La Lombardia approva la legge regionale sui data center: è la prima in Italia
di Riccardo Robecchi pubblicata il 27 Maggio 2026, alle 11:51 nel canale InnovazioneLa Regione Lombardia ha approvato la prima legge in Italia sulla costruzione di nuovi data center: viene preferito l'uso di aree industriali dismesse e c'è un forte accentramento decisionale verso la Regione. Non mancano le critiche
La Lombardia è la prima Regione in Italia per numero di data center, con circa un terzo di tutti quelli presenti a livello nazionale. Non sorprende, dunque, che sia anche la prima Regione ad aver approvato una legge per regolamentare l'apertura di nuove strutture. La normativa centralizza il controllo delle autorizzazioni a livello regionale e favorisce il reimpiego di aree industriali dismesse, ma non mancano le polemiche.
La nuova legge regionale lombarda sui data center

Il provvedimento, che era stato presentato a novembre 2025, è stato approvato dall'assemblea regionale lombarda e consta di 10 articoli. La misura punta a favorire l'insediamento dei data center nei siti cosiddetti "brownfield", ovvero le aree industriali dismesse o abbandonate. Tale indicazione viene espressa riducendo tra il 10 e il 30% gli oneri di costruzione e velocizzando le procedure burocratiche; dall'altro lato, viene resa molto più costosa l'occupazione di suoli agricoli. Nel caso in cui le aziende decidano di procedere comunque in tal senso, i proventi verranno destinati alla riqualificazione e al ripristino ambientali.
La legge prevede che vengano usate fonti energetiche a impatto zero e richiede che non venga usata acqua potabile o per irrigare i campi, oppure da fiumi e laghi protetti.
I Comuni avranno un anno di tempo per adeguare i piani urbanistici e saranno obbligati a mappare le aree industriali dismesse; le province e la Città Metropolitana di Milano dovranno pubblicare online tutti i dati raccolti, oppure vedersi tolto l'accesso ai fondi regionali.
La legge centralizza fortemente la gestione dei permessi di costruzione nella Regione; verrà istituito uno "Sportello regionale per i centri dati" che fungerà da referente unico per le autorizzazioni e sarà supportato da un gruppo di tecnici. Come sempre, viene istituito anche un comitato per la sorveglianza composto da rappresentanti di Regione, ANCI Lombardia, UPL, Arpa, Ersaf, Città Metropolitana di Milano, Università e degli enti gestori della rete elettrica.
"Con questa legge Regione Lombardia si dota di una cornice chiara e moderna per governare lo sviluppo dei data center, infrastrutture ormai essenziali per la vita quotidiana, l’economia digitale e l’innovazione tecnologica", ha affermato Jonathan Lobati, relatore del provvedimento e Presidente della Commissione Territorio "Il nostro obiettivo è coniugare capacità di investimento e sostenibilità ambientale, favorendo il recupero delle aree dismesse, limitando il consumo di suolo e incentivando l’utilizzo di energie rinnovabili. Introduciamo regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici, semplificando i percorsi amministrativi ma garantendo al tempo stesso il controllo pubblico e il coordinamento tra gli enti coinvolti. Vogliamo accompagnare la crescita di un settore strategico come quello dei data center con una visione di sviluppo equilibrata, attenta all’ambiente, all’efficienza energetica e alla qualità del territorio lombardo."
Tuttavia, non sono mancate le critiche: l'accentramento del potere decisionale verso la Regione toglie autonomia ai Comuni e li limita nella programmazione urbanistica e dello sviluppo del territorio. Non sono inoltre presenti limitazioni al consumo di suolo in aree verdi e agricole, ma solo un disincentivo nella forma di oneri di costruzione più elevati: per aziende con fatturati superiori al PIL d'interi Stati, si tratta di disincentivi molto relativi.
Ma dove finiscono i miliardi d'investimenti?

Una nota in chiusura va all'entità degli investimenti in data center e all'impatto che avranno sul territorio. Quando si parla d'investimenti in data center le cifre in ballo sono spesso nell'ordine dei miliardi di euro; ciò di cui frequentemente non viene tenuto conto è il fatto che la stragrande maggioranza di tali investimenti va nell'acquisto dell'hardware (server, CPU, GPU, RAM e così via, così come impianti di raffreddamento e generatori d'emergenza) e non c'è dunque un reale impatto sull'economia locale. Su un miliardo d'investimenti, meno di un decimo viene poi effettivamente inserito nell'economia locale, prevalentemente per la costruzione fisica dei centri. Anche l'impatto in termini d'impiego è molto basso (bastano poche decine di persone per gestire un data center di grandi dimensioni).
L'installazione di nuovi centri sul territorio è dunque da considerare per ragioni strategiche (anche se, di nuovo, riemerge il tema della sovranità: ha senso avere immensi data center posseduti e gestiti da aziende non europee?), non per ragioni economiche legate agli investimenti. E ciò deve comunque avvenire tenendo conto delle necessità ambientali ed energetiche, nonché legate al consumo d'acqua - tema, questo, che viene gestito almeno parzialmente dalla legge, e che sta diventando particolarmente importante e pressante visto l'impatto del cambiamento climatico sul Nord Italia. Bisogna poi anche tenere conto dell'impatto sul territorio in termini di rumore prodotto dalle strutture.
Facilitare la costruzione di nuovi data center non è, dunque, necessariamente un fatto positivo: trovare il giusto equilibrio è complesso e richiede una pianificazione attenta e che tenga conto delle diverse necessità. Vedremo se la legge lombarda aiuterà in questo senso.











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