Il Digital Networks Act non convince FibreConnect: più potere agli ex incumbent, meno concorrenza nel settore
di Alberto Falchi pubblicata il 18 Novembre 2025, alle 15:38 nel canale TLC e Mobile
Il nuovo regolamento UE punta a semplificare e armonizzare le regole per le telecomunicazioni, ma secondo Renzo Ravaglia, CEO di FibreConnect, rischia di rafforzare i grandi operatori a scapito delle realtà locali. Tra i nodi: contributo degli OTT, switch off del rame, qualità della connettività e ruolo delle tecnologie alternative
Il prossimo anno dovrebbe essere emanato il Digital Networks Act (DNA), un piano europeo per rafforzare le reti di telecomunicazioni europee, dimezzando gli oneri a carico degli operatori, semplificando le norme e armonizzandole a livello UE. Ma anche per potenziare le attuali reti, soprattutto quelle in fibra, e dare più potere agli operatori, che oggi in parte soffrono il confronto con gli Over The Top (OTT), le big tech prevalentemente americane (Google, AWS, Netflix, Disney+, DAZN) che si appoggiano alle reti di telecomunicazione pur non contribuendo economicamente al loro sviluppo. Tutto splendido, sulla carta. Ma all’atto pratico, non tutti gli operatori sono d’accordo. Il rischio segnalato da più di un’azienda del settore è che, se si dovesse procedere con l’attuale proposta, a beneficiarne sarebbero soprattutto i big della telefonia, gli ex incumbent. Aziende come TIM e Fibercop, per capirci, quei monopolisti che hanno creato la rete supportati anche da incentivi statali. A scapito di realtà di dimensioni più contenute.
Per comprendere meglio la questione abbiamo partecipato al Salotto Mix che si è tenuto a Milano a novembre, dove abbiamo intervistato Renzo Ravaglia, CEO di FibreConnect.
Il Digital Networks Act divide ancora prima di entrare in vigore

Il DNA, come detto, sta facendo discutere. La commissione che lo ha preparato, guidata dal commissario Breton, puntava a dare una svolta al mercato favorendo la semplificazione e la deregolamentazione, di per sé positive, ma anche rafforzando le grandi realtà, in particolare gli ex monopolisti. E questo punto non convince gli altri operatori del settore, come quelli di prossimità, che verrebbero penalizzati da questo approccio. In pratica, l’approccio voluto da Breton secondo molti spingerebbe la nascita di grandi player, limitando a tutti gli effetti la concorrenza, col rischio di aumentare anche i prezzi per gli utenti finali.
“Ben venga una deregolamentazione degli aspetti burocratici”, afferma Ravaglia, sottolineando l’importanza di ridurre al minimo gli attriti. Un esempio che cita è quello del silenzio assenso: si fa una richiesta per realizzare una rete, per esempio scavando per portare la fibra in una specifica zona, e se entro 60 giorni non arriva alcuna risposta, allora si può procedere coi lavori. Ravaglia cita anche il nodo dei prezzi per gli operatori. “Se devo attraversare, anche solo per pochi metri, un Comune devo pagare 800 euro all’anno. Una cifra apparentemente irrisoria, ma in Italia ci sono 8.000 comuni: un costo insostenibile per la maggior parte degli operatori”. Ecco che intervenire su questi aspetti, come in effetti prevede il DNA, porterebbe benefici a tutto il comparto. L’importante, secondo il manager, è non dare troppo potere agli ex monopolisti, che godono di un vantaggio non indifferente: “hanno potuto costruire la rete, l'infrastruttura quando non c'era competizione a spese delle bollette che pagavamo”. Oggi, grazie a questi investimenti ma soprattutto alla concorrenza, i costi per la telefonia sono crollati drasticamente. E i margini sono ormai risicati: abbattere ulteriormente i prezzi per i clienti, allo stato attuale, è quasi impossibile. A meno di andare in passivo per anni, cosa che solamente pochi grandi operatori possono permettersi di fare. Gli attori principali, tra l’altro, secondo Ravaglia non hanno una conoscenza e una presenza forte sul territorio, e quindi difficilmente possono offrire servizi cuciti su misura per specifiche realtà, cosa che invece rappresenta il core business degli operatori di prossimità, fra cui FibreConnect.
Va anche detto che la nuova Commissione sta mostrando una visione differente e una maggiore apertura alla concorrenza e alla competitività. Pur non trascurando gli altri punti cardine: lo switch off delle reti in rame in tutta Europa, a favore della fibra o altre tecnologie (anche per questioni di costi: mantenere una rete in rame ha costi importanti, seppure inferiori alla fibra). Ma anche coinvolgere gli OTT, trovando il modo di farli contribuire al finanziamento delle infrastrutture di rete. Perché alla fine questi colossi sono i principali utilizzatori delle reti: è grazie alle infrastrutture che possono svolgere il loro business. Ma, al momento, non contribuiscono economicamente, lasciando il peso degli aggiornamenti e della manutenzione alle telco.
La qualità di una connessione non dipende dalla sola velocità
Un punto toccato da Ravaglia è quello dei costi: oggi un utente finale paga la stessa cifra, sia che viaggi su fibra ottica sia che si appoggi al rame. Secondo il manager, bisognerebbe avere prezzi diversi a seconda della qualità del servizio.

