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Generazione Z e lavoro: l'IA ripensa gli equilibri in ufficio

di pubblicata il , alle 11:41 nel canale Market Generazione Z e lavoro: l'IA ripensa gli equilibri in ufficio

L'approccio al lavoro della generazione Z è molto differente da quello delle precedenti, e non è banale trovare punti di contatto. Secondo la ricerca di Ipsos Doxa e Asus, un maggiore uso dell'IA in azione può aumentare il coinvolgimento dei più giovani

 

"I ragazzi di oggi non hanno voglia di fare nulla". Una frase che i giovani, da sempre, si sentono ripetere dai colleghi più anziani. Lo dicevano i baby boomer ai rappresentanti della generazione X e ai Millenials, e ora è inevitabilmente il turno della Gen Z, cioè le persone nate fra il 1997 e il 2012, quelle che oggi rappresentano la nuova forza lavoro. 

Ovviamente, sono affermazioni che vanno prese per quello che sono, sfoghi intergenerazionali, ma è fuori di dubbio che la fascia di lavoratori più giovane oggi abbia esigenze e ambizioni ben diverse dagli attuali 40enni e 50enni. Asus e Ipsos Doxa hanno commissionato un'analisi per approfondire il fenomeno. 

La generazione Z sta ridefinendo le regole del lavoro?

La ricerca di Asus e Ipsos Doxa è stata svolta su un campione di 400 dirigenti di primo e secondo livello con età comprese fra i 35 e i 65 anni a giugno 2026, prendendo come campione aziende private di dimensioni differenti. 

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Il primo dato che è emerge è che quasi la metà degli intervistati (43%) afferma che i lavoratori della GenZ abbiano "un approccio molto diverso" rispetto ai colleghi più anziani, una percentuale che sale al 52% se si prendono in esame solo le grandi aziende. 

Ma cosa si intende per "diverso"? Secondo il 33% degli intervistati sono "impazienti", per il 31% la gen Z è "ambiziosa", ma solo per il 23% è "collaborativa". Per quasi uno su quattro dei manager (23%) sono inoltre "fragili".

Il quadro però non è necessariamente negativo, dato che il 51% dei manager del campione giudica positiva l'integrazione dei più giovani nei loro team. Il 49% del campione apprezza le competenze digitali di questi ragazzi, il 33% sottolinea la loro apertura superiore ai più anziani a temi quali la diversità e inclusione, mentre il 25% evidenzia la loro attenzione alla sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale. 

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Dall'altro canto, però, emergono alcune criticità. In particolare, secondo il 34% dei manager la gen Z è scarsamente motivata verso ruolo ripetitivi e mansioni poco stimolanti (e chi l'avrebbe mai detto, viene da dire), mentre per il 33% il principale problema è la difficoltà a reggere stress e pressione. Il 30%, infine, nota come i più giovani siano poco puntuali sul lavoro e non amino doversi recare in ufficio, preferendo lo smart working.

Sono dati che oggettivamente non stupiscono e che per molti versi potrebbero applicarsi anche a colleghi più anziani: difficile pensare che un 50enne ami svolgere compiti noiosi e ripetitivi e preferisca farsi un'ora nel traffico per recarsi al lavoro invece che lavorare da casa. Sicuramente, però, la percezione è cambiata, e se Millenials e gen X abbassavano la testa e accettavano la situazione, oggi i gen Z tendono a far sentire maggiormente le loro ragioni.

Anche perché per certi versi non hanno tutti i torti a essere meno motivati: l'analisi di Asus e Ipsos Doxa sottolinea come ci sia un divario enorme fra quello che si aspettano e quello che realmente ottengono. Fondamentalmente, la gen Z si aspetta maggiore flessibilità, di crescere con una certa rapidità di livello e, inevitabilmente, di vedere la retribuzione crescere. Peccato che in questo periodo storico, specialmente in Italia, crescita e flessibilità non siano le parole d'ordine nella maggior parte delle aziende. E comprensibilmente è difficile convincere qualcuno a fare di più, o ad accettare condizioni di lavoro non ottimali, se poi non gli vengono riconosciute promozioni o aumenti di stipendio.

Secondo la ricerca, però, c'è un aspetto dove i datori di lavoro possono fare di più per stimolare i junior: investire in strumenti digitali, IA in particolare, potenziare la formazione e, infine, cercare di introdurre una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. 

