Tutti gli investimenti si spostano sull'IA e le azioni IBM perdono il 25%. 70 miliardi in fumo
di Alberto Falchi pubblicata il 15 Luglio 2026, alle 11:47 nel canale Market
Gli investimenti sull'IA stanno spostando gli investimenti in capitale delle aziende verso server e hardware infrastrutturale. Questo ha un impatto significativo sui ricavi di Big Blue nell'area dei software per mainframe. Il crollo non si limita a IBM: calano le azioni di Adobe, ServiceNow e Accenture
Big Blue ha subito la più grande perdita della storia. Il colosso IBM in poche ore ha visto le azioni crollare del 25%, bruciando così circa 70 miliardi di dollari. Alla base del risultato negativo la revisione degli obiettivi del Q2: IBM ha infatti annunciato che prevede di ottenere "solo" 17,2 miliardi di dollari di ricavi, contro i 17,8 attesi dagli analisti. E l'IA ha un ruolo in questo.
Perché l'IA sta trascinando verso il basso software e servizi tech?

600 milioni in meno su un fatturato previsto di 17,8 miliardi possono essere considerati una normale variazione del valore. Niente di cui preoccuparsi, sulla carta. Eppure, il mercato ha reagito molto male, portando al più grande crollo in borsa nell'intera storia di Big Blue.
La solita finanza cattiva ed egoista o c'è altro? In realtà, a preoccupare gli investitori non è tanto la revisione al ribasso, ma le motivazioni alla sua base, spiegate in una lettera agli investitori del CEO Arvind Krishna. "Nelle ultime settimane di giugno abbiamo osservato uno spostamento della spesa in conto capitale (capex) dei clienti verso l'acquisto di server, sistemi di storage e memoria, con l'obiettivo di assicurarsi infrastrutture caratterizzate da una disponibilità limitata prima dei previsti aumenti di prezzo", spiega il manager. "Questa dinamica ha modificato i modelli di acquisto dei clienti. Sebbene nelle nostre previsioni avessimo già considerato un certo impatto legato alla supply chain, non avevamo previsto un cambiamento di tale portata nella riallocazione della spesa in conto capitale".
I clienti, insomma, stanno spostando i propri investimenti in capitale sul ferro, sull'hardware, riducendo di conseguenza le spese per i software as a service, in particolare lo stack software legato ai mainframe della serie Z.
Un calo previsto, va detto, ma di entità ben superiore a quanto stimato. "Sebbene nelle nostre previsioni avessimo già messo in conto un certo impatto legato alla supply chain, non avevamo previsto una riallocazione della spesa capex di questa entità", spiega Krishna. Che aggiunge "inoltre, nel corso del trimestre l'attenzione dei clienti è stata assorbita dalle preoccupazioni, in rapida evoluzione, legate alla cybersicurezza che hanno interessato l'intero settore".
Il manager non nega gli errori dell'azienda: "queste condizioni richiedono un'esecuzione impeccabile da parte dei nostri team, ma in questo trimestre non siamo stati all'altezza. Non siamo riusciti ad adattarci e a reagire con sufficiente rapidità, e numerose trattative di grandi dimensioni non si sono concluse nei tempi previsti, determinando la maggior parte dello scostamento rispetto ai nostri obiettivi".
Il crollo di IBM trascina verso il basso software e consulenza
La riduzione degli investimenti in SaaS ha avuto un impatto significativo anche su altre aziende che offrono software as a service. ServiceNow ha visto le azioni crollare del 5% circa, così come Workday, mentre Adobe ha registrato un -9%. Anche le società di consulenza sono state impattate: Accenture ha ceduto il 4%.











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