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Ericsson rilancia sul 5G Standalone: l’Italia deve colmare il divario con i mercati più avanzati
di Redazione pubblicata il 26 Novembre 2025, alle 16:11 nel canale TLC e Mobile
Il 5G Standalone emerge come infrastruttura abilitante per l’industria, dall’uplink all’automazione avanzata, mentre istituzioni, operatori e imprese discutono come colmare il divario con Stati Uniti e Asia e costruire un ecosistema capace di trasformare la connettività in crescita reale
A Milano, nella cornice del MEET Digital Culture Center, Ericsson ha riunito istituzioni, operatori e rappresentanti di alcuni dei principali settori industriali italiani per la nuova edizione di “Imagine Italy – Changing the Game”, appuntamento ormai consolidato nel panorama delle telecomunicazioni. Un evento costruito per favorire un confronto diretto sullo stato del 5G Standalone – definito da Ericsson il “vero 5G” – e sulle implicazioni industriali, economiche e regolatorie della sua adozione. Durante l’evento abbiamo avuto modo di intervistare alcuni dei protagonisti della giornata: Andrea Missori (Ericsson Italia), Benoit Hanssen (WINDTRE) e Peter Arbitter (Aduna).
Andrea Missori, Presidente e Amministratore Delegato di Ericsson Italia, ha aperto i lavori con un messaggio netto: “La connettività mobile avanzata è la chiave per la crescita economica e industriale del Paese”. Un’affermazione che sintetizza l’ambizione dell’evento e, soprattutto, il tema ricorrente della giornata: il 5G Standalone non è una semplice evoluzione tecnologica, ma una piattaforma industriale, il punto di partenza per abilitare nuovi modelli operativi, nuove applicazioni e – in prospettiva – tutta la generazione di servizi IA-native che stanno arrivando sul mercato globale.
Il passaggio dall’era del downlink all’era dell’uplink

Gli interventi di apertura hanno tracciato una linea chiara: il 5G che abbiamo conosciuto finora, nella versione Non Standalone, non era sufficiente per attivare appieno le potenzialità attese. Mancava la capacità di differenziare i servizi, di garantire prestazioni dedicate, di costruire applicazioni mission-critical affidabili. “Passiamo da un modello di rete best effort a un modello sartoriale”, ha affermato Missori, evidenziando come la rete sia ora in grado di adattarsi alle esigenze specifiche dei singoli servizi, con latenza ridotta, maggiore capacità in uplink, geolocalizzazione accurata e resilienza end-to-end.
Questo cambiamento è particolarmente significativo alla luce dell’avvento dell’IA generativa e dei sistemi connessi intelligenti. “Stiamo entrando nell’economia dell’uplink”, ha detto Missori, descrivendo uno scenario in cui il traffico generato da robot, veicoli autonomi, dispositivi XR e agenti IA diventa preponderante. È una trasformazione strutturale: non sono più gli utenti a scaricare contenuti, ma milioni di sistemi connessi a inviarne in tempo reale verso la rete e il cloud.
Il 5G Standalone è la base tecnologica di questa nuova fase. Senza di esso, quel salto di qualità nel modo di interpretare e utilizzare la rete resta impossibile.
Il ritardo europeo e la necessità di una politica industriale coerente
Uno dei punti più ricorrenti negli interventi – istituzionali e industriali – è stato il divario tra Europa e i mercati più avanzati. I numeri emersi durante l’evento sono eloquenti: solo il 26% degli operatori globali ha investito nel 5G Standalone; appena 90 reti sono già attive a livello mondiale, secondo il recentissimo Ericsson Mobility Report; oltre il 90% delle connessioni 5G SA si concentra in Cina, India e Stati Uniti, mentre in Europa, solo il 2% degli utenti si connette a reti SA.
Per Missori, il tema è industriale prima ancora che tecnologico. Ampliare la diffusione del 5G SA richiede un insieme coordinato di interventi: una regolamentazione che consenta servizi differenziati, un modello di gestione delle frequenze orientato agli investimenti infrastrutturali, un ecosistema collaborativo tra operatori e imprese capace di generare casi d’uso concreti. “Chi non investe oggi resterà indietro domani”, ha affermato durante il suo keynote, sottolineando come la connettività mobile avanzata debba essere considerata una priorità strategica del Paese.
Il panel che ha riunito i vertici di Wind Tre, TIM, Iliad, Fastweb+Vodafone e Sport e Salute ha confermato questa impostazione: le opportunità industriali sono già evidenti, ma per generare valore serve un quadro normativo che permetta agli operatori di costruire servizi premium e modelli di business sostenibili.
Dalle ambulanze ai porti: use case concreti del 5G Standalone
A differenza della prima fase del 5G, caratterizzata da un beneficio percepito soprattutto in ambito consumer, il 5G Standalone è una tecnologia nata per i casi d’uso industriali. Lo confermano gli esempi portati da Ericsson e presenti nel materiale tecnico condiviso all’evento. Porti completamente automatizzati, come Tianjin o Rotterdam, dove il 5G privato permette di gestire gru robotizzate e veicoli autonomi; ambulanze connesse in India e Taiwan, in grado di trasmettere parametri clinici e video 4K in tempo reale verso il pronto soccorso; miniere automatizzate in Brasile, Cina e Australia; fabbriche autonome in Giappone; ospedali con reti 5G private che abiliteranno telemedicina avanzata e interventi chirurgici da remoto.

