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Veeam ridisegna la resilienza dei dati per l'era degli agenti IA

di pubblicata il , alle 10:11 nel canale Security Veeam ridisegna la resilienza dei dati per l'era degli agenti IA

Alla tappa milanese del VeeamON Tour l'azienda ha presentato a partner e clienti italiani la DataAI Command Platform, la nuova Data Platform 13.1 e un modello per misurare la fiducia nei dati e nell'IA

 

Quando per ogni dipendente lavorano decine di agenti IA che accedono ai dati senza passare da un'interfaccia umana, il confine della sicurezza smette di coincidere con il perimetro dell'infrastruttura e si sposta sul dato stesso. È attorno a questa idea che Veeam ha costruito la tappa milanese del VeeamON Tour 2026, l'appuntamento con cui ha portato davanti a partner e clienti italiani le novità presentate poche settimane prima a VeeamON New York. L'evento, ospitato in una cornice museale milanese legata a Leonardo e alla storia della scienza, è caduto in un anno simbolico, perché l'azienda compie vent'anni, essendo nata nel 2006 attorno alla protezione delle macchine virtuali.

Vent'anni dopo, la terza era del dato

A fare gli onori di casa è stato Alessio Di Benedetto, Country Manager per l'Italia di Veeam, che ha richiamato la dimensione raggiunta dall'azienda: oltre 550.000 clienti in più di 150 paesi, l'80% delle realtà del Fortune 500 e un fatturato superiore ai 2 miliardi di dollari realizzato soltanto con il software. È la base da cui Veeam sta ridefinendo la propria identità, perché l'azienda nata come specialista del backup oggi mette al centro la fiducia nei dati e nell'IA e si presenta come Data and AI Trust Company. Dietro questo cambio di rotta c'è un atto concreto, l'acquisizione per 1,7 miliardi di dollari di Securiti AI, specialista della gestione della sicurezza dei dati (Data Security Posture Management, o DSPM), completata alla fine del 2025.

VeeamON-Milano-2026

A spiegare perché questo passo fosse, nelle parole dell'azienda, obbligato è stato Patrick Rohrbasser, Regional Vice President per l'area South EMEA e Africa di Veeam. Alla stagione del backup e del ripristino, nata negli anni Ottanta, e a quella della difesa dal ransomware, affermatasi dal 2017, se ne aggiunge ora una terza, quella degli agenti IA, ed è una fase che cambia la scala del problema. In media un'organizzazione convive con 82 agenti IA per ogni dipendente, e il 97% di questi opera con privilegi più ampi del necessario; quasi nove aziende su dieci ne fanno già uso, ma solo il 7% si dice pienamente in grado di gestirli. A complicare il quadro concorrono l'esplosione dei dati non strutturati, oggi il 90% del volume complessivo e destinati a triplicare in tre anni, e una velocità d'attacco che non ha più misura umana, tanto che Microsoft, ha ricordato Rohrbasser, blocca 7.000 tentativi di violazione delle password al secondo.

Il livello di fiducia che mancava

Il filo conduttore della giornata è la distanza tra mettere l'IA in produzione e potersene fidare: la prima cosa, sostiene Veeam, è ormai alla portata di tutti, mentre la seconda resta il vero terreno di gioco. "L'infrastruttura per mettere in produzione l'IA esiste già. Quella per garantirne la fiducia, no" è la formula con cui l'amministratore delegato Anand Eswaran ha riassunto la rotta del gruppo. La risposta dell'azienda è la DataAI Command Platform, presentata a New York e illustrata a Milano come lo strato intermedio che collega infrastrutture, dati e modelli. La piattaforma riunisce in un'unica vista cinque ambiti che finora il mercato ha trattato con prodotti, console e fornitori diversi, ovvero sicurezza, governance, conformità, privacy e resilienza dei dati. A tenerli insieme è il DataAI Command Graph, il livello di intelligenza che mappa dove risiedono i dati, chi vi accede e come si muovono, una sorta di social network delle informazioni che si estende sia ai dati in produzione sia a quelli di backup.

