Area Science Park
Startup Marathon, la Final Ten certifica la maturità dell’ecosistema italiano dell’innovazione
di Redazione pubblicata il 12 Dicembre 2025, alle 10:01 nel canale Startup
Dalla UniCredit Tower Hall a Milano, la Final Ten della Startup Marathon conferma l’evoluzione del tessuto dell’innovazione nazionale con startup sempre più tecnologicamente strutturate, progetti ad alta intensità scientifica e un ecosistema capace di trasformare ricerca e idee avanzate in opportunità industriali concrete
Alla Final Ten della Startup Marathon, ospitata alla UniCredit Tower Hall di Milano, è emersa una fotografia nitida dell’innovazione italiana: il Paese non produce più soltanto buone idee imprenditoriali, ma progetti maturi, fondati su competenze trasversali, proprietà intellettuale e una solidità tecnologica che oggi rappresenta un prerequisito per competere sui mercati globali. Il palco, solitamente riservato ai pitch, ha messo in scena dieci realtà accomunate dallo stesso tratto distintivo: la professionalizzazione dell’innovazione, frutto di un percorso di incubazione, accelerazione e validazione industriale che non si improvvisa.
Roberto Pillon, Responsabile dell’ufficio Generazione d’impresa di Area Science Park, uno dei promotori dell’iniziativa, sintetizza il punto chiave: “Questo percorso si ripete annualmente perché la linfa dell’iniziativa resta la rete italiana delle organizzazioni di supporto, parchi scientifici, università, incubatori e acceleratori”. È proprio questa rete, consolidata negli anni, ad aver trasformato Startup Marathon da semplice competizione a strumento sistemico.
Un ecosistema che seleziona, evolve e consolida
La Final Ten è solo la tappa conclusiva di un processo che parte mesi prima. La call coinvolge incubatori, acceleratori e organismi di ricerca di tutto il Paese, chiamati a proporre la startup più promettente del proprio portfolio. “Quest’anno hanno partecipato oltre 30 incubatori che rappresentano quasi tutte le regioni italiane”, racconta Pillon. Dalla primavera alla selezione di settembre, la competizione si assottiglia fino a individuare un nucleo di realtà in grado di affrontare il confronto pubblico con investitori, aziende e stakeholder industriali.

L’evento finale, dunque, non è solo un pitch contest, ma l’ultimo tratto di un percorso che ha già costretto le startup a confrontarsi con metriche di mercato, risorse, competenze, proprietà intellettuale, validazione scientifica e sostenibilità industriale. È un passaggio culturale evidente: oggi le startup non si presentano più con un prototipo e un entusiasmo generico, ma con roadmap, brevetti depositati, team multidisciplinari e modelli di business scalabili.
Il ruolo di Area Science Park: ponte tra ricerca e impresa
Se UniCredit Start Lab abilita le connessioni verso il mondo finanziario e Fondazione Comunica costruisce il format narrativo della competizione, Area Science Park compie una funzione diversa e complementare. “Siamo un ente nazionale di ricerca che ha come missione quello di promuovere l’innovazione, in particolare quella che parte dalla ricerca”, afferma Pillon.
In questa edizione, la competenza scientifica è stata particolarmente evidente. Il fil rouge, secondo Pillon, non è solo la capacità di effettuare pitch in modo efficace, ma “una elevata base scientifica e tecnologica. Molti progetti hanno una provenienza universitaria, un background scientifico molto forte e questo si esprime anche in proprietà intellettuale presente nei progetti”.
Questo imprinting è ben riconoscibile nei settori rappresentati dalle finaliste: biotecnologie, healthcare, cybersecurity, nuovi materiali, economia circolare. Non a caso, la rete dei partner comprende attori industriali e istituzionali che vedono in Startup Marathon non uno spettacolo, ma un punto di accesso privilegiato per intercettare soluzioni avanzate.
I vincitori: tra sostenibilità e tecnologie abilitanti
La startup pisana CDC Studio si è aggiudicata il primo premio grazie a una tecnologia in grado di trasformare scarti tessili in un polimero estrudibile e compatibile con la produzione industriale, riducendo le emissioni di CO₂ fino al 70% rispetto alla plastica vergine. Un risultato che posiziona la circular economy come elemento competitivo e non solo narrativo. CDC Studio ha inoltre ottenuto il riconoscimento come migliore startup a maggioranza femminile, accedendo al programma di internazionalizzazione BoostHerUp.

Al secondo posto GeneSys Bio, che ha sviluppato un sistema diagnostico rapido basato su kit liofilizzati capaci di identificare patogeni e antibiotico-resistenze in meno di un’ora, con un modello scalabile fondato su kit in abbonamento. Terza classificata la torinese NanoMuG, focalizzata su nanoparticelle ispirate al muco naturale per la somministrazione avanzata di farmaci a base di RNA, peptidi e proteine.
Il dato rilevante non è solo la qualità dei progetti, ma la distanza siderale rispetto all’immagine naïf della startup come iniziativa estemporanea. La maturità dei pitch e la robustezza tecnologica mostrano come l’ecosistema italiano stia convergendo verso un modello deep tech strutturato, composto da team con competenze verticali e orizzontali.
Un trampolino verso l’internazionalizzazione
Per alcune startup, la vittoria non è il vero traguardo. Parte del valore della Startup Marathon risiede nelle opportunità successive: accesso al programma UniCredit Start Lab, supporto alla crescita, matchmaking con corporate e investitori e soprattutto la partecipazione alla missione italiana al CES di Las Vegas. “Consentiamo ai migliori di poter far parte della delegazione che andrà alla fiera a Las Vegas a rappresentare l’Italia”, sottolinea Pillon.
È un elemento strategico: nel contesto globale dell’innovazione, la visibilità internazionale è spesso la differenza tra rimanere startup ed entrare nel mercato.
Startup Marathon non è più un semplice contest. È un acceleratore culturale che riflette la trasformazione dell’imprenditorialità innovativa italiana: dalla creatività individuale alla industrializzazione delle idee, dalla genialità isolata alla competenza organizzata. Le startup che salgono sul palco oggi hanno più in comune con laboratori avanzati che con iniziative embrionali: proprietà intellettuale, filiere industriali, tecnologie abilitanti, materiali avanzati, modelli scalabili.
Il percorso non si esaurisce con una premiazione. Come ha ricordato Pillon, è un processo annuale basato sulla selezione e sulla crescita. La Final Ten rappresenta solo il momento in cui questa traiettoria diventa visibile. Il risultato più importante non sono i premi, ma la sensazione che l’Italia stia finalmente trasformando il proprio potenziale scientifico in impatto industriale.











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