Il ragionamento è semplice e lineare: perché un operatore dovrebbe avere interesse a portare la fibra quando alla fine i ricavi che otterrebbe sarebbero gli stessi? Alla fine, è un po’ disincentivare lo sviluppo tecnologico. Tra l’altro, avere una connessione in fibra non significa solo andare più veloci: sono altri gli aspetti che contano. Gli utenti domestici alla fine possono godersi lo streaming di film e serie TV anche con una normale FTTC. Differente il discorso per le aziende, che rappresentano il cliente tipico di FibreConnect. E la fibra, rispetto al rame, garantisce una maggiore stabilità. “Se come utente domestico stai fuori servizio per due ore, dalle 10 del mattino a mezzogiorno, non te ne accorgi, perché probabilmente sei al lavoro. Se con la rete ci devi lavorare, è un problema serio”. In particolare, in specifici settori, come l’e-commerce.

Nasce spontanea una domanda: sicuramente la fibra garantisce prestazioni e affidabilità ben superiori al rame, ma perché puntare solo su questa tecnologia? Non avrebbe senso appoggiarsi a soluzioni come FWA o il satellite? Secondo Ravaglia, il punto è quello della continuità del servizio, che per alcune tipologie di clienti è di estrema importanza. Per questo, FibreConnect da tempo offre un backup su linee satellitari, che considera la tecnologia più affidabile. Se si interrompe per qualche motivo la connettività in fibra, passare a FWA su 5G non è detto che offra molte garanzie: le stazioni radio base sono collegate in fibra, e se anche questa porzione è interessata dal problema, il backup diventa inutile. Al contrario, il satellite è l’unica garanzia di poter operare in qualsiasi condizione. C’è anche un altro problema: il 5G è sì molto veloce, ma questo dipende dal numero di persone nell’area. In zone densamente popolate, la velocità media di trasferimento può calare drasticamente, come effettivamente accade spesso nelle località di montagna nei giorni di picco di visitatori. “Il 5G può essere un’alternativa solo dove non c’è modo di portare la fibra”, dice Ravaglia, sottolineando anche come questa tecnologia dia il meglio in applicazioni specifiche, in particolare l’IoT, le smart city, il mondo industriale.











Fondazione Chips-IT, l'Italia alla riscossa nei chip. Il piano e la partnership EssilorLuxottica
Nutanix: innovazione, semplicità e IA al centro della strategia hybrid multicloud
Lenovo LOQ 15i Gen 10 (15IRX10) alla prova: il notebook gaming 'budget' che non ti aspetti
Stretta totale sull'AI negli USA: Trump firma l'ordine esecutivo che impone un'unica regolazione nazionale
Tutti gli sconti sulle scope elettriche Tineco: da 168€ ai modelli più completi
Qualcomm lancia Snapdragon 6s 4G Gen 2 e 4 Gen 4: nuovi SoC per gli smartphone economici








0 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDevi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".