VeeamON-Milano-2026

La piattaforma era già stata annunciata a New York lo scorso maggio, e Edge9 ne aveva dato conto in un precedente articolo; a Milano il ragionamento si è spostato sul perché di questo cambio di approccio. Concentrarsi soltanto sugli agenti, è la tesi di Veeam, significherebbe presidiare ciò che è noto e perdere di vista lo shadow IA, gli strumenti sviluppati fuori dal controllo dell'IT. Il punto di osservazione resta quindi il dato, da classificare in base al valore e alla sensibilità, da ricondurre a chi vi accede e con quale finalità, e da regolare alla fonte. La differenza emerge da un esempio. Un file con dati personali in una cartella condivisa ma protetta, accessibile a poche identità note, è un rischio gestibile; lo stesso file di cui nessuno conosce più collocazione né accessi diventa invece una combinazione tossica che, moltiplicata per i miliardi di documenti presenti in azienda, si trasforma nel vero problema da affrontare.

Cosa cambia per chi gestisce i dati

Sul piano dei prodotti l'attenzione è andata all'imminente Veeam Data Platform 13.1, che porta con sé oltre 70 novità. Il raggio d'azione si allarga a 11 piattaforme di virtualizzazione on-premise, con l'arrivo di OpenShift Virtualization di Red Hat accanto alle alternative emergenti a VMware. Quanto alla sicurezza, debuttano la cifratura post-quantistica, il ripristino automatizzato dell'intera foresta Active Directory e il supporto nativo a sistemi di gestione delle identità come Okta e Auth0, oggi tra i bersagli più colpiti.

VeeamON-Milano-2026

La novità che meglio segnala la direzione è però Intelligent ResOps, il primo modulo costruito sulla DataAI Command Platform, che riunisce in un'unica console il mondo della resilienza e quello della gestione del dato. Per la prima volta Veeam guarda non soltanto al dato di backup ma anche a quello di produzione: da una mappa grafica si può selezionare una macchina virtuale e vedere chi vi accede, in quale area geografica risiede e quali norme la riguardano, fino a ripristinare il singolo file con un comando in linguaggio naturale. L'intera logica si riassume in tre verbi, rilevare, proteggere e annullare, pensati per un caso ormai tutt'altro che teorico, quello dell'agente che cancella un dato per errore. La prima integrazione disponibile riguarderà Microsoft 365.

Lo scarto tra adozione e controllo non è un'astrazione, e in Europa pesa più che altrove. Una ricerca condotta da Veeam nell'area EMEA mostra che, mentre il 99% dei decisori considera fondamentale la sovranità dei dati, quasi tre organizzazioni su quattro la stanno mettendo in secondo piano pur di accelerare sull'IA, e il 40% indica proprio nei dati usati per l'IA e l'analisi il principale punto cieco. In un quadro regolamentato da GDPR, DORA ed EU AI Act, poter produrre prove verificabili di conformità diventa un requisito operativo, non una dichiarazione di intenti. È su questo terreno che Veeam ha riproposto il suo Data and AI Trust Maturity Model, un percorso di valutazione gratuito costruito a partire dal confronto con oltre 300 tra CIO e CISO, che misura quanto un'organizzazione sia davvero pronta a governare l'IA e ne restituisce un benchmark con la mappa delle priorità.

Per un'azienda che ha costruito vent'anni di leadership sul backup e sul ripristino, spostare il baricentro sul dato e sulla sua sicurezza è una scommessa che ne ridisegna il mercato e tocca da vicino l'ecosistema dei partner italiani, chiamati ad accompagnare i clienti in un terreno dove resilienza, governance e sicurezza non sono più discipline separate. Il messaggio uscito da Milano è che proteggere i dati, da solo, non basta più: occorre poter dimostrare di sapere dove si trovano, chi li usa e come rimetterli a posto quando qualcosa va storto, perché è questa la condizione per adottare l'IA su larga scala senza moltiplicare il rischio.

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