AWS al MWC 2026: quando il cloud diventa infrastruttura di rete
di Vittorio Manti pubblicata il 16 Marzo 2026, alle 09:01 nel canale TLC e Mobile
Con la virtualizzazione delle reti e il consolidamento delle architetture software-defined, il ruolo del cloud pubblico nel mondo telco diventa strutturale. Cinque demo al Mobile World Congress lo confermano
La presenza di Amazon Web Services al Mobile World Congress racconta una trasformazione in corso nel mondo delle telecomunicazioni: con la virtualizzazione delle reti e il consolidamento delle architetture software-defined, il cloud pubblico non è più solo un fornitore di servizi IT, ma un elemento strutturale dell’infrastruttura telco.
Al primo piano del padiglione 1 della Fira Gran Via di Barcellona, AWS ha allestito uno spazio che non aveva nulla del classico stand fieristico. Si trattava piuttosto di un ambiente strutturato in più stanze, ciascuna dedicata a una demo specifica, pensato per mostrare ai visitatori del MWC 2026 il ruolo che Amazon Web Services sta costruendo nel settore delle telecomunicazioni. Un ruolo che, anno dopo anno, sta diventando sempre più centrale.

Il messaggio che è emerso dalle cinque demo che abbiamo visitato (in totale erano di più) è coerente: la virtualizzazione delle funzioni di rete, il passaggio ad architetture cloud-native e l’adozione di IA agentica per l’automazione delle operazioni stanno ridisegnando la catena del valore delle telecomunicazioni. E AWS si propone come piattaforma abilitante di questa trasformazione, come infrastruttura su cui le reti vengono costruite, gestite e ottimizzate.
La rete core 5G in cloud: il caso NTT Docomo
Il caso più emblematico è probabilmente quello di NTT Docomo. L’operatore giapponese, in collaborazione con NEC, ha messo in produzione la prima rete core 5G commerciale su AWS nell’area Asia-Pacifico. Non si tratta di un proof of concept o di un pilota: è un’infrastruttura di rete in esercizio, che serve traffico reale. La collaborazione tra Docomo e AWS risale al 2022, quando le due aziende hanno avviato un percorso di validazione che ha portato, a febbraio 2026, al lancio commerciale.

L’architettura si basa su un ambiente ibrido che integra l’infrastruttura NFV on-premises di Docomo con i servizi AWS. La costruzione della rete è stata automatizzata attraverso IA agentica implementata con Amazon Bedrock AgentCore: agenti multipli si occupano di progettare i valori di configurazione, generare i file di impostazione e istruire il sistema GitOps per il deployment. Secondo i dati forniti, questo approccio ha ridotto i tempi di costruzione della rete dell’80% rispetto ai metodi tradizionali, eliminando al contempo gli errori umani. Sul fronte dell’efficienza energetica, i test operativi hanno mostrato un consumo energetico inferiore di circa il 70% per le porzioni di rete core 5G eseguite sui processori AWS Graviton.
IA agentica per l’automazione delle reti
Il filo conduttore delle demo è stato l’applicazione dell’IA agentica alle operazioni di rete. AWS ha mostrato come diversi agenti specializzati (network observer, customer impact, data harmonizer) possano lavorare insieme per costruire una topologia di rete arricchita con dati di allarme e metriche, individuare le cause delle anomalie e attivare automaticamente azioni correttive. Dove il problema è risolvibile via software, l’agente interviene direttamente; dove serve un intervento fisico (la sostituzione di una scheda in un router, per esempio), il sistema genera un ticket e al contempo informa proattivamente i clienti coinvolti per evitare che intasino il customer care. L’obiettivo dichiarato è una riduzione dei costi operativi nell’ordine del 20-30%.
Questo approccio si concretizza nelle partnership con Ericsson e Nokia, che rappresentano i due esempi più avanzati di integrazione tra la piattaforma AWS e le soluzioni dei vendor di rete.
Ericsson ha lanciato le sue rApp as a Service su AWS Marketplace, un’offerta in cui le tradizionali rApp per l’ottimizzazione della rete vengono trasformate in agenti IA orchestrati da un supervisore. L’architettura è interamente serverless, basata su servizi gestiti AWS (Fargate, Lambda, Glue, Athena), con i modelli di machine learning gestiti attraverso Amazon SageMaker AI. Rispetto al modello tradizionale, in cui le rApp venivano eseguite per interventi mirati (un ambito specifico, un periodo limitato, un team dedicato di ingegneri), il nuovo approccio prevede un’esecuzione continua, 24 ore su 24, con supervisione umana nel loop per le azioni ad alto impatto. Ogni operatore ottiene un proprio application plane isolato, con la possibilità di addestrare i modelli ML sui propri dati senza che questi vengano condivisi con Ericsson. I primi test sul campo sono in corso con Vivo Brazil. I numeri che Ericsson porta a supporto della piattaforma sono significativi: oltre 100 milioni di inferenze IA al giorno, su 11 milioni di celle che servono più di 2 miliardi di abbonati nel mondo, con un’accuratezza validata sul campo del 98%.
Nokia ha seguito un approccio analogo per il network slicing. La demo, sviluppata insieme ad AWS e presentata con la partecipazione degli operatori du (Emirati Arabi) e Orange, mostrava come un agente IA possa gestire lo slicing della rete 5G in modo autonomo, combinando dati interni della rete (parametri RAN, metriche di trasporto e core) con dati esterni (meteo, eventi, incidenti stradali, mappe). L’integrazione tecnica si basa sulla base station Nokia 5G AirScale, l’SMO MantaRay e la piattaforma Amazon Bedrock per la componente IA. Gli agenti operano in quattro modalità: chatbot, on-demand, schedulato e autonomo. I casi d’uso presentati spaziavano dall’enterprise slicing per applicazioni industriali critiche (manifattura, IoT, droni, smart city) allo slicing on-demand per eventi di massa, fino alla gestione delle emergenze per i first responder.
AT&T: la migrazione da VMware a AWS Outposts
La demo dedicata ad AT&T ha raccontato un’operazione di portata diversa ma altrettanto significativa: la migrazione dei carichi di lavoro da VMware ad AWS Outposts, la soluzione di cloud ibrido gestito di Amazon che porta l’infrastruttura AWS direttamente nei data center del cliente. Dopo il cambiamento nel panorama VMware (leggi: l’acquisizione da parte di Broadcom e la conseguente ristrutturazione delle licenze), AT&T ha cercato alternative mantenendo tre vincoli fondamentali: tenere i workload on-premises per ragioni di data residency, garantire la compliance normativa (inclusi servizi critici come il 911) e preservare la bassa latenza per le applicazioni connesse agli elementi di rete.

