IBM tra IA, sovranità digitale e quantum: la rotta per i prossimi anni
di Vittorio Manti pubblicata il 09 Luglio 2026, alle 16:21 nel canale IA business
Nel primo incontro con la stampa italiana il nuovo General Manager di IBM Italia ha messo a fuoco tre missioni, intelligenza artificiale, hybrid cloud e quantum computing, con sicurezza e competenze a tenerle insieme e la sovranità digitale ormai al centro delle richieste dei clienti
Tre missioni e due fili che le uniscono. È la struttura con cui Nico Losito, General Manager di IBM Italia dal 1° aprile, ha riassunto la strategia dell'azienda davanti alla stampa, a Milano. Le prime due, intelligenza artificiale e hybrid cloud, accompagnano il lavoro di IBM da almeno quattro o cinque anni. La terza, il quantum computing, ha appena lasciato i laboratori di ricerca per affacciarsi alle prime applicazioni commerciali. A cucire tutto restano due condizioni che per Losito non sono negoziabili, la sicurezza e le competenze.

Losito parte dai numeri. IBM fotografa l'adozione dell'IA con una ricerca condotta su 6.000 amministratori delegati in tutto il mondo, e il quadro che ne emerge è ambivalente. Il 69% dichiara che l'IA è ormai entrata nei processi core, ma solo il 10% la usa per generare nuovo fatturato, mentre il grosso degli interventi si concentra ancora su produttività e risparmio. L'onda è grande e veloce, eppure l'adozione nelle imprese procede più lentamente del previsto, soprattutto nella piccola e media impresa italiana, dove sopravvive un certo scetticismo. Sul rischio di una bolla, però, il General Manager non ha dubbi: "Oggi la promessa dell'IA si sta realizzando. Faccio molta fatica a vedere che tutto possa sgonfiarsi, ci sono fondamentali economici solidi e ritorni sull'investimento concreti". Più che una bolla, ha aggiunto, quella a cui assistiamo è volatilità finanziaria, mentre la tecnologia continua a entrare nelle aziende.
Il metodo Client Zero e IBM Bob
Il primo banco di prova, per IBM, è IBM stessa. Con il programma IBM Client Zero l'azienda ha usato la propria piattaforma watsonx per ridisegnare i processi interni, partendo ogni volta da quattro domande: quel processo genera ricavi, profitto, soddisfazione del cliente o cassa? Quando la risposta è sempre no, il processo non si arricchisce con un livello di IA, si elimina. "Il primo cliente di IBM siamo noi stessi", ha sintetizzato Losito. Ogni anno il meccanismo raccoglie decine di migliaia di proposte dai team dei vari Paesi, le seleziona e le porta in produzione, 165.000 solo nell'ultimo anno, per un risparmio che in tre anni ha raggiunto 4,5 miliardi di dollari, circa il 7% del fatturato mondiale.

Sullo stesso principio nasce IBM Bob, arrivato in beta a novembre e oggi acquistabile. Non è il solito assistente alla scrittura di codice, perché lavora sull'intero ciclo di vita dello sviluppo software, dal disegno al monitoraggio fino alla governance e alla conformità. Bob genera agenti specializzati per i test, la documentazione o il refactoring, e al proprio interno fa convivere modelli diversi, compresi quelli di Anthropic. Tiene d'occhio anche il consumo di risorse e i costi, un tema che diventa spinoso quando l'uso intensivo dei modelli fa lievitare le bollette. Adottato internamente da 80.000 sviluppatori IBM, ha ridotto del 70% i tempi di sviluppo e migliorato dell'85% qualità e test.
Sovranità digitale come libertà
IA e infrastruttura viaggiano insieme, e molte iniziative si arenano proprio a monte, tra dati frammentati, sistemi isolati e cloud che si moltiplicano senza un modello operativo comune. La risposta di IBM è un'architettura open hybrid cloud. A tenere insieme i due mondi è Red Hat OpenShift, lo strato che rende interoperabili i modelli, da Granite di IBM a quelli di Google, Meta e Anthropic, e le risorse di calcolo, dai mainframe IBM Z ai sistemi LinuxONE fino al cloud di altri operatori. E proprio in questi giorni la gamma z17 e LinuxONE 5 si è allargata con configurazioni rack mount pensate per i vincoli di spazio e di costo dei data center, con la crittografia post-quantistica già integrata.

