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Microsoft lancia Elevate for Educators per la formazione IA dei docenti

di pubblicata il , alle 09:31 nel canale IA business Microsoft lancia Elevate for Educators per la formazione IA dei docenti

A "La Scuola del Futuro" in Microsoft House l’azienda mette a fuoco il proprio impegno sulla scuola italiana. Sul palco anche INDIRE, ANP e Fondazione Mondo Digitale, mentre resta sullo sfondo la voce delle istituzioni

 

La scuola italiana sta facendo i conti con l’intelligenza artificiale senza aspettare che qualcuno le indichi la strada. Dirigenti, docenti e studenti la incontrano in classe ogni giorno, e dal modo in cui scelgono di affrontarla dipende molto del futuro del sistema educativo. È in questo scenario che si è inserito l’appuntamento ospitato il 18 maggio in Microsoft House a Milano, "La Scuola del Futuro", durante il quale Microsoft Italia ha annunciato Microsoft Elevate for Educators, programma globale gratuito di formazione sull’IA dedicato a insegnanti e dirigenti scolastici.

L’iniziativa rientra in Microsoft Elevate, organizzazione interna varata da Redmond nello scorso luglio e attiva in una ventina di paesi, che in Italia lavora su tre assi: la scuola, il terzo settore e il mondo del lavoro. L’obiettivo dichiarato per il paese è formare oltre 400.000 persone nei prossimi due anni, un numero che resta una visione di medio periodo, da misurare nel tempo, non un risultato già acquisito.

Come è strutturato Elevate for Educators

Il programma propone una struttura su tre livelli, già usata in altri percorsi educativi Microsoft. Il primo, Explorer, è subito accessibile e richiede l’iscrizione, un corso sulla piattaforma Microsoft Learn e una candidatura semplice da inoltrare. Il secondo, Expert, prevede due percorsi formativi aggiuntivi e un piccolo progetto da presentare, con candidature aperte a fine maggio e risposte previste da settembre. Il livello più alto, Fellow, si raggiunge su nomination, con regole che l’azienda ha annunciato di voler definire entro l’autunno. Una struttura analoga è prevista per le scuole, con requisiti più articolati che vanno dalla quota di docenti certificati al piano di formazione di istituto.

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Quanto ai contenuti, Elevate for Educators offre corsi online on-demand, certificazioni riconosciute a livello internazionale e l’accesso a una community globale di insegnanti e scuole, pensata per la condivisione di pratiche e materiali operativi. È il punto di arrivo dell’evoluzione di un vecchio programma di Redmond, il MIE (Microsoft Innovative Educator), che molti dirigenti scolastici italiani ricordano.

A leggere così l’iniziativa, lo schema sembra quello consueto, una piattaforma, una community, un percorso di certificazione. La differenza, secondo l’azienda, sta nel contesto. "Siamo convinti che la tecnologia possa e debba essere un potente alleato per il mondo della scuola, ma solo se docenti e dirigenti sono messi nelle condizioni di utilizzarla con consapevolezza e competenza. L’intelligenza artificiale non è destinata a sostituire gli insegnanti, ma a potenziarne l’impatto, liberando tempo prezioso e favorendo un apprendimento più personalizzato e inclusivo per ogni studente", ha spiegato Federica Rossi, AI Skills Director di Microsoft Elevate Italia. Una posizione in linea con quella che diversi grandi fornitori di tecnologia stanno portando alla scuola, e che va misurata con quello che gli istituti stanno effettivamente facendo.

Le scuole tra prudenza e sperimentazione

Sull’adozione concreta l’evento ha messo in fila alcune voci utili. Andrea Benassi, tecnologo della ricerca di INDIRE, ha presentato una fotografia di 26 scuole afferenti ai movimenti Avanguardie Educative e Piccole Scuole, coinvolte da gennaio in un percorso strutturato di adozione dell’IA. Da quella prima rilevazione emergono quattro profili. Le scuole "esploratrici" sono quelle in cui l’uso resta individuale, spesso lasciato all’iniziativa del singolo insegnante. Le "prudenti", molto numerose, partono dallo studio delle implicazioni normative e privacy prima ancora di mettere mano agli strumenti. Le "sperimentatrici" hanno iniziato a coinvolgere gli studenti in attività didattiche dedicate. Le "sistemiche", infine, hanno integrato l’IA nella progettazione complessiva dell’istituto, ma sono ancora rare.

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Il dato più significativo è un altro. Nella maggior parte delle scuole censite l’IA viene oggi usata come assistente personale del docente, soprattutto per preparare lezioni, materiali e verifiche, non ancora come leva per ripensare la didattica. È il segnale di un’adozione tutt’altro che superficiale, che però resta lontana dalla trasformazione promessa nelle narrazioni di mercato. Ed è anche la conferma che il fenomeno è ineluttabile e va governato, non rimosso.

