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Deep tech e venture capital: ScaleUp Lab racconta come nascono aziende, non solo startup

di pubblicata il , alle 16:01 nel canale Startup Deep tech e venture capital: ScaleUp Lab racconta come nascono aziende, non solo startup

Dieci startup deep tech, una platea di investitori e un percorso costruito per affrontare la fase più delicata della crescita: quella che separa la validazione tecnologica dallo scaling commerciale

 

Allo SmartCityLab di Milano si è chiuso ScaleUp Lab Pitch Day, evento conclusivo del programma di accelerazione ScaleUp Lab promosso da Area Science Park. Non un semplice momento di presentazione dei pitch, ma la chiusura di un percorso pensato per accompagnare startup ad altissima intensità scientifica nel passaggio più complesso: trasformare l’innovazione tecnologica in un progetto d’impresa sostenibile nel tempo.

Le dieci startup coinvolte hanno presentato le proprie soluzioni a una platea composta da investitori, corporate innovation manager, policy maker e operatori dell’ecosistema dell’innovazione. Il filo conduttore non è stato la ricerca di una exit rapida, ma la costruzione di aziende capaci di crescere, affrontando con consapevolezza cicli di sviluppo lunghi, rischio tecnologico e fabbisogni di capitale significativi.

Prima di entrare nel merito del programma, vale la pena partire dalle parole di Roberto Pillon, responsabile dell’ufficio Generazione d’impresa di Area Science Park, raccolte in un’intervista realizzata a margine dell’evento, che chiariscono obiettivi e impostazione dell’iniziativa. 

Dal deep tech alla costruzione dell’impresa

“Oggi abbiamo visto l’evento finale di questo percorso ScaleUp Lab, in cui le startup che hanno partecipato hanno avuto modo di presentarsi a una platea di investitori”, spiega Pillon. “Parliamo di startup deep tech e il percorso è stato avviato quest’estate proprio come un programma di sviluppo delle competenze, per aiutare queste imprese a impostare fin da subito un modello di business pensato per la scalabilità futura”.

Area Science Perk Roberto Pillon

Il punto di partenza è una consapevolezza chiara: le startup deep tech nascono spesso da una base scientifica molto solida, con radici accademiche o di ricerca industriale, ma devono affrontare sfide che vanno ben oltre lo sviluppo tecnologico. Alla complessità ingegneristica dei prototipi e all’elevato rischio si affianca la necessità di definire modelli di business credibili, in grado di sostenere la crescita e parlare il linguaggio del mercato.

“È importante che queste nuove imprese, oltre a lavorare sulla tecnologia, lavorino anche sui modelli di business”, sottolinea Pillon. “Devono capire qual è la configurazione migliore per tradurre i risultati della ricerca in valore, anche su scala globale”. 

Tecnologia prima dell’exit, capitale paziente e visione industriale

Uno degli elementi emersi con maggiore evidenza durante ScaleUp Lab Pitch Day è la distanza da un approccio puramente orientato all’exit. Nei pitch e nel dialogo con gli investitori, molte startup hanno mostrato l’ambizione di costruire aziende strutturate, con una visione industriale di lungo periodo.

“Qui il focus è la tecnologia più che l’applicazione immediata”, osserva Pillon. “Dietro questi progetti ci sono percorsi lunghi, accademici e industriali, e una forte passione per il contesto tecnologico. L’obiettivo non è il mordi e fuggi, ma ricevere un sostegno continuativo nel tempo, anche attraverso capitali pazienti che investono nella tecnologia sapendo che le applicazioni possono maturare progressivamente”.

È un’impostazione che differenzia questo tipo di iniziative da altri modelli più orientati alla rapida valorizzazione degli asset. Nel deep tech, la competitività si costruisce accettando cicli di sviluppo lunghi e investendo sulla solidità della tecnologia come leva strategica.

Il confronto con il venture capital e le logiche di valutazione

Il Pitch Day ha offerto anche un’occasione di confronto diretto tra startup e investitori, facendo emergere alcuni criteri ricorrenti nella valutazione dei progetti deep tech. Il vantaggio tecnologico sostenibile, la qualità e la complementarità del team, la capacità di leggere correttamente il time-to-market sono elementi centrali, soprattutto in contesti in cui il percorso verso il mercato può richiedere anni. 

ScaleUp Lab Day 2026

Il dialogo ha mostrato un ecosistema che sta cercando di strutturarsi per sostenere questo tipo di innovazione, pur in presenza di criticità note, come la disponibilità di capitali nelle fasi successive. In questo contesto, programmi come ScaleUp Lab svolgono un ruolo di mediazione, aiutando le startup a rafforzare la propria maturità imprenditoriale senza snaturare la componente scientifica.

ScaleUp Lab non si esaurisce nella dimensione formativa. Il percorso è stato costruito attorno a un approccio fortemente pratico, basato sul “learning by doing”, che ha spinto le startup a testare ipotesi, iterare i modelli e confrontarsi con le dinamiche reali del mercato.

“Questo è un momento formativo, ma rappresenta solo l’inizio”, conclude Pillon. “Ora si tratta di continuare a sperimentare, raccogliere capitali e sviluppare l’azienda nel tempo. Come Area Science Park continueremo ad accompagnare queste realtà, mettendo a disposizione non solo competenze, ma anche infrastrutture di ricerca e supporto tecnico-scientifico”.

L’evento di Milano chiude quindi un ciclo e ne apre un altro: quello in cui le startup deep tech sono chiamate a dimostrare di saper trasformare l’eccellenza tecnologica in imprese capaci di crescere e competere nel lungo periodo

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