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Il paradosso dell'IA secondo Microsoft: i lavoratori sono pronti, le aziende ancora no

di pubblicata il , alle 11:55 nel canale IA business Il paradosso dell'IA secondo Microsoft: i lavoratori sono pronti, le aziende ancora no

La ricerca Work Trend Index 2026 di Microsoft mira a far luce su come l'IA sta cambiando il modo di lavorare, di cercare lavoro, di scovare nuovi talenti. Le soft skill contano oggi molto più della classica funzione lavorativa. Ma la maggior parte delle aziende non è ancora pronta

 

"Ci vuole coraggio", dice Vincenzo Esposito, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, durante un incontro con la stampa. Il riferimento è all'intelligenza artificiale, che si sta diffondendo molto rapidamente all'interno delle aziende, anche se solo poche di questa sono in grado di sfruttarla al meglio. Secondo Esposito, infatti, le competenze dei singoli lavoratori sono sì importanti per fare funzionare l'IA, ma non bastano: serve un cambio di passo da parte delle imprese, perché "la sfida è trovare aziende pronte a usare bene l'IA".

Work Trend Index 2026: così l'IA sta trasformando il mondo del lavoro e le competenze dei dipendenti

Il Work Trend Index 2026 è l'ultima edizione del report annuale di Microsoft sui cambiamenti che stanno avvenendo, a livello globale, nel mondo del lavoro. C'è un dettaglio che emerge e cha fa riflettere: a lungo si è parlato di competenze o, più correttamente, della difficoltà che incontrano le imprese a trovare profili in linea con le loro necessità. Un problema definito skill mismatch e che oggi, in qualche maniera, si è ribaltato. Secondo l'analisi di Microsoft, infatti, oggi sono le aziende a non essere all'altezza delle capacità dei lavoratori. 

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Oggi, infatti, il  58% degli utilizzatori di IA  riesce a fare lavori che non avrebbe potuto fare un anno fa (55% per l'Italia). Con percentuali che salgono all’80% nel caso dei lavoratori delle Frontier Firm (76% in Italia), quelle imprese che già fanno un uso avanzato delle tecnologie di intelligenza artificiale. Un dato che, secondo l'azienda d Redmond, evidenzia come l'IA non stia sostituendo l'uomo, bensì lo stia potenziando. 

Come però sottolinea Esposito, trovare aziende in grado di valorizzare queste capacità è difficile. "Quello che più serve non è la competenza tecnologica dei singoli, ma un cambiamento all'interno dell'azienda".

L'adozione dell'intelligenza artificiale, insomma, non si gioca sulle capacità individuali, ma sulla cultura aziendale: l'impatto dei fattori organizzativi pesa infatti più del doppio (67% contro 32%). E l'IA funziona realmente solo dove viene vissuta come un valore strategico, ma su questo fronte i numeri sono chiari: solo un lavoratore su quattro a livello globale, e appena uno su cinque in Italia, vede una leadership allineata sul tema. Un errore di strategia, considerato che l'esempio pratico dei manager nell'uso dell'IA fa salire del 17% il valore della tecnologia percepito dai team.

Questo scostamento fra lavoratori e organizzazione aziendale innesca un evidente paradosso della trasformazione. Da un lato, il 65% dei professionisti (63% in Italia) teme di restare indietro se non domina i nuovi strumenti; dall'altro, il 45% (43% in Italia) preferisce aggrapparsi alle vecchie abitudini per garantirsi gli obiettivi di breve termine. Il vero freno è la totale mancanza di motivazione. Chi innova non viene valorizzato: solo il 13% nel mondo e un misero 11% in Italia viene effettivamente premiato per aver cambiato il proprio modo di lavorare.

Come cambia la ricerca di lavoro

All'incontro era presente anche Marcello Albergoni, Country Lead di LinkedIn Italia, che ha evidenziato come anche il percorso di crescita all'interno delle aziende stia cambiando radicalmente. "Le carriere non sono più lineari", dice, spiegando che il tempo di chi entra in azienda dopo la laurea, fa carriera specializzandosi su una funzione lavorativa e arriva sino alla pensione è ormai finito. I passaggi sono sempre più orizzontali, sia all'interno della stessa azienda, dove si cambiano anche di molto le mansioni, sia quando si decide di passare a un'altra impresa. 

