L'infrastruttura come fondamento dell'IA in azienda: la piattaforma aperta di Aruba
di Vittorio Manti pubblicata il 18 Giugno 2026, alle 10:11 nel canale IA business
Con Aruba AI Platform, presentata all’AI Week, l'azienda propone una piattaforma full stack europea, multimodello e senza lock-in, pensata per portare i modelli dalla sperimentazione alla produzione mantenendo controllo del dato, governance e costi prevedibili
All’AI Week Aruba ha presentato Aruba AI Platform, una piattaforma full stack interamente europea per sviluppare, orchestrare e mettere in produzione soluzioni di intelligenza artificiale. L’impianto è dichiaratamente aperto, multimodello e senza lock-in: l’azienda non propone un singolo modello, ma la capacità di combinare modelli, dati e servizi mantenendo il controllo dell’architettura nel tempo. Una scelta che parte da una lettura precisa dello stato dell’IA nelle imprese.
In un’intervista a Edge9, Luca Luperini, Head of Digital & AI di Aruba, ha spiegato la logica del progetto partendo da un dato che ridimensiona buona parte del racconto pubblico sull’IA. Aruba, ricorda Luperini, è un’azienda tecnologica eterogenea, che va dai servizi di posta elettronica certificata ai data center, e che ha affrontato l’intelligenza artificiale chiedendosi anzitutto come governarla per costruire un investimento di lungo periodo in modo consapevole.
Perché l’IA si ferma prima della produzione
Il punto di partenza è lo scarto tra l’entusiasmo del mercato e la realtà operativa delle aziende. Dopo anni di proof of concept, progetti pilota e adozioni limitate, i processi davvero affidati all’IA restano pochi. “Le aziende che oggi hanno processi e servizi core con l’IA a bordo sono ancora molto poche rispetto a quante ne parlano. C’è un’asincronia tra il rumore intorno agli investimenti e quello che vediamo davvero a livello di processi e strumenti”, osserva Luperini. È una frenata anomala: di norma, quando arriva una tecnologia nuova, il passaggio dal laboratorio alla produzione ha tempi ragionevoli, mentre qui il salto si blocca.

Secondo Luperini il rallentamento nasce da domande più mature di quelle sulla semplice scelta del modello: quanto è davvero governabile una soluzione, qual è il ritorno sull’investimento, quanto ci si lega a terzi cedendo dati e know-how che rischiano di non essere più del tutto propri. Sono interrogativi legati alla governance del dato e alla conformità normativa, dal GDPR alla NIS2 fino all’AI Act, che segnalano una crescita di consapevolezza più che una resistenza. È in questo spazio, fatto di infrastruttura, controllo del dato e sostenibilità economica, che Aruba ha deciso di posizionare la propria offerta.
Una piattaforma componibile, dal data center al servizio
La risposta tecnica è una piattaforma costruita per essere componibile in ogni strato. “Partiamo dalla mattonella del data center, dalla GPU che ci appoggiamo sopra, dal modello open source e dal servizio costruito su quel modello. È tutto governabile, ed è per questo che parliamo di piattaforma full stack”, spiega Luperini. L’obiettivo è che sia il cliente a guidare l’investimento, partendo dall’hardware e dai casi d’uso anziché da piani forfettari calati sui processi aziendali.
Sul piano dei modelli la piattaforma adotta un approccio multimodello e agnostico, con un routing automatico che indirizza ogni richiesta verso il modello più adatto. “Non tutte le IA sono uguali e non tutte vanno bene per tutto. Se devo fare due più due è inutile scomodare il modello più grande: il routing automatico porta ogni caso d’uso sul modello giusto, e così anche il costo diventa molto più comprensibile e scalabile”, sintetizza Luperini. Per i compiti semplici bastano modelli piccoli, mentre il ragionamento avanzato o la generazione di codice giustificano modelli più grandi e onerosi, con il vantaggio di conoscere in anticipo il costo per ciascuna chiamata.

L’offerta si articola su più livelli di consumo. Il primo è il modello erogato come servizio, in cui si richiama un modello aperto in versione privata, come Mistral o DeepSeek, pagando in modo trasparente in base al numero di chiamate e non con una tariffa piatta. Il secondo livello è quello dei servizi già ottimizzati su funzioni specifiche, come l’estrazione di testo dai documenti tramite riconoscimento ottico dei caratteri, dove il cliente paga la singola chiamata a un servizio già messo a punto. Il terzo è la progettazione verticale su misura, per esempio un’analisi delle competenze interne a partire da dati sensibili che l’azienda non vuole affidare a un’IA pubblica. Su questa base Aruba aggiungerà progressivamente nuovi servizi applicativi nel corso dell’anno.
Anche il grado di isolamento è modulabile. Si parte da una Private AI condivisa ma localizzata in Italia, si passa a una IA dedicata con hardware riservato al singolo cliente, fino alla colocation, in cui Aruba mette a disposizione lo spazio in data center e il cliente ospita le proprie macchine. Resta esclusa l’installazione presso la sede del cliente: una linea che l’azienda applica già al cloud e che estende all’IA, perché solo nelle proprie strutture può garantire i livelli di sicurezza, certificazione e supporto attesi. Tutto poggia su data center proprietari in Italia ed Europa, con sistemi NVIDIA DGX B300 di ultima generazione, certificazioni ISO/IEC 27001 e Codice di Condotta CISPE, conformità progettata per GDPR, DORA, NIS2 e AI Act, ed energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili, in parte autoprodotta da impianti idroelettrici.

Il filo che tiene insieme questa architettura è economico oltre che tecnico. “Il parallelo con il cloud è sensato: appoggiando processi e servizi su modelli pubblici, si rischia di perdere controllo e non avere ancora consapevolezza sulla sostenibilità nel medio e lungo termine”, avverte Luperini, che cita il caso di chi ha esaurito in un trimestre il budget annuale destinato all’IA. Come già accaduto con il cloud, dove ci si è resi conto che non tutti i carichi di lavoro convengono a consumo, la prevedibilità della spesa diventa un criterio di scelta. Aprire la scatola della piattaforma e vedere come è fatta serve proprio a rendere leggibile il costo dell’IA, evitando i piani forfettari legati al numero di token che ne offuscano la sostenibilità.
È qui che si misura il posizionamento di Aruba rispetto ai grandi fornitori internazionali, costruito non sul singolo modello ma sul controllo dell’intera filiera e sulla sovranità del dato, con asset proprietari italiani ed europei. La piattaforma è stata annunciata pubblicamente all’AI Week e ha già attiva la parte di modelli erogati come servizio per i clienti enterprise, con l’arrivo sui canali online previsto entro l’estate e una roadmap che proseguirà nel corso dell’anno. Per le imprese che valutano come portare l’IA nei processi senza rinunciare a controllo e conformità, la scommessa di Aruba è che il vantaggio competitivo passi prima dalle fondamenta infrastrutturali e solo dopo dai modelli.











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