Broadcom in tribunale per VMware: dopo una sconfitta in Olanda, la più grande catena di supermercati britannica fa causa
di Riccardo Robecchi pubblicata il 09 Settembre 2025, alle 17:11 nel canale Market
Non tutti hanno apprezzato, per usare un eufemismo, i cambiamenti apportati da Broadcom alle licenze di VMware: Rijkswaterstaat vince un processo nei Paesi Bassi, mentre Tesco, la più grande catena di supermercati britannica, fa causa
Broadcom è stata molto aggressiva nel gestire VMware e il rapporto con i clienti fin dall'acquisizione dell'azienda. Quest'aggressività l'ha portata a scontrarsi con alcuni clienti e questo scontro è talvolta sfociato in cause in tribunale: è questo il caso per Rijkswaterstaat, l'ente pubblico che gestisce l'acqua nei Paesi Bassi che ha recentemente vinto contro Broadcom, e Tesco, la più grande catena di supermercati del Regno Unito, che chiede ora 100 milioni di sterline di danni a Broadcom per mancato rispetto dei termini contrattuali.
Rijkswaterstaat vince contro Broadcom

Una fetta consistente dei Paesi Bassi è sotto il livello del mare grazie agli imponenti lavori di costruzione delle dighe. Le infrastrutture necessarie per mantenere il Paese al sicuro dalla rottura di tali dighe sono dunque d'importanza capitale, così come più in generale tutte le infrastrutture legate alla gestione dell'acqua. Queste ultime sono gestite da Rijkswaterstaat, un'agenzia del Ministero delle Infrastrutture olandese.
Rijkswaterstaat (RWS) aveva acquistato delle licenze perpetue da VMware e aveva firmato nel 2021 un contratto per ottenere manutenzione e aggiornamenti per tre anni. Tale contratto è scaduto a luglio del 2024 e RWS aveva richiesto un'estensione di tale contratto: Broadcom aveva inizialmente garantito ulteriori tre mesi, ma aveva anche chiesto il passaggio alle licenze ad abbonamento. Tale passaggio sarebbe costato quasi 4 milioni di euro, contro i 2,1 milioni precedenti: un incremento dell'85%. Alla fine Broadcom aveva garantito un'estensione di un anno, che è terminata a luglio 2025.
Prima di tale scadenza, RWS aveva informato Broadcom che non sarebbe passata al modello ad abbonamento, ma avrebbe effettuato la migrazione a un'altra piattaforma perché "non può permettersi di essere dipendente da un fornitore che la costringe a passare al suo nuovo modello di licenza". L'agenzia aveva dunque chiesto un'ulteriore estensione del supporto durante il periodo di transizione, che stimava essere compreso fra 2 e 3 anni. Broadcom si era rifiutata e RWS l'aveva citata in tribunale.
Come riporta Computable, a luglio un giudice ha sentenziato che Broadcom dovrà continuare a supportare RWS nella fase di transizione, con una durata massima di due anni; se non lo farà, dovrà pagare all'agenzia 250.000€ per ogni giorno di mancato rispetto della sentenza, fino a un massimo di 25 milioni. L'agenzia pagherà circa 1,8 milioni l'anno per ottenere tale supporto.
La sentenza è particolarmente interessante e rilevante sia perché sono molte le realtà nella stessa situazione di RWS, sia perché va in un certo senso a segnalare come ci sia un limite alla libertà di stabilire i termini commerciali quando si opera nel campo delle infrastrutture fondamentali.
Tesco chiede 100 milioni di sterline per violazione contrattuale

Il caso di Tesco nel Regno Unito non è troppo diverso da quello di Rijkswaterstaat: la catena di supermercati, che è la più grande del Regno Unito per fatturato con 69,9 miliardi di sterline lo scorso anno, ha infatti intentato una causa legale contro Broadcom e il suo distributore Computacenter per mancato rispetto dei termini contrattuali, come riporta The Register.
L'azienda aveva acquistato nel 2021 delle licenze perpetue per VMware vSphere Foundation e Cloud Foundation, un abbonamento a VMware Tanzu e un contratto per ottenere supporto e aggiornamenti fino al 2026. L'accordo prevedeva inoltre la possibilità di estendere per ulteriori quattro anni il supporto e gli aggiornamenti, secondo quanto ha dichiarato Tesco.
Broadcom ha però smesso di fornire supporto e aggiornamenti ai possessori delle licenze perpetue, lasciandoli così vulnerabili ad attacchi informatici. Ciò significa che Tesco deve pagare "prezzi eccessivi e gonfiati per il software di virtualizzazione che [...] ha già pagato" e che l'azienda "non può più acquistare dei servizi di supporto per la virtualizzazione separati per il suo software a licenza perpetua senza dover anche acquistare licenze ad abbonamento che sono duplicate per i prodotti software che già possiede."
Secondo Tesco, il software di VMware e il supporto relativo "sono essenziali per le attività e la resilienza di Tesco e la sua capacità di fornire beni alimentari ai consumatori nel Regno Unito e nella Repubblica d'Irlanda. Il software di virtualizzazione di VMware è alla base dei server e dei sistemi che consentono ai negozi e alle attività di Tesco di funzionare; sono compresi approssimativamente 40,000 server che, per esempio, si connettono alle casse nei supermercati."
Tesco chiede 100 milioni di sterline di danni più interessi. Contrariamente a RWS, però, Tesco non sembra intenzionata ad abbandonare VMware, almeno per il momento; l'azienda usa VMware Cloud Foundation (VCF) dal 2019 e ha dunque costruito nel tempo competenze e procedure che andrebbero riviste qualora cambiasse piattaforma, con un processo lungo e costoso.
Un aspetto interessante di questa contesa è che Tesco è aggressiva nelle sue pratiche commerciali quanto Broadcom; una sentenza del 2016 l'aveva condannata perché aveva pagato i propri fornitori meno di quanto pattuito e aveva arbitrariamente ritardato i pagamenti per rispettare i propri obiettivi finanziari interni.
Un altro aspetto da considerare è più astratto e legato alla direzione che Broadcom sta seguendo. L'azienda afferma che pressoché tutti i suoi clienti hanno acquistato VCF, ma è emerso che la maggior parte di questi non ne usa poi appieno le funzionalità. A Explore 2025, l'azienda ha inoltre affermato che "alziamo i prezzi perché abbiamo la migliore soluzione esistente". Vi terremo aggiornati sui risultati di queste politiche, che si vedranno nel tempo per via della complessità di sostituire software infrastrutturale come quello di VMware.











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4 Commenti
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Ma non ne sarei così sicuro, nel mio piccolo la quasi totalità delle aziende con cui collaboro è passata a soluzioni open source basate su KVM.
Ovvio che una piccola esperienza personale non fa granché testo, ma sarei pronto a scommettere che a livello mondiale il trend non sia molto lontano da quello nostrano.
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