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Di conseguenza, cambia anche il modo in cui vengono effettuate le ricerche da parte degli HR, che per l'appunto guardano più alle soft skill che al classico job title, il ruolo ricoperto. Ma questo accade prevalentemente nelle realtà che hanno abbracciato con successo l'IA. Chi ancora arranca, fatica a comprendere questo cambiamento. E il risultato è che i dipendenti vivono quello che Albergoni definisce job hugging, il continuare una carriera solo per la comodità, anche se non si è pienamente soddisfatti. Questo approccio porta con sé un rischio: quello di non aggiornarsi e rimanere fossilizzati. Rendendo progressivamente più difficile trovare un altro lavoro. Secondo Albergoni, per evitare questo "sono le aziende stesse a dover porre le basi per consentire l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori".

L'IA sta togliendo lavoro? 

Arriviamo a un tema molto dibattuto: l'evoluzione tecnologia, in questo caso l'IA, mette a rischio il lavoro? I dati indicano che nell'ultimo anno le assunzioni nelle PMI sono calate mediamente del 15/18%. Ma non si tratta di una sostituzione: "significa che le aziende stanno cercando di capire cosa sta succedendo", spiega Albergoni. E lo stesso fanno le persone che "non vedendo boom di assunzioni, aspettano".

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Dati confermati anche dal report Labor Market Report: Building a Future of Work That Works, che indica come l'IA abbia generato oltre 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro dal 2023 al 2025. 

In definitiva, il mondo del lavoro sta vivendo una profonda trasformazione a livello globale. E la maggior parte delle aziende oggi fatica a comprendere questo cambiamento ancor più di quanto faticano i lavoratori. Proprio per questo motivo, secondo Microsoft, è necessario coraggio da parte delle imprese. Il coraggio di abbracciare l'innovazione prima che sia troppo tardi. 

9 Commenti
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UtenteHD27 Maggio 2026, 12:41 #1
Non mi sembra tanto un paradosso, è normale che le persone studiano, si informano e son pronte, mentre le Imprese devono investire, investire ed investire, poi gli attualli LLM lavorando a probabilità fanno molti casini, per ora in certi casi si impiega più tempo a correggerli che a farli da Te, ecc...
Ora le AI sono utilissime per redarre testi, correggerli, fare test chimici, ecc.. il resto molto più agentico e complesso ci vorrà tempo ed hardware apposito, soprattutto per farle avvicinare ad un quasi ragionamento vero e non come ora.
demon7727 Maggio 2026, 15:22 #2
Ma io BOH.
Chiedo scusa se ragiono terra terra "da bifolco" ma io ribadisco sempre il concetto ma pare che che stiano tutti a guardà da un'altra perte.
Qui si parla di skill di modi di integrazione di ruoli aziendali.. tutti a ricamare sulle minchiate ingnorando bellamente il treno che ci sta arrivando in faccia.

Io ribadisco:
Una volta cerno una cacco di contadini, poi si è meccanizzata l'agricoltura e di contadini ce ne è un decimo, ma tutti i contadini in esubero sono andati nelle fabbriche.

Dopo hanno modernizzato e robotizzato le fabbriche e tutti gli operai in esubero sono finiti nel terziario fornendo servizi a vari livelli.

Se adesso il terziario lo gestisce la IA, PASSI IL FATTO che resteranno un pugno di addetti super specializzati a supervisionare il tutto... TUTTI GLI ALTRI dove cazzo vanno???
Se i posti "da sepcialista" sono dieci, gli altri mille cosa fanno? Come campano??

Se la IA si evolve allavelocità con cui si evolve le aziende, anche se blocchi i licenziamenti, smetteranno semplicemente di assumere..
Tasslehoff27 Maggio 2026, 15:36 #3
Non me ne voglia l'autore dell'articolo (tutti dobbiamo portare a casa la pagnotta e pagare le rate del mutuo) però anzichè fare articoli di questo tipo in stile "Oste, com'è il vino?" il sito dovrebbe prendere come esempio Gamer's Nexus, che ormai è diventato l'ultimo baluardo dell'editoria che tratta di tecnologia a fare veri reportage e analizzare i problemi alla radice, e non si limita come tutti gli altri (esatto, incluso il gruppo HWUpgrade purtroppo) a fare da velina del big o dello sponsor di turno, che ha tutto l'interesse a veicolare un certo messaggio per alimentare l'hype e gli investimenti.

