Operazione Blue Skies: così Google usa l'IA per abbattere le emissioni dell'aviazione
di Alberto Falchi pubblicata il 18 Agosto 2026, alle 16:27 nel canale Innovazione
Il sistema sviluppato da Google combina dati meteorologici, informazioni sui voli e immagini satellitari per prevedere le aree nelle quali è più probabile la formazione delle scie di condensazione degli aerei
Google contro le scie chimiche? Ovviamente non è così, anche se inevitabilmente qualche fanatico delle teorie di complotto leggerà sotto quest'ottica l'annuncio di Operation Blue Skies, un programma lanciato da Big G in collaborazione con il governo del Regno Unito e con i leader del settore dell'aviazione per evitare, o quantomeno ridurre, il fenomeno delle scie di condensazione sull'Atlantico settentrionale. Riducendo di conseguenza l'impatto sull'ambiente.
Con Operazione Blue Skies Google vuole eliminare le scie di condensa degli aerei
Le scie di condensazione rilasciate dagli aerei sono un fenomeno del tutto naturale e che non ha niente di magico: fondamentalmente, le scie che spesso vediamo sono dovute alla condensazione del vapore acqueo dovuto agli scarichi dei motori jet.

Non contengono sostanze strane e sono a tutti gli effetti innocue per la salute. Un po' meno per l'ambiente: contribuiscono al riscaldamento globale. Secondo i dati forniti da Google, infatti, rappresentano il 35% dell’impatto sul riscaldamento globale attribuito all’aviazione. La soluzione? Secondo Google bisogna puntare sull'IA.
Le scie di condensazione, infatti, non si formano in modo uniforme. Dipendono dalle condizioni atmosferiche attraversate dall’aereo, in particolare dalla presenza di determinate combinazioni di temperatura e umidità. Il sistema sviluppato da Google combina dati meteorologici, informazioni sui voli e immagini satellitari per prevedere le aree nelle quali è più probabile la formazione di tali scie. Modelli di computer vision vengono inoltre utilizzati per individuarle nelle immagini satellitari e ricondurle ai voli che le hanno generate.
Le previsioni possono quindi essere integrate negli strumenti utilizzati da piloti, dispatcher e controllori del traffico aereo. L’obiettivo non è ridisegnare completamente le rotte, ma intervenire soltanto sui voli diretti verso le zone considerate più favorevoli alla formazione delle scie, per esempio modificandone temporaneamente la quota.
Google aveva già sperimentato questa tecnologia insieme ad American Airlines: i un test condotto su 70 voli, l’utilizzo delle previsioni aveva ridotto del 54% la formazione delle scie rispetto ai voli nei quali il sistema non era stato utilizzato. Nei voli interessati dalla deviazione il consumo di carburante era aumentato del 2%, ma Google stima che, estendendo il metodo all’intera flotta e intervenendo solamente sui voli necessari, l’incremento complessivo sarebbe nell’ordine dello 0,3%. Un successivo studio pubblicato nel marzo 2026 ha analizzato un approccio integrato nei normali sistemi di pianificazione delle compagnie aeree. Sui 112 voli che hanno effettivamente seguito le indicazioni per evitare le scie di condensazione, la frequenza di formazione delle scie è risultata inferiore del 62% rispetto al gruppo di controllo, senza una differenza statisticamente significativa nei consumi di carburante.
Con Operation Blue Skies Google vuole ora verificare se lo stesso principio possa funzionare quando l’intervento non riguarda più una singola compagnia aerea, ma il traffico che attraversa un'intera porzione di spazio aereo. La sperimentazione interesserà Shanwick, una delle regioni di controllo oceanico attraversate dai collegamenti tra Europa e Nord America. Secondo Google, questa zona sarebbe responsabile di circa il 5% del riscaldamento globale associato alle scie di condensazione.
Il programma durerà 30 mesi e comprenderà due campagne operative di circa quattro mesi ciascuna. Durante i periodi di test attraverseranno l’area circa 10.000 voli all’anno provenienti da centinaia di città. Soltanto una piccola parte dovrebbe essere interessata dalle variazioni di rotta o di quota suggerite dal sistema.
La sperimentazione dovrà quindi misurare non soltanto la capacità dei modelli di prevedere la formazione delle contrail, ma soprattutto la possibilità di inserire queste informazioni nei normali processi di gestione del traffico aereo senza introdurre modifiche sostanziali alle operazioni.











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