L’evoluzione dell’IA nelle imprese: la visione di Kyndryl tra agenti, sicurezza e competenze
di Vittorio Manti pubblicata il 19 Novembre 2025, alle 17:41 nel canale Innovazione
Kyndryl ridisegna il ruolo dell’IA nelle organizzazioni puntando su agenti intelligenti, modernizzazione delle infrastrutture e nuove competenze, mentre dalla nuova sede milanese emerge una strategia che mette persone, sicurezza e cultura digitale al centro della trasformazione
Il 4 novembre Kyndryl ha aperto ufficialmente le porte del suo nuovo headquarter nel cuore di Milano: un progetto che va oltre il semplice trasferimento e che si inserisce in una strategia più ampia di consolidamento sul mercato italiano. L’inaugurazione coincide con una ricorrenza significativa: i quattro anni dalla nascita dell’azienda, che proprio il 4 novembre 2021 completava lo spin-off da IBM e avviava un percorso autonomo focalizzato sui servizi mission-critical.

Paolo Degl’Innocenti, Presidente di Kyndryl Italia, ha ripercorso questa evoluzione sottolineando come la crescita sia stata guidata da tre pilastri: persone, competenze e asset tecnologici. In quattro anni, l’organico italiano è passato da 1.600 a 2.600 persone, con circa 1.000 nuovi ingressi – spesso giovani neolaureati o talenti con competenze specifiche – e un tasso di ritenzione superiore al 70%, un dato eccezionale in un settore ad altissimo turnover.
Questa capacità di attrarre e trattenere competenze è stata riconosciuta anche dal recente inserimento di Kyndryl Italia tra i Great Place to Work, un risultato che Degl’Innocenti ha definito “motivo di orgoglio” e che testimonia il valore della cultura aziendale. Allo stesso modo, ha ricordato che Kyndryl opera in segmenti ad alta complessità – dall’industria manifatturiera alla PA, dal finance all’energy – dove la solidità delle infrastrutture e la qualità del servizio sono elementi critici. Non a caso, il Net Promoter Score sul delivery è oggi pari a 98, un valore rarissimo in contesti enterprise.
Modernizzare sistemi critici: competenze, automation e una piattaforma globale
Nei quattro anni successivi allo spin-off, l’azienda ha aumentato in modo significativo anche il proprio patrimonio tecnico: da 880 certificazioni iniziali a oltre 2.500, con 62.000 ore di formazione erogate nei primi nove mesi del 2025. Una scelta resa necessaria dalla rapidità con cui evolve la tecnologia, ma soprattutto dall’esigenza di supportare clienti con architetture complesse a livello globale.
Tra gli asset strategici, Degl’Innocenti ha citato l’evoluzione di Kyndryl Bridge, la piattaforma digitale e data-driven sviluppata per automatizzare e orchestrare servizi di delivery su scala globale. In Italia, Bridge elabora ogni mese circa 12 milioni di insight, utilizzati per anticipare criticità, proporre azioni correttive, accelerare processi ripetitivi come la gestione massiva delle patch e supportare i team nell’evoluzione delle infrastrutture dei clienti.
Questa piattaforma – oggi arricchita da componenti di intelligenza artificiale – ha rappresentato, secondo Degl’Innocenti, un “trampolino di lancio naturale” per affrontare la nuova fase dell’IA e accelerare il passaggio verso modelli agentici.

A livello locale, l’investimento più significativo è stato il Cyber Operation Center di Roma, inaugurato nel 2023 e oggi evoluto in un asset globale dopo un lungo processo di validazione. Ospita oltre 200 professionisti dedicati a sicurezza, monitoraggio e resilienza 24/7, ed è destinato a crescere ulteriormente grazie a nuovi investimenti e all’integrazione sempre più profonda di tecnologie di IA nei processi di prevenzione e risposta agli incidenti.
L’IA come punto di svolta: tra ambizioni, limiti e il divario da colmare
Durante l’incontro, Degl’Innocenti ha richiamato alcune evidenze del Kyndryl Readiness Report 2025, che fotografa un momento cruciale per le organizzazioni globali. Il 90% dei 3.700 leader intervistati ritiene l’IA decisiva per la trasformazione dei processi, ma solo il 29% considera la propria forza lavoro pronta a sfruttarla realmente.
Un dato che si collega a una seconda criticità: oltre metà del campione indica nello stack tecnologico il principale freno all’innovazione. Sistemi datati, architetture frammentate, cloud cresciuti “più per caso che per progettazione” rendono difficile scalare anche i progetti più promettenti. Queste dinamiche emergono in modo marcato anche in Italia, dove il 77% dei leader avverte una pressione crescente nel dimostrare ROI concreti dagli investimenti in AI, mentre il 62% ritiene che le infrastrutture non siano ancora adeguate.
La combinazione di skill gap, ostacoli tecnologici e lentezza decisionale continua a rappresentare una barriera importante. Ed è proprio su questo passaggio che si innesta il contributo di Ismail Amla, Senior Vice President di Kyndryl Consult, che Edge9 ha intervistato a margine dell’evento.
Agentic AI: il nuovo paradigma secondo Kyndryl Consult
Amla parte da un dato ormai condiviso: la maggior parte dei progetti di IA non supera la fase pilota. Il motivo, spiega, è che molte aziende affrontano l’IA con un approccio tradizionale, lavorando su MVP (Minimum Viable Product) e proof-of-concept senza considerare le esigenze reali di un sistema in produzione: sicurezza, policy, workflow dinamici, azioni non conformi degli agenti, orchestrazione su larga scala.

