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Ericsson al MWC 2026: senza automazione, il 5G non esprime il suo vero potenziale

di pubblicata il , alle 09:52 nel canale TLC e Mobile Ericsson al MWC 2026: senza automazione, il 5G non esprime il suo vero potenziale

Anders Vestergren, responsabile del Network Management di Ericsson, spiega come le rApps stiano portando gli operatori verso reti sempre più autonome. Con un messaggio chiaro: l’automazione non serve solo per il 6G, ma per ottenere il valore pieno dal 5G

 

Al Mobile World Congress 2026 di Barcellona, Ericsson ha portato un messaggio articolato ma inequivocabile: le reti mobili non possono più essere gestite con gli approcci tradizionali, e senza un salto deciso nell’automazione gli operatori rischiano di non sfruttare nemmeno il potenziale del 5G, altro che prepararsi al 6G. L’esplosione dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale, la crescente richiesta di capacità in uplink e l’evoluzione verso servizi mission-critical impongono un ripensamento radicale delle operations. Al centro di questa trasformazione ci sono le rApps, le applicazioni per l’automazione della rete radio, e la piattaforma EIAP (Ericsson Intelligent Automation Platform) che le ospita.

A raccontare la strategia è Anders Vestergren, Head of Solutionary Network Management di Ericsson, responsabile dei prodotti, della ricerca e dello sviluppo nell’area della gestione delle reti, nonché dell’ecosistema delle rApps. Una posizione che lo colloca al crocevia tra l’innovazione tecnologica e le esigenze operative degli operatori.

L’IA nella rete: dal chip radio alla gestione centralizzata

Il punto di partenza è duplice. Da un lato, le reti devono evolvere per supportare i carichi di lavoro dell’IA: “Generalmente, gran parte dell’IA viene elaborata nella rete, il che significa che bisogna inviare molte informazioni. L’uplink diventa molto più importante di quanto non fosse, e la maggior parte delle reti è progettata per un downlink eccellente, non per un uplink altrettanto prestante”, spiega Vestergren. Dall’altro lato, e questo è il suo terreno professionale, l’IA sta cambiando profondamente il modo in cui le reti vengono gestite e ottimizzate.

Ericsson-MWC2026

Ericsson sta distribuendo l’intelligenza artificiale su più livelli della rete. Si parte dai chip radio, che per una felice coincidenza architetturale sono già ottimizzati per il calcolo vettoriale, lo stesso tipo di elaborazione alla base delle reti neurali. “I chip già utilizzati nelle radio sono perfettamente adatti a eseguire calcoli di IA”, osserva Vestergren, ricordando che il processing vettoriale è lo stesso principio che ha portato NVIDIA a dominare il mondo dell’IA con le GPU. A livello radio, i modelli devono essere piccoli e velocissimi, con tempi di risposta nell’ordine dei microsecondi. Più in alto nello stack, nelle postazioni centralizzate, operano modelli più complessi che ottimizzano la rete nel suo insieme.

È qui che entrano in gioco le rApps e il framework Open RAN. La piattaforma EIAP funge da orchestratore, armonizzando i dati provenienti da fornitori e tipologie di rete diverse attraverso interfacce standardizzate. Le rApps vengono costruite per coprire l’intero ciclo di vita della rete: dal deployment all’ottimizzazione, fino all’evoluzione. Come abbiamo potuto osservare nelle demo allo stand Ericsson, la filosofia è quella del “cognitive loop”: applicazioni specializzate per il rilevamento delle anomalie, la root cause analysis e la raccomandazione automatica delle azioni correttive, utilizzando tecniche come i graph neural network per identificare gli interventi ottimali. L’obiettivo è chiudere il cerchio dell’automazione in modo progressivo, partendo da un approccio con l’operatore umano nel ciclo decisionale, per arrivare a loop completamente autonomi una volta costruita la fiducia nel sistema.

Il percorso verso il livello 4: non solo tecnologia, ma fiducia

La classificazione dei livelli di autonomia delle reti è un tema ricorrente nelle conversazioni al MWC. Il livello 4, che prevede loop decisionali completamente autonomi, è il traguardo dichiarato di molti operatori entro il 2030. Ma la situazione reale è più sfumata di quanto i comunicati stampa lascino intendere. Vestergren distingue con precisione: in alcuni ambiti, come l’ottimizzazione energetica, diversi operatori avanzati sono già al livello 4 o molto vicini. Nel fault management e nella risoluzione automatica dei problemi, alcuni processi si avvicinano a quel traguardo. Ma per altri ambiti, come l’introduzione di nuovi servizi, si è ancora al livello zero.

