Dal Padiglione Italia al mercato globale: le startup italiane e il deep tech al CES 2026
di Vittorio Manti pubblicata il 09 Gennaio 2026, alle 19:11 nel canale Startup
La missione italiana a Las Vegas mostra una crescente maturità, fondata su preparazione, trasferimento tecnologico e sul ruolo di Area Science Park nel collegare ricerca e mercato
La presenza italiana al CES 2026 di Las Vegas non è soltanto una questione di numeri o di visibilità. È, sempre più chiaramente, il risultato di un percorso strutturato che mette insieme selezione, preparazione e una precisa idea di innovazione tecnologica. La missione italiana di quest’anno, con 51 startup presenti all’interno del Padiglione Italia, rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto alle edizioni precedenti, confermando una maturità che va oltre la semplice partecipazione a una grande fiera internazionale.
Area Science Park e il valore della preparazione
A fare da filo conduttore a questo racconto è il ruolo di Area Science Park, che anche nel 2026 ha accompagnato le startup lungo tutto il percorso di avvicinamento al CES. Un lavoro che non si esaurisce nei giorni di Las Vegas, ma che inizia mesi prima, con un’attività di preparazione che tiene insieme aspetti organizzativi, legali, di comunicazione e, soprattutto, di posizionamento tecnologico e di mercato.

Come racconta Fabrizio Rovatti, la missione italiana al CES è ormai una conferma, ma ogni anno introduce elementi nuovi. Da un lato cresce il numero delle startup e delle organizzazioni che ruotano attorno al Padiglione Italia; dall’altro si rafforza la qualità del lavoro fatto a monte. L’Academy di Area Science Park ha l’obiettivo di portare le aziende ad arrivare al CES pronte a muoversi in un contesto estremamente competitivo, dove la capacità di cogliere le opportunità nel momento giusto è determinante.
Il deep tech come asse strategico della missione
Il tema del deep tech rappresenta il vero fil rouge dell’azione di Area Science Park e riflette la natura stessa del parco scientifico e tecnologico di Trieste, dove convivono infrastrutture di ricerca, laboratori avanzati e competenze scientifiche. È in questo contesto che nascono molte delle startup presenti al CES 2026, spesso con un legame diretto con università, centri di ricerca o progetti ad alta intensità tecnologica.

Questo approccio si traduce anche in iniziative concrete, come la call dedicata al deep tech lanciata da Area Science Park, che ha raccolto numerose candidature e che prevede un sostegno significativo sia in termini di capitale sia di accesso a infrastrutture e servizi di ricerca. Un modello che punta a ridurre la distanza tra ricerca e mercato e che trova nel CES una piattaforma di confronto internazionale, ma non l’unico punto di arrivo.
Dall’industria allo spazio, quattro esempi di innovazione profonda
Le startup incontrate da Edge9 al CES 2026 raccontano bene questa impostazione. Agade sviluppa esoscheletri industriali semi-attivi per ridurre i disturbi muscoloscheletrici legati alla movimentazione manuale di carichi pesanti, basandosi su una tecnologia brevettata al Politecnico di Milano. Per Agade il CES è soprattutto un banco di prova, utile per confrontarsi con il mercato globale e raccogliere feedback su un nuovo prodotto.
Un percorso fortemente legato alla ricerca è quello di Adaptronics, spin-off dell’Università di Bologna, che sviluppa sistemi di presa elettroadesivi per la robotica e l’automazione industriale. Una tecnologia che ambisce a migliorare l’interazione fisica tra macchine e oggetti, in una fase storica in cui si cerca di dare una dimensione sempre più concreta all’IA applicata alla robotica.

Lo spazio e le sue ricadute sulla Terra sono invece al centro del lavoro di Reaspace, che al CES 2026 presenta un wearable sportivo derivato da una tuta intraveicolare per astronauti, già testata in orbita. Un esempio di trasferimento tecnologico che guarda al mercato nordamericano come possibile area di sviluppo.
Chiude il quadro Suncubes, startup che lavora sul trasferimento wireless di energia tramite laser a infrarossi, una tecnologia nata in ambito spaziale e oggi declinata per applicazioni terrestri come sensori, infrastrutture IoT e sistemi autonomi.
Il CES come snodo, non come punto di arrivo
Nel loro insieme, queste esperienze restituiscono l’immagine di una missione italiana che utilizza il CES come snodo strategico, non come semplice vetrina. Il valore dell’iniziativa sta nella capacità di trasformare la presenza a Las Vegas in un momento di verifica, di confronto e di posizionamento internazionale, all’interno di un percorso più ampio e continuo.
In questo contesto, il ruolo di Area Science Park emerge in modo chiaro: creare le condizioni perché l’innovazione deep tech possa uscire dai laboratori, incontrare il mercato e misurarsi con uno scenario globale sempre più competitivo. Una sfida che al CES 2026 mostra segnali di crescente maturità.











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