business
In media, le imprese italiane prevedono di investire quest'anno 18,4 milioni di dollari in AI, una cifra inferiore alla media globale che si attesta sui 28 milioni di dollari. Tuttavia, gli investimenti in AI nel nostro Paese sono destinati a crescere del 45% nei prossimi due anni
Quanto spendono le aziende italiane in IA generativa e agantica? Secondo uno studio di SAP e Oxford Economics, la media è di 18,4 milioni di dollari, una cifra decisamente inferiore ai 28 milioni spesi mediamente a livello globale. Ma, sempre secondo l'analisi, si prevede una crescita del 45% degli investimenti nei prossimi due anni. Investimenti che sono trainati dal ROI dell'adozione di queste tecnologie, che a oggi per le imprese è di circa il 20% e si suppone arriverà al 38% nei prossimi due anni.
Gli investimenti in IA portano risultati concreti. Le aziende italiane sempre più mature sull'IA
La cifra di 18,4 milioni di euro investiti in IA può sembrare davvero elevata, ma va tenuto conto del campione: lo studio è stato condotto intervistando 2.600 dirigenti di grandi aziende o mid cap in 13 Paesi. Non parliamo, insomma, della tipica PMI ma di imprese di una certa dimensione. Le mid cap, per intenderci, sono quelle realtà che fatturano sino a 150 milioni di dollari. In Italia, mediamente le imprese di questa fascia hanno fatturati compresi fra i 30 e i 50 milioni. Molte di queste operano nell'ambito manifatturiero.

I dati emersi mostrano un dato interessante: la fase della sperimentazione è finita, e le aziende stanno iniziando a utilizzare con successo l'IA. Il prossimo passo, secondo SAP, sarà quello di investire maggiormente sull'IA agentica.
Come usano l'IA le aziende italiane
La ricerca evidenzia come a oggi circa un quarto delle attività aziendali (26%) sia già supportato dall'IA, una percentuale destinata a raggiungere il 44% entro due anni. Va però sottolineato che gli approcci sono molto diversificati: se il 20% ha effettuato investimenti strategici, il 36% delle imprese adotta ancora un approccio frammentato, che impedisce di cogliere a pieno il potenziale della tecnologia.
I motivi sono diversi. Solo il 45% delle imprese in esame, infatti, ha un responsabile dedicato all'integrazione dell'IA in azienda, che dovrebbe indicare i KPI, preparare i corsi di formazione, sensibilizzare su vantaggi e rischi di questa tecnologia. Eppure, nonostante queste difficoltà, tre aziende su quattro (73%) sono soddisfatte dal ROI ottenuto, pur consapevoli che si può fare di più.
A sostenere queste aspettative contribuisce anche l’IA agentica: il 75% delle aziende intervistate ritiene che possa avere un impatto da moderato a molto elevato sulla trasformazione dell’organizzazione. Il livello di maturità resta però ancora basso. Solo l’1% del campione si considera pienamente preparato ad adottarla, mentre la maggior parte delle imprese dichiara di esserlo soltanto in parte o di non essere ancora pronta.
La sfide all'adozione dell'IA

La qualità dei dati resta il principale ostacolo all’adozione dell’IA. Sebbene il 67% delle aziende italiane si consideri preparato sotto questo profilo, il 74% segnala criticità legate all’affidabilità delle informazioni disponibili. Le conseguenze si riflettono direttamente sui processi operativi: il 77% delle imprese ha dovuto affrontare rilavorazioni, ritardi o accumuli di attività dovuti alla scarsa qualità degli output generati dai sistemi di intelligenza artificiale. Un secondo fronte riguarda le competenze. L’80% delle aziende non ritiene che i programmi di aggiornamento professionale riescano a tenere il passo con l’evoluzione degli strumenti di IA.
Quasi nessun intervistato, inoltre, pensa che la tecnologia non avrà conseguenze sulla pianificazione della forza lavoro. A complicare il quadro contribuisce anche la Shadow AI: il 67% del campione dichiara che l’utilizzo non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale si verifica almeno occasionalmente all’interno dell’organizzazione.
Resta infine aperto il tema della governance. Solo una impresa su dieci si considera pienamente preparata a gestire l’IA in modo efficace: l’11% sul piano delle competenze e il 10% per quanto riguarda processi, regole e framework organizzativi.

"Nell’ultimo anno l’Italia è passata dalla fase di sperimentazione dell’IA a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti. Ma c’è ancora molta strada da fare. Un’IA priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, nella migliore delle ipotesi genera attività senza risultati, nella peggiore crea nuovi rischi", spiega Carla Masperi, AD di SAP Italia. “Il prossimo passo per ottenere valore dalla nuova tecnologia sarà integrare dati, processi e IA. Le aziende italiane devono comprendere che l’IA spesso offre un valore più difficile da misurare di quanto ci si aspetti, e comporta rischi che evolvono a un ritmo molto veloce perché la maggior parte dei sistemi di governance riesca a stare al passo. La governance dell’IA, ad esempio, sta diventando la sfida più importante che molte aziende ancora non sanno di avere".











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