Intelligenza artificiale, re-training e People Analytics ridisegnano il ruolo delle risorse umane. L'analisi di Factorial
di Alberto Falchi pubblicata il 30 Gennaio 2026, alle 16:24 nel canale IA business
L’IA è ormai parte integrante dei processi aziendali: secondo il Global AI Report 2025 di Factorial, il 76,4% dei lavoratori italiani utilizza l’intelligenza artificiale ogni giorno
Il 2026 segna una fase di discontinuità per le risorse umane. L’intelligenza artificiale entra stabilmente nei processi aziendali e richiede modelli di governo chiari; la formazione smette di essere un semplice aggiornamento e diventa re-training strutturale; il welfare evolve da pacchetto standard a leva mirata; la leadership si allontana dai modelli gerarchici tradizionali per assumere forme più collaborative.
È il quadro che emerge dalla Guida HR 2026 di Factorial, che fotografa i principali cambiamenti rispetto agli anni precedenti.
Governare l’IA, ripensare persone e organizzazioni. Il nuovo ruolo dell'HR
L’IA è ormai parte integrante dell’operatività quotidiana: secondo il Global AI Report 2025 di Factorial, il 76,4% dei lavoratori italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale ogni giorno e circa un’azienda su quattro li impiega nei processi HR, con un incremento di 16 punti percentuali rispetto al 2024. L’IA non è più un supporto tattico, ma un’infrastruttura che impatta su trasparenza, supervisione umana e qualità delle decisioni.

In parallelo, cambia l’approccio alla formazione. L’attenzione si sposta dalla gestione dello skill gap a percorsi di riqualificazione più profondi, con un focus crescente su competenze cognitive e trasversali, considerate centrali in contesti sempre più automatizzati.
La guida analizza anche l’evoluzione del benessere organizzativo. Il welfare perde efficacia quando resta standardizzato e diventa rilevante solo se costruito sui bisogni reali delle persone e integrato in una strategia complessiva di qualità del lavoro. Cambia anche la leadership: il manager assume sempre più il ruolo di facilitatore e punto di connessione tra competenze, favorendo responsabilità diffuse e team interfunzionali.
In questo contesto, la funzione HR è chiamata a ridurre il peso dell’intuito nelle decisioni. L’uso dei dati e della People Analytics emerge come prerequisito per politiche più eque e sostenibili, con effetti misurabili su engagement e retention. Anche il recruiting viene ripensato: non solo selezione, ma proposta di valore. Processi più trasparenti e collaborativi contribuiscono a costruire fiducia fin dalle prime interazioni, anticipando i temi della permanenza in azienda.
“Negli ultimi anni il mondo del lavoro e dell’HR stanno cambiando in modo evidente e l’IA è solo l’ultimo tassello di un panorama molto più complesso”, commenta Isotta Armenise, Senior Brand & Content Manager di Factorial. “L’IA non è più una curiosità: è uno strumento di lavoro quotidiano. Ma insieme all’IA emergono anche nuove aspettative su engagement, formazione e retribuzione. Per questo nel 2026 il ruolo delle direzioni HR sarà ancora più strategico: la vera sfida sarà bilanciare innovazione e benessere, guidare il cambiamento senza perdere di vista ciò che dà senso al lavoro delle persone”.











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