Nel settore media, il 5G SA sta già trasformando la produzione live: dal Nordic Derby in Danimarca – la prima diretta sportiva al mondo interamente basata su 5G mmWave Standalone – alla fotografia sportiva in Svezia abilitata attraverso il network slicing, fino alle produzioni video live realizzate in Regno Unito e Malesia su reti pubbliche 5G SA. Tutti esempi concreti di come la banda uplink garantita, la latenza minima e la programmabilità della rete cambino radicalmente il paradigma produttivo.
Questi casi d’uso sono affiorati anche nell’intervista a Benoit Hanssen, Co-CEO di WINDTRE, che proprio nelle scorse settimane ha annunciato il lancio commerciale della rete 5G Standalone in Italia. Wind Tre potrà utilizzare le slice di rete per applicazioni strategiche, ad esempio durante eventi di grandi dimensioni, assicurando priorità assoluta a servizi di emergenza, ambulanze e pubblica sicurezza. “Ogni progetto avrà le sue specifiche”, ha spiegato Hanssen. “Possiamo configurare i parametri della slice in base alle esigenze del cliente, anche solo per pochi giorni, come accade negli eventi sportivi”.
Le Network API e il ruolo di Aduna
Il tema della programmabilità della rete ha trovato ulteriore spazio nell’intervista a Peter Arbitter, CCO di Aduna, la joint venture tra Ericsson e 12 dei principali operatori telco globali – da AT&T a Verizon, da Orange a T-Mobile – nata per offrire un modello unico di accesso alle Network API. Arbitter ha descritto un’opportunità economica significativa: “Le analisi più realistiche indicano un mercato globale da 7 a 10 miliardi di dollari per la sola connettività. E fino a 100 miliardi se includiamo le applicazioni sviluppate sulle API”. Una leva indispensabile per gli operatori, che negli ultimi anni hanno investito miliardi nel 5G senza ottenere incrementi proporzionali dei ricavi.
Le prime API rilasciate da Aduna riguardano autenticazione, sicurezza e prevenzione delle frodi, ambito particolarmente critico con l’arrivo di nuove minacce abilitate dall’IA. I casi d’uso citati da Arbitter includono verifiche antifrode per le banche, logistica avanzata grazie alla geolocalizzazione dei dispositivi, programmi di fidelizzazione nel retail, meccanismi di verifica dell’età in paesi come Australia e Regno Unito e distribuzione di contenuti media vincolati a specifiche regioni. “È un modello win-win”, ha sottolineato, “perché aiuta gli operatori a monetizzare e allo stesso tempo risolve problemi reali per i settori verticali”.
Una trasformazione che richiede visione industriale e capacità di collaborazione
La giornata milanese ha evidenziato un punto fondamentale: il 5G Standalone non sarà un successo se interpretato come un semplice upgrade tecnico o come un nuovo servizio consumer. È una tecnologia di sistema che richiede una visione di insieme, politiche industriali coerenti, un quadro regolatorio aggiornato e un ecosistema capace di collaborare. Missori lo ha sintetizzato con un appello finale: “Non siamo qui per fare i follower. Siamo qui per fare i leader”.
L’Italia ha l’opportunità di posizionarsi nella fase iniziale della diffusione del 5G SA in Europa. Gli operatori hanno iniziato a muoversi; le imprese stanno sperimentando nuovi casi d’uso; l’IA e i sistemi autonomi stanno accelerando la domanda di capacità uplink e attori come Aduna stanno introducendo modelli di monetizzazione finalmente allineati ai nuovi paradigmi della connettività programmabile.
Il percorso è appena iniziato, ma l’obiettivo è chiaro: trasformare la connettività in crescita economica, produttività industriale e nuove opportunità per tutti i settori del Paese.











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