PayPal in Italia, tra la sfida del Buy Now Pay Later e il nodo dell'identità
di Vittorio Manti pubblicata il 20 Marzo 2026, alle 10:56 nel canale Innovazione
Nuovo management, offerta BNPL in evoluzione e un mercato sempre più affollato: PayPal ridefinisce il proprio posizionamento nel panorama dei pagamenti digitali italiani
Il 2026 si è aperto con un cambio di vertice significativo per PayPal. Dal primo marzo il nuovo CEO è Enrique Lores, fino a pochi mesi fa alla guida di HP, manager spagnolo con un profilo fortemente europeo. Un dettaglio non trascurabile per un’azienda americana che in Europa, e in particolare nel Sud Europa, ha costruito una parte rilevante della propria base utenti. In parallelo, anche l’organigramma regionale si è riorganizzato: Maria Teresa Minotti, storica country manager italiana, ha assunto il ruolo di Vice President Southern Europe (Italia, Francia, Spagna e Portogallo), mentre la guida del mercato italiano è passata a Vanina Acqualagna, nominata Senior Director e General Manager di PayPal Italia dopo dieci anni di percorso interno all’azienda, con esperienze sia sul versante consumer sia sulle partnership con le grandi imprese e la pubblica amministrazione.

Il Buy Now Pay Later come leva di crescita
Il Buy Now Pay Later è stato il tema centrale dell’incontro, e non a caso: rappresenta oggi il principale driver di crescita per PayPal in Italia. Il mercato BNPL italiano vale circa 7 miliardi di euro, pari a circa il 10% dell’e-commerce. PayPal ha lanciato la propria offerta nel 2022 con il pagamento in tre rate a zero interessi (fino a 2.000 euro) e a fine 2025 ha aggiunto la formula a 6, 12 e 24 rate con interessi, che rientra nel perimetro del credito al consumo e arriva fino a 5.000 euro. I numeri che l’azienda condivide fotografano un’adozione significativa: il 25% dei clienti sceglie l’opzione rateale, il 75% di chi la usa diventa un utilizzatore ricorrente e il carrello medio cresce di oltre il 150%, con punte ancora superiori nell’elettronica di consumo.
La gestione del rischio, elemento cruciale in un prodotto di questo tipo, poggia secondo PayPal su un vantaggio strutturale: vent’anni di dati transazionali sui clienti italiani. È su questa base che l’azienda ha costruito il sistema di pre-approvazione per le tre rate, che nel tempo si è evoluto fino a includere le carte prepagate, inizialmente escluse per il maggior rischio associato. Sulle 6-12-24 rate, prodotto più recente, la pre-approvazione non è ancora attiva, ma la direzione è tracciata. Per i merchant, il BNPL integrato nel wallet PayPal ha il vantaggio di non richiedere interventi tecnici aggiuntivi da parte del commerciante: l’opzione è disponibile nel flusso di pagamento anche quando il commerciante non la promuove esplicitamente. Un aspetto che, nel caso delle rate con interessi, potrebbe generare qualche frizione con i merchant che offrono già proprie soluzioni di finanziamento, anche se Minotti ha minimizzato: “Ad oggi non abbiamo avuto resistenze particolari, la conversazione con il merchant ruota sempre intorno al valore aggiunto per il cliente”.
Il nodo dell’identità: pagamenti, trust e la pressione dei nuovi player
La parte più interessante dell’incontro è emersa però quando la conversazione si è spostata dall’offerta prodotto al posizionamento strategico. Il confronto con Revolut, sollevato dai giornalisti presenti, ha messo in luce una tensione che PayPal conosce bene. Revolut e altri operatori nati nel post-Covid hanno costruito un’identità di piattaforma finanziaria a tutto tondo: conto corrente, carta, investimenti, criptovalute, assicurazioni. PayPal resta ancorata al pagamento. Minotti lo ha riconosciuto con franchezza, ma ha rovesciato la prospettiva: anche Revolut è partita dai pagamenti per poi allargare l’offerta, e proprio quell’allargamento comporta complessità in termini di trust e sicurezza. Satispay, nel frattempo, ha eroso terreno nel P2P e nei micropagamenti, terreno che PayPal considerava acquisito.

Resta aperta la domanda di fondo: PayPal vuole restare il miglior sistema di pagamento possibile o ambisce a diventare qualcosa di più? Minotti ha escluso la strada dell’hub finanziario alla Revolut, indicando piuttosto l’omnicanalità (l’espansione verso i pagamenti fisici, già avviata in UK e Germania) e la user experience come direttrici di evoluzione. L’intelligenza artificiale entra nel discorso come orizzonte più che come realtà operativa: gli agenti e-commerce e lo shopping conversazionale sono trend che PayPal dichiara di seguire da vicino, senza però presentare prodotti concreti. Quanto alla strategia di lungo periodo, il messaggio è stato esplicito: sarà Lores a definirla nei prossimi mesi. Ma un indizio su possibili novità per il mercato italiano (servizi per i più giovani? un’offerta che vada oltre il checkout?) è sfuggito tra le righe: “Rimanete sintonizzati”, ha detto Minotti, con un sorriso che valeva più di una slide.











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