L'IA enterprise entra nella fase decisiva: cosa cambia tra modelli ibridi, Agentic AI e governance secondo Lenovo e IDC
di Vittorio Manti pubblicata il 27 Gennaio 2026, alle 15:01 nel canale IA business
Dalla sperimentazione alla produzione su scala: la ricerca CIO Playbook 2026 fotografa un mercato che accelera sugli investimenti in IA e cerca ritorni misurabili, mentre l’architettura ibrida diventa lo standard e la maturità della governance si conferma il vero discrimine tra chi scala e chi resta indietro
Il passaggio dall’entusiasmo iniziale alla concretezza operativa è il filo conduttore che emerge con chiarezza dal Lenovo CIO Playbook 2026: The Race for Enterprise AI, realizzato in collaborazione con IDC e presentato nel corso di un media briefing dedicato. I numeri raccontano un momento di svolta per le aziende europee e mediorientali: l’IA non è più un terreno di sperimentazione confinato a singoli team o a progetti pilota, ma una leva strategica sempre più centrale per la trasformazione del business, con aspettative di ritorno economico elevate e una pressione crescente sui CIO affinché dimostrino valore reale e misurabile.
La fotografia restituita dal CIO Playbook 2026 si basa su una ricerca commissionata da Lenovo a IDC e condotta tra il 16 settembre e il 17 ottobre 2025 su un campione di 800 decision maker IT e business in Europa e Medio Oriente, rappresentativi di un ampio spettro di settori industriali e dei servizi, attivi in organizzazioni di medio-grandi dimensioni, tutte con almeno 1.000 dipendenti.
Secondo la ricerca, quasi tutti gli intervistati prevedono di aumentare gli investimenti in IA nei prossimi dodici mesi, con un incremento medio del 10%, mentre il 94% si attende un ritorno positivo dalle iniziative avviate. Non si tratta più soltanto di promesse: quasi la metà dei proof of concept legati all’IA è già stata portata in produzione, un dato che segna un netto avanzamento rispetto agli anni precedenti e che indica una maggiore maturità nell’approccio complessivo. In questo contesto, la competizione non è più su chi adotta l’IA per primo, ma su chi riesce a scalarla in modo sicuro, sostenibile e coerente con gli obiettivi di business.

Dalla sperimentazione al valore: l’IA come motore del business
Il quadro delineato dal CIO Playbook 2026 mostra come l’IA sia ormai percepita come un abilitatore chiave per la crescita, la produttività e il vantaggio competitivo. Le priorità dichiarate dalle aziende si spostano dalla semplice efficienza operativa verso la reinvenzione dei processi e dei modelli di business, con l’obiettivo di creare nuovo valore. I benefici non sono soltanto finanziari: accanto ai ritorni economici attesi, emergono indicatori legati al miglioramento dell’esperienza dei clienti, alla velocità e qualità dei processi decisionali e al coinvolgimento dei dipendenti.
Allo stesso tempo, la ricerca mette in luce una tensione crescente tra ambizione e prontezza reale. Se oltre la metà delle organizzazioni in Europa e Medio Oriente si colloca in una fase avanzata di adozione dell’IA, solo poco più di un quarto dispone di un framework di governance completo. Limiti nella qualità dei dati, nella disponibilità di competenze interne e nella capacità di integrare l’IA nei sistemi esistenti continuano a rappresentare ostacoli concreti alla scalabilità. È qui che si apre il divario più significativo: non tanto tecnologico, quanto organizzativo e culturale.
Il tema della governance emerge come elemento strutturale, non accessorio. La mancanza di regole chiare su sicurezza, responsabilità e sovranità dei dati rischia di rallentare o compromettere l’adozione su larga scala, soprattutto in una fase in cui l’attenzione dei CIO si sta spostando verso forme di automazione più avanzate. L’Agentic AI, indicata dalla ricerca come una delle principali priorità per il 2026, promette di automatizzare interi processi, ma solleva al contempo interrogativi su controllo, supervisione umana e gestione del rischio. Solo una minoranza delle organizzazioni dichiara oggi di utilizzarla in modo significativo, mentre la maggior parte è ancora in fase di esplorazione o di test. A questo si affianca però un dato che segnala una forte tensione verso la fase successiva: il 65% dei CIO dichiara di essere pronto a scalare l’Agentic AI nelle proprie operation entro i prossimi 12 mesi.

