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Sovranità del dato e conformità: la scommessa europea di Havant, un nuovo polo del digital trust

di pubblicata il , alle 09:11 nel canale Innovazione Sovranità del dato e conformità: la scommessa europea di Havant, un nuovo polo del digital trust

Con il closing dell'acquisizione di Intesa, Havant dà vita a un gruppo da oltre 110 milioni di euro di fatturato, con attività in sei paesi europei. L'obiettivo dichiarato è portare l'intelligenza artificiale nei processi aziendali dentro un perimetro certificato e conforme alle norme europee

 

La dipendenza dell'Europa dalle grandi piattaforme tecnologiche americane è tornata, negli ultimi mesi, a pesare come un tema di sicurezza prima ancora che di mercato. È lo sfondo su cui si colloca l'operazione presentata a Milano il 2 luglio, quando Havant ha ufficializzato il perfezionamento dell'acquisizione di Intesa. Ne nasce un gruppo da oltre 110 milioni di euro di fatturato, più di 700 professionisti e una presenza in sei paesi europei, che punta a fare della sovranità del dato e della conformità normativa il proprio elemento distintivo.

Havant

L'incontro si è aperto con un intervento di scenario del professor Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente alla Bocconi, costruito attorno a tre parole: sovranità, intelligenza e fiducia. Il ragionamento parte da un dato di realtà. L'Europa è in ritardo sulla capacità di calcolo rispetto agli Stati Uniti e dipende in larga misura da fornitori extra-europei per le proprie infrastrutture digitali. La risposta, ha sostenuto, non è imitare il modello americano ma costruirne uno coerente con il quadro regolatorio del continente, dove convergono in pochi mesi norme come NIS2, DORA, l'AI Act e il regolamento eIDAS 2.0 sull'identità digitale. In questa lettura la sovranità non è una posizione ideologica ma un'esigenza di sicurezza: "Mi piace parlare di libertà prima che di sovranità: la scelta è non accettare di essere servi", ha sintetizzato in chiusura.

Sul piano tecnologico Carnevale Maffè ha indicato una tendenza che tocca da vicino le due aziende protagoniste: il passaggio dai grandi modelli linguistici generalisti, difficili da controllare e costosi in termini energetici, verso modelli più piccoli e verticali, gli Small Language Model, addestrati su domini circoscritti e più facili da mantenere sotto governance. Un tema che si lega alla diffusione della cosiddetta shadow IA, l'uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale che espone le aziende alla fuoriuscita di dati riservati.

Un ecosistema che unisce automazione e servizi fiduciari

È in questa cornice che si inserisce l'unione tra le due società. Havant, nata dall'evoluzione di SB Italia, opera nell'automazione intelligente dei processi e dei contenuti: elaborazione documentale, gestione dei dati e intelligenza artificiale applicata al business. Intesa, controllata dal 30 giugno, porta in dote quarant'anni di storia nel digital trust. Nasce nel 1987 come joint venture tra Fiat e IBM per digitalizzare la supply chain dell'automotive italiano e oggi è uno dei principali qualified trust service provider (QTSP) europei, con un patrimonio di servizi che va dall'identità digitale alla firma, dallo scambio di dati tra imprese (EDI) alla fatturazione elettronica, fino alla conservazione a norma.

Havant

La logica dell'integrazione è il punto su cui ha insistito Massimo Missaglia, Founder e CEO di Havant. Vent'anni fa la società fatturava circa un milione di euro con 14 persone; oggi rivendica un ecosistema in grado di seguire le imprese lungo l'intero ciclo della trasformazione digitale, con i data center mantenuti in Italia da prima che la sovranità del dato diventasse un tema diffuso. L'intelligenza artificiale, ha spiegato, non è un modulo aggiunto ma il nucleo che governa le altre piattaforme, e proprio per questo Havant è stata tra le prime aziende italiane a ottenere la certificazione ISO/IEC 42001 sulla gestione dell'IA prima ancora di portare la propria piattaforma sul mercato. La sintesi in una frase: "Non vincerà l'azienda che avrà più soluzioni, ma quella capace di integrarle nei processi aziendali".

I numeri dell'insieme raccontano un operatore di scala continentale: oltre cinque miliardi di transazioni gestite, più di 5.000 clienti, presenza in Italia, Olanda, Belgio, Francia, Germania e Irlanda. La sola Intesa porta 1.700 clienti e la gestione di 2,7 miliardi di documenti. L'obiettivo dichiarato è offrire un unico interlocutore per processi che oggi le aziende costruiscono assemblando fornitori diversi, tenendo insieme automazione, servizi fiduciari e conformità in un solo flusso.

La domanda sulla sovranità e la risposta ai clienti

Il nodo competitivo è emerso con chiarezza nella risposta che Pietro Lanza, Managing Director di Havant e presidente di Intesa, ha dato a una domanda di Edge9 sulla concorrenza dei grandi hyperscaler americani, che oggi si presentano in Europa con offerte definite sovrane: società europee, dati custoditi nel continente e procedure dichiarate conformi alle norme comunitarie. Lanza ha riconosciuto la questione senza irrigidirsi: "La nostra impostazione preferita parla di sovranità del dato e di data center italiani ed europei, ma non siamo un'azienda di infrastruttura: l'infrastruttura è la leva su cui poggiano le nostre piattaforme".

Havant

Da qui la scelta di combinare approcci diversi a seconda del cliente. Alcune grandi banche italiane, ha ricordato Lanza, hanno chiesto agli stessi hyperscaler di aprire cloud region nazionali, con i dati che restano in Italia pur su un'infrastruttura gestita da un operatore americano. In altri casi il gruppo installa infrastrutture dedicate all'IA presso il cliente, con sistemi di calcolo ad alte prestazioni e GPU riservate su cui girano modelli open source in un ambiente segregato. La flessibilità infrastrutturale, è il messaggio, non intacca il principio di fondo: la sovranità del dato viene prima, la modalità tecnica si adatta alla maturità del progetto.

A completare il quadro è Giuseppe Mariani, CEO di Intesa, che ha riassunto il senso dell'operazione dal punto di vista della società acquisita nel binomio espandere il valore e mantenere la fiducia. Ai clienti, ha assicurato, non sarà imposta alcuna migrazione, mentre l'ingresso nel gruppo amplia la gamma di soluzioni disponibili. Intesa resta un'entità distinta, controllata al 100% ma valorizzata come marchio, e continua a lavorare nei consorzi europei che stanno costruendo l'infrastruttura dell'identità digitale, dal portafoglio europeo fino ai primi esperimenti sull'identità agentica, quella che dovrà certificare le interazioni tra agenti software.

L'operazione è sostenuta dal fondo Argos Fund, entrato nel capitale nel 2022, e si inserisce in una strategia di crescita fatta di acquisizioni selettive più che di somme di fatturato. Il posizionamento che il nuovo gruppo rivendica poggia su un vantaggio italiano spesso sottovalutato: fatturazione elettronica e identità digitale, qui mature da anni, arriveranno solo ora nei principali mercati europei. La scommessa è che la conformità normativa, a lungo vissuta come un costo, diventi un elemento di differenziazione rispetto alle offerte sovrane dei grandi operatori americani. In un'Europa che ha ricominciato a ragionare di autonomia tecnologica sembra proprio che Havant abbia scelto la strada giusta.

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