Oracle AI World Tour Milano: dall'IA agentica alla sovranità digitale, il pragmatismo come strategia
di Vittorio Manti pubblicata il 03 Aprile 2026, alle 12:01 nel canale IA business
Alla tappa milanese del tour mondiale, Oracle ha messo in scena la propria visione di IA enterprise: agenti integrati nelle applicazioni, piattaforma dati unificata e un modello di sovranità che va oltre il perimetro geografico. Sul palco anche Sisal, Generali e UniCredit
C'è un momento preciso in cui un evento aziendale smette di essere un esercizio di comunicazione e diventa una fotografia dello stato dell'arte. L'Oracle AI World Tour, nella sua tappa milanese del 1° aprile 2026, è stato quel momento. Non tanto per la quantità di annunci, che pure c'è stata, quanto per la coerenza del messaggio: l'IA enterprise non è un modulo da aggiungere, ma un principio architetturale che attraversa l'intero stack tecnologico.
Il tema di fondo lo ha posto Cormac Watters, EVP and General Manager EMEA, Oracle, con una metafora che ha il pregio della chiarezza: il passaggio dall'elica al motore a reazione non ha cambiato la missione dell'aviazione, ha cambiato ciò che era possibile fare. L'IA, nella visione di Oracle, sta facendo lo stesso con l'impresa: non sostituisce le competenze, le eleva. Meno tempo a reagire, più tempo a decidere. Meno gestione dei processi, più governo dei risultati.
È una narrazione che Oracle costruisce attorno a tre pilastri: fiducia, scelta e scala. E che trova la sua traduzione concreta in una serie di annunci presentati la settimana precedente a Londra e contestualizzati a Milano per il mercato italiano, come conferma l’intervista ad Andrea Sinopoli, VP, Technology and Cloud Country Leader, Italy.
Dalle applicazioni agentiche al sistema di risultati
Il dato più citato della giornata è stato l'adozione dell'IA nelle Fusion Applications: un anno fa meno del 10% dei circa 15.000 clienti Fusion utilizzava attivamente funzionalità di IA; oggi la percentuale è vicina al 70%. Un salto che Watters ha definito sorprendente, ma che merita una lettura più granulare. Buona parte di queste attivazioni riguarda funzioni di base: assistenti per il servizio clienti, automazioni nell'HR, riconciliazione in ambito finance. La domanda più interessante non è quanti usano l'IA, ma quanti stanno effettivamente ridisegnando i processi.
A Londra Oracle ha annunciato 22 nuove applicazioni agentiche per la piattaforma Fusion. Non si tratta di semplici agenti o workflow concatenati, ma di applicazioni costruite per raggiungere risultati specifici, capaci di ragionare, predire e agire in modo continuativo. Kerry Gallagher, responsabile delle Fusion Applications, ha sintetizzato il cambio di paradigma con un concetto operativo: il passaggio dal "sistema di registrazione" al "sistema di risultati". L'agente non si limita a chiudere un processo, ha un obiettivo e continua a operare finché non lo raggiunge.
Per misurare l'efficacia di questo approccio, Oracle ha introdotto dashboard con KPI dedicati alla performance degli agenti: tempi di esecuzione, ottimizzazione delle risorse, ROI. Andrea Sinopoli, VP, Technology and Cloud Country Leader, Italy, ha inquadrato la questione con pragmatismo: "Stiamo industrializzando la misurazione della performance degli agenti, perché senza metriche concrete non c'è adozione enterprise". Il punto non è secondario: in un mercato in cui molte aziende sono ancora nella fase esplorativa, la capacità di dimostrare un ritorno misurabile fa la differenza tra un progetto pilota e un deployment su scala.
Il database al centro: dati, sicurezza e determinismo

Il secondo asse della giornata ha riguardato la piattaforma dati. Oracle ha presentato l'AI Data Platform, un'architettura che combina il database Oracle (sempre più multimodello, multilinguaggio e multimodale) con strumenti per integrare sorgenti di dati eterogenee, anche non Oracle, in un unico punto di accesso governato.
L'annuncio più significativo riguarda le capacità agentiche integrate direttamente nel database: un framework per eseguire agenti vicino ai dati, una agent factory per costruirli, e un database vettoriale autonomo per indicizzare dati non strutturati. Kumar Maddipatla, responsabile delle tecnologie database, ha insistito su un punto architetturale preciso: quando l'agente vive accanto al dato, le policy di sicurezza del database si applicano automaticamente, che la query venga generata da un agente, da un'interfaccia in linguaggio naturale o da un operatore umano.
C'è poi il tema del determinismo. In un mondo in cui l'IA generativa è probabilistica per natura, Oracle ha introdotto Trusted Answer Search, una componente che consente query in linguaggio naturale sul database con risultati deterministici. È un punto su cui Sinopoli ha insistito nella sessione dedicata alla stampa: "La capacità di aggiungere una componente deterministica all'interno del modello del database è un tema di unicità che oggi possiamo portare sul mercato". Per i settori regolamentati, dove la tracciabilità e l'auditabilità non sono opzionali, questa combinazione di IA e determinismo rappresenta un requisito funzionale prima ancora che un vantaggio competitivo.
Sisal, Generali, UniCredit: tre percorsi, una direzione
La sessione più concreta della giornata è stata la tavola rotonda con tre clienti italiani che stanno già utilizzando l'IA Oracle in produzione. Tre settori diversi, tre livelli di maturità differenti, ma una convergenza di fondo: l'IA enterprise funziona quando crea vantaggio competitivo misurabile.
Mario Martinelli, CTO South Europe and Africa di Flutter Entertainment (il gruppo che controlla Sisal, Snai e PokerStarsin Italia), ha raccontato una trasformazione radicale: da un milione di clienti online attivi all'anno a 2,4 milioni al mese, con un'infrastruttura riprogettata su microservizi e cloud Oracle per gestire picchi transazionali enormi. Ogni partita di scommesse sportive genera aggiornamenti su circa 3.000 tipologie di scommessa in tempo reale, moltiplicati per centinaia di eventi simultanei. Sisal ha sviluppato oltre 150 casi d'uso dell'IA, il 25% già in produzione, con applicazioni che spaziano dalla gestione del rischio al gioco responsabile. Martinelli ha anticipato un progetto di migrazione dell'ERP su Oracle Fusion proprio per sfruttare l'IA agentica integrata nei processi di back office.

