9 miliardi per le startup in Italia in 10 anni. Meno della metà del Regno Unito nel solo 2025

di pubblicata il , alle 16:31 nel canale Startup 9 miliardi per le startup in Italia in 10 anni. Meno della metà del Regno Unito nel solo 2025

La fotografia del mercato del venture capital in Italia tra il 2015 e il 2025 fatta da StartupItalia mostra come le cifre in ballo siano minime rispetto al resto d'Europa. E continuano a calare, perché gli investitori selezionano di più

 

In Italia, il mercato del venture capital è valso 9,6 miliardi nei dieci anni trascorsi tra il 2015 e il 2025. L'anno più intenso è stato il 2022, che ha visto 2,3 miliardi d'investimenti, e assistiamo ora a un calo. StartupItalia ha scattato una fotografia della situazione italiana, che mostra come ci sia oggi maggiore selezione delle realtà finanziate che privilegia quelle in grado di costruire modelli di crescita sostenibili.

Il venture capital in Italia verso la maturità?

Il picco di finanziamento da parte delle realtà di venture capital in Italia si è registrato nel 2022, con 2,3 miliardi in un solo anno. Da allora, gli investimenti si sono dimezzati e assestati intorno al miliardo di euro. Il 2025 è stato l'anno con il maggior numero di accordi, pari a 204, ma con cifre in ballo più contenute rispetto al passato.

Si tratta di un andamento che viene riscontrato in tutto il resto d'Europa: nel 2022 c'è stato un picco massimo che ha poi visto un ritorno alle cifre pre-pandemiche, più contenute.

L'indagine di StartupItalia ha rilevato come in Italia ci sia ora una maggiore selezione: i finanziatori guardano maggiormente alla sostenibilità finanziaria delle imprese e quindi prediligono quelle realtà che dimostrano di poter crescere maggiormente. Resta, però, il nodo di trasformare le startup in scaleup, ovvero in aziende di grandi dimensioni e in grado di competere sul piano internazionale.

Secondo StartupItalia, si tratta di un segnale di maturità: gli investitori non usano più le reti a strascico, ma vanno a selezionare quelle realtà che hanno la possibilità di crescere davvero.

L'Italia si posiziona chiaramente a livello di tipologia delle startup: l'80% resta incentrato sul B2B digitale, seguito dalla manifattura ad alto contenuto tecnologico. Non si tratta di una sorpresa, dal momento che il nostro Paese è fortemente incentrato sulla manifattura e le aziende innovative nascono prevalentemente per soddisfare le esigenze di quest'ambito. Oggigiorno si assiste comunque alla nascita di molte realtà incentrate su intelligenza artificiale, sicurezza ed efficienza operativa, in linea con quanto visto anche a livello internazionale.

Il confronto con le altre economie europee

Il mercato italiano resta estremamente indietro rispetto alle altre principali economie europee di simili dimensioni, ovvero Regno Unito, Germania e Francia. Quest'ultima ha visto investimenti pari a oltre 40 miliardi di euro tra il 2016 e il 2024, ovvero più di quattro volte tanto in un periodo più breve; nella sola prima metà del 2024 si stimano investimenti per 4,3 miliardi, mentre le stime del 2025 parlano di oltre 8 miliardi.

In Germania, che è il secondo mercato in Europa per attività del venture capital, nel periodo tra il 2015 e il 2024 si è arrivati a 66,7 miliardi di euro; nel solo 2024 il giro d'affari è stato di 7 miliardi, pari quasi all'intero periodo 2015-2025 in Italia.

Il Regno Unito è il Paese con la maggiore attività con un distacco enorme rispetto agli altri Paesi: nel solo 2025 si è arrivati a 20 miliardi di euro, più del doppio dell'Italia nel decennio precedente.

C'è, dunque, ancora molto da fare nel Bel Paese dal punto di vista della cultura d'impresa, del modello startup e del suo finanziamento, nonché del rischio che gli investitori possono (e devono) correre. L'Italia sembra ancora molto legata a un modello tradizionale, con tutti i limiti del caso.

"Il bilancio del decennio non è quello di una crescita lineare, ma di un sistema che ha imparato ad attraversare le fasi del mercato: sperimentazione, espansione, selezione. Oggi l’ecosistema italiano appare più consapevole e più esigente. La sfida non è più far nascere startup, ma costruire imprese che restino competitive nei prossimi dieci anni", afferma Chiara Trombetta, CPO di Pull the Rabbit e direttrice di media ed eventi di StartupItalia.

"Il prossimo decennio sarà meno guidato dall’abbondanza di capitale e più dalla capacità di execution. La sfida non è far nascere più startup, ma accompagnare le migliori a diventare imprese globali. Servono continuità negli investimenti, più exit e un ecosistema che lavori davvero come sistema. Se riusciremo a costruire anche solo una ventina di campioni tecnologici italiani con presenza stabile sui mercati globali, allora potremo dire di aver completato il salto di maturità", ha dichiarato Simone Pepino, CEO di Pull the Rabbit, StartupItalia e Hoopygang.

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