IBM: l'IA riduce i costi delle violazioni di dati, ma un'impresa su quattro non la usa ancora
di Alberto Falchi pubblicata il 29 Luglio 2026, alle 16:19 nel canale Security
Energia, finanza e tecnologia sono i settori più esposti. L’impiego dell’IA accorcia di oltre 40 giorni i tempi di risposta, ma il 21% delle aziende non la utilizza ancora nella security e più della metà dei SOC resta senza soluzioni agentiche
Dopo la forte discesa registrata lo scorso anno, in Italia il costo medio di una violazione dei dati è tornato a crescere. Nel 2026 ha raggiunto i 3,55 milioni di euro, 240.000 euro in più rispetto ai 3,31 milioni del 2025. Il valore rimane comunque inferiore ai 4,37 milioni rilevati nel 2024.
Sono i dati che emergono dal report Cost of a Data Breach 2026 di IBM.
La supply chain è il principale vettore di attacco
In Italia, il 18% delle violazioni analizzate è partito dalla compromissione della supply chain. Il costo medio di questi incidenti è stato di 3,56 milioni di euro.
Seguono, tutti con un'incidenza del 15%, i servizi remoti affidati a fornitori esterni, il social engineering e i cosiddetti drive-by compromise, cioè gli attacchi che sfruttano siti web o risorse online compromesse per colpire i dispositivi dei visitatori.

La frequenza, però, non coincide necessariamente con il costo. Le violazioni legate ai servizi remoti esternalizzati hanno prodotto danni medi per 4,25 milioni di euro, mentre quelle basate sul social engineering hanno raggiunto i 4,16 milioni. Più contenuto, almeno in termini economici, l'impatto medio dei drive-by compromise, pari a 2,98 milioni.
I dati confermano quanto il rischio informatico si sia ormai spostato oltre il perimetro diretto dell'azienda. Provider, partner tecnologici, applicazioni esterne e accessi remoti diventano parte della superficie di attacco e possono offrire agli aggressori una strada indiretta verso i sistemi aziendali.
Energia, finanza e tecnologia pagano il conto più alto
Il settore italiano nel quale una violazione costa di più è quello dell'energia, con una media di 4,65 milioni di euro per incidente. Seguono il comparto finanziario, con 4,5 milioni, e quello tecnologico, con 4,43 milioni.
Si tratta di settori caratterizzati da infrastrutture complesse, grandi quantità di dati sensibili e una forte dipendenza dalla continuità dei servizi. Nel caso dell'energia, inoltre, la compromissione dei sistemi può avere conseguenze che superano i confini della singola organizzazione e arrivano a coinvolgere clienti, filiere produttive e servizi essenziali.
A livello globale, il 62% degli attacchi condotti con il supporto dell'IA ha interessato organizzazioni appartenenti ai settori delle infrastrutture critiche. Servizi finanziari ed energia sono quelli nei quali IBM ha rilevato la maggiore concentrazione di questi incidenti.
Con IA e automazione il ciclo della violazione si riduce di 43 giorni
L'impiego dell'IA e dell'automazione nelle attività di sicurezza è associato a tempi di risposta sensibilmente inferiori. Tra le aziende italiane che non utilizzano queste tecnologie servono mediamente 145 giorni per identificare una violazione e altri 65 per contenerla.
Nelle organizzazioni che ne fanno un uso estensivo, il tempo medio di identificazione scende a 123 giorni, mentre il contenimento richiede 44 giorni. Il ciclo complessivo passa quindi da 210 a 167 giorni, con una differenza di 43 giorni.
L'adozione, tuttavia, è ancora disomogenea. Il 39% delle aziende italiane coinvolte nella ricerca dichiara un utilizzo estensivo dell'IA e della security automation. Il 40% ne fa un uso limitato, mentre il restante 21% non le utilizza ancora.
Il ritardo emerge anche nei Security Operations Center. Tra le organizzazioni dotate di un SOC, il 51% non impiega soluzioni basate sull'IA agentica. Un ulteriore 5% non è in grado di stabilire se queste tecnologie siano già presenti nei propri processi di sicurezza.
Competenze e shadow IT fanno aumentare i costi
La tecnologia, da sola, non basta. Il fattore che incide maggiormente sul costo di una violazione in Italia è la carenza di personale qualificato nella cybersecurity, alla quale IBM associa un incremento medio di 199.100 euro.
La compromissione di un partner della supply chain aggiunge mediamente 165.122 euro, mentre la mancanza di visibilità sulle applicazioni utilizzate all'interno dell'organizzazione, il cosiddetto shadow IT, pesa per altri 162.544 euro.
Il 71% delle organizzazioni italiane prevede di aumentare gli investimenti in cybersecurity dopo aver subito una violazione. Le priorità indicate riguardano i piani di incident response e le relative esercitazioni, l'assunzione di specialisti, le piattaforme SIEM, SOAR ed EDR e le tecnologie per la gestione delle identità e degli accessi.
L'IA diventa sia bersaglio sia strumento di attacco
Su scala globale, una violazione dolosa su quattro ha coinvolto l'utilizzo dell'IA da parte degli attaccanti, con una crescita del 56% rispetto alla precedente edizione della ricerca. Le tecniche più diffuse sono state la creazione di deepfake per impersonare persone reali e l'impiego dell'IA per sviluppare, modificare o distribuire malware. Il costo medio globale di una violazione, considerando tutte le tipologie di incidente, è salito a 4,99 milioni di dollari.
L'IA non viene utilizzata soltanto per colpire le aziende. Sempre più spesso è essa stessa il bersaglio. Oltre il 20% delle organizzazioni coinvolte nello studio ha segnalato almeno una violazione diretta contro modelli o applicazioni di IA. Nel 27% dei casi l'incidente è partito da API, applicazioni o plug-in compromessi; in un altro 27% da configurazioni cloud errate nei workload di IA.
"Ciò che sta cambiando è l'economia degli attacchi informatici. L'intelligenza artificiale sta rendendo gli attacchi più rapidi ed economici, mentre le violazioni continuano a diventare sempre più costose", commenta Suja Viswesan, Vicepresidente di IBM Security Software. "La priorità ora è eliminare tale ritardo: integrare le misure correttive nei flussi di lavoro di sviluppo, proteggere le identità durante l'esecuzione e risolvere i rischi alla stessa velocità con cui agiscono gli aggressori".












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