Guardate l'ultimo video che hanno pubblicato, un reportage veramente da grande firma giornalistica con viaggi in giro per il mondo a intervistare CEO e dirigenti delle firme più prestigiose del panorama hardware che confermano tutti il trend spinto dai big dell'IA ovvero: rendere la proprietà dei mezzi sempre più inaccessibile per spingere gli utenti verso un modello "pay per use" sempre più conveniente a loro (e non agli utenti) e dove potranno esercitare un controllo assoluto.

Di questo dovrebbe occuparsi il sito, non di fare video inutili su "vi dico come va la mia Tesla dopo 150k Km" o "Microsoft dice che l'IA è il futuro"...

Cosa vi aspettare che dica MS? Che l'IA è una bolla e sta distruggendo interi settori dell'economia e della finanza in modi in cui nessuno aveva previsto e sta creando un oligopolio di società americane sempre più ristretto e incontrollabile da parte delle autorità?

Oppure che sta generando una situazione finanziaria insostenibile creando i presupposti per un crollo dei principali fondi d'investimento con conseguente rovina di milioni e milioni di "signor nessuno" che hanno buttato tutti i loro risparmi in questi fondi?

Siamo realisti, non lo diranno nemmeno sotto tortura, andrebbe contro il loro interesse... è dovere della stampa fare da guardiano al potere, non solo quello pubblico ma anche quello privato, nel momento in cui influenza temi sociali e macro economici.
euscar27 Maggio 2026, 17:04 #4
Originariamente inviato da: Tasslehoff
Non me ne voglia l'autore dell'articolo (tutti dobbiamo portare a casa la pagnotta e pagare le rate del mutuo) però anzichè fare articoli di questo tipo in stile "Oste, com'è il vino?" il sito dovrebbe prendere come esempio Gamer's Nexus, che ormai è diventato l'ultimo baluardo dell'editoria che tratta di tecnologia a fare veri reportage e analizzare i problemi alla radice, e non si limita come tutti gli altri (esatto, incluso il gruppo HWUpgrade purtroppo) a fare da velina del big o dello sponsor di turno, che ha tutto l'interesse a veicolare un certo messaggio per alimentare l'hype e gli investimenti.

Guardate l'ultimo video che hanno pubblicato, un reportage veramente da grande firma giornalistica con viaggi in giro per il mondo a intervistare CEO e dirigenti delle firme più prestigiose del panorama hardware che confermano tutti il trend spinto dai big dell'IA ovvero: rendere la proprietà dei mezzi sempre più inaccessibile per spingere gli utenti verso un modello "pay per use" sempre più conveniente a loro (e non agli utenti) e dove potranno esercitare un controllo assoluto.

Di questo dovrebbe occuparsi il sito, non di fare video inutili su "vi dico come va la mia Tesla dopo 150k Km" o "Microsoft dice che l'IA è il futuro"...

Cosa vi aspettare che dica MS? Che l'IA è una bolla e sta distruggendo interi settori dell'economia e della finanza in modi in cui nessuno aveva previsto e sta creando un oligopolio di società americane sempre più ristretto e incontrollabile da parte delle autorità?

Oppure che sta generando una situazione finanziaria insostenibile creando i presupposti per un crollo dei principali fondi d'investimento con conseguente rovina di milioni e milioni di "signor nessuno" che hanno buttato tutti i loro risparmi in questi fondi?

Siamo realisti, non lo diranno nemmeno sotto tortura, andrebbe contro il loro interesse... è dovere della stampa fare da guardiano al potere, non solo quello pubblico ma anche quello privato, nel momento in cui influenza temi sociali e macro economici.


Complimenti, per non avere peli sulla lingua
Tasslehoff27 Maggio 2026, 17:59 #5
Originariamente inviato da: euscar
Complimenti, per non avere peli sulla lingua
Grazie

Ne approfitto per un piccolo dettaglio nel caso a qualcuno fosse sfuggito, quando parlo di proprietà dei mezzi e modello "pay per use" non mi riferisco a supercazzole cloud o IA o concetti filosofici tipo eterogenesi dei fini, mi riferisco a tutta l'elettronica di consumo, in primis i PC, i portatili, le workstation.