Su questo punto si è inserita Licia Cianfriglia, responsabile partnership e relazioni istituzionali dell’ANP, l’Associazione Nazionale Presidi, che ha portato la prospettiva di chi nelle scuole deve rispondere delle scelte. "Stiamo formando studenti per un futuro che non riusciamo ad immaginare, lavori che non esistono ancora, con strumenti che cambiano continuamente. In questo scenario, la scuola ha una sola vera alternativa: subire l’innovazione o governarla. E una scuola che subisce smette di educare", ha osservato Cianfriglia, ricordando come il dirigente assuma oggi un ruolo di garante non solo organizzativo ma anche pedagogico ed etico. Il riferimento di sfondo è l’AI Act, che colloca i sistemi di IA impiegati in ambito scolastico tra quelli ad alto rischio, una classificazione che impone alle scuole una catena di responsabilità tutt’altro che banale sulla gestione dei dati, sulle scelte di valutazione e sulla tutela dei minori.

Partnership, testimonianze e il pezzo che manca

Microsoft ha anche consolidato la collaborazione con Fondazione Mondo Digitale, guidata dalla direttrice generale Mirta Michilli, su due progetti. Il primo, Ital.IA LAB for School, propone webinar componibili e un videocorso in nove moduli pensato secondo un approccio "dai docenti per i docenti" e allineato alle linee guida ministeriali, con micro-certificazioni a chiusura dei moduli. Il secondo, Smart & Safe, dedicato alla sicurezza digitale, ha coinvolto oltre 160 volontari Microsoft e portato in classe più di 3.000 studenti di circa 150 istituti su temi come gestione delle password, phishing e deepfake. Numeri non enormi nel contesto del sistema scolastico nazionale, ma significativi rispetto allo standard delle iniziative di cittadinanza digitale.

Le voci dal campo hanno fatto emergere lo stesso filo, quello di una scuola che sceglie di non subire passivamente la tecnologia. Maurizio Adamo Chiappa, dirigente dell’ITI Guglielmo Marconi di Dalmine, ha raccontato un modello in cui gli agenti di IA sostengono la progettazione didattica e il lavoro collaborativo dei docenti, dentro una cornice che richiama la teoria della learning organisation. Cristiana Pivetta, docente dell’IIS G. Asproni di Iglesias, ha letto il nuovo ruolo dell’insegnante come "mediatore" che presidia l’attendibilità delle informazioni, tiene saldamente in mano la regia pedagogica e conserva la responsabilità culturale e civile dell’educazione. È il segno che, almeno tra i docenti più attivi, l’atteggiamento prevalente non è né quello del rifiuto né quello dell’entusiasmo acritico. La formazione, riconosciuta trasversalmente come leva, è il punto in cui questo atteggiamento può tradursi in una scelta di sistema.

Detto questo, va riconosciuto a Microsoft di stare giocando un ruolo positivo nell’evoluzione del fenomeno. È evidente che un appuntamento come quello di Milano risponde anche a interessi di parte, perché l’azienda costruisce community attorno alle proprie tecnologie e, in prospettiva, intercetta le scelte di acquisto degli istituti. L’approccio messo in scena in Microsoft House, però, che tiene insieme centralità del docente, messa in rete con un istituto di ricerca pubblico e il terzo settore, attenzione alla cornice normativa e ai temi della sicurezza digitale, testimonia una linea che la scuola italiana ha più da guadagnare ad accogliere che a respingere.

Resta un’assenza che pesa. L’evento ha riunito un’azienda tecnologica, un istituto di ricerca pubblico come INDIRE, l’associazione di categoria dei dirigenti scolastici, una fondazione del terzo settore, dirigenti e docenti. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito non era sul palco. Le sue linee guida sull’IA sono il riferimento normativo citato da quasi tutti gli interventi, ma la cornice istituzionale è rimasta fuori dalla sala. È un’assenza che pesa perché, senza un’azione di sistema delle istituzioni, l’adozione dell’IA nella scuola pubblica rischia di restare affidata alla buona volontà dei singoli istituti e all’iniziativa dei privati. Un terreno fertile per i grandi vendor tecnologici, molto meno per un sistema educativo che ha bisogno di indirizzi chiari, risorse stabili e una regia capace di accompagnare la trasformazione oltre la durata di una campagna formativa.

1 Commenti
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LMCH20 Maggio 2026, 11:52 #1
Traduzione: per vendere agli istituti scolastici nuovi servizi basati su LLM di cui bon avevano bisogno.

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