Area Science ParkEdge computing
Viaggio all'interno di Orfeo, il data center di Area Science Park
di Redazione pubblicata il 30 Marzo 2026, alle 12:07 nel canale Startup
Non solo un data center, ma un’infrastruttura che prova a chiudere il cerchio tra dati, calcolo e applicazioni: Orfeo nasce per trasformare la ricerca in progetti concreti, mettendo GPU, competenze e laboratori al servizio di startup e industria
Avere un grande spazio dove poter archiviare i dati e garantire un'enorme potenza di calcolo per lavorare sugli algoritmi di frontiera. Questi i due principi su cui si è basato lo sviluppo di Orfeo, il data center di Area Science Park.
Parliamo di oltre 3 petabyte di capacità di storage e di una capacità di elaborazione che lo mette ai primissimi posti fra i centri di calcolo del Nord Est italiano. Un cluster che conta su 5 DGX Station con un totale di 40 GPU, capaci di poter gestire gli LLM moderni sia per quanto riguarda l'addestramento dell'IA sia per l'inferenza. Edge9 è andata a visitarlo, guidata da Alberto Cazzaniga, Head of LADE in Area Science Park.
I segreti di Orfeo, il data center di Area Science Park, una delle infrastrutture di calcolo più potenti del Nord Est italiano
Orfeo nasce con un obiettivo preciso: mettere insieme dati e capacità di calcolo per trasformare la ricerca in progetti concreti. Cazzaniga lo definisce "il cuore pulsante del laboratorio di data engineering", dal momento che non è il punto in cui convergono flussi di dati eterogenei, diversi tra loro, generati dalle realtà supportate da Area Science Park.
Dati che arrivano in modo continuo dai laboratori e che, senza una piattaforma adeguata, resterebbero poco più che materia grezza. Qui entrano in gioco le 40 GPU, che consentono di lavorare su modelli di intelligenza artificiale avanzati, inclusi quelli basati sul linguaggio, ma soprattutto su applicazioni più verticali, come la biologia o l’analisi delle immagini.
Orfeo non nasce oggi, ma è un progetto in continua evoluzione. La prima implementazione di questo data center era incentrata prevalentemente sullo storage. Con il tempo, anche grazie ai progetti legati al PNRR, è arrivata l’espansione: un secondo modulo dedicato alla potenza computazionale, che oggi rappresenta la parte più rilevante dell’infrastruttura.
Area Science Park ha scelto di installare questi cluster all'interno di container. Una decisione non solo tecnica: questo approccio consente di scalare in modo progressivo, mantenendo controllo su raffreddamento, sicurezza e gestione delle risorse.

Il prossimo passo è già definito: l’evoluzione del data center porterà a uno spazio pensato esplicitamente per le aziende, con l’obiettivo di rendere Orfeo sempre più accessibile anche al di fuori del perimetro della ricerca interna.
Deep Tech Revolution, il programma di Area Science Park per dare capacità di calcolo alle startup
È qui che si inserisce il programma Deep Tech Revolution, nato per mettere i laboratori di Area Science Park a disposizione di 5 startup selezionate. Queste ultime non accedono solo alla capacità di calcolo, ma anche alle competenze, oltre che a fondi: Area Science Park mette a disposizione un milione di euro complessivo, metà tramite finanziamenti diretti, metà tramite l'accesso alle infrastrutture di rierca. "Le supportiamo nell’utilizzo efficiente delle risorse e nell’ottimizzazione dei modelli", spiega Cazzaniga. Un aspetto tutt’altro che secondario: senza competenze in high performance computing, anche le infrastrutture più avanzate rischiano di essere sfruttate solo in parte.
Orfeo, però, è solo uno dei tasselli. Intorno al data center si muove un ecosistema di laboratori che rappresentano il vero punto di forza di Area Science Park. Nel Nano Innovation Lab, ad esempio, si lavora su scala nanometrica per studiare materiali e superfici con tecniche avanzate come la microscopia a forza atomica. Qui i dati non sono solo numeri, ma rappresentazioni fisiche da interpretare. "Andiamo ad analizzare la materia su scala nanometrica", spiega Loredana Casalis, responsabile del laboratorio.
Un discorso simile vale per il laboratorio di genomica ed epigenomica, dove le tecnologie di sequenziamento producono dataset sempre più complessi. Tecniche come il single cell RNA sequencing permettono di analizzare il comportamento delle singole cellule, generando una quantità di informazioni che richiede capacità di elaborazione adeguate. Come sepiega Gabriele Codotto di Area Science Park, "dai campioni otteniamo librerie di DNA e RNA che poi analizziamo per otternere dati sul genoma. Recentemente sono stati creati protocolli per poter assegnare un codice a barre ale singole cellule, così da capire che significato ha ogni cellula all'interno di un determinato tessuto o in un determinato campione".

La collaborazione con le startup aggiunge un ulteriore livello. Da un lato porta casi d’uso concreti, spesso orientati al mercato; dall’altro permette ai laboratori di confrontarsi con problemi applicativi. Il risultato è un modello che riduce la distanza tra ricerca e industria, rendendo più rapido il passaggio dalla sperimentazione all’applicazione.











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