Generazione Z e IA

Per la Gen Z, la qualità degli strumenti digitali incide direttamente sull’esperienza lavorativa. Il 68% dei manager intervistati ritiene che i più giovani si aspettino sul PC dell’ufficio software e funzionalità di AI almeno all’altezza di quelle che usano ogni giorno sullo smartphone. E il 64% conferma che dispositivi datati o poco performanti possono ridurre motivazione e produttività. Del resto, quasi metà del campione (49%) descrive questa generazione come “digitale dalla nascita”, mentre il 33% ne sottolinea l’attenzione a inclusione e diversità e il 25% la sensibilità verso sostenibilità e responsabilità sociale.

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In questo scenario l’IA può fare anche da collante tra generazioni. Oltre l’80% delle aziende la utilizza o la sperimenta, soprattutto per automatizzare le attività ripetitive, mentre per il 58% dei manager può favorire lo scambio di competenze: i più giovani accelerano l’adozione dei nuovi strumenti, i colleghi senior portano esperienza, conoscenza dei processi e visione di business.

My Expert: l'IA sicura integrata nei notebook Asus

La risposta di Asus alle esigenze della generazione Z è MyExpert, una piattaforma di IA progettate per le piccole e medie imprese e costruita come un’unica applicazione capace di combinare elaborazione locale e servizi cloud. Ha l’obiettivo di concentrare in un solo ambiente alcune delle attività che oggi richiedono strumenti separati: gestione dei documenti, ricerca delle informazioni, supporto alle riunioni, scrittura e posta elettronica.

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Sui dispositivi Asus, My Expert offre un assistente conversazionale per accedere alle impostazioni del sistema, tradurre e sintetizzare documenti, la ricerca semantica nei file e il Knowledge Hub, che utilizza un approccio RAG per interrogare documenti selezionati, confrontarli e generarne sintesi, traduzioni e appunti.

AI ExpertMeet, invece, è un'app dedicata alle riunioni: può gestire registrazione, trascrizione, traduzione, riepiloghi, liste di attività e traduzione simultanea. Sul fronte cloud, MyExpert aggiunge strumenti per generare testi ed email in base a lunghezza e tono, oltre a Mail Master, che si collega alla posta di lavoro, prepara riepiloghi giornalieri e permette di cercare i messaggi in linguaggio naturale.

Completano la suite File Search, che consente di cercare in modo unificato tra file locali e cloud, e SafeGuard Backup, che salva automaticamente i documenti in un archivio separato e crittografato quando la funzione è preinstallata sul dispositivo.

Nel complesso, MyExpert si inserisce nella strategia di ASUS Business di portare funzionalità di IA direttamente nel PC e nei flussi di lavoro quotidiani, riducendo il passaggio continuo tra applicazioni diverse e lasciando parte delle elaborazioni sul dispositivo, mentre le funzioni più avanzate possono appoggiarsi al cloud. E soprattutto, di farlo in un ambiente sicuro, controllato e conforme alle norme vigenti, riducendo allo stesso tempo il rischio della shadow AI in azienda.

5 Commenti
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phmk22 Settembre 2026, 14:02 #1

E se ...

questa "attenzione a inclusione e diversità" avesse rotto gli zebedei ?
Micene.122 Settembre 2026, 14:39 #2
se Millenials e gen X abbassavano la testa e accettavano la situazione, oggi i gen Z tendono a far sentire maggiormente le loro ragioni


questa è la differenza

è cambiata la società: dire "volgio lavorare da casa" non considerato una proposta da nullafacente (che presuppone sguardi truci in ufficio) - e giustamente , chi vuole, vive il tempo presente e i suoi cambiamenti - poi se i 40-50-60 enni vogliono vivere nel tempo che fu , è una loro scelta
mmorselli22 Settembre 2026, 14:54 #3
Marchetta Asus My Expert infilata nell'articolo senza indicare chiaramente che si tratta di sponsorizzazione?
Pascas23 Settembre 2026, 09:44 #4
sì ma Asus che c'entra? Infilata a forza nell'articolo
bio8223 Settembre 2026, 11:40 #5
Originariamente inviato da: Micene.1
questa è la differenza

è cambiata la società: dire "volgio lavorare da casa" non considerato una proposta da nullafacente (che presuppone sguardi truci in ufficio) - e giustamente , chi vuole, vive il tempo presente e i suoi cambiamenti - poi se i 40-50-60 enni vogliono vivere nel tempo che fu , è una loro scelta


40enne, ma lavorare da casa (cosa che sto facendo in questo momento) è un privilegio che mi piace

e se posso aggiungere, nel mio ufficio (50+ persone) a parte un paio di "manager" non c'è nessuno che si lamenta del lavorare da casa, compreso megadirettoregenerale (che è sopra i suddetti manager ).. 40-50-60 enni compresi

Originariamente inviato da: Pascas
sì ma Asus che c'entra? Infilata a forza nell'articolo


ha pagato lo studio (e si è fatta pubblicità )

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