Tutti i modi in cui la scommessa di Oracle sui data center per l'IA può finire male
di Riccardo Robecchi pubblicata il 03 Luglio 2026, alle 13:31 nel canale Market
La corsa all'IA potrebbe, in realtà, finire in un burrone. È quanto Oracle ha messo nero su bianco in un documento per la SEC, nel quale riconosce tutte le sfide e i possibili problemi legati alla costruzione di data center per l'IA
Oracle sta bruciando decine di miliardi di dollari per costruire data center per l'IA, destinati a clienti come OpenAI. L'azienda aveva stupito tutti lo scorso settembre quando aveva annunciato di avere ordini per 455 miliardi di dollari, e il titolo in Borsa era schizzato verso l'alto. Ma l'azienda ha ora comunicato che c'è il rischio che questi ordini non si traducano in guadagni effettivi, e che dunque l'azienda non rientri degli investimenti colossali che sta facendo.
C'è il rischio che Oracle stia scommettendo sul cavallo perdente: i data center per l'IA

"Per far crescere il nostro business OCI, che richiede capacità di calcolo aggiuntiva, dobbiamo sostenere spese di capitale e operative significative per incrementare la nostra capacità esistente nei data center e per stabilire data center in nuove località geografiche", scrive Oracle in un documento per la SEC, l'ente regolatore dei mercati finanziari negli USA. L'azienda avverte dunque che "se non saremo in grado di assicurarci nuova capacità nei data center a prezzi abbordabili o se non pianifichiamo e gestiamo attentamente i nostri requisiti di capacità infrastrutturale, la nostra profittevolezza potrebbe scendere."
Il motivo è presto detto. Oracle sta scommettendo tutto sul suo futuro come operatore del cloud per alimentare l'IA, sulla scorta di ordini teorici da parte di OpenAI per oltre 300 miliardi di dollari nel corso dei prossimi cinque anni e per ulteriori 155 miliardi dagli altri clienti. In teoria, dunque, Oracle ha un futuro roseo davanti a sé.
Il problema è, però, duplice: da un lato c'è il rischio di sottostimare la domanda, che porterebbe Oracle a rimanere indietro rispetto alla concorrenza; dall'altro c'è il rischio di sovrastimare la domanda o che i clienti diventino insolventi, che porterebbe l'azienda a non riuscire a rientrare delle spese sostenute per costruire i nuovi data center e riempirli di tutto il necessario. OpenAI, ad esempio, è ancora straordinariamente in perdita, il che rende il suo fallimento una possibilità da non escludere. E c'è sempre il rischio che "se i clienti non rinnovano i contratti, potremmo non essere in grado di ri-affittare, riutilizzare o assegnare tale capacità a termini accettabili, o in assoluto."
Ma i rischi legati ai clienti non sono i soli. Ci sono, infatti, anche quelli legati all'alimentazione dei data center. "Abbiamo affrontato, e potremmo continuare ad affrontare, delle sfide nell'assicurarci delle fonti energetiche affidabili ed economicamente vantaggiose per le nostre esigenze energetiche legate ai data center, che sono limitate a livello globale dall'aumento significativo nella domanda e dalla disponibilità limitata di energia per alimentare il calcolo per l'IA. In aggiunta, i prezzi dell'energia possono essere instabili, anche a causa di eventi meteorologici estremi e della struttura del mercato in certe regioni, e gli aumenti nei prezzi dell'energia possono avere un impatto negativo sui nostri margini, particolarmente laddove il prezzo offerto ai clienti è fisso o prenotato."
E se l'energia non fosse sufficiente, c'è anche il problema dello spazio fisico su cui costruire i nuovi centri di calcolo e delle leggi locali. "La nostra espansione nei data center dipende dall'accesso a siti di costruzione adatti e con i giusti permessi; fonti energetiche affidabili e predicibili; hardware di rete; e disponibilità di server, incluse le GPU, le memorie e altre componenti critiche. I data center nelle aree su cui facciamo affidamento potrebbero non essere disponibili con termini commercialmente ragionevoli o del tutto. Limiti imposti dai governi o moratorie sulla costruzione di data center in un certo mercato potrebbero ridurre la nostra abilità di portare a termine i nostri piani di espansione o impedirci di completare i piani di data center programmati. Anche laddove sono disponibili siti e capacità, i nostri piani di espansione dei data center sono complessi e soggetti a rischi legati all'esecuzione, inclusi, tra gli altri, ritardi o aumenti nei costi legati a progettazione, ingegnerizzazione, ottenimento dei permessi, costruzione, connessione con le utenze, consegna dei dispositivi ed efficacia degli appaltatori. La nostra capacità di costruire e gestire i data center può anche essere influenzata da leggi esistenti e in evoluzione, regolamenti e politiche legati a uso del suolo e divisione in zone, permessi ambientali, uso dell'energia, affidabilità della rete, emissioni dei gas serra, uso dell'acqua, codici delle costruzioni, sicurezza e rispetto della salute, incentivi sulle tasse e localizzazione dei dati."