La soluzione prevede rack AWS completamente equipaggiati, installati nei data center di AT&T, che funzionano come estensione delle availability zone della regione pubblica AWS. Gli stessi hypervisor Nitro, le stesse API, la stessa console di gestione: l’unica differenza è che l’hardware è fisicamente nel data center dell’operatore. La migrazione, che coinvolge migliaia di applicazioni e centinaia di migliaia di macchine virtuali, è gestita da AWS Professional Services insieme ai partner Amdocs, IBM e Tech Mahindra, con un orizzonte temporale di quattro-cinque anni. L’aspetto interessante, al di là del lift-and-shift, è che AT&T sta cogliendo l’occasione per modernizzare applicazioni che non venivano aggiornate da 10-15 anni, sfruttando strumenti come Amazon Q Developer e i servizi AWS di trasformazione automatizzata del codice.
La collaborazione ha anche una dimensione infrastrutturale più ampia: AT&T collegherà i data center di AWS con fibra ad alta capacità e integrerà i servizi di connettività satellitare di Amazon Leo, la rete in orbita bassa di Amazon, per estendere la copertura broadband ai clienti business in aree non raggiunte dalla rete fissa.
Telenor: i servizi TV migrano nel cloud
L’ultima demo ha riguardato un ambito apparentemente lontano dalle reti ma strettamente connesso alla trasformazione degli operatori: i servizi televisivi. Telenor ha consolidato la propria piattaforma TV per i mercati di Norvegia, Svezia e Finlandia su un’architettura cloud-native basata su AWS, in collaborazione con la svedese Scalstrm. La nuova piattaforma gestisce Live TV, Start-Over, Catch-Up, registrazione in rete e video on demand, e secondo Telenor il passaggio al cloud ha permesso di passare dalla pianificazione alla produzione in meno di un anno, contro i tre anni e oltre che sarebbero stati necessari con un’installazione tradizionale on-premises. L’ambizione è ridurre i costi operativi fino al 50% in alcune aree, sfruttando l’elasticità del cloud per gestire i picchi di traffico tipici dei servizi TV (dove la capacità necessaria al picco può essere cinque volte quella media).
AWS ha inoltre presentato un nuovo servizio, Elemental Inference, pensato per la nuova generazione di fruizione dei contenuti sportivi: il servizio genera automaticamente feed in formato verticale ottimizzati per mobile, utilizzando l’IA per tracciare i punti di interesse nell’inquadratura, e identifica i momenti chiave degli eventi sportivi per creare clip virali. Un esempio concreto di come l’infrastruttura cloud possa abilitare nuovi modelli di monetizzazione dei contenuti.
Il cloud come piattaforma telco
Quello che emerge dalla visita allo spazio AWS al MWC è un quadro in cui i confini tra cloud provider e infrastruttura di telecomunicazione si stanno assottigliando. AWS non fornisce connettività e non compete con gli operatori sul mercato finale, ma si sta posizionando come la piattaforma su cui le reti vengono costruite (il core 5G di Docomo), ottimizzate (le rApp di Ericsson, lo slicing di Nokia), migrate (i workload di AT&T) e monetizzate (i servizi TV di Telenor).
La presenza al MWC, con uno spazio dedicato e cinque demo operative, è il segnale di un’ambizione strutturale, non occasionale. Per gli operatori, la domanda non è più se adottare il cloud pubblico per le funzioni di rete, ma come e a che ritmo farlo. Per AWS, il mondo delle telecomunicazioni rappresenta un mercato in cui la combinazione di servizi gestiti, IA e scala globale può fare la differenza.











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