È qui che si inserisce il tema diventato prioritario negli ultimi mesi nelle conversazioni con i clienti, la sovranità digitale. Per IBM non si riduce a dove risiede il dato, ma è una questione di libertà su quattro fronti, il dato, le operazioni, la tecnologia e l'IA. Al centro c'è IBM Sovereign Core, la piattaforma software presentata il 4 maggio, che l'azienda contrappone all'approccio degli hyperscaler. "Aggiungono un livello di sovranità, ma è come stare in un hotel a cinque stelle in cui le chiavi ce le ha sempre l'albergatore", ha spiegato Losito. Sovereign Core, al contrario, è un prodotto che il cliente installa sulla propria infrastruttura, oggi x86 e in futuro anche Z e Power. A restare nelle sue mani sono il control plane, le identità, le chiavi e le prove di audit, mentre la conformità si trasforma in un processo continuo, con controlli automatici basati sugli standard NIST e CIS e circa 150 framework normativi già caricati. Un catalogo di servizi permette infine di gestire tenant separati, ciascuno con le proprie regole a seconda della giurisdizione.
Nella dimostrazione che ha fatto seguito all'incontro, un tecnico IBM ha mostrato come un amministratore possa creare i tenant, distribuire le risorse in modo dinamico e verificare in tempo reale se un dato è finito dove non doveva.
Quantum, sicurezza e competenze
Sul quantum computing IBM rivendica una tabella di marcia rispettata da anni. Ha portato in cloud il primo computer quantistico nel 2016 e da allora ha distribuito oltre 90 sistemi, più di 30 dei quali superano i 100 qubit. L'ultimo, IBM Nighthawk da 120 qubit, esegue circuiti circa il 30% più complessi del precedente. L'obiettivo dichiarato è dimostrare entro il 2026 il quantum advantage, cioè un vantaggio misurabile rispetto ai computer tradizionali, e arrivare nel 2029 al primo sistema fault-tolerant, capace di correggere gli errori, IBM Starling. Sono due date che pesano e segnano un cambio di passo rispetto alla comunicazione di un tempo, tutta centrata sul numero di qubit. Fissare l'anno del vantaggio quantistico e indicare il 2029 per la piena tolleranza agli errori, in un campo abituato a orizzonti mobili, è un impegno tutt'altro che scontato. A sostenere il percorso c'è un investimento di oltre 10 miliardi di dollari in cinque anni. Attorno all'hardware ruota poi un ecosistema di oltre 340 tra aziende, università e startup e una comunità di più di 600.000 utenti, con il framework open source Qiskit usato dal 70% degli sviluppatori.

Su questo terreno Losito ha insistito molto sul valore di fare ecosistema anche in Italia, dove una macchina quantistica IBM ancora non c'è, pur in presenza di alcune iniziative avviate come la gara della Regione Campania per un'installazione a Salerno, con i locali già pronti ad accoglierla. Il suo, più che un rilievo, è un auspicio, quello di un approccio di sistema più deciso, capace di sostenere l'attuazione della strategia nazionale sul quantum computing e di mettere l'Italia nelle condizioni di coglierne i vantaggi competitivi.
Il quantum porta con sé anche un problema di sicurezza che Losito giudica sottovalutato. Il ragionamento è quello del "raccolgo i dati oggi, convinto che tra due anni qualcuno produrrà la chiave per aprire quella cassaforte". Chi custodisce un segreto destinato a durare venti o cinquant'anni deve muoversi già adesso verso gli algoritmi post-quantum, perché la migrazione richiede in media dai cinque ai dieci anni. Ed è un campo su cui IBM rivendica un contributo diretto, con tre dei quattro algoritmi standardizzati dal NIST nati dalla sua ricerca, due dei quali sviluppati nel centro di Zurigo.
La sicurezza è anche la contromisura a un'altra accelerazione, quella con cui l'IA moltiplica la scoperta di vulnerabilità, come ha reso evidente il modello Mythos di Anthropic. IBM partecipa dall'inizio al progetto Glasswing e con Red Hat ha lanciato Project Lightwell, un impegno da 5 miliardi di dollari per mettere in sicurezza il software open source. Si aggiunge poi IBM Concert, piattaforma agentica che non rimpiazza gli strumenti già in uso ma li coordina, mette in relazione i segnali e assegna le priorità. I numeri citati vanno nella stessa direzione. Deutsche Telekom ha ridotto da 80 a 8 ore i tempi di risposta alle vulnerabilità critiche, SIXT ha tagliato del 67% quelli di rilevamento e risoluzione dei problemi.

L'ultimo capitolo è quello delle competenze, che Losito colloca in fondo ma non per importanza. Le organizzazioni tradizionali, con i loro ruoli rigidi, rischiano di trasformarsi in un freno, e la strada che indica è quella di riorganizzarsi per mandati anziché per mansioni, di investire nell'alfabetizzazione all'IA a ogni livello e di costruire quella che IBM chiama una nuova unità di competenza, fatta di agenti digitali affiancati a capacità tipicamente umane come il giudizio, la gestione delle emergenze e il problem solving. Ed è qui che il posizionamento dell'azienda prende forma: non un fornitore che promette sovranità e sicurezza per contratto, ma un attore che punta a consegnare al cliente le chiavi, sull'infrastruttura come sui modelli, lasciando all'IA il compito di potenziare le persone invece di sostituirle.











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