Il nuovo Agentic AI Framework di Kyndryl è stato sviluppato proprio per colmare questo gap. L’approccio parte dall’infrastruttura – non dall’applicazione – e combina reverse engineering (di codice, processi, policy, workflow) con forward engineering basato sull’architettura dei sistemi e sulla composizione di agenti specializzati. Il framework integra policy as code, agent-level security e workflow dinamici, consentendo di costruire soluzioni AI-native che possono essere portate in produzione fin dal primo giorno.
Per Amla, la vera svolta sta però nel cambiamento del modo in cui il lavoro sarà svolto: “Non crediamo che gli agenti sostituiranno le persone, ma crediamo che le persone con agenti sostituiranno le persone senza agenti”.
È un punto centrale: il tema non è più introdurre tool di IA, ma ripensare i processi in funzione della cooperazione tra persone e agenti intelligenti. Questo richiede modelli organizzativi ibridi e un change management che coinvolga tutta la struttura aziendale.
Oltre i silos: un nuovo modo di concepire i dati
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dal dialogo con Amla riguarda l’impatto dell’IA agentica sulla gestione dei dati. Se negli ultimi anni cloud, data lake e integrazioni massicce sono stati premesse indispensabili per qualsiasi progetto avanzato, l’IA agentica introduce uno scenario differente: gli agenti possono attraversare i silos e i sistemi eterogenei senza necessariamente centralizzare i dati.
Amla cita un progetto in Medio Oriente in cui gli agenti accedono a informazioni distribuite in decine di sistemi diversi, orchestrando attività che in passato avrebbero richiesto anni di razionalizzazione. È un cambio di paradigma che non elimina il bisogno di governance, ma modifica radicalmente il modo in cui le aziende possono avvicinarsi ai propri dati.
Se l’AI agentica accelera l’orchestrazione dei processi, apre anche nuove domande sulla sicurezza. Amla descrive un modello basato su policy as code, un insieme di regole non dinamiche che governano ciò che agenti e workflow possono o non possono fare. È una componente fondamentale per evitare accessi indebiti o comportamenti imprevisti: agenti e workflow verificano ogni azione con la policy, che non essendo un agente non può essere manipolata o corrotta.
La governance, quindi, diventa un elemento strutturale e non un livello applicativo aggiuntivo.
Prepararsi a un futuro che cambia ogni 18 mesi
La rapidità dell’innovazione è un altro tema ricorrente. Amla ricorda che, all’inizio del 2025, le tecnologie agentiche disponibili sul mercato permettevano di orchestrare un numero molto limitato di agenti, mentre in primavera, con l’evoluzione dei modelli e dei framework, la capacità di coordinamento, dopo poche settimane, è diventata virtualmente illimitata. Una trasformazione di questa velocità impone alle aziende un approccio agnostico e aperto, basato su componenti modulari e su una visione orientata a processi e obiettivi, più che a tecnologie specifiche.

Per Kyndryl Consult, questo significa lavorare con i clienti assumendo che tutto – tecnologie, processi, modelli organizzativi – sarà diverso al momento del go-live. Ed è proprio su questo tipo di resilienza progettuale che Amla vede la possibilità di creare valore duraturo e di superare la volatilità del mercato dell’IA, oggi percepita da molti come una possibile bolla ma considerata da altri, come Jeff Bezos, una “good bubble”.
Un ecosistema che evolve: persone, infrastrutture e agenti
Le riflessioni di Degl’Innocenti e Amla convergono su un punto: l’innovazione non può essere ridotta a tecnologie o infrastrutture. La modernizzazione dei sistemi critici richiede competenze, cultura aziendale, approcci metodologici nuovi e una capacità di immaginare il lavoro come un sistema ibrido di persone e agenti.
La nuova sede milanese – progettata come spazio aperto alla collaborazione con clienti, partner, accademia e istituzioni – rappresenta il luogo fisico di questa visione. È, nelle parole del management, un “punto di riferimento per la crescita e la modernizzazione del Paese”, una piattaforma per accelerare la trasformazione digitale in un momento storico in cui infrastrutture, dati e competenze non sono mai stati così strategici.











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