WindTre5G per le aziende
Come una rete 5G privata di WINDTRE BUSINESS ha migliorato la logistica del porto commerciale di Salerno
di Redazione pubblicata il 08 Luglio 2026, alle 11:01 nel canale TLC e Mobile
La rete 5G privata realizzata da WINDTRE BUSINESS con l’Università Federico II automatizza il controllo dei varchi e la comunicazione tra gli operatori del Salerno Container Terminal, rendendo le operazioni del porto più rapide, sicure e tracciabili
Nella logistica portuale la capacità di un terminal non dipende solo dallo spazio disponibile, ma dal tempo. È questa l’idea da cui nasce il progetto che ha portato una rete 5G privata dentro il Salerno Container Terminal, realizzata da WINDTRE BUSINESS, insieme all’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’obiettivo è rendere più rapide, sicure e tracciabili le operazioni quotidiane di uno scalo che movimenta centinaia di migliaia di contenitori l’anno.
Controllato dal gruppo Gallozzi, nato a Salerno nel 1952, il terminal è oggi il terzo porto italiano per indice di connettività, dopo Genova e La Spezia, con 20 collegamenti settimanali con i principali mercati mondiali. La capacità di movimentazione, osserva Agostino Gallozzi, presidente di Salerno Container Terminal, viene di solito valutata solo in base agli spazi, ed è un errore di prospettiva: “Lo spazio non lo posso far crescere, il tempo lo posso espandere”, rendendo più veloci ed efficienti le operazioni compiute in un dato arco di tempo. È su questa leva, la contrazione dei tempi operativi, che si gioca la competitività di uno scalo. E l’automazione dei processi, aggiunge Gallozzi, ha bisogno di “una grande autostrada destinata allo scambio dei dati”: per il terminal, quell’autostrada è il 5G.
La dimensione del problema viene delineata da Michele Zaccaria, direttore generale di Salerno Container Terminal. Nell’ultimo anno lo scalo ha superato i 420.000 TEU di traffico, l’unità di misura dei container, numeri che lo collocano tra i principali scali nazionali. Ogni giorno transitano dai varchi circa 1.000 camion, mentre nei momenti di picco lavorano fino a 200 operai, ciascuno responsabile di un piccolo tassello di un processo che non si ferma mai, 24 ore su 24. “Siamo un anello di una catena molto lunga che attraversa tutto il pianeta, e l’unità di misura è il tempo”, spiega Zaccaria. La qualità del servizio, e quindi il giudizio dei clienti, dipende dalla velocità con cui i container vengono sbarcati, stoccati nei piazzali e reimbarcati.
Una rete privata al posto di decine di access point
Il contributo tecnologico è arrivato da WINDTRE BUSINESS, che nell’area del terminal ha realizzato una 5G Mobile Private Network: una rete mobile di quinta generazione dedicata al cliente e distinta da quella pubblica. L’obiettivo, spiega Mario Conti, Kam Local PA South di WINDTRE, è superare con un’unica infrastruttura le numerose problematiche tecnologiche di un ambiente complesso ed eterogeneo come il porto. Varchi di accesso e uscita, movimentazione dei container, coordinamento degli operatori e sicurezza generano una frammentazione che spesso si traduce in mancanza di integrazione e interoperabilità. La rete privata punta a ricomporla, dando all’utilizzatore finale pieno controllo e monitoraggio.

Il confronto più immediato, sottolinea Conti, è con il Wi-Fi, ma si tratta di tecnologie in parte complementari. Un access point copre poche decine di metri: per coprire l’intera area portuale servirebbero centinaia se non migliaia di dispositivi da installare, configurare e gestire. Con il 5G, invece, bastano un’antenna e le SIM per abilitare la comunicazione su tutta l’area. A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato, ricorda Zaccaria: le schermature create dai container metallici ostacolavano le comunicazioni via Wi-Fi, mentre con la rete privata “il segnale arriva in ogni angolo del terminal”.
Cuore dell’impianto è il 5G Core, l’elemento che WINDTRE BUSINESS ha installato direttamente nei locali del cliente, nel CED in prossimità dell’antenna. Per i non addetti ai lavori, spiega Conti, è assimilabile a un server: tenerla on-site abbatte le latenze e garantisce segregazione, sicurezza e affidabilità del traffico dati, requisiti decisivi in un contesto dove centinaia di mezzi accedono ogni giorno all’area.
Dai varchi automatici al push-to-talk
La rete è stata pensata come hub di innovazione su cui far convergere applicazioni diverse, e la sperimentazione è partita da due casi concreti. Il primo riguarda i varchi: telecamere in alta definizione installate agli accessi inviano, attraverso l’antenna e la rete core, il flusso video agli applicativi che riconoscono in automatico il numero di targa del mezzo e il codice identificativo del container. Le informazioni confluiscono in dashboard navigabili che restituiscono al terminal una vista in tempo reale dello stato dei varchi, un controllo prima affidato interamente agli operatori. Per Zaccaria il punto è proprio questo: ricondurre quasi a zero gli errori sulle codifiche dei container in arrivo rende l’intero processo più veloce e affidabile.

Il secondo caso d’uso, in apparenza più semplice, è il push-to-talk. Sui dispositivi in dotazione agli operatori è stata installata un’applicazione che consente comunicazioni istantanee non solo vocali, ma anche con invio di file, immagini e video. La funzione del vecchio walkie-talkie si sposta così dentro lo smartphone connesso alla rete 5G privata, con un dispositivo in meno da gestire e la possibilità di scambiare in tempo reale informazioni operative tra persone che devono coordinarsi di continuo.
Un laboratorio sul campo, non solo un’infrastruttura
Il progetto nasce all’interno del MOST, il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, uno dei cinque grandi centri di ricerca finanziati dal PNRR, organizzato con una struttura hub and spoke. A coordinare lo Spoke 10, dedicato al trasporto merci e alla logistica, è Vittorio Marzano, docente dell’Università Federico II e Spoke Leader, sotto il cui coordinamento l’ateneo ha guidato la sperimentazione. Per Marzano il valore non sta solo nell’infrastruttura: la collaborazione tra accademia e impresa si è tradotta in “un laboratorio sul campo” che resta a disposizione di università e centri di ricerca per nuove attività, un acceleratore di trasferimento tecnologico oltre che uno strumento operativo per il terminal.
C’è anche una lettura più ampia. Marzano ricorda che nel settore dei trasporti l’incertezza spinge molte imprese a concentrarsi sull’operatività quotidiana, a scapito della visione strategica. Un terminal capace di investire su una sperimentazione di questo tipo si muove in controtendenza. Per Salerno Container Terminal la rete privata 5G non è un intervento isolato, ma il primo tassello di un disegno tecnologico più ampio, in cui efficienza operativa, sostenibilità ambientale (meno soste dei mezzi, meno emissioni) e competitività economica del porto procedono insieme. La piattaforma è pronta, e gli use case da costruirci sopra sono molti di più dei due già attivi.











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