Ovvero: anzichè comprarsi (o assemblarsi) un pc più o meno carrozzato, spendendoci i tuoi soldi e facendoci quello che vuoi e tenendolo per X anni (dove X è variabile in base alle risorse e alle tue esigenze), il trend che stanno spingendo con i cosiddetti "AI PC" (che altro non è che una buzzword commerciale) consiste nel venderti un client stupido e dotato di risorse ridicole, buono giusto per collegarsi ai servizi cloud gestiti da questi signori, dove l'enorme quantità di risorse che stanno accumulando ora, se non sarà usata per macinare token da agenti AI (ricavandone montagne di $) verrà usata per fornire capacità computazionale e risorse agli utenti comuni in cambio di un abbonamento periodico.

Oggi il prezzo è X, domani il prezzo sarà X+1, e tu non potrai fare niente per impedirlo perchè non sarai proprietario di niente e sarai del tutto dipendente da loro, come il tossico con il pusher.

Ovviamente useranno ogni sorta di analogia e zuccherino per indorare la pillola, prima adducendo come scusa la IA, poi passando al "così non dovrai preoccuparti di aggiornare il pc, non sarà mai obsoleto".

E sulla carta sembrerà anche ragionevole in linea di principio, però i modelli di beni o servizi pagati "a consumo" non mancano, e qualsiasi esempio ha mostrato che inevitabilmente portano a un aumento dei costi per l'utente finale, inevitabilmente.

Quindi è vero che il pc che compri invecchierà e sarà meno performante, ma è anche vero che cambiarlo ogni X anni è certamente più economico nel medio e lungo periodo rispetto a pagare un abbonamento mensile.

Infine c'è il tema del controllo, nel momento in cui cedi la proprietà dei mezzi per far girare del software inevitabilmente cedi anche il controllo su cosa può girare su quell'hardware. Non voglio fare voli pindarici da 1984 però è chiaro che con quel modello si spiana la strada e la fattibilità tecnica di qualsiasi controllo.

Spero che l'analogia renda più chiaro lo scenario.
Alberto Falchi27 Maggio 2026, 20:41 #6
Originariamente inviato da: Tasslehoff
Grazie


Ovvero: anzichè comprarsi (o assemblarsi) un pc più o meno carrozzato, spendendoci i tuoi soldi e facendoci quello che vuoi e tenendolo per X anni (dove X è variabile in base alle risorse e alle tue esigenze), il trend che stanno spingendo con i cosiddetti "AI PC" (che altro non è che una buzzword commerciale) consiste nel venderti un client stupido e dotato di risorse ridicole, buono giusto per collegarsi ai servizi cloud gestiti da questi signori, dove l'enorme quantità di risorse che stanno accumulando ora, se non sarà usata per macinare token da agenti AI (ricavandone montagne di $) verrà usata per fornire capacità computazionale e risorse agli utenti comuni in cambio di un abbonamento periodico.


Al di là delle opinioni sulla stampa (in parte anche condivisibili) il punto è che il mercato, tutto, non solo quello dell'informatica, si sta spostando verso i servizi. Non solo i PC: le auto, le macchine utensili, i sistemi evoluti di controllo e automazione della fabbrica. E, naturalmente, anche il cloud e l'IA.

Si chiama servitizzazione, e tutti i settori di mercato maturi puntano su quello. Per i produttori, hai il vantaggio di ricavi costanti e più prevedibili. Per gli utenti finali, privati o aziende che siano, il vantaggio è lo spostare le voci di spese dal capex all'opex.

Sino a che il mercato è vivo e gli attori si fanno la guerra, è solo un beneficio. Il problema è quando il mercato è controllato da pochi attori. E si crea il rischi di monopolio.

Faccio un esempio molto banale: quanto costa, oggi, un PC di fascia alta per giocare? Quanto dura prima di un necessario upgrade? Quanti anni di abbonamento a un servizio di game streaming ci paghi con quella cifra? Ecco: il punto è quello. Poi possiamo fare il pippone del lag e altre seghe mentali, che non interessano a nessuno se non a una minuscola nicchia di giocatori competitivi. Che rappresentano una percentuale di mercato insignificante.

