MADE chiude il 2025 con 59 partner e 250 progetti: il competence center diventa hub strategico per l'industria
di Vittorio Manti pubblicata il 13 Febbraio 2026, alle 12:11 nel canale Innovazione
Il competence center milanese presenta i risultati dell'anno alla cena degli stakeholder: crescono numeri e ambizioni, con l'apertura di due poli territoriali a Bergamo e Pavia e il lancio di un premio per l'innovazione industriale
MADE Competence Center Industria 4.0 ha presentato il bilancio del 2025 nel corso della tradizionale cena degli stakeholder, l'appuntamento annuale che riunisce nella sede di via Durando, al Politecnico di Milano Bovisa, i rappresentanti dei 59 partner, il mondo accademico e le istituzioni. Un momento di rendicontazione, ma anche di posizionamento: i numeri raccontano una struttura in crescita, il contesto suggerisce che il ruolo dei competence center è destinato a cambiare.
I numeri del 2025 e il nuovo ruolo del competence center
I dati dell'anno descrivono un'accelerazione su tutti i fronti. Oltre 250 progetti di innovazione gestiti, di cui 150 di nuova attivazione. 191 corsi erogati, tra interaziendali e su commessa, che hanno coinvolto quasi 2.000 professionisti su temi come tecnologie di produzione, big data e intelligenza artificiale. 120 eventi organizzati, con 2.327 aziende e oltre 5.200 partecipanti. L'ecosistema tecnologico conta oggi più di 120 dimostratori, in ampliamento su ambiti come high performance computing, blockchain e robotica evoluta, inclusi umanoidi e quadrupedi.

Il dato forse più significativo riguarda però la composizione della platea servita: le PMI rappresentano il 67% delle aziende affiancate dal MADE, in crescita rispetto al 63% del triennio 2021-2024. Un indicatore che conferma la vocazione del competence center a raggiungere il tessuto produttivo che più ha bisogno di accompagnamento nella transizione digitale, e che spesso non dispone delle risorse per affrontarla da solo.
Il presidente Marco Taisch ha inquadrato questi risultati in una cornice più ampia, segnalando un'evoluzione nel ruolo stesso del competence center. “Rispetto al nostro debutto, ormai sei anni fa, la nostra vocazione è profondamente cambiata”, ha detto. “MADE non ricopre più meramente il ruolo di centro di trasferimento tecnologico, ma è ormai un vero e proprio polo culturale: siamo diventati abilitatori di know-how”. Una lettura che sposta l'accento dalla tecnologia alla strategia: le aziende, secondo Taisch, si rivolgono al MADE non solo per testare soluzioni, ma per costruire un percorso di trasformazione digitale.
Il contesto istituzionale sembra dare ragione a questa ambizione. L'evento si è aperto con i saluti di Raffaele Spallone, dirigente del MIMIT per le politiche di digitalizzazione, e di Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali. Sullo sfondo, l'indagine conoscitiva parlamentare sui competence center annunciata pochi giorni prima alla Camera, e la fase di transizione legata all'uscita dal PNRR, che ha finanziato buona parte dell'infrastruttura attuale. La questione, ora, è la sostenibilità del modello nel medio periodo: i fondi PNRR hanno permesso di costruire la rete, ma servono risorse strutturali per mantenerla operativa.
Due nuovi poli e un premio per l'innovazione
Una delle novità più concrete presentate alla serata riguarda l'espansione territoriale, con l'apertura di due poli a Bergamo e Pavia dalle vocazioni distinte. Il polo bergamasco, legato a Brembo e al Kilometro Rosso, si concentrerà sul metaverso industriale e sulla programmazione di agenti robotici in ambienti virtuali, un progetto battezzato MetaBank che punta a creare fabbriche digitali complete prima della realizzazione fisica. A Pavia, la collaborazione con Fedegari Group darà vita a un polo dedicato alla manifattura farmaceutica avanzata, con focus sugli impianti robotizzati per la produzione di farmaci cellulari di nuova generazione, quelli che oggi vengono ancora realizzati manualmente con costi proibitivi.

La serata ha incluso anche una tavola rotonda con tre casi concreti di collaborazione, che ha messo a confronto Alessandro Concialini di Fincantieri NexTech, Marella Levoni dell'Istituto Valorizzazione Salumi Italiani e Stefano Nanni di Fedegari Group. Tre settori diversi — elettroottica per la difesa, filiera agroalimentare, farmaceutico — accomunati dal fatto di aver trovato nel MADE un interlocutore capace di entrare nei processi, non solo di proporre tecnologie.
Il vicepresidente Giuliano Busetto ha chiuso l'evento annunciando i MADE Future Industry Awards, un'iniziativa nuova pensata per dare visibilità ai progetti di innovazione delle imprese italiane. Il premio si articolerà in tappe territoriali — Brescia, l'area milanese, Napoli — con una cerimonia finale a Roma, e una trentina di aziende si sono già candidate. La giuria sarà composta da manager e imprenditori, a conferma dell'orientamento pragmatico del progetto.
Sul fronte internazionale, MADE ha firmato memorandum d'intesa con la regione di Samarcanda e con il Brasile, e ha avviato relazioni con Emirati Arabi Uniti e Turchia — un'attività che Taisch ha contestualizzato raccontando una recente visita in Arabia Saudita e le opportunità che il modello italiano di trasferimento tecnologico può cogliere in paesi in piena fase di sviluppo industriale.
Il quadro che emerge è quello di una struttura che ha superato la fase di avvio e cerca ora una dimensione più stabile e strategica. I numeri ci sono, la rete di partner è consolidata, i casi d'uso si moltiplicano, ma la sfida, come per tutti i competence center italiani, resta quella di trasformare un'esperienza nata sotto l'ombrello dei fondi straordinari in un modello strutturale di politica industriale.











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