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L'infrastruttura come fondamento dell'IA in azienda: la piattaforma aperta di Aruba

di pubblicata il , alle 10:11 nel canale IA business L'infrastruttura come fondamento dell'IA in azienda: la piattaforma aperta di Aruba

Con Aruba AI Platform, presentata all’AI Week, l'azienda propone una piattaforma full stack europea, multimodello e senza lock-in, pensata per portare i modelli dalla sperimentazione alla produzione mantenendo controllo del dato, governance e costi prevedibili

 

All’AI Week Aruba ha presentato Aruba AI Platform, una piattaforma full stack interamente europea per sviluppare, orchestrare e mettere in produzione soluzioni di intelligenza artificiale. L’impianto è dichiaratamente aperto, multimodello e senza lock-in: l’azienda non propone un singolo modello, ma la capacità di combinare modelli, dati e servizi mantenendo il controllo dell’architettura nel tempo. Una scelta che parte da una lettura precisa dello stato dell’IA nelle imprese.

In un’intervista a Edge9, Luca Luperini, Head of Digital & AI di Aruba, ha spiegato la logica del progetto partendo da un dato che ridimensiona buona parte del racconto pubblico sull’IA. Aruba, ricorda Luperini, è un’azienda tecnologica eterogenea, che va dai servizi di posta elettronica certificata ai data center, e che ha affrontato l’intelligenza artificiale chiedendosi anzitutto come governarla per costruire un investimento di lungo periodo in modo consapevole.

Perché l’IA si ferma prima della produzione

Il punto di partenza è lo scarto tra l’entusiasmo del mercato e la realtà operativa delle aziende. Dopo anni di proof of concept, progetti pilota e adozioni limitate, i processi davvero affidati all’IA restano pochi. “Le aziende che oggi hanno processi e servizi core con l’IA a bordo sono ancora molto poche rispetto a quante ne parlano. C’è un’asincronia tra il rumore intorno agli investimenti e quello che vediamo davvero a livello di processi e strumenti”, osserva Luperini. È una frenata anomala: di norma, quando arriva una tecnologia nuova, il passaggio dal laboratorio alla produzione ha tempi ragionevoli, mentre qui il salto si blocca.

Aruba-AIWeek-2026

Secondo Luperini il rallentamento nasce da domande più mature di quelle sulla semplice scelta del modello: quanto è davvero governabile una soluzione, qual è il ritorno sull’investimento, quanto ci si lega a terzi cedendo dati e know-how che rischiano di non essere più del tutto propri. Sono interrogativi legati alla governance del dato e alla conformità normativa, dal GDPR alla NIS2 fino all’AI Act, che segnalano una crescita di consapevolezza più che una resistenza. È in questo spazio, fatto di infrastruttura, controllo del dato e sostenibilità economica, che Aruba ha deciso di posizionare la propria offerta.

Una piattaforma componibile, dal data center al servizio

La risposta tecnica è una piattaforma costruita per essere componibile in ogni strato. “Partiamo dalla mattonella del data center, dalla GPU che ci appoggiamo sopra, dal modello open source e dal servizio costruito su quel modello. È tutto governabile, ed è per questo che parliamo di piattaforma full stack”, spiega Luperini. L’obiettivo è che sia il cliente a guidare l’investimento, partendo dall’hardware e dai casi d’uso anziché da piani forfettari calati sui processi aziendali.

Sul piano dei modelli la piattaforma adotta un approccio multimodello e agnostico, con un routing automatico che indirizza ogni richiesta verso il modello più adatto. “Non tutte le IA sono uguali e non tutte vanno bene per tutto. Se devo fare due più due è inutile scomodare il modello più grande: il routing automatico porta ogni caso d’uso sul modello giusto, e così anche il costo diventa molto più comprensibile e scalabile”, sintetizza Luperini. Per i compiti semplici bastano modelli piccoli, mentre il ragionamento avanzato o la generazione di codice giustificano modelli più grandi e onerosi, con il vantaggio di conoscere in anticipo il costo per ciascuna chiamata.

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L’offerta si articola su più livelli di consumo. Il primo è il modello erogato come servizio, in cui si richiama un modello aperto in versione privata, come Mistral o DeepSeek, pagando in modo trasparente in base al numero di chiamate e non con una tariffa piatta. Il secondo livello è quello dei servizi già ottimizzati su funzioni specifiche, come l’estrazione di testo dai documenti tramite riconoscimento ottico dei caratteri, dove il cliente paga la singola chiamata a un servizio già messo a punto. Il terzo è la progettazione verticale su misura, per esempio un’analisi delle competenze interne a partire da dati sensibili che l’azienda non vuole affidare a un’IA pubblica. Su questa base Aruba aggiungerà progressivamente nuovi servizi applicativi nel corso dell’anno.

Anche il grado di isolamento è modulabile. Si parte da una Private AI condivisa ma localizzata in Italia, si passa a una IA dedicata con hardware riservato al singolo cliente, fino alla colocation, in cui Aruba mette a disposizione lo spazio in data center e il cliente ospita le proprie macchine. Resta esclusa l’installazione presso la sede del cliente: una linea che l’azienda applica già al cloud e che estende all’IA, perché solo nelle proprie strutture può garantire i livelli di sicurezza, certificazione e supporto attesi. Tutto poggia su data center proprietari in Italia ed Europa, con sistemi NVIDIA DGX B300 di ultima generazione, certificazioni ISO/IEC 27001 e Codice di Condotta CISPE, conformità progettata per GDPR, DORA, NIS2 e AI Act, ed energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili, in parte autoprodotta da impianti idroelettrici.

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Il filo che tiene insieme questa architettura è economico oltre che tecnico. “Il parallelo con il cloud è sensato: appoggiando processi e servizi su modelli pubblici, si rischia di perdere controllo e non avere ancora consapevolezza sulla sostenibilità nel medio e lungo termine”, avverte Luperini, che cita il caso di chi ha esaurito in un trimestre il budget annuale destinato all’IA. Come già accaduto con il cloud, dove ci si è resi conto che non tutti i carichi di lavoro convengono a consumo, la prevedibilità della spesa diventa un criterio di scelta. Aprire la scatola della piattaforma e vedere come è fatta serve proprio a rendere leggibile il costo dell’IA, evitando i piani forfettari legati al numero di token che ne offuscano la sostenibilità.

È qui che si misura il posizionamento di Aruba rispetto ai grandi fornitori internazionali, costruito non sul singolo modello ma sul controllo dell’intera filiera e sulla sovranità del dato, con asset proprietari italiani ed europei. La piattaforma è stata annunciata pubblicamente all’AI Week e ha già attiva la parte di modelli erogati come servizio per i clienti enterprise, con l’arrivo sui canali online previsto entro l’estate e una roadmap che proseguirà nel corso dell’anno. Per le imprese che valutano come portare l’IA nei processi senza rinunciare a controllo e conformità, la scommessa di Aruba è che il vantaggio competitivo passi prima dalle fondamenta infrastrutturali e solo dopo dai modelli.

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