Il numero di variabili che possono andare storte è, insomma, enorme. Oracle afferma però che "abbiamo effettuato investimenti significativi in iniziative legate all'IA, inclusi investimenti in infrastrutture e personale, e ci aspettiamo di continuare a investire risorse significative per costruire e supportare i nostri prodotti di IA a supporto della nostra strategia di crescita. Se non continuassimo a investire risorse significative per sviluppare e supportare i nostri prodotti di IA, potremmo rimanere indietro negli sviluppi tecnologici e negli standard di settore in evoluzione, che danneggerebbe ugualmente la nostra capacità di competere."
Nel dubbio, Oracle ha affermato che intende spendere 70 miliardi di dollari di capitale durante l'anno fiscale 2027, in crescita rispetto ai 55 miliardi dell'anno fiscale 2026. Per fare ciò, l'azienda intende contrarre nuovo debito per 40 miliardi. Gli investitori non sembrano gradire, dal momento che il titolo ha perso il 40% del suo valore nel corso dell'ultimo mese.











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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDopo l'entusiasmo iniziale,cominciano a mettere i piedi per terra e quindi gli investitori cominciano ad avere forti dubbi sugli entusiasmi iniziali di promesse di guadagni infiniti.
Ci si sta scontrando con la realtà.
È un po' off topic ma spiega che la realtà su carta e la realtà vera è tutta una alta cosa,oggi ho letto la notizia che Nvidia Vera Rubin Ultra non sarà messa in produzione facilmente,anzi,per ora è sospesa,problemi di packaging che si sono presentati nel impacchettare 4 chip,i tassi di fallimento,rotture e difetti sono altissimi,per cui il progetto passa a due chip,su carta era possibile farlo ed era un progetto potentissimo ma nel portarlo nella realtà,si sono scontrati con grossi problemi reali,proprio nel packaging avanzato.
Altri progetti su carta dovevano essere super potenti ma nella realtà,la cosa non si è rilevata tale,tipo larrabee doveva essere la GPU rivoluzionaria (anche se con il senno di poi,più che una GPU sarebbe stato un ottimo acceleratore IA)
Secondo me hanno preso tutta la IA nello stesso modo,pur di convincere la gente ad investire,hanno pompato troppo gli entusiasmi ma ora si scontrano con la realtà,mancanza di fonti energetiche, difficoltà di raffreddamento,componenti scarsi e con obsolescenza iper rapida,modelli che evolvono meno rapidamente di quanto ci si aspettava,clienti che si aspettavano ricavi maggiori etc.
Difatti mi pare che gli investitori,si stanno guardando intorno per portare i loro fondi altrove.
Dopo l'entusiasmo iniziale,cominciano a mettere i piedi per terra e quindi gli investitori cominciano ad avere forti dubbi sugli entusiasmi iniziali di promesse di guadagni infiniti.
Ci si sta scontrando con la realtà.
È un po' off topic ma spiega che la realtà su carta e la realtà vera è tutta una alta cosa,oggi ho letto la notizia che Nvidia Vera Rubin Ultra non sarà messa in produzione facilmente,anzi,per ora è sospesa,problemi di packaging che si sono presentati nel impacchettare 4 chip,i tassi di fallimento,rotture e difetti sono altissimi,per cui il progetto passa a due chip,su carta era possibile farlo ed era un progetto potentissimo ma nel portarlo nella realtà,si sono scontrati con grossi problemi reali,proprio nel packaging avanzato.
Altri progetti su carta dovevano essere super potenti ma nella realtà,la cosa non si è rilevata tale,tipo larrabee doveva essere la GPU rivoluzionaria (anche se con il senno di poi,più che una GPU sarebbe stato un ottimo acceleratore IA)
Secondo me hanno preso tutta la IA nello stesso modo,pur di convincere la gente ad investire,hanno pompato troppo gli entusiasmi ma ora si scontrano con la realtà,mancanza di fonti energetiche, difficoltà di raffreddamento,componenti scarsi e con obsolescenza iper rapida,modelli che evolvono meno rapidamente di quanto ci si aspettava,clienti che si aspettavano ricavi maggiori etc.
Difatti mi pare che gli investitori,si stanno guardando intorno per portare i loro fondi altrove.
Il problema è molto complesso: ooggi l'IA è trascinata dall'inferenza e praticamente tutto l'hardware è per l'adestramento. Si fanno girare i modelli su hardware sovradimensioni come prestazioni teoriche, sovrapagati e poco efficienti. Il colpo arriverà quando usciranno accelleratori puri per l'inferenza, con ram gddr7/8 ( invece che hbm) e ci ritroveremo invasi da soluzioni altamente inefficienti che dovranno essere sostituiti per rimanere con costi concorrenziali
Essendo quotata in borsa, Oracle é obbligata a segnalare quanto é esposta, ecc. ecc
Ma il mefistofelico Larry si sente in una botte di ferro visto che é amicissimo di Trump (non a caso Oracle fa l'hosting di TikTok in USA, si é beccata un sacco di contratti governativi e sta tacendo man bassa di dati biomedici, ecc ecc.).
Se la bolla AI scoppia di brutto, certamente Oracle é quella più vulnerabile tra i big che hanno "altre fonti di guadagno" (Microsoft, Google, Meta, Amazon, ecc.), ma non sarebbe messa male come Anthropic o OpenAI.
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