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“La maggior parte degli operatori è probabilmente tra il livello 2 e il 3”, riconosce Vestergren. Il dato più interessante è che il raggiungimento del livello 4 non è solo una questione tecnologica: richiede un adattamento dei processi e la costruzione di un rapporto di fiducia con l’automazione. “In molti casi è una combinazione tra l’introduzione della tecnologia adeguata e l’adattamento dei processi per creare la fiducia necessaria ad attivare l’automazione, che è una cosa altamente non banale”.

Un aspetto che Vestergren sottolinea con particolare enfasi è l’evoluzione verso interfacce agentiche: i prodotti di gestione della rete vengono dotati di interfacce che permettono loro di essere operati da agenti IA anziché da esseri umani. “È sorprendentemente facile quando hai la persona giusta con le competenze giuste”, afferma, ma aggiunge subito che la vera sfida è la sicurezza. Con agenti che possono non essere corretti al 100% e reti mission-critical da proteggere, servono guardrail robusti. I meccanismi di sicurezza sviluppati per le rApps possono essere estesi anche agli agenti, ma richiedono adattamenti specifici.

Il caso Swisscom: pragmatismo e qualità senza compromessi

Il caso Swisscom è particolarmente rilevante per il mercato italiano: il gruppo elvetico, attraverso l’acquisizione di Fastweb e successivamente di Vodafone Italia, è diventato un attore di primo piano nelle telecomunicazioni italiane. E il modo in cui Swisscom gestisce la propria rete in Svizzera offre indicazioni concrete su cosa significhi perseguire l’eccellenza operativa.

Vestergren non ha dubbi nel posizionare Swisscom tra i leader mondiali nella qualità della rete: “Se non sono i migliori in Europa, sono assolutamente ai vertici assoluti in termini di qualità della rete”. Ma oltre ai punteggi nelle classifiche, c’è un dato più significativo: sulla piattaforma EIAP e le rApps, Swisscom è uno dei tre operatori più avanzati al mondo e il primo in Europa. Un primato che non è casuale, ma il risultato di un approccio sistematico all’automazione.

Ciò che colpisce nella descrizione di Vestergren è il pragmatismo dell’operatore svizzero. Swisscom non insegue la tecnologia più avanzata fine a sé stessa, ma combina soluzioni sofisticate con approcci più semplici per ottenere risultati concreti. “Non si vergognano di utilizzare una combinazione di tecnologia molto avanzata e tecnologia meno avanzata per raggiungere un obiettivo finale avanzato”, osserva Vestergren, individuando in questo pragmatismo un tratto comune ai leader dell’automazione. I risultati parlano da soli: le rApps hanno dimostrato miglioramenti nell’efficienza spettrale del 4-5%, un valore che equivale ad avere il 4-5% in più di stazioni base, un impatto tutt’altro che trascurabile sulla capacità e sulla qualità complessiva della rete.

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Il percorso verso le reti intent-driven, in cui l’operatore dichiara l’obiettivo desiderato e la rete si configura autonomamente per raggiungerlo, è ancora in fase iniziale ma già avviato concretamente. Come emerso dalle demo al MWC, Ericsson sta estendendo il concetto delle rApps anche alla rete core con le cosiddette C-apps, applicando gli stessi principi di automazione intelligente a un perimetro più ampio.

Ma il passaggio più efficace di Vestergren riguarda il rapporto tra automazione e generazioni di rete. Alla domanda se tutto questo serva a prepararsi al 6G, la risposta ribalta la prospettiva: “Direi, in modo forse un po’ arrogante, che è necessario per essere pronti per il 5G. Se non hai questo, non puoi ottenere i benefici del 5G. E questo è il problema che vedo in molti operatori oggi”. Detto altrimenti: chi non ha ancora automatizzato seriamente la gestione della propria rete non sta perdendo il treno del 6G, sta perdendo quello del 5G. Una doccia fredda per chi si concentra sulle roadmap del futuro senza aver ancora estratto valore dal presente.

Intanto Ericsson ha lanciato le rApps as a Service su AWS Marketplace, un modello SaaS pensato per abbassare la soglia d’ingresso. Tra le novità più curiose, la possibilità di interagire con la rete in linguaggio naturale: in sostanza, parlare alla rete e ottenere che si ottimizzi di conseguenza. Siamo ancora ai primi passi, ma la direzione è tracciata.

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