Giusto o sbagliato? Dipende, appunto. Per uno squattrinato, spendere 15 euro al mese per giocare usando un terminale qualsiasi è un sogno. Per il benestante che può permettersi 5mila euro di PC ogni pochi anni, no. io non rappresento alcuna categoria: mi limiti a fotografare la realtà, nel mio piccolo.

Io scrivo su Edge9, che è la sezione B2B di HWU, e ancora prima che si cihamasse servitizzazione, il mercato ha scelto quella via. Inclusi gli utenti finali, le aziende in questo caso. Le stesse che da sempre fanno leasing delle auto aziendali, perché a nessuno frega nulla di possedere un pezzo di ferro che si svaluta e costa. Interessa la commodity, non il possesso. Che è solo un inutile costo, dal punto di vista aziendale: devi mantenere il bene, curarlo smaltirlo a norma di legge. Citando gli Squallor "ma chi cazzo to o fa a fa'?" ;-)

Infine c'è il tema del controllo, nel momento in cui cedi la proprietà dei mezzi per far girare del software inevitabilmente cedi anche il controllo su cosa può girare su quell'hardware.
.


Nel mondo business, non è proprio così. Tu affitti un servizio. E ci fai girare il tuo software Punto. Le aziende piccole hanno decine di software proprietari. Quelle di grandi dimensioni, decine di migliaia di app. Che se gli gira da domani le spostano da AWS ad Azure o viceversa.

Certo, il tema del controllo è importante, e non a caso sempre più aziende si stanno spostando verso l'IA privata. Anche i big. Anche Broadcom, alla quale non abbiamo risparmiato critiche, ha evoluto la piattaforma proprio nell'ottica dell'IA privata. Perché lo impongono le leggi (GPDR, DORA, NIS 2, solo per parlare dell'UE). E perché alle aziende il lock in non piace

Ma non mi sembra che mancino su Edge9 riflessioni sul tema. Condivisibili o meno. Diciamo che la nostra visione è quella di business. La tua mi sembra ancora ancorata al mondo consumer. Che non è quello a cui parliamo.
mmorselli27 Maggio 2026, 23:30 #7
Originariamente inviato da: UtenteHD
poi gli attualli LLM lavorando a probabilità fanno molti casini, per ora in certi casi si impiega più tempo a correggerli che a farli da Te, ecc...


L'AI agentica, se la sai usare bene, non fa casini, perché è in grado di autovalutare i suoi errori e correggerli. Il fatto è che per molta gente l'AI è ancora il chatbot del 2023

Per esempio io in questo momento ho un agente che sta girando da due giorni facendo scraping, ogni tanto guardiamo (plurale, io e l'agente) cosa è andato storto, lo valutiamo, e lui corregge la sua parte deterministica, cioè tutti gli script su cui si basa, finché il risultato non sia perfetto o quasi.
mmorselli27 Maggio 2026, 23:34 #8
Originariamente inviato da: demon77
PASSI IL FATTO che resteranno un pugno di addetti super specializzati a supervisionare il tutto... TUTTI GLI ALTRI dove cazzo vanno???


Gli addetti super specializzati non possono gestire in modo produttivo tutta quella mole di dati che magari l'AI avrà filtrato e riassunto, ma che resta comunque una mole immensa che prima non avevi. Il compito degli addetti super specializzati è fornire le idee per ottimizzare sempre di più questo processo, ma poi con tutta questa roba qualcuno ci deve fare qualcosa. Se alimenti il marketing con 10 volte più informazioni utili, poi ci va l'agente AI a vendere? Se l'AI mi apre 10 volte più progetti, poi ci va l'agente AI in call a farsi spiegare i dettagli dal cliente?
mmorselli27 Maggio 2026, 23:39 #9
Originariamente inviato da: Tasslehoff
Ovvero: anzichè comprarsi (o assemblarsi) un pc più o meno carrozzato, spendendoci i tuoi soldi e facendoci quello che vuoi e tenendolo per X anni (dove X è variabile in base alle risorse e alle tue esigenze)


Queste sono frasi scritte con la mentalità da privato, non da azienda. L'azienda non si assembla i pc, non li prende "a prova di futuro", li prende potenti quanto basta per svolgere il compito assegnato fino al termine del periodo di garanzia e assistenza.

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