L'IA spinge le aziende a ripensare le politiche di privacy. Ma sulla governance c'è ancora molto da fare. L'analisi di Cisco
di Alberto Falchi pubblicata il 29 Gennaio 2026, alle 12:24 nel canale IA business
Il Cisco Data Privacy Benchmark Study 2026 evidenzia quale sua l'impatto dell'IA sul mondo del lavoro e come questa tecnologia sta imponendo alle imprese di ripensare l'approccio alla privacy e alla sicurezza. Proteggere i dati non è più una questione normativa, ma la condizione essenziale per crescere
Privacy e sicurezza dei dati sono sempre più al centro delle strategie aziendali. E spingono gli investimenti: il 93% delle aziende a livello globale intende incrementarli. E non di poco: più di un'azienda su tre (38%) ha investito almeno 5 milioni di euro nell'ultimo anno proprio su programmi per rafforzare la privacy. Lo evidenzia il "Data and Privacy Benchmark Study 2026", uno studio condotto da Cisco su un campione di 5.200 professionisti IT con responsabilità in ambito data privacy in 12 Paesi: Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Arabia Saudita, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.
Le aziende evolvono: privacy e sicurezza non sono più semplice conformità normativa, ma leve strategiche per innovare
L'attenzione alla privacy e alla sicurezza dei dati, storicamente, non è mai stata elevatissima nelle aziende, che consideravano il tempo e le risorse dedicate a questi aspetti una spesa fastidiosa ma necessaria per mettersi a norma con le nuove regole. Secondo l'analisi di Cisco, però, l'approccio sta cambiando a causa della diffusione dell'IA, che sta stravolgendo l'approccio al lavoro. Ma l'utilizzo di questa tecnologia ha palesato come i programmi di privacy già in essere non siano più sufficienti.

La richiesta di avere a disposizione sempre più dati per alimentare i modelli di intelligenza artificiale, infatti, ha reso evidenti tutte le criticità esistenti, e oggi il 96% delle imprese a livello globale ritiene che siano necessari framework di privacy più solidi, mentre il 97% considera essenziale proteggere meglio questi dati.
Questo rappresenta un cambiamento culturale inedito: secondo Cisco, infatti, la fiducia che i clienti ripongono verso i sistemi di IA è direttamente legata alla capacità di tutelare i dati. In passato, invece, la fiducia derivava prevalentemente dal rispetto delle normative.
I risultati si vedono, ma bisogna ripensare la governance
L'attenzione a temi quali privacy e salvaguardia dei dati non è solo limitata alle parole: in Italia, l’88% delle imprese ha già rafforzato i propri programmi di privacy mentre il 92% prevede di aumentare gli investimenti. I risultati ottenuti sono più che positivi: il 99% del campione italiano dichiara di aver ottenuto benefici concreti dalle proprie iniziative sulla privacy. Fra questi maggiore agilità, capacità di innovazione e fidelizzazione dei clienti. In questo contesto, quasi la metà degli intervistati (47% in Italia, 46 a livello globale) indica una comunicazione chiara su come i dati vengono raccolti e utilizzati come lo strumento più efficace per costruire fiducia.

Rimane però il nodo della governance. Il 68% delle organizzazioni italiane (65% a livello globale) riscontra difficoltà nell’accesso rapido a dati affidabili e di qualità. Una criticità che frena l’innovazione e indebolisce la fiducia, rendendo necessarie maggiore trasparenza, regole condivise e una governance dei dati adeguata all’evoluzione tecnologica. Come spiega Jen Yokoyama, Senior Vice President di Cisco, "l’IA sta cambiando radicalmente il modo in cui i dati vengono gestiti e rende indispensabile una governance integrata di tutte le informazioni. Capire e strutturare i dati è fondamentale per avere decisioni automatizzate trasparenti: non serve solo a rispettare le regole, ma a far crescere davvero l’intelligenza artificiale”.
Il nodo della localizzazione dei dati
Con la diffusione dell’intelligenza artificiale si intensifica il confronto sulle regole che disciplinano la circolazione dei dati su scala internazionale. In Italia, il 71% degli intervistati valuta positivamente le normative sulla privacy, pur emergendo una richiesta crescente di semplificare e aggiornare i requisiti sui dati, così da renderli coerenti con un contesto digitale globale sempre più orientato all’IA. Lo studio evidenzia che l’81% delle organizzazioni a livello globale, quota che scende al 72% in Italia, è sottoposto a una pressione crescente verso la localizzazione dei dati. Una scelta che comporta effetti tangibili: l’82% delle aziende italiane, rispetto all’85% nel mondo, segnala un aumento di costi, complessità e rischi nell’erogazione di servizi oltre i confini nazionali, mentre il 75% (77% a livello globale) indica difficoltà nel garantire continuità operativa senza interruzioni. In questo contesto, le imprese italiane mostrano una preferenza sempre più marcata per partner tecnologici con una presenza internazionale: l’82% ritiene i fornitori globali più efficaci nella gestione dei flussi di dati transfrontalieri. Parallelamente, si ridimensiona l’idea che la conservazione locale dei dati garantisca automaticamente maggiore sicurezza. A livello globale, questa convinzione è scesa dal 90% nel 2025 all’86% nel 2026, segnalando un approccio più maturo e pragmatico alla protezione dei dati.

“Per sfruttare davvero il potenziale dell’intelligenza artificiale, l’83% delle organizzazioni chiede un passaggio verso standard internazionali più armonizzati”, afferma Harvey Jang, Vicepresidente e Chief Privacy Officer di Cisco. “La coerenza a livello globale non è solo una scelta regolatoria, ma una necessità economica, per permettere ai dati di circolare in modo sicuro e continuare a garantire elevati livelli di protezione e fiducia”.











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