Alessandro Protasoni, Head of Group Organization and Workforce Planning di Generali, ha portato una prospettiva diversa: quella dell'impatto organizzativo. In un gruppo presente in 50 Paesi con 88.000 dipendenti, la domanda non è solo quali use case attivare, ma come ripensare l'organizzazione attorno alla coabitazione di uomini e macchine. Protasoni ha avanzato una tesi radicale: nei futuri schemi RACI (Responsible, Accountable, Consulted and Informed, ovvero "[persone o enti] responsabili della pianificazione, responsabili del successo o fallimento del compito, consultati e informati"), la R di "Responsible" tenderà ad appartenere a un agente e non più a una persona. Una posizione che apre interrogativi concreti sulla governance, soprattutto in settori regolamentati come le assicurazioni.
Gabriele Chiesa, CTO di UniCredit, ha descritto un approccio strutturato su tre direttrici: strumenti di produttività individuale con IA, ridisegno dei processi bancari e chatbot per l'interazione diretta con i clienti. L'elemento più significativo riguarda però l'infrastruttura: UniCredit sta migrando circa mille applicazioni su Oracle Exadata Cloud Service che gira su Google Cloud. Un caso emblematico della logica multicloud di Oracle, che vende la propria tecnologia di punta anche all'interno dell'infrastruttura di un concorrente diretto.
Sovranità digitale: da perimetro geografico a modello operativo
Il tema della sovranità ha attraversato tutta la giornata, ma è nella sessione stampa che ha assunto i contorni più definiti. Watters ha tracciato un'evoluzione precisa: dal cloud sovrano europeo, operato da personale UE e sotto entità giuridica europea, alla sovranità nazionale, fino al modello Alloy, in cui un partner locale prende il cloud Oracle in white label e lo eroga come servizio proprio.
In Italia questo modello è già operativo con la partnership tra TIM e il Polo Strategico Nazionale: l'infrastruttura è Oracle, ma la gestione e l'interazione con i clienti sono in capo a un'entità completamente italiana. Sinopoli ha chiarito il meccanismo nella videointervista con Edge9: "C'è la possibilità di non precludersi l'utilizzo di tecnologie leading a livello mondiale, ma allo stesso tempo di dare le garanzie che vanno incontro al tema della sovranità".
Watters ha aggiunto un elemento controintuitivo ma rilevante: per essere sovrani bisogna essere globali. Un cliente mediorientale, ha raccontato, ha chiesto di spostare fisicamente i propri dati in Europa mantenendo la sovranità, a causa dell'instabilità geopolitica nella propria regione. La flessibilità infrastrutturale, in questo scenario, diventa un requisito di sopravvivenza prima che di compliance.
Il nodo delle PMI e la questione infrastrutturale

Dalla Q&A con la stampa italiana è emerso un quadro dei settori più attivi sull'IA in Italia: pubblica amministrazione e sanità (spinti dai fondi PNRR), giochi e scommesse per l'alta transazionalità, supply chain e logistica. Ma il rischio di polarizzazione è concreto: questi settori avanzano rapidamente mentre il tessuto di PMI rischia di restare indietro.
Sinopoli ha riconosciuto il problema, puntando su due leve: la semplificazione dello stack integrato (il messaggio "One Oracle" che ricorre sempre più spesso nella comunicazione aziendale) e l'ecosistema dei partner come canale per raggiungere le realtà più piccole. La logica è che le grandi aziende investono per prime, ottengono risultati, e gli stessi consulenti e system integrator trasferiscono poi competenze ed esperienze sul mercato medio.
Sul fronte infrastrutturale, Oracle continua a investire nella costruzione di data center su scala globale. Alla domanda se le tensioni geopolitiche e l'aumento dei costi energetici stiano rallentando questi piani, Sinopoli ha risposto con cautela ma senza ambiguità: "La volontà di farsi trovare pronti quando l'ondata dell'IA diventerà ancora più dirompente è una nostra priorità. Se non si è pronti, sarà troppo tardi". Una dichiarazione di intenti che, in assenza di dettagli specifici sull'Italia, resta per ora una promessa strategica più che un piano operativo.
L'Oracle AI World Tour Milano ha restituito l'immagine di un'azienda che ha trovato una narrazione coerente attorno all'IA enterprise: integrazione verticale dello stack, agenti come nuovo paradigma applicativo, sovranità come modello operativo flessibile. La sfida, come sempre, è nella distanza tra la visione e l'esecuzione. I casi di Sisal, Generali e UniCredit dimostrano che per le grandi imprese quella distanza si sta accorciando. Per il resto del tessuto produttivo italiano, la partita è ancora tutta da giocare.











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