L’IA ibrida diventa lo standard architetturale
Un altro elemento centrale emerso dalla ricerca riguarda le scelte infrastrutturali. Il modello di deployment ibrido si afferma come lo standard de facto per l’IA enterprise: quasi tre organizzazioni su cinque lo indicano come approccio preferito, combinando cloud pubblico, cloud privato e capacità di calcolo on-premise. La motivazione è eminentemente pragmatica. Le aziende cercano un equilibrio tra innovazione e controllo, tra flessibilità e conformità normativa, soprattutto in un contesto europeo sempre più attento ai temi della sovranità dei dati e della sicurezza.
L’adozione di architetture ibride risponde anche a esigenze operative legate alle prestazioni e ai costi. L’inferenza su scala enterprise, in particolare, spinge a portare l’IA più vicino ai luoghi in cui i dati vengono generati e utilizzati, riducendo latenza e dipendenza dal cloud. Non a caso, il deployment di dispositivi abilitati all’IA e di endpoint edge emerge come la principale priorità di investimento IT per il 2026. Una potenza di calcolo efficiente dal punto di vista energetico e dei costi è considerata un fattore critico per trasformare i progetti pilota in sistemi affidabili in produzione.
In questo scenario, la governance non viene più vista soltanto come un vincolo, ma come una condizione necessaria per scalare. La ricerca evidenzia come la maturità dei modelli di governance possa diventare il vero fattore discriminante tra i leader dell’IA e chi rischia di rimanere indietro. Regole condivise, processi di approvazione, monitoraggio continuo e formazione diffusa sono indicati come elementi indispensabili per gestire l’autonomia crescente dei sistemi basati su IA, in particolare quando si parla di agenti capaci di operare lungo interi flussi di lavoro.
Il punto di vista di Lenovo e il caso italiano

Nel commentare i risultati della ricerca, Lenovo sottolinea come il mercato stia entrando in una fase decisiva. “Oggi vediamo ritorni evidenti dai progetti pilota e dai proof-of-concept in cui le organizzazioni hanno investito, con l’IA che sta producendo un impatto misurabile in tutta la regione”, ha dichiarato Matt Dobrodziej, President of Europe di Lenovo. “Ma molte aziende non dispongono ancora delle competenze, della governance e del livello di preparazione necessari per scalare l’IA al suo pieno potenziale. Con il passaggio delle priorità verso l’Agentic AI e l’obbligo di conformità a regolamenti come l’AI Act dell’UE, è fondamentale integrare fin dall’inizio fiducia e scalabilità. Chi non lo farà rischia di perdere ritorni concreti”.
Secondo Lenovo, la risposta a questa complessità passa da un approccio end-to-end che combini infrastruttura ibrida, servizi e piattaforme di gestione, con l’obiettivo di ridurre il rischio e accelerare il time-to-value. In questa direzione si inseriscono iniziative come Lenovo Agentic AI, Lenovo xIQ e la Lenovo AI Library, pensate per supportare l’intero ciclo di vita delle soluzioni di IA, dalla progettazione alla messa in produzione.
L’Italia emerge come uno dei mercati più avanzati della regione, insieme a Paesi come la Scandinavia e il Regno Unito, confermando un posizionamento sopra la media europea nell’adozione dell’IA. Il 74% delle aziende italiane si colloca nelle fasi avanzate di adozione dell’IA, un dato superiore alla media regionale. Le imprese vedono l’IA come un motore strategico per la reinvenzione del business e per una crescita più orientata al cliente, e pianificano un aumento deciso dei budget: il 90% prevede di incrementare gli investimenti nel prossimo anno. I primi ritorni concreti si concentrano in aree come IT, data analytics, cybersecurity e marketing, mentre cresce l’attenzione verso sicurezza, automazione e sviluppo delle competenze interne. Significativo anche l’interesse per l’Agentic AI, con quasi un quarto delle aziende italiane che intende concentrarsi su questa tecnologia nei prossimi dodici mesi.

Il campione considerato è composto esclusivamente da organizzazioni di medio-grandi dimensioni: tutte le aziende coinvolte hanno almeno 1.000 dipendenti, con una quota significativa di grandi enterprise oltre i 10.000 addetti. Si tratta quindi di una fotografia pienamente rappresentativa del mondo enterprise e del perimetro dei CIO, mentre le dinamiche delle PMI, che rappresentano una parte molto significativa del panorama aziendale italiano e che operano con strutture, risorse e modelli decisionali diversi, restano fuori dall’analisi, rendendo non scontato che presentino lo stesso livello o ritmo di adozione dell’IA.
Nel complesso, il CIO Playbook 2026 restituisce l’immagine di un mercato che ha superato la fase dell’adozione opportunistica e si confronta ora con scelte strutturali. L’IA è destinata a diventare una componente pervasiva dei processi aziendali, ma la sua capacità di generare valore dipenderà sempre più dalla solidità delle fondamenta: infrastrutture ibride, governance matura, competenze adeguate e una visione chiara del ruolo dell’IA nel business. Dove questi elementi mancano, la promessa rischia di restare incompiuta; dove sono presenti, la corsa all’IA enterprise entra davvero nella sua fase più interessante.
Il